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Subire uno stupro in cambio di un po’ di attenzioni

11220868_901632973251253_3343801486495385357_nLei scrive:

“Ciao Eretica,

Mi sento di mandarti quest’immagine che ho trovato nella mia bacheca di facebook, postata da una mia conoscente: non è nulla di fronte ai fatti che stanno sconvolgendo l’Europa ultimamente, ma è sempre il solito classico e noioso esempio di sessismo attuale che si presenta sia per quanto riguarda le donne che nei confronti degli uomini.
Perpetrare questa mentalità del: quando dico una cosa ne penso un’altra è ciò che ci porta poi a intendere un no come un sì, uno smettila con un continua.
Le sottigliezze poi sono milioni ma vorrei tanto che nel mondo passasse il fatto che il parlare sibillino o il non esprimersi direttamente dipende dal tono, dalla situazione e dal rapporto che intercorre tra due persone, non sempre e solo una prerogativa di genere. È così stupido.

Seguo sempre la tua pagina con trasporto e ammirazione; grazie per essere diventata non solo un punto di riferimento per la guerra al sessismo attuale, ma anche un piccolo salotto di discussioni telematiche, di punti di vista, di condivisione di esperienze dolorose.
Seguirti mi ha dato la forza per affrontare e portare alla luce una matassa di mie esperienze passate che non ho mai avuto il coraggio di guardare negli occhi davvero.

Vorrei parlartene ora, qui, in questo messaggio privato rubato tra un caffè nella pausa studio e un altro capitolo del libro che devo studiare per il mio esame; sono molti giorni che medito di scrivere questo messaggio ma, come ogni atto di coraggio e forse di liberazione, ogni volta che mi avvicino alla tastiera qualcosa in me vacilla e divento refrattaria, tremebonda.
Comincio ora la mia storia, proverò a essere breve.

Tanti anni fa, quando ero una sedicenne uscita da problemi di obesità e di traumi familiari e che intraprendeva la triste strada di molte ragazze di oggi verso l’anoressia, durante una vacanza con i miei genitori sono stata violentata e lì ho perso la mia verginità.
Suona brutale così e forse anche un po’ semplicistico, ma non trovo altro modo se non la semplicità per esprimere tutto quel dolore: lui era un ragazzo come tanti altri, uno dei primi a mostrare interesse nei miei confronti, non era colto, non era sensibile ma io gli piacevo e questo suo piacergli per me era cosa nuova, quasi insperata: non ero mai stata guardata se non con disprezzo; scoprivo per la prima volta negli occhi di un ragazzo qualcosa di diverso dallo scherno.

Per tanti anni ho negato la violenza, perché non mi ero ribellata: non avevo detto ne sì ne no, ero rimasta paralizzata sulla tromba delle scale che portavano alla mia casa di villeggiatura, con lui che mi toccava, che mi costringeva a fargli cose che non avrei mai e poi mai voluto fare e io? Io zitta, imperterrita nel mio tacere e nel mio pregare che capisse da solo, che la mia rigidità gli suggerisse che non volevo, non così.
Fortunatamente, ma di fortuna ne trovo poca in questa storia, sono riuscita a divincolarmi prima che si arrivasse al rapporto completo: eppure perdevo sangue in mezzo alle gambe e non era il mio ciclo mestruale. Nel momento esatto in cui guardai quel sangue, decisi di seppellire tutto nelle zone più recondite del mio inconscio e dimenticare.

Perché non ne ho mai parlato con nessuno? Perché mi sentivo in colpa, perché non ero stata chiara, non mi ero imposta, mi ero lasciata toccare, perché mi sentivo sporca e stupida, perché pensavo di meritarmi quella prima volta bagnata in un sangue di violenza.
Negli anni non sono più tornata alla memoria a quell’episodio, a stento riuscivo a ricordarmi i tratti del suo viso, il dove e il come.
Grazie a questa pagina e all’aiuto di persone che mi amano, invece, ho preso coraggio: ogni notte da qualche mese a questa parte mi sono alzata nel buio del mio cuore e ho fronteggiato quella che io chiamo la Bestia Nera, una delle tante che albergano nei recessi della mia anima.

Per spiegarmi meglio: la Bestia Nera è quell’insieme di dolore, di esperienze terribili, di lacrime, di insicurezze che ciascun@ si porta dentro. È terribile, a volte toglie il respiro, a volte fa fare cose che impensate.
Ma lei comanda, lei impera.
Non starò a raccontarti tutte le altre vicende di sofferenza della mia vita perché non voglio cadere nell’autocommiserazione, ti chiedo solo aiuto: da quando ho cominciato ad affrontare a viso aperto questa Bestia mi sono accorta di quanti problemi io abbia avuto con la mia sessualità e da quale grande avvenimento siano nati.

Mi sono sempre fatta maltrattare, per tanti anni ho fatto sesso con persone che non mi piacevano solo perché avevo bisogno di conferme affettive, di qualcuno che con il sesso mi facesse credere di essere amata e non solo: ero convinta di essere colpevole di quella e di altre violenze che sono capitate nella mia infanzia e prima giovinezza, così colpevole da necessitare degli atti di sofferenza che mondassero la mia anima (in un’ottica degna del più becero cattolicesimo medioevale).
Mi sono fatta picchiare, tagliare, toccare, leccare, bistrattare e irretire da persone che non volevano il mio bene: ogni sofferenza, ogni pianto per me era una sorta di punizione ricercata, un bisogno di affondare la lama nel mio cuore e di rigirarla affinché ne sgorgasse il maggior sangue possibile.

Questa storia, però, non ha solo Bestie come protagonisti: ora sono fidanzata da un anno con un ragazzo con il quale ho trovato un’intensa spirituale e intellettuale altissima. Ci capiamo, ci amiamo, siamo sulla stessa linea d’onda e di pensiero.
Quando però tra noi si arriva all’atto fisico, io mi blocco: non sempre, succede ogni tanto, ma in quei momenti vorrei solo allontanarlo, mi fa schifo che mi tocchi, mi orripila la mia nudità così volgare e mi sento straripante, sporca, svuotata da ogni briciola di amore. Lui conosce questa storia da poco ma è sempre stato corretto e amorevole, accettando le mie difficoltà e ponendosi in modo tale da non farmi sentire ne in colpa ne sola, ma provando a risolverle insieme.
Ora però, basta.

Sono stanca di dover vivere così l’amore più sincero e grande che ho nella mia vita. Ho bisogno di alzare la testa alla luce del sole, di gridare al mondo e a te che mi ascolti paziente quello che è accaduto, ho bisogno di qualcuno che mi abbracci e mi consigli, anche solo attraverso le parole luccicanti su uno schermo.
Mi siedo qui, con un caffè vicino come se tu, Eretica, mi fossi accanto, bevessi con me e mi guardassi negli occhi, anche se non ho la minima idea di quali tratti abbia il tuo viso.

Conosci altre persone che abbiano avuto la mia stessa esperienza e i miei stessi problemi? Come hanno fatto a rialzarsi, come hanno fatto a migliorare la loro vita sessuale e affettiva superando e sbrogliando quella matassa nera che si forma nel cuore di ogni donna o uomo che ha subito violenza?
Come si può lasciarsi andare con la pace nel cuore e la serenità nel corpo quando la tua sessualità è stata battezzata nel dolore? Come posso far tacere questa mia Bestia Nera?

Grazie di ascoltare il mio forse vaniloquio, per me è stato un atto di coraggio anche solo scrivertelo.

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Comments

  1. Impossibile per me dare una risposta ai tuoi tanti interrogativi, vorrei solo lasciarti un segno del mio passaggio e dirti che il tuo grido rivolto al mondo non è stato vano, il tuo atto di coraggio è stato ascoltato

  2. Ciao, ti rispondo anche se non ho avuto esperienze simili alle tue, perché chiedi aiuto e anche se forse non posso aiutarti mi sento almeno di esprimerti la vicinanza che sento nei tuoi confronti. Leggendo il tuo racconto quello che ho percepito, soprattutto, non è il dolore del tuo passato ma la voglia di rinascita del tuo presente, e la forza che ci metti nel costruire la tua felicità. Mi sembra che tu abbia già fatto il primo e più difficile passo del tuo percorso, e avendo vicino a te una persona che ti ama sinceramente hai un forte sostegno per costruire la tua felicità.
    L’unico consiglio che mi sento di darti è questo, premettendo che nella mia vita l’ho applicato a difficoltà diverse dall’ambito sessuale (ma comunque in ambito affettivo) e che quindi non so se possa valere per te: metà della strada per superare un dolore la possiamo fare decidendo di non indulgere nella nostra sofferenza. Non dico con questo di non fare autoanalisi per conoscersi meglio, ma quando vedi che il tuo dolore prende il sopravvento in modo non costruttivo, decidi di concentrarti su altro, di non sprecare il tuo tempo e le tue forze in autocommiserazione ma di investirli tutti nella tua nuova vita. Praticamente: ci sono situazioni, luoghi, persone che ti trascinano nella tua “bestia nera”? Evitale, e soprattutto evita i pensieri che ti ci portano. Nei momenti di cui parlavi, in cui ti allontani prima di fare l’amore, potresti per esempio non focalizzarti sul sentimento di repulsione ma decidere di fare qualcos’altro con lui, cucinarvi qualcosa, fare un bagno, giocare col gatto o mille altre cose, in modo da non chiuderti in te ma di ricostruire subito l’armonia tra voi facendo cose che forse ti scombussolano meno.
    Non lo so, è difficile dare consigli in poche parole e senza conoscersi, ma almeno l’abbraccio mi sento di mandartelo di tutto cuore! E se hai voglia di parlarne ancora, sono qui.

  3. Ciao,
    non so se il racconto della mia esperienza può esserti utile. Però vorrei comunque condividerla con te.
    Quando ero adolescente mi sentivo inadeguata e ingombrante. Ero un po’ sovrappeso e pensavo di disgustare i ragazzi.
    Ho dato il mio primo bacio ad un ragazzo che non conoscevo e che non mi piaceva perché ragazzi più grandi mi hanno costretto.
    A 19 anni un uomo che frequentava spesso casa nostra come amico di famiglia e che io vedevo come il padre che mi era sempre mancato mi ha messo le mani addosso. Sono riuscita a fermarlo perché mia madre stava tornando a casa da lavoro. Non so come la mia pelle sia sopravvissuta a tutte le docce ustionanti che mi sono fatta dopo. Il disturbo alimentare che è seguito ancora mi tormenta, ma dal momento più acuto sono uscita per amore di chi mi stava intorno e per testardaggine.
    A 23 anni, dopo essermi ripresa, mi sono trasferita in un’altra città per studiare. Senza aver fatto alcuna esperienza nel frattempo.
    Il senso di colpa e di sporcizia mi ha seguito a lungo.
    Volevo bene al primo uomo che mi ha baciato, è stato molto dolce con me, anche quando gli sono scoppiata a piangere fra le braccia. Non ho perso la verginità con lui, ma con un ragazzo che ho conosciuto poco dopo.
    Non so cosa sia successo. Il primo mi ha messo curiosità. Mi ero sempre e solo data piacere da sola ed erano anni che non lo facevo.
    Ora dico che il sesso è una delle cose più belle della vita.
    Ho incontrato tanti uomini che se lo vivono male e ho sentito molte ragazze raccontare lo stesso.
    Forse è una delle poche cose in cui riesco a lasciarmi andare. Mi fa sentire viva.
    So cosa significa averne paura e provare disgusto.
    Ma anche che mi piace e tanto esplorare e lasciarmi esplorare. Mi piace ridere. Mi piace anche quando mi vergogno un po’. Mi piace perché mi fa sentire umana.
    Una cosa che ancora mi spaventa è quando mi sembra che il desiderio dell’altro sia incontrollato e incontrollabile. Allora fermo e parlo. E quando non c’è ascolto me ne vado.
    Fidati di te stessa. Non sei inerme e puoi sempre dire no. E se non l’hai esplicitato una volta o mille volte non significa che tu non possa farlo ora.
    Guardati, sentiti e toccati.
    Se non riesci ad esprimere a parole ciò che vuoi o non vuoi prova a guidare la persona che è con te con il tuo corpo.
    Ti auguro presto di godere e tanto del tuo corpo e del contatto con quello altrui.
    Ora ti abbraccio.

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