I generi secondo Judith Butler in un video con grafica 8-bit

Questo video a cura del collettivo Wisecrack, e tradotto e sottotitolato in italiano per noi da Cruth A Bhàis, è parte di una serie, 8-bit Philosophy, che riassume molti pensieri filosofici interessanti in pochi minuti con l’aiuto di una grafica 8-bit e di personaggi famosi dei videogiochi anni ’80 e ’90. Quello che vedete sopra spiega abbastanza efficacemente il pensiero sul genere di Judith Butler nell’epoca di Youtube.

Ps: Manu suggerisce di scrivere “clicca sull’icona della rotella in basso a destra e attiva sottotitoli in italiano.”

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Comments

  1. Molto carino es esplicativo anche questo video

  2. Premettendo la mia ignoranza sull’argomento, mi sa che mi leggerò il libro di J. Butler, perché ci sono alcune questioni che non mi sono chiare e che questo video non spiega (o non ho capito io).

    In particolare, se il genere è una caratteristica attribuita socialmente, come sarebbe possibile la “disforia di genere”, cioè che una persona possa sentirsi donna in un corpo maschile e viceversa? Se il genere fosse innato (ancorché separato dal sesso biologico) questo si spiegherebbe facilmente: il genere “propriocepito” non coinciderebbe con il sesso biologico, ma se il genere fosse una caratteristica acquisita una persona cresciuta da maschio dovrebbe sentirsi maschio e una persona cresciuta da femmina dovrebbe sentirsi femmina, indipendentemente dal sesso biologico. Cosa che, nel caso delle persone transessuali e di David Reimer, non è evidentemente affatto vero.

    https://it.wikipedia.org/wiki/David_Reimer

    Oltretutto non sono affatto convinto dell’equivalenza tra “genere” e “ruolo di genere”, altrimenti personaggi come Giovanna d’Arco sarebbero considerati del genere opposto… per non parlare del fatto che la pratica del travestismo non equivale alla transessualità.

    Quindi direi che il video mi ha fatto sicuramente venire voglia di leggere il testo originale, ma lascia aperta la strada a parecchi dubbi…

    • il sesso non è il genere e il genere non è l’identità di genere e l’identità di genere non è l’orientamento sessuale. sono cose diverse.

      • Mi è chiaro sia che il sesso biologico non è il genere (l’ho scritto) sia che l’identità di genere non coincide con l’orientamento sessuale (d’altronde se io sono attratto da altri maschi non significa che io sia femmina).
        Per quanto riguarda “identità di genere” e “genere” ammetto la mia confusione: se io mi identifico in un maschio, indipendentemente dal mio sesso biologico, quale sarebbe il mio genere se non maschile? Credo che si tratti di un gioco di definizioni.
        Ammettiamo dunque che il “genere” sia in toto “costruzione sociale” e sia distinto dall’identità di genere. Allora il discorso che ho fatto vale comunque per l’identità di genere.

        Il genere in cui mi identifico è innato o è acquisito?

        • hai mai considerato l’interazione con l’ambiente circostante?
          quanto ci relazioniamo con l’ambiente circostante non sempre i feedback sono univoci ma passibili di tante interpretazioni quanto sono le culture su questo pianeta,ne gli ambienti con i quali ci relazioniamo sono uguali e costanti dovunque
          quindi quando parliamo di gender che è un fenomeno prettamente culturale dobbiamo anche dire luogo e tempo.
          invece quando pariamo di sesso che è un fenomeno biologico allora il discorso cambia

          • Sì, mi è chiaro, ma questo non spiega da dove viene il fatto che io mi percepisca come maschio o come femmina o né l’uno né l’altra. Sto cercando di far capire il mio dubbio, ma non so se riesco…

            Chiaramente, in quanto maschio cis, la mia esperienza a riguardo è assolutamente limitata: mi sono sempre percepito come maschio in un corpo maschile. Avendolo sempre dato per scontato, non mi sono soffermato molto su come io abbia acquisito questa consapevolezza. Peraltro, il vivere in una società dove viene impartita un’educazione omofobica non mi impedisce di apprezzare sessualmente altri maschi, sebbene sia per lo più etero, ma comunque non cambia la mia percezione di me stesso come maschio. In una lettera scritta da una persona trans – credo su questo stesso blog – leggevo della consapevolezza della propria identità di genere – non coincidente con il sesso biologico – a due anni: mi sembra difficile sostenere che tale identità, a quell’età, possa essere stata acquisita, e mi pare più logico sostenere che l’identità di genere sia comunque innata, e distinta dal sesso biologico, sia per le persone cis che per le persone trans.

            • Percepirsi come maschio o come femmina deriva dalla costruzione sociale di “maschio” e “femmina”, perché se il problema fosse solo il corpo, nudo e crudo, la disforia come la conosciamo oggi non esisterebbe. Tieni conto che è comunque un escamotage psichiatrico ancora in uso solo per motivi burocratici (permette di caricare l’intervento sul SSN).

              In realtà a due anni siamo già stati tutti belli condizionati. Iniziano a bombardarci praticamente da prima della nascita effettiva, acquistando corredino rosa o azzurri. Molti genitori rimproverano le figlie “maschiacce” e i figli “effemminati”; finito il loro turno ci sono gli insegnanti, i pari, i datori di lavoro… La disforia non è genetica: riguarda il corpo, ma in quanto mezzo di interazione con il mondo. Le persone trans hanno Qualcosa, che loro percepiscono come estremamente rilevante, che nel contesto di interazione le avvicina più al sesso opposto che al loro. Cambiare il proprio corpo è la soluzione più semplice (il che è tutto dire, perché semplice non è) in una società sessista, perché cambia radicalmente la percezione che il mondo ha di te e dei tuoi comportamenti (anche quando rimangono invariati). Quindi ti permette di essere Te Stess*, senza (troppa) repressione.
              Uomini e donne sono più simili che diversi, ma fintantoché saremo in una società che esaspera le minime differenze e le usa per dividere, il concetto di genere sarà sempre una trappola necessaria. Io combatto gli stereotipi sperando che le generazioni future non debbano compiere le stesse scelte che ho dovuto fare io per sopravvivere al mondo.

              -opinione di una persona trans che ha riflettuto molto sull’argomento

              • Gazie per la tua riflessione. Ecco, io sto parlando proprio di quel “Qualcosa”. Nonostante la pressione della società, quel “Qualcosa” di cui parli è secondo me innato, altrimenti il condizionamento ti spingerebbe ad assumere il genere verso il quale sei spinta o spinto, no?

  3. P.S. grazie per la risposta 🙂

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