Non portate alle feste donne moraliste e stronze

picasso

Come ti senti? Mi sento bene, risposi. Partecipammo a una festa per pochi eletti. C’eravamo io, la mia amica, due ragazze che non conoscevo e sei ragazzi amici nostri. Dopo una serata noiosissima, passando tra un pub e l’altro, decidemmo di andare verso la casa di campagna di Giordano. Spaghettata, un paio di canne, un passaggio di del vino buono della cantina di suo padre, ed eravamo cotti a puntino, tutti quanti. Un paio crollarono sul divano, le ragazze premevano affinché chi ci aveva portate lì in macchina le riaccompagnasse. Erano agitatissime e facevano le guastafeste. Potevano pensarci prima, no? Sapevano che avremmo fatto l’alba e che nessuno si sarebbe rimesso alla guida dopo aver fumato e bevuto tanto.

Io e la mia amica decidemmo di intrattenere il gruppo con un semi spogliarello per metterci in libertà. Reggiseno e mutandina e scalze in quella casa fredda, per poi rifugiarci sotto le coperte di un enorme letto. Con noi si accoccolarono i ragazzi che non avevano alcuna voglia di restare accanto alle guastafeste. Era successo altre volte. Avevamo dormito insieme in varie occasioni, campeggi, capodanni, feste di compleanno varie, e avevamo una sintonia meravigliosa con tutti quanti. Non capivamo perché avessero portato le due tizie che forse qualcuno sperava di conquistare. Non erano però molto amichevoli e non erano neanche capaci di esser chiare. Avrebbero potuto dire o fare qualunque cosa e potevano passare la notte con noi, spogliate o vestite, giacché nessuno le avrebbe giudicate, e poi ridere, chiacchierare. I ragazzi non erano tipi da forzare una scopata se non c’era voglia. Invece le due tizie borbottavano, forse si aspettavano qualcosa di più romantico. Forse avevano il terrore di essere stuprate ma gli era passato avendo visto anche me e la mia amica.

Il punto è che non è successo proprio niente. Noi eravamo in una stanza a ridere di ogni cazzata fino a quando non ci siamo addormentati. Loro erano vigili, rigide e solo dopo qualche ora, da quel che hanno detto i due sul divano, si sono spostate per adagiare le loro membra su un letto che stava in un’altra stanza. Ebbero il coraggio di mettere anche la sveglia e all’alba cominciarono a fare casino per svegliare tutti. Volevano essere riaccompagnate. Era domenica e uno dei sei si sacrificò per riportarle in città. Poi tornò indietro e si rimise a dormire. Ci risvegliammo a pranzo, più o meno, e il padrone di casa cominciò a mettere legna dentro il forno e ad impastare farina per fare la pizza. Non c’erano molti ingredienti ma c’erano un paio di bottiglie di sugo al basilico e quello fu il nostro pranzo.

Altre risate, commenti sulle tizie che si erano lamentate per tutta la notte. I due del divano commentarono la posa e le parole. Che angoscia e che due palle, mannaggia a loro. Qualche altra canna, uno andò fuori al sole e cominciò a suonare la chitarra, un altro andò in città a prendere tutto l’occorrente per una cena e qualche spuntino dolce, e organizzammo tutto quanto ancora ridendo e chiacchierando. Era un week end tra amici e ci stavamo divertendo molto. Sul pomeriggio tardi ci riposizioniamo sul lettone e accanto a noi arrivò quello a cui sapevo di piacere. Era vicino a me, respirava piano e cominciò a toccarmi senza dire niente. Era piacevole e poi diventò eccitante. La mia amica rideva, complice, e poi chiese soccorso, a voce alta, perché si era eccitata anche lei, e arrivò un altro del gruppo a prenderla in braccio e a portarla in un’altra stanza.

Gli altri erano fuori, a suonare, mangiare, bere e scherzare. Dopo un po’ la mia amica riemerse dal sesso e annunciò l’ingresso nella stanza comune con una grande risata. Il suo manutentore, come lo soprannominò lei subito dopo, stava ancora aggiustando la maglietta e il pantalone. Nessuno reagì o si scandalizzò. Chiesero solo se volevano bere un caffè e ricominciarono a parlare tutti insieme come niente fosse. Dopo una mezzora finimmo anche noi e ricordo quel sesso come qualcosa di molto familiare. Ci conoscevamo da tanto e a modo nostro ci volevamo bene. Diventare trombamici non ci sembrò una cattiva idea. Anche per noi l’ingresso non fu affatto imbarazzante. Cominciammo a pelare, sbucciare, condire e apparecchiare ed era già ora di cena. Rientrammo in casa con un’espressione serena sul viso. La mia amica, prima di lasciarmi, chiese: come ti senti? Mi sento bene, dissi.

Tutti noi continuammo a vederci, essere amici, uscire insieme e non ci siamo persi l’un l’altro neanche quando alcuni di loro si fidanzarono. Le uniche scioccate da quella serata furono le due tizie che un paio di giorni dopo scrissero su facebook che erano preoccupate per me e la mia amica e non si erano rasserenate fintanto che postammo belle foto sulla nostra bacheca. Non vi è successo nulla, dissero. E che doveva succedere? Chiesi io. Allora vi è piaciuto fare l’orgia. Potevate dircelo che era quella l’intenzione. Noi siamo state in imbarazzo per tutta la notte. Dissi che non ce n’era motivo. Noi stavamo dormendo, quella notte, e anche la notte dopo abbiamo dormito. Quindi dove sta il problema? Ah, aggiunse l’altra, se per voi trombare con tanti non è un problema allora abbiamo fatto male a preoccuparci.

Neanche a dirlo, da quel giorno io e la mia amica siamo diventate quelle che facevano le orge con più di due uomini contemporaneamente. La prima volta che le rividi le ringraziai perché mai come in quel momento fui così popolare. Tra le risate dei miei amici, in parte giustamente offesi all’idea che la tizia potesse ritenerli stupratori, e poi con l’espressione sfottente della mia amica che mi accompagnava sempre conclusi dicendo che non avevo molto tempo per parlare con loro. Io, così provata dalle fatiche del sesso di gruppo, avevo in programma un’orgia dopo l’altra. Così scattò l’abbraccio collettivo, uno aggrappato all’altro, fino a includere tutta la comitiva, e salutandole accennammo un passo divertito e un po’ militaresco e fu quella l’ultima volta che rivolsi la parola alle due stronze. Perché stronze, devo dire, erano parecchio stronze. Che serva da lezione a chi si porta appresso donne moraliste e idiote. 🙂

ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

Comments

  1. Certe persone è meglio restino sui loro profili web visto che evidentemente non hanno la capacità di vivere vite vere e cogliere queste occasioni per divertirsi e socializzare!

    • Magari non a tutti piace giocare a fare la comune hippie 2.0. Sinceramente anch’io avrei provato disagio a stare con questi.

      • E perché? A me dalla descrizione del racconto sono parsi tipi simpatici e non certo del genere violento. Poi, per carità ognuno scelga con chi stare ma nel caso specifico se vedi che la compagnia non ti aggrada…eviti da subito di frequentarla.

  2. Ognuno ha il diritto di vivere come meglio desidera e di vivere certe esperienze, così come di non viverle.
    Non é che se fai sesso facilmente sei più figa di una che invece non lo fa, e che pretende una relazione vera dalla persona con cui ha rapporti.
    Una che ha fatto sesso con 10/30/100 uomini non ha niente di più e niente da insegnare a una che lo ha fatto solo con un uomo.
    Così come il contrario del resto.
    Forse quelle due ragazze semplicemente si aspettavano una serata diversa con un finale diverso. Sinceramente, anche io non sarei stata a mio agio a rimanere con voi.
    Sicuramente hanno avuto un atteggiamento negativo dopo questo episodio che avrebbero potuto e dovuto evitare, ma l’atteggiamento che hanno avuto durante la serata lo capisco benissimo…e la gente che si sente figa solo perché tromba mi fa in po’ pena sinceramente, ma vabbé…

    • Io credo che la chiave di tutto sia la comunicazione, come ha scritto anche la ragazza in questione: “Non erano però molto amichevoli e non erano neanche capaci di esser chiare. Avrebbero potuto dire o fare qualunque cosa e potevano passare la notte con noi, spogliate o vestite, giacché nessuno le avrebbe giudicate, e poi ridere, chiacchierare”.
      Se loro sono partite prevenute, si sono chiuse a riccio in una situazione di per sé accogliente (non necessariamente dal punto di vista sessuale: era una situazione molto informale e amichevole) e con atteggiamento ostile, sono affari loro. Dalla testimonianza poi non emerge che lei e la sua amica si sentano più “fighe” (che poi soffermarsi solo sulle due in questione e sorvolare sui ragazzi non mi sembra corretto…) solo perché trombano con più persone, ma magari io non so leggere tra le righe 🙂

    • Sono d’accordo con Erica ed aggiungo che secondo me gli unici stronzi siete stati voi. Da quello che ho letto 1) Non avete fatto nulla per farle sentire accolte nella comitiva, anzi, poi una volta andate via le avete pure prese in giro perché 2) non hanno compreso il vostro modus vivendi che avete loro imposto. Coi vostri comportamenti avete lanciato loro questo messaggio: “guardate quanto siamo alternativi e fighi noi che ci facciamo le canne e scopiamo liberamente e poi ci vantiamo di averlo fatto (pure su internet, a quanto pare), cuciniamo tutti insieme come in un film di Ferzan Ozpetek e poi ci abbracciamo orgogliosi di essere diversi dalla massa moralista da cui provenite voi, tizie di cui non sappiamo nulla perché non ci interessa conoscervi ma così sulla fiducia vi reputiamo delle schifose retrograde rompicoglioni”.
      Io mi auguro che non abbiate più di vent’anni, altrimenti c’è da piangere. Fare sesso e viverlo con gioia è bellissimo, ma usare questa cosa per alimentare la vostra “special snowflake syndrome” no. Questa non è tanto la testimonianza di una discriminazione a danno vostro perché “fate le orge”, ma il resoconto di un’incomprensione culturale di cui voi, col vostro cieco esclusivismo, vi siete ampiamente resi responsabili.

  3. Secondo me ha sbagliato chi le ha portate, se non erano comunicative, non si adattavano, non si trovavano a loro agio forse era meglio riaccompagnarle subito, prima ancora di bere o fumare, si vede subito quando qualcuno è un pesce fuor d’acqua.

  4. Scustae ma anche io mi sarei sentita a disagio in una situazione del genere senza essere stata avvertita.
    Trovo molto poco delicato e corretto mettere le persone davanti ad un fatto compiuto per poi darle delle bacchettone.
    Io mi sarei spaventata in una situazione di cui non sono stata informata, in una casa dalla quale non sarei potuta andare via.
    Il disagio va considerato da tutte le parti.
    Se anche tu racconti “forse avevano paura di essere stuprate” non è un elemento da prendere in considerazione invece di sbeffeggiarle?
    Trovo allucinante questo ragionamento

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