#Londra: nasce la SWSS diretta e organizzata da Student*/SexWorkers

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Di Gabriele

Ricordate cos’è successo di recente nel dibattito sul sex work? A seguito del voto di Amnesty International a favore della decriminalizzazione (agosto 2015), varie organizzazioni sensibili al tema si sono confrontate sulle prospettive legali e sulla condizione di diritto degli individui coinvolti in attività di sesso commerciale. Lo scontro è stato perlopiù fazioso, con accuse ingiustificate rivolte da gruppi nostrani e stranieri alla ONG e ai gruppi a sostegno dei/lle sex wokers. Tra le varie scorrettezze, la più grave è stata di certo l’esclusione delle voci di quest* ultim*. Associazioni di abolizionist* e femministe radicali hanno programmaticamente trascurando i gruppi di rappresentanza diretta di chi lavora nel mercato del sesso, come abbiamo visto in Italia col Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute.

Una risposta interessante è arrivata da Londra. Nel clima acceso dello scorso settembre, alcun* studenti/esse di Goldsmiths (UoL) si sono uniti per fondare la Sex Workers Solidarity Society, il primo gruppo studentesco del Regno Unito impegnato nel sostegno al sex work. La society, diretta e organizzata da sex workers, si propone di offrire uno luogo sicuro per il dibattito, il confronto e la discussione dei temi relativi al lavoro sessuale. Rivolta soprattutto a sex workers, la SWSS riconosce che la costrizione all’anonimato danneggia grandemente tanto la sicurezza lavorativa degli individui quanto le loro possibilità di essere ascoltati. Laura Renvoize, fondatrice della SWSS, afferma ‘vogliamo creare uno spazio in cui le persone abbiano accesso a sostegni e consigli concreti, in cui non si sentano discriminate o costrette a vivere in segreto.’

La scelta di costituire un gruppo studentesco è tutt’altro che casuale. Lo Student Sex Work Project ha stimato che oltre il 5% degli universitari svolge un lavoro sessuale e oltre il 22% considera seriamente l’idea. Quella degli studenti è tra le maggiori fasce di persone coinvolte nel sesso commerciale e tra questi, a dispetto degli stereotipi, la quantità di uomini supera il numero di lavoratrici donne (parliamo del 2,4% contro l’1,3%). Servono altri dati per mostrare quanto siano sommari e inesatti i giudizi comuni sull’argomento? Oltre a offrire uno spazio per i/le sex workers, la SWSS si propone come un gruppo di discussione aperto a sostenitori e, in generale, alle persone interessate ad avere un’idea chiara di cosa sia realmente il lavoro sessuale.

Uno dei maggiori meriti della SWSS è l’identificazione del discorso sul sex work come discorso indipendente. ‘Ovviamente il dibattito ha a che fare con tematiche politiche e/o femministe,’ dice una delle fondatrici, ‘ma non tutt* i sex workers condividono la stessa prospettiva su questi argomenti.’ È pertanto necessario che il dibattito intorno ai diritti lavorativi dei/lle lavoratori/trici del sesso si configuri come autonomo, gestito in prima persona da coloro che vivono questa realtà sulla propria pelle, benché il sex work non sia estraneo a problematiche relative ad altre aree di discussione. Per questo la SWSS vuole affrontare temi salienti come la discriminazione razziale e la differenza di genere nell’ambito specifico del sex work.

Le battaglie del gruppo si concentreranno sugli aspetti di pertinenza specifica del sex work, come la chiara distinzione tra prostituzione volontaria e tratta. Secondo quanto emerso da varie ricerche (e confermato dal documento di Amnesty), la legittimazione del sex work come lavoro e il riconoscimento dei diritti rappresenta un mezzo potente per combattere ogni tipo sfruttamento, permettendo di identificare chiaramente i casi di tratta e garantendo ai/lle lavoratori/trici del sesso le armi legali necessarie per difendersi da abusi e violenze. Nelle prossime settimane verrà realizzato un blog di discussione pubblica e la SWSS sta lavorando alla creazione di un archivio online contenente documenti e testimonianze utili per chiunque interessato. Questo aiuterebbe a fare chiarezza sui termini intorno ai quali aleggia ancora una triste nebbia di confusione, come differenza tra illegalità, legalizzazione e decriminalizzazione.

Il collettivo ha in programma iniziative all’infuori dell’Università, per potersi definire come un gruppo autonomo di sex workers e sostenitori. ‘Al momento,’ afferma Renvoize, ‘il nostro obbiettivo è offrire un servizio agli studenti di Goldsmihts, ma ci auguriamo di poter agire nel quadro della più ampia comunità studentesca: il lavoro sessuale è diffusissimo in tutte le realtà universitarie e speriamo di poter creare una rete di sostegno in grado di rispondere alla solitudine delle nostre esperienze.’

A due mesi dall’inizio delle attività, la SWSS si conferma come un ulteriore schiaffo all’inadeguatezza di chiunque voglia parlare di sex work senza tenere conto dei/lle dirett* interessat*. Uno schiaffo che, vista la delicatezza e l’importanza del discorso, è quanto mai gradito e benvenuto.

[Pubblicato su Il Garantista]

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