Ecco perché hanno archiviato la mia denuncia per stupro

Lei scrive:

Cara Eretica,

Sono sempre io, la ragazza che solo un paio di settimane fa ti ha scritto dopo la comunicazione del PM dell’archiviazione della denuncia per una violenza sessuale che aveva sporto qualche mese fa. Perdonami se lo faccio ancora, ma sento il bisogno di raccontare quello che mi è successo; per me, perché il processo di scrittura è catartico e terapeutico; perché a stare zitta proprio non ce la faccio; per tutte quelle che, come me, si sono sentite crollare il mondo addosso di fronte all’incompetenza e alla mancanza di empatia del nostro sistema giudiziario; per tutt* quell* che – anche se auguro non succeda a nessun* – si ritroveranno a dover vivere la stessa situazione, per dire loro che non siamo sol* e forse, se gridiamo tutt* assieme, sentiranno la nostra voce straziata.

Riassumo brevemente quel che mi è successo.
A maggio sono stata vittima di una violenza sessuale. Potrei anche descrivervi la cronologia dei fatti in maniera concisa, ma forse non ha granché senso, per il semplice motivo che non sono qua per dimostrarvi qualcosa, non è questo il luogo adatto; peccato che il luogo adatto per me non ci sarà mai, perché dopo più di cinque mesi dal giorno in cui ho sporto denuncia, il PM ha fatto richiesta di archiviazione e per me non ci sarà nessun processo. A quanto pare la mia credibilità non è attendibile, mentre quella del ragazzo che mi ha costretto a un rapporto orale nonostante avessi detto chiaramente di no, sì. Un bel ragazzo, pure, venticinque anni e dall’aria sicura di sè; mi chiedo cosa sarebbe successo se a violentarmi fosse stato un uomo di colore o proveniente dall’Est Europa. Lì forse sarebbe addirittura scattata la carcerazione preventiva, con il boato di approvazione di un numero cospicuo di nazionalisti indignati.

Buffo come un certificato di nascita e dei lineamenti mediterranei a volte possano contribuire a salvarti il culo quando ne hai bisogno.
Ho avuto modo di leggere tutte le testimonianze e le eventuali considerazioni nel fascicolo del PM che mi è stato inoltrato dall’avvocato. Dopo aver dato una scorsa a tutte quelle pagine, mi sono rinchiusa in bagno per un’ora, inginocchiata davanti al cesso senza riuscire a vomitare tutto l’odio e l’amarezza che mi era risalita verso lo stomaco. Ho pianto, tanto. Ho persino afferrato la lametta che la mia compagna di stanza usa per depilarsi con l’intento di usarla su di me, ma l’ho poggiata subito dopo essermi resa conto che in questo modo non avrei risolto nulla.

Degli amici che potevano concretamente aiutarmi con la loro testimonianza, solo una l’ha fatto; l’unica che quella mattina non mi ha visto e non poteva nemmeno confermare che fossi sotto shock. Gli altri se ne sono lavati le mani: tante belle parole, mentre si strofinavano il sapone sotto il getto d’acqua calda per non sporcarsi con il mio dolore. Oh, certo, abbiamo tutti i nostri problemi, perché insozzarsi con quelli altrui?
Uno dei miei coinquilini, il maiale che mi mandava al diavolo quando gli chiedevo se per piacere ripuliva la cucina dell’appartamento dal tappeto di bucce di banane e vasetti vuoti di yogurt cosparsi di formiche che seminava sul pavimento, si è improvvisato paladino della giustizia ed è andato di sua spontanea iniziativa a depositare contro di me. Quella mattina credevo dormisse, quando rientrai in camera dopo la violenza, non ci parlammo nemmeno. Eppure sostiene che io abbia affermato a voce alta che mi era piaciuto, che la mia denuncia è stato un tentativo di ripulirmi di una colpa (ma quale colpa, tra l’altro?!) e che stavo cercando di rovinare la vita di un innocente per un mio sbaglio. Una balla, ecco cosa.

Ho letto la sua versione, la mail che ha scritto al maresciallo che seguiva la vicenda nella quale si proponeva spontaneamente come testimone. Specificava che le sue intenzioni erano di stampo “etico/morale”, che io non l’avevo menzionato nella mia denuncia perché non ero d’accordo con quanto diceva, che il mio scopo era quello di accusare un ragazzo immacolato di un crimine che non ha mai commesso. Non ha specificato che l’ho omesso dalla deposizione perché la mattina della violenza credevo dormisse e non ci siamo nemmeno scambiati mezza battuta; né che sa bene che ciò di cui mi accusa è una bassezza che sicuramente non avrei mai commesso, tantomeno nei confronti di un giovane che non avevo mai nemmeno incrociato prima in vita mia.

E naturalmente si è guardato bene dal dire che mi ha diffamato con gli altri coinquilini scrivendo loro che io “spompino gente per poi denunciarla a random”, umiliandomi di fronte ad altre persone. Il PM non sa che lui considera le donne solo come dei buchi dove infilarci a piacere le dita o altro, che ordinava alla sua ragazza di abbaiare, che esibiva senza pudore il suo vergognoso istinto animale; e tantomeno sa che io non sono una bigotta che va a chiedere perdono al Signore per essersi sporcata del grave peccato dei rapporti prematrimoniali. Quell’astioso ha speculato sul mio dolore per prendersi tutte le rivincite che non gli ho mai concesso, è stata la voce che ha fatto pendere l’ago della bilancia dalla parte opposta.

Ma oltre a questo, ci sono altre cose che mi hanno amareggiata profondamente, insinuazioni e affermazioni del PM che non avrei mai sospettato potessero venire avanzate in un contesto simile. Prima di tutto, mettono in discussione il fatto che io abbia avuto paura, durante la violenza. Ma come, mica ti ha puntato un coltello alla gola! Mica ti ha minacciata o percossa! Addirittura la mia “paura” viene inserita così, tra virgolette, come se fosse un farneticamento da isterica visionaria. Se voi avete paura dei ragni e io no, dovrei forse ritenere la vostra inquietudine come falsa o improbabile? Se io mi sono sentita impotente di fronte a un ragazzo che non ha ascoltato il mio rifiuto e ha continuato a toccarmi nonostante gli dicessi “Non voglio fare sesso, né petting con te”, perché metterlo in discussione?

A sostegno di questo, il PM sostiene che siano state decisive le deposizioni del mio coinquilino e della sua ragazza, che afferma di avermi vista assolutamente tranquilla immediatamente dopo quello che avevo vissuto. Avrei dovuto accogliere il suo arrivo come quello di una salvatrice, sostiene il Pubblico Ministero, e non intimarle di non raccontare nulla a nessuno, come invece ho fatto. Chi lo spiega, a questi, che ho preferito manifestare il mio dolore a un amico al telefono solo qualche minuto più tardi, raccontandogli in lacrime cos’era accaduto, e non affidarlo a una persona di cui non provo né stima, né fiducia? E chi glielo spiega, che oltre alla paura c’era quello strisciante senso di colpa che ci fanno bere a grandi sorsate con la nostra cultura dello stupro?
Ma soprattutto, la cosa peggiore: prima di costringermi al rapporto orale, quel bravo ragazzo tentò di penetrarmi e io gli ribadii – per l’ennesima volta, con il terrore nella voce, – che non “volevo proprio fare sesso con lui”.

E il PM commenta che be’, un rapporto orale non è “sesso”, quindi nulla poteva lasciar presagire che io non fossi consenziente a usare la bocca. Non è logico, non è sensato, è una visione del tutto sbagliata del sesso. Una paraculata, ecco cos’è.
Nonostante nella mia testimonianza sia stato espresso più volte il mio rifiuto, hanno dato più peso alla sua parola, a quella scarna descrizione degli eventi dove io non ho mai detto no ma – che strano! – a prendere l’iniziativa era sempre lui: mi spogliava, si spogliava, mi toccava, addirittura prendeva la mia mano per indirizzarla dove voleva lui. Il mio “no” – debole, poco autoritario, ma sempre un “no” – non viene menzionato nella sua deposizione, ma come può essere consenziente una ragazza ubriaca che si lascia fare tutto senza dire una parola? Come può avvenire un rapporto sessuale consenziente se lei nemmeno si prende la briga di controllare i propri gesti?

Sono arrabbiata, offesa, delusa, amareggiata. Mi sento abbandonata a una giustizia che non ha saputo darmi un seppur minimo risarcimento morale e psicologico per quello che ho subito. Tutta la fatica, il dolore di tacere la faccenda a chi non l’accetterebbe, le crisi di panico e di pianto nel tentare di riprendere ad avere rapporti con il mio ragazzo, i flashback che nei momenti meno opportuni mi incupivano il volto. Può mai essere giustizia, questa? Può mai essere possibile che oltre al danno mi aspetti la beffa di venire considerata un’isterica che tenta di espiare colpe che solo gli altri credono abbia commesso?

Forse vi chiedereste perché non mi sono opposta alla richiesta di archiviazione, o perlomeno perché io non ci abbia provato. Ve lo spiego subito: sono all’estero, ci rimarrò ancora per dei mesi e non so quando tornerò in Italia, se tra tre mesi o un anno; hanno rifiutato la mia richiesta per il gratuito patrocinio e non ho i soldi per permettermi un avvocato; ma soprattutto, psicologicamente non me la sento di correre il rischio di passare udienze da incubo quando il processo partirebbe già svantaggiato per me. Non ho scelta, se non quella di ingoiare il rospo. E scriverti, perché tutta la voce che non sono stata in grado di tirare fuori mentre un uomo mi costringeva ad inginocchiarmi di fronte a lui esca ora.

Non voglio scatenare guerre senza speranze, ma ho bisogno di aiuto. Di sostegno. Non ce la faccio a credere che di fronte a tutto questo fango, nemmeno chi dovrebbe assicurare che la legge sia uguale per tutti non abbia voluto porgermi un braccio per uscirne. E voglio raccontare la mia esperienza anche per tutte le altre, per quelle che non hanno mai avuto il coraggio di denunciare, per chi non riesce a tirare fuori la voce. So bene che una testimonianza come questa non muoverà le coscienze, non cambierà le cose, ma forse qualcuno vorrà ascoltarmi; forse qualuno potrebbe capire che il mondo non può girare così, semplicemente non può, è un orrore. Forse prima o poi le cose cambieranno, devono.

Io mi rifiuto di accettare questo schifo. Mi sento immensamente sola; una delle mie paure più grandi è di capire di aver bisogno di un sostegno psicologico che qui, a migliaia di chilometri da casa, non posso avere. Temo ricadute, crisi, regressioni. Ma sono anche arrabbiata, furiosa, e mi sento impotente di fronte al fatto che non posso fare nulla di concreto per aiutare me e tutte quelle che si trovano nella mia situazione. Vi posso solo dare un consiglio: non tacete, mai. Forse è una battaglia persa in partenza, quasi sicuramente lo è, ma nessuno di quell* che ci fanno violenza si meritano il nostro silenzio. Ricordatelo, sempre.
Grazie per avermi letto. Un abbraccio.

A.

Comments

  1. tutta l’attività di uno stato è nei modi previsti criticabile, ma nel caso vorrei prima leggere le carte.

    • Un po’ di empatia verso una persona che sta soffendo, no? Qui mica siamo in tribunale.

      • sai la questione del sagrestano che suona le campane……………..
        come uomo sulla terra cerco di lottare ogni forma di violenza.
        come cittadino invece so benissimo che in quanto semplici uomini non potrò mai raggiungere la Giustizia ma solo la Legalità. quando si riesce a far sovrapporre Giustizia e Legalità allora quella è stata un ottima giornata

        • Anche io prima di esprimere un parere vorrei leggere “le carte”.
          Non si tratta di mancanza di comprensione o di cinismo ma di essere contemporaneamente pragmatici ed oggettivi.

        • Zagaro, “Come uomo sulla terra cerco di lottare ogni forma di violenza”. C è una donna che ha denunciato una persona per violenza sessuale , un PM che ha detto che non c è stata violenza. E poi ci sei te che vuoi “leggere le carte” , perché, evidentemente,non ti è chiaro quanto scritto in questo post. Ma più di una donna che afferma che ha subito violenza sessuale , e ne spiega anche le conseguenze,a te che serve per crederle? Non credi che il tuo dubitare,mettere in dubbio , quel che ha scritto questa donna non sia lì per se una forma di violenza? Poi dici che sai non si potrà mai raggiungere la Giustizia ( E grazie, in questo caso l’avevo già deciso un PM) ,che però si potrà raggiungere la Legalità. Vorrei sapere che c è di legale nel violentare una donna.”La questione del sacrestano che suona le campane” : fosse vera , ogni donna a cui tu,personalmente , non stai troppo simpatico,ti avrebbe denunciato per fatti inesistenti.

          • nel primo post c’era un particolare che mi lasciato perplesso. ed una persona è innocente fino a sentenza. credo che questo principio si universale

          • Servono le prove, ecco cosa serve!
            …o per lo meno dei testimoni credibili che confermino la versione della vittima…
            …o se proprio, almeno qualche testimone (magari pure non troppo credibile) che va nella stessa direzione della vittima…
            Qui mi sembra che non ci sia niente di tutto questo.

            …vuoi dire che bisogna credere a “una donna che afferma di aver subito violenza sessuale”… perché, stai suggerendo che una donna non può mentire? Hai un’opinione tanto sub-umana delle donne da considerarle incapaci di mentire? magari pure incapaci di intendere e volere, già che ci sei…

          • Sono perfettemente d’accordo con lei, questo è l’atteggiamento giusto e vorrei leggerne di più di interventi come il suo.
            Forse ci sarà chi le dirà che c’è la sola versione della ragazza, che la sua sicurezza nel prendere le sue parti non è razionale e le solite altre cose, ma anche solo prendere in considerazione una ipotesi in qualche modo è come farla essere, lascia un alone, fa realtà. Dubitare è già negare. C’è già una volontà e una responsabilità nel guardare le cose, è inutile nascondersi dietro l'”oggettività” dicendo di “valutare i fatti ricostruendoli da più punti di vista” come se prima della volontà ci fosse la logica e i “fatti”. La logica sono i sentieri più battuti dalle narrazioni e anche i “fatti” sono interpretazioni. Dubitare è già un atto di volontà, è già scegliere una narrazione una interpretazione anzichè un’altra.
            Dubitare di una donna che racconta lo stupro è victim blaming è cultura dello stupro. Non si devono avere dubbi su questo se si vuole uscire da una narrazione che destina le donne alla subalternità tramite la minaccia della violenza, la narrazione tossica che vuole una parte già scritta per noi tutte, che ci vuole vittime e colpevoli di esserlo allo stesso tempo.
            Non avrebbe infatti alcun senso raccontare queste testimonianze in prima persona qui a chi dubita. E’ chiaro che chi lo fa dovrebbe almeno avere la sensibiltà di tacere e non intervenire, fuori luogo come interrompesse dalla platea l'”Edipo re” perchè dubita della sua “veridicità”, mentre qui si discute di una condizione che va oltre la singola testimonianza, qui si cerca di concentrarsi non sulle questioni giuridiche, quanto sul più ampio scenario culturale che ha a che fare con lo stupro che è un problema culturale prima ancora che penale. Perciò chi dubita non sta sollevando una una questione “tecnica” dato che qui non siamo in tribunale, e deve quindi prendersi la responsabilità del significato pratico ed etico dalla sua scelta ovvero l’aver scelto di continuare a interpretare il suo ruolo nella cultura dello stupro anzichè disertarlo.
            Credo che lei abbia evidenziato bene questo aspetto e di ciò le sono grata.

            • Lei scrive “….. Dubitare è già negare…..”
              Ha mai sentito parlare di pregiudizio?
              come ha già fatto rilevare da un altro lettore, in un’altro post aperto di recente, negli eventi rappresentati nel racconto un maschio è stato assolto da una Corte dall’accusa di stalker, cioè dichiarato innocente in un processo con tanto di sentenza.
              in questo post invece viene rappresentato un semplice racconto di una sola parte che senza addurre elementi -se non il suo solo racconto – si lamenta dell’operato di P.M.

              or se ci fate caso in ambedue i post il maschio è già stato condannato dal pregiudizio, tanto che al P.M. di questo post senza che siano state mostrate le carte, in post di risposta a cascata è già stata data un certo tipo valutazione, mentre nel altro post sembra quasi di leggere in alcuni post un caso da errore giudiziario

              • Si. E quindi? Le sfugge una cosa ben più importante, ovvero che in quel caso il racconto è in terza persona mentre qui sentiamo la viva voce della ragazza come fu per la Lettera della Fortezza. Differenza non da poco, perchè dovrebbe far capire a chi dubita che non si sta parlando a loro, che esternare qui i loro “dubbi” attacca direttamente la ragazza in una esibizione “a scena aperta” di victim blaming. Questa teatimonianza è rivolta a chi ha già scelto da che parte stare, parla a me, a Elena a Ste non certo a lei e a chi come lei ha già scelto di continuare a interpretare il suo ruolo nella narrazione della rape culture, non crede?
                Pregiudizio è quell’ “in più” aggiunto a un’attitudine all’azione per dargli un cattivo odore quando non se ne condivide la progettualità che esprirme e si vuole convincere gli altri che sia sbagliata per ragioni “oggettive”. Ma i fatti, la logica, come tutto il resto sono una costruzione culturale, interpretazione. E non sono forse i tribunali i posti dove ci si mette d’accordo su come sono andati i fatti per sentenziare? Ed è questo il punto. Debellare la violenza sulle donne è uno dei compiti del femminismo e non è possibile farlo attraverso il patriarcato, perciò sfiduciare “tribunali e istituzioni maschiliste e patriarcali” https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/08/05/la-maledizione-di-antonia-e-la-rabbia-che-puo-diventare-bellezza/ è necessario, come è evidente che “guardare alla violenza contro le donne utilizzando le stesse categorie usate per nominare la violenza (derivata) che il patriarcato giudica innocuo vedere e punire perchè questo non lo mette in discussione, è un rinunciare alla lotta stessa contro le istituzioni patriarcali.”
                Siamo femministe che lottano contro le istituzioni patriarcali. Le contraddizioni che lei vorrebbe vedere sono tensione dinamica di un’azione viva di lotta. Dubitare è una scelta e io, come Ste, come Elena ma anche come lei e tutti gli altri scelgo di cosa dubitare e di cosa no in vista di un’azione.
                Abbiamo intenzioni differenti sulla realtà? Pazienza.

                • “……………….chi come lei ha già scelto di continuare a interpretare il suo ruolo nella narrazione della rape culture, …………………..”
                  sulla base di quale potere affibbia etichette alla gente?

                • “…………. perciò sfiduciare “tribunali e istituzioni maschiliste e patriarcali”……………..”
                  e quali procedure riconosciute da tutti come legali vorreste applicare?

  2. Cara A. non so nulla del tuo caso, tranne quello che ho letto nelle tue lettere. A quanto scrivi, sei incappata in un magistrato imbecille. Purtroppo penso che anche magistrati migliori non avrebbero potuto fare diversamente, ma almeno ti avrebbero spiegato: “Vedo che lei è sincera, ma non ho la possibilità di raccogliere elementi di prova sufficienti per vincere un processo.” La legge non sempre è in grado di fare giustizia, l’ho vissuto anch’io, anche se per un’ingiustizia molto meno grave.
    Cerca di guardare il positivo: ti sei trovata in una situazione di pericolo e sei stata così in gamba da riuscire almeno in parte a salvaguardare te stessa, evitando la penetrazione, ne sei uscita tutta intera e ancora capace di andare all’estero, studiare, crescere. Sei una persona che vale molto e che in futuro potrà realizzare molte cose.
    Il tuo violentatore ha ingannato tutti e forse si sente un vincente. Ma in realtà è solo come un cane: la sua maschera di “bravo ragazzo” avrà tanti amici, ma lui non ne ha nessuno, perché nessuno lo conosce e lo ama per quello che è davvero. Invece, tu hai un fidanzato che ti è rimasto vicino perché ti conosce per quella che sei e sa quanto vali.
    Non riesco a immaginare una legge che possa rendere più rari i casi come il tuo. Penso che , invece, ci voglia una battaglia per cambiare la mentalità di tutti. In una società diversa noi donne non avremmo paura di urlare e chiedere aiuto, per far valere la nostra libertà, sapendo di poter contare sulla solidarietà della maggior parte delle persone, tutti avrebbero ben chiaro il concetto di “consenso” e tante altre cose. Sono cambiamenti che richiederanno tempo e lotta, ma che possiamo realizzare.

  3. Alla triste protagonista di questi fatti, quali che essi siano, direi che delle due l’una: o hai degli “amici” di pessimo livello etico (e dovresti iniziare a sceglierli meglio), oppure i fatti non sono andati come li descrivi ma piuttosto come lo dicono i testimoni (anche il fatto di non voler testimoniare a favore della tua versione è una forma di testimonianza), nel qual caso meriteresti una bella controdenuncia per diffamazione.
    Ignoro come si sono svolti i fatti (leggiamo qui la prosa indignata della tua versione e soltanto la tua; senza carte né prove né altro), ma sulla base di quello che racconti mi sembra di capire che nessun individuo e nessuna prova conferma la tua versione.
    Cosa volevi che facesse il pm se non archiviare la tua denuncia? …un rogo in pubblica piazza soltanto perché insisti che quel ragazzo lo merita?

    • Ehi, calma! Proprio perché ignoriamo come si sono svolti i fatti non dovremmo dare addosso a questa ragazza. Così come è possibile che si sia inventata tutto, è altrettanto possibile che invece dica la verità e non solo sia stata vittima di un crimine, ma si sia anche trovata circondata da coinquilini (non amici) stronzi che le hanno voltato le spalle nel momento del bisogno. A me dalla sua lettera pare che sia una persona che sta soffrendo moltissimo e che chiede accoratamente aiuto. Non le credi e quindi non vuoi darle questo aiuto? Per quanto mi riguarda non c’è problema. Però almeno non darle addosso. Nel diritto penale vale la regola de “in dubbio pro reo”, nella vita dovrebbe valere quella de “in dubbio pro empatia”.

      • Volevo dirti che sei una bella persona. Ho letto altri tuoi interventi su questo blog e so che lavori nei tribunali e sono felice che ci siano persone come te nei tribunali.
        Spero di non venire attaccata nel modo in cui lo sono stata la prima volta che ho osato scrivere qui, vedo che ci sono persone così sicure di quello che pensano…
        Volevo dire che anch’io nel primo post di questa ragazza facevo notare quanto fosse sbagliato prendere le parti di qualcuno. Da quello che ho in mano, lo ripeto, potrebbero essere tutti convinti della giustezza delle loro posizioni: la ragazza , il ragazzo i coinquilini. Ognuno potrebbe essere convinto di non aver fatto nulla di male o di aver agito bene, di avere ragione. Erano entrambi ubriachi, lei potrebbe aver vissuto quegli eventi proprio come ce li ha raccontati, lui potrebbe non essersi reso conto di questo e pensare che lei stia mentendo e i coinquilini potrebbero aver sentito il peso di mettere nei guai seri una persona che sinceramente, per quello che sanno, potrebbero aver pensato innocente. Le incomprensioni potrebbero aver fatto il resto. Chi lo sa? Ma anche se questo è il racconto di una parte sola “in dubbio pro empatia”.
        Il mestiere del giudice non lo vorrei nemmeno per tutto l’oro del mondo. Ho veramente paura di vedere persone così convinte da una parte o dall’altra senza sapere nulla. Sei una bella persona perchè hai il senso di come non sia facile giudicare. Non ricordo per quale figura professionale stai facendo pratica ma sappi che faccio comunque il tifo per te 🙂

  4. Da avvocato devo concordare che si può offrire solidarietà e vicinanza a chi racconta di aver subito simili abusi ma per giudicare la vicenda nel merito occorrerebbe conoscere le carte. E non me la prenderei troppo col PM e con le sue argomentazioni (e le sue “virgolette”), purtroppo in casi come questo deve mantenersi equidistante, se la paura non lo convince deve, sia pure con tutta la delicatezza possibile, esternare i suoi dubbi e richiedere l’archiviazione.
    Il nostro ordinamento offre la massima tutela possibile all’indagato / imputato e personalmente me lo tengo stretto così com’è.

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