Io, assolto per il reato di stalking. E ora chi mi risarcirà?

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Sono innocente, dice Bruno, e lo ripete alla fine di ogni frase, come fosse un mantra, come se alla fine, dopo tutto quello che ha vissuto si fosse quasi convinto di non esserlo mai stato. Bruno è innocente per non aver commesso il reato di stalking nei confronti della sua ex. Questo è quello che mi ha detto senza astio nei confronti di quella donna che per lui è solo debole e immatura. Non se ne rende conto, mi ripete, e spiega come ha trascorso molti anni a difendersi da un’accusa che lo ha piegato, distrutto, togliendogli la stima di tante persone e ogni speranza di poter conservare il lavoro, i risparmi usati per pagare gli avvocati, la minaccia del carcere in cui è finito per poco tempo, per fortuna. E lì si è reso conto che restare in carcere per lui sarebbe stato come andare a scuola di crimini e misfatti, perché in carcere trovi stupratori, violenti, persone pericolose che non ti somigliano neanche un po’.

Gli chiedo che è successo e Bruno dice che si sono lasciati in malo modo. Lui voleva parlarle e cercare di rimettere le cose a posto. Ha fatto qualche telefonata e inviato qualche messaggio. Non è andato sotto casa irrompendo a forza nella sua vita. Dopo aver tentato e non essere riuscito a contattarla, neanche per riprendersi la roba rimasta a casa della ex, lui si era rassegnato. Se non mi risponde vuol dire che è proprio finita. Così Bruno tenta di riprendere il filo della sua vita per ricominciare a respirare. Lei gli manca ma lui ha ancora degli amici, una famiglia. Va a dormire a casa dei suoi e un giorno, mentre si preparava per uscire con gli amici, arrivano “quelli là” per arrestarlo. Da quel momento in poi lui vive in un incubo, non capisce neanche cosa ha fatto, di cosa sia accusato. Lei lo ha denunciato mentendo su alcuni aspetti della loro relazione. Lo ha dipinto come un uomo violento, che la chiudeva in casa, addirittura, e che un bel po’ di volte l’aveva sottoposta a gravi violenze psicologiche.

Lui è incredulo e non capisce ma sa che deve organizzarsi per sopravvivere a quello che gli sta capitando. Interrogatori, l’avvocato che pare uscito da un film di bassa lega, panciuto, calvo e con gli abiti vecchi di chissà che anno. Gli propone di dirsi colpevole, perché tanto era il suo primo reato e se la caverà con poco. Bruno non accetta e lo licenzia. Chiama un altro avvocato che costa un po’ di più e cerca di restare vigile, solido e di non deprimersi per meglio affrontare quella lotta. Sono stati mesi e poi anni di processo, persecuzione giudiziaria, in cui secondo Bruno, gli hanno tolto tutto. Energia, vitalità, fiducia nel prossimo. Non si fida più di nessuno e mi parla come se perfino io fossi responsabile di qualcosa. Chiede scusa e dice che non sa più di chi fidarsi e parla con me solo perché ha bisogno di sfogarsi con una persona sconosciuta, che non lo giudicherà e che saprà dirgli quello che pensa.

Glielo dico, senza problemi. Dapprincipio piena di dubbi, gli chiedo cos’ha fatto realmente e perché lei si sia sentita così ferita. Gli dico che cercare una donna con cui hai smesso una relazione, intendo cercarla frequentemente, può essere considerato stalking. E lui risponde che non ha superato quel limite. Non l’ha disturbata oltre e non ha fatto niente per farla stare male. Ha scritto qualche frase piena di dolore e lei ha risposto con altrettanto dolore, ma chi, alla fine di un rapporto, non ha almeno bisogno di mettere la parola fine a tutto dopo essersi parlati senza urla, litigi e toni decisamente inadeguati? Gli dico che il torto non sta mai da una parte sola e deve essersi sentita a rischio per aver avuto bisogno di denunciarlo. Mi dice che lui non ha mai rappresentato una minaccia e quel che è peggio è che non le ha mai fatto violenza eppure ancora adesso, cioè quando può ben dire che è stato assolto, deve giustificarsi e continuare a subire processi da parte di chiunque.

Mi è difficile anche rifarmi una vita, dice, perché non voglio che la persona con cui voglio stare non sappia quello che ho vissuto. Venisse a saperlo da altre persone sarebbe peggio. E nella mia condizione, lui continua, incontro solo donne di due tipi. Ci sono quelle che pensano sia fantastico vivere una storia con il carcerato, e sono morbosamente disturbate perché si immaginano complici di un criminale. Ci sono quelle che non si fidano e anche se attratte da me non riescono a investire neanche un’unghia del proprio tempo per conoscermi davvero. Perciò quella denuncia, per quanto lui sia stato assolto, è diventata il suo biglietto da visita permanente. Basta un’accusa e ti resta un marchio sulla pelle. Sei colpevole anche se innocente, perché così succede a me, mi dice Bruno, e immagino che io non sia il solo.

Se parlo con lei cosa mi dirà? Gli chiedo. Probabilmente che io, colpevole, sono stato assolto e lei non ha avuto giustizia. Pensa che io sono uno stronzo del quale forse ancora adesso ha paura. E chi l’ha accompagnata in tutta quella storia non l’ha aiutata granché a uscire dalla condizione di presunta vittima. I genitori l’hanno pressata a dire di più e ogni volta lei ingigantiva la questione. Giustificava il suo dolore con l’invenzione di sfumature mai accadute nel nostro rapporto. La sua avvocata, poi, era una forcaiola che avrebbe voluto farmi fare anni di carcerazione preventiva, da innocente e senza una sentenza di condanna, e poi ha cercato di premere affinché mi fosse attribuito il massimo della pena. In mezzo a quel pandemonio Bruno non capiva cosa stava succedendo e chiedeva, tra sé e sé, perché mai quella gente sconosciuta ce l’avesse tanto con lui. Perché volevano distruggerlo? Perché tanta rabbia e quella sete di vendetta?

Perché non chiedevano giustizia, volevano vendetta. Vendetta su di me per le altre donne maltrattate, perché gli uomini sono considerati tutti violenti e le donne tutte vittime. Vendetta perché una condanna a me serviva da monito per molti altri. E io ero un perfetto capro espiatorio, aggiunge Bruno, da condannare sulla base della conta di vittime di femminicidi commessi da tanti uomini. Fino a quel momento Bruno non sapeva niente di quelle donne maltrattate e delle violenze che subivano e oggi, quando dice di essere seriamente contro la violenza sulle donne nessuno gli crede. Non ci credi neanche tu, mi dice. Io non rispondo perché non sono un giudice e non sono io che devo processarlo. Lo ascolto e qualunque sia la mia opinione mi interessa sapere quello che ha da dire.

Ho ascoltato tante storie, di tante persone, tante donne seriamente abusate, e a rispondermi c’era sempre qualcuno a dirmi che a volte ci sono altre verità che non vengono a galla. Ho chiesto il perché e mi hanno risposto che ci sono donne che non darebbero ragione a uno assolto, dopo aver subito processi e giudizi, neppure se sapessero che lui è effettivamente innocente. Quello che importa sarebbe il fatto di tenersi stretto quel che viene fuori dalla statistica, senza interromperla, renderla meno credibile perché ci sono quelli che ti dicono che tutte le donne mentono e per salvare quelle che invece non mentono affatto bisogna dire che tutte le donne dicono la verità. C’è un brutto clima, dice Bruno, e non sa bene ora chi mai lo risarcirà di tutto quello che ha perso. Nessuno risarcimento, neanche morale, perché per l’accusa lui resta colpevole in ogni caso.

Allora cosa? Chiedo. Vuoi anche tu vendetta? Comincerai a militare in qualche gruppo di persone che parlano delle donne in malo modo? Mi dice di no. Vuole soltanto un po’ di pace, silenzio. Vuole starsene lontano da tutto e tutti. Perché perfino uno come me, conclude, ha diritto ad una vita. Difficile, distrutta, ma pur sempre una vita. E questo è quanto. E io mi chiedo cosa è successo per esempio a quelle femministe che sono diventate forcaiole fino a questo punto. Basta mettere in galera qualcuno perché c’è sempre il rischio che possa essere un violento. E se non lo è? Non ha importanza, per certune non ci sono dubbi, e chi riprende il filo di un pensiero garantista diventa complice di criminali, seppur assolti.

È diventato tutto così banalmente stretto in uno schema rigido. Di là i colpevoli e di qua le vittime. Di qua chi sta con i colpevoli e di là chi sta con le vittime. Per quanto io sia perplessa e non smetta mai di cercare una risposta ai tanti dubbi, per quanto io conosca fino in fondo il tema della violenza sulle donne, mi chiedo: ma la complessità dov’è finita? Dov’è finita la lotta contro lo stato paternalista, contro le istituzioni patriarcali? Da quando siamo diventate così manettare e affezionate alle galere? Non lo capisco. Davvero, io non lo capisco. E quel che racconta Bruno, in realtà, serve a me per capire come l’idea di una donna perennemente vittima sia controproducente, al di là del suo processo, ma lo è per me, credo lo sia per tante. L’idea di una donna completamente assistita dalle stesse istituzioni che se sbagli a fare una rivendicazione cacciano in galera anche te. E’ tornata l’idea della donna bambina e delle istituzioni paterne. Ed è questo che vogliamo? Io, per esempio, no.

Ps: ovviamente Bruno è uno pseudonimo in rispetto della privacy di quest’uomo. Non si chiama così anche se la storia raccontata è reale.

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Comments

  1. Certe femministe forcaiole mi fanno vergognare di essere femminista.
    Infatti non mi definisco più così. Mi fanno così schifo che già pensare di essere donna come loro (come chi metterebbe in carcere un innocente pur di affermare che le donne valgono più degli uomini) mi fa impressione!!
    Mi dispiace tanto per questo ragazzo!! Vorrei che sapesse che io non lo giudicherei mai!!
    È stato giudicato non colpevole, quindi è innocente, punto!!
    Provo disgusto anche per tutte quelle persone che sentono di potergli fare domande di qualunque tipo sull’argomento, o che prendono anche solo in considerazione che lui possa non essere innocente a causa di una semplice accusa.
    È innocente.
    Tu sei innocente!! Chi ti giudica o ti considera diversamente merita solo di subire lo strazio che hai subito tu!!

    • Io sarei più cauta con i punti esclamativi. Qui abbiamo una sola versione dei fatti. Anche Eretica giustamente è perplessa, si pone molte domande e pur nella ricerca della complessità ricorda che la lotta è e rimane contro le istituzioni patriarcali.
      Il tema centrale perciò, rimane quello della violenza sulle donne che non è agita da ignoti ma da una categoria di persone ben precise come le statistiche ci confermano ogni volta. Forse sarebbe il caso di non perdere di vista la realtà.

      • Io vorrei capire una cosa: se fosse stato assolto per un’accusa inerente una rapina, o un omicido (magari di un uomo) saresti così perplessa?

        “Il tema centrale perciò, rimane quello della violenza sulle donne che non è agita da ignoti ma da una categoria di persone ben precise come le statistiche ci confermano ogni volta”

        “Il tema centrale perciò, rimane quello del terrorismo, che non è agito da ignoti, ma da una categoria di persone ben precise, come le statistiche ci confermano ogni volta”.
        Come suona così?

        • Tanto per essere chiari, il problema qui è passare con troppa “disinvoltura” dalle considerazioni sistemiche generali ai casi particolari.

          Prendiamo questo caso:

          http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2015/09/26/AR7bik5F-inventata_ventimiglia_attivisti.shtml

          Mi sembra che si sia fatto un ragionamento analogo e opposto a quello che fai: nel tuo caso, dato che i maschi bianchi sono privilegiati e spesso sfuggono alle responsabilità legate alle violenze che provocano, allora consideri il singolo maschio bianco colpevole per default di ciò che gli viene ascritto, mentre i no border, dato che i migranti sono discriminati e spesso vengono accusati in massa di essere colpevoli di stupri e violenze, allora considerano QUEL caso singolo rientrante nelle calunnie.

          A occhio, mi sembra che qualcosa non torni in entrambi i modi di ragionare.

        • La violenza contro le donne è la forma originaria di ogni sopraffazione e dominazione di una persona su un’altra che trova nello stupro la sua arma ovvero “il processo consapevole di intimidazione grazie al quale tutti gli uomini tengono tutte le donne in stato di paura”. Le altre forme di violenza contro le donne, psicologica, economica, etc stalking compreso, sono solo minacce progressive che si riferiscono a questa e alla cui ribellione consegue il femicidio.
          Che senso avrebbe l’enfasi che tutte noi femministe al di là delle divergenze diamo alla violenza sessuale se questa fosse una violenza tra le altre e non il fulcro della cultura dello stupro, a sua volta fulcro del dominio sulle donne?
          Perciò nel caso della violenza contro le donne si sta su tutto un altro piano rispetto alle altre violenze (derivate) perchè il significato e il movente dello stesso atto, uno schiaffo ad esempio, cambia a seconda che sia a compierla una donna o sia un uomo su una donna, e in questo secondo caso il mandante è l’intera classe sessuale maschile che ha come movente la perpetuazione del suo privilegio, che oggi (non certo grazie ai maschi) in alcune parti del mondo potrà anche essersi “mitigato” nell’aver vita più facile https://www.facebook.com/AbbattoMuri/photos/a.415642955169537.89941.415529121847587/901258403274654/?type=3 ma continua ancora oggi per molte e potrebbe ridiventarlo per tutte quello di disporre del corpo e della vita della donna.
          Del resto, mi scui, ma che senso avrebbero messaggi come questi https://www.facebook.com/AbbattoMuri/photos/a.415642955169537.89941.415529121847587/901158139951347/?type=3 o il “se toccano una toccano tutte” e altri ancora se le donne non condividessero una condizione comune che le mette tutte, al di là delle altre differenze, in una stessa relazione rispetto ai maschi che non è certo una relazione di parità? Che senso avrebbe parlare di femminismo se non come consapevolezza e lotta contro questo sopruso?
          Svelare la natura originaria della violenza sulle donne è il più grande risultato del femminismo, contrastarla e debellarla è il suo compito attuale.
          Che questo non sia possibile farlo attraverso le istituzioni patriarcali contro le quali la lotta è continua, che sia necessario farlo “sfiduciando tribunali e istituzioni maschiliste e patriarcali” https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/08/05/la-maledizione-di-antonia-e-la-rabbia-che-puo-diventare-bellezza/ è evidente, come è evidente che guardare alla violenza contro le donne utilizzando le stesse categorie usate per nominare la violenza (derivata) che il patriarcato giudica innocuo vedere e punire perchè questo non lo mette in discussione, è un rinunciare alla lotta stessa contro le istituzioni patriarcali.

          • Brighid ti suggerisco di mettere meno link, o limitati ad uno, altrimenti il blog caccia tra gli spam i tuoi commenti. e per fare una cortesia a me ti chiedo di fare commenti meno lunghi perché non riesco a leggerli e a moderarli per tempo. grazie.

          • ” il mandante è l’intera classe sessuale maschile che ha come movente la perpetuazione del suo privilegio”

            Scusi, ma da marxista ho problemi con la definizione di “classe sessuale maschile”. Per me le classi che effettivamente contano sono quelle sociali. Le altre suddivisioni sono irrilevanti e usate dalla borghesia per dividere tra loro i lavoratori e affossare i propri concorrenti.

            Mi sta dicendo quindi che se devo scegliere tra l’alleanza con una lavoratrice e una con Marchionne scelgo automaticamente Marchionne in quanto maschio?

            Quindi il migrante clandestino sul confine tra Francia e Italia a cui accennavo prima è privilegiato rispetto a una donna italiana in quanto maschio?

          • Brighid, ma fatti una canna e calmati…
            Il mondo è grande e pieno di persone a cui non interessa niente del tuo del tuo complesso della vittima; forse dovresti fartene una ragione e darti da fare per migliorare la tua vita, non pensi?

      • Chissà perché però quando é una donna ad accusare di stupro o di stalking un uomo, nessuna di voi (cioé di chi la pensa come te) é interessata a sentire “l’altra campana” e mette in dubbio le parole della “vittima di turno”.
        Sia mai che la pasola di una (santa) donna possa essere messa minimamente in dubbio…

      • E poi io questa cosa che visto che tanti uomini hanno abusato di noi per anni (e continuano purtroppo a farlo), allora tutta la categoria maschile deve pagare per questo crimine, proprio non la condivido!!

        Tra l’altro un pensiero del genere non aiuta nemmeno la nostra causa, perché tutta questa rabbia nei confronti degli uomini ci (vi) fa apparire ingiustamente forcaiole più che rivoluzionarie.
        Se tanti uomini (e tante donne) sono contro il femminismo é proprio a causa di queste esagerazioni senza senso, dannose per tutti!!!

  2. Io comincerei a chiederlo, il risarcimento. La calunnia è un reato.

  3. Già. Come per manifestazioni indignato contro l’assoluzione dei ragazzi che sono stati coinvolti nei fatti della Fortezza.
    Non è voler bene alle donne questo, non è combattere per i diritti. È solo sfogare violenza e frustrazione e rendersi complici dei peggiori istinti.
    È per questo che combatto contro il termine femminicidio, come se ammazzare una donna fosse diverso (o addirittura peggiore) che ammazzare un uomo. Un omicidio è tale e basta, la violenza è tale e basta. Che a perpetrarla sia un uomo o una donna e che sia rivolta a un uomo o a una donna.
    E la vita di Bruno da dove si riprenderà? Quanta fatica dovrà fare per qualcosa che non ha commesso? La solidarietà della donne dove va a finire ora?

    • Sono assolutamente d’accordo con te!!!
      Alcune donne purtroppo sanno essere sensibili solo.nei confronti di altre donne…però pretendono che tutti gli uomini siano sensibili nei loro confronti.
      Non é così che si cambiano il mondo e il modo di pensare comune.

    • Scusi ma proviamo a non mescolare le cose e vediamo di fare un po’ di chiarezza.
      Nel caso della Fortezza, tentando proprio di evitare “lo scontro tra innocentisti e colpevolisti, roba da tifoserie in cui si fa a gara a chi è più giustizialista” si era tentato una riflessione “a prescindere dal fatto che sia o meno avvenuto lo stupro” http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/18/assolti-da-stupro-di-gruppo-a-firenze-inutile-denunciare/1886105/ ragionando sugli stereotipi moralisti, “vita non lineare, bisessuale, con le mutande rosse, sessuata, attrice di film splatter, frequentatrice di seminari sul sesso, priva di pudore” https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/07/24/quel-rumore-di-fondo-che-evita-di-parlare-di-cultura-moralista/
      Organizzazioni ben più riflessive delle tifoserie web (penso a Rete della Conoscenza che ha lanciato la significativa fotopetizione #nessunascusa http://www.huffingtonpost.it/2015/07/22/modo-vestire-non-e-scusa_n_7848024.html ) hanno compiuto questo percorso di riflessione suggerito da Abbatto i Muri discutendo “non sulle questioni giuridiche, quanto sul più ampio scenario culturale che ha a che fare con lo stupro che è un problema culturale prima ancora che penale”.
      E’ da questa riflessione che è nata la manifestazione del Giorno della Fortezza http://popoffquotidiano.it/2015/07/29/stupro-di-firenze-la-rabbia-delle-donne-contro-la-sentenza/ che “contrariamente a quanto hanno urlato e ripetuto allo sfinimento maschilist* ossessionati dall’assoluzione dei sei imputati, si riproponeva di mettere in discussione un impianto culturale e non già l’esito processuale” https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/08/05/la-maledizione-di-antonia-e-la-rabbia-che-puo-diventare-bellezza/
      Come vede tutto questo non c’entra assolutamente nulla con la versione raccontata da Bruno.
      Cerchiamo di usare un po’ di logica https://www.facebook.com/AbbattoMuri/photos/a.415642955169537.89941.415529121847587/878021108931717/?type=3&hc_location=ufi
      e non mescoliamo tutto con tutto solo per portare l’acqua al proprio mulino.
      Grazie.

      • premesso ce la causa è da addebitarsi alle mie scarse capacità intellettuali, ma mi faccia capire: secondo il suo pensiero, io ed i miei figli dovremmo fare parte di una società, nella quale, ai maschi in caso di accusa da parte di una donna dovrà essere negato il diritto della difesa?

      • Ti aspettavo Brighid e zac! eccoti puntuale come le tasse.
        Non so tu ma io la sentenza l’ho letta bene e il moralismo non ce lo vedo. Quelli che vedo è una folla di persone che vuole che le responsabile siano attribuite sempre e solo ad una stessa parte. Esattamente come te in questo caso per cui se una donna accusa deve essere ritenuta la bocca della verità ma se è un uomo a risultare innocente allora bisogna fargli pagare la colpa di essere nato con il pene.
        Nessun mescolamento di carte come vedi ma semplici associazioni logiche di pensiero.
        Per altro contesto questa cosa della cultura dello stupro, concetto che ripudio perché non lo trovo né sensato né realistico.

        • Che strano, sarà una coincidenza, ma per noi donne di “inevitabile come la morte o le tasse” (cit.) ci sarebbe anche un’altra cosa. Ma forse, invece che stia qui a ripetere cose per lei inaccettabili, potrebbe essere più interessante che lei spiegasse più nel dettaglio perchè contesta “questa cosa della cultura dello stupro”, sviluppando meglio le ragioni che la portano a dire che “questo concetto” https://www.facebook.com/AbbattoMuri/photos/a.415642955169537.89941.415529121847587/856168417783653/?type=3&permPage=1 per lei sia non sia “né sensato né realistico” al punto da “ripudiarlo”.
          Sono sinceramente interessata ad ascoltare le sue argomentazioni.

          • Già l’ho detto in svariate occasioni. Per me non fa alcuna differenza da chi e ai danni di chi venga perpetrata la violenza così come non faccio classifiche su essa. Lo stupro è meglio o peggio della tortura? E lo stalking è meglio o peggio del plagio? Non ha alcun senso per me. La violenza è violenza e un violento trova il sistema a lui più congeniale per esplicarla, maschio o femmina che esso sia. Punto.
            Anche tutto il discorso sui privilegi maschili per me non ha senso, posto che da donna nella mia vita pratica ho tante agevolazioni in più. Voi mi dite per esempio che se un uomo mi fa passare in fila perché gli sorrido dipende dalla compiacenza paternalistica che dovremmo estirpare a forza. Io invece dico che è un vantaggio che ho e che mi scoccerebbe assai che un frainteso orgoglio altrui me lo togliesse.
            E poi ancora il discorso sulla paura in cui tutte le donne vivono ad opera di tutti i maschi. Io non vivo affatto nella paura e, detto fuori dai denti, mi sono trovata varie volte a coprirmi le spalle da pugnalate provenienti femmine e assai poche da maschi. Di più: non ricordo una volta in cui un uomo abbia intenzionalmente cercato di farmi del male fisico o psicologico.
            Quindi ecco, ripudio il concetto.

            • Se ho capito bene per lei la violenza sessuale non ha una sorta di “statuto speciale” una particolarità, o una originarietà che lo metterebbe su un piano differente dagli altri tipi di violenza. E’ corretto?
              Se si, sarebbe inutile per me controbattere, i nostri presupposti sono inconcilibili.
              Ma una buona confutazione dovrebbe anche spiegare il perchè del mio “errore” (per lei), perciò mi dica, secondo lei, per quale ragione abbiamo elaborato questa visione sulla violenza sessuale, e perchè praticamente tutte le femministe, addirittura anche quelle eretiche, se posso permettermi, comunque sono molto sensibili al tema della violenza sessuale e recepiscono se non tutta almeno una buona parte delle premesse, dell’analisi e delle idee sviluppate riguardo alla “cultura dello stupro”?

              • Non lo so perché lo abbiate elaborato in questi termini. Ho le mie ipotesi ma rimangono tali.
                Per quanto mi riguarda io credo che ciascuno abbia le sue responsabilità, per cui nello stesso modo in cui guardo ai due lati e mi accerto che non passino macchine prima di attraversare la strada anche se sono sulle strisce, così evito atteggiamenti e comportamenti che possono mettermi a rischio in tutti i campi della mia vita.
                Tradotto: sono assolutamente concorde sul fatto che lo stupro non è accettabile ma se prima te la sventola sotto al naso e poi mi tiro indietro… eh… magari non è impensabile che l’altro reagisce male. Ribadisco per evitare fraintendimenti. Nessuno è autorizzato o legittimato alla violenza, nemmeno nell’esempio che ho appena fatto.
                Poi sai, per me è un distorto concetto di libertà quello per cui io posso andare in giro nuda ma tu non mi puoi far notare che lo sono.

                • intervengo di volata perché ho davvero poco tempo per cui mi scuso se non sarò esauriente.
                  tengo solo a dire che una donna ha il diritto di dire di no in ogni momento del rapporto. puoi anche appartarti con chi vuoi ma se dici no lui non può stuprarti. la cultura dello stupro deriva anche dal ragionamento che proponi tu. non è la donna che deve modificare il suo comportamento per non attrarre stupratori ma sono gli stupratori che devono smetterla di essere tali e devono imparare cosa significa rapporto consensuale. l’esempio che hai fatto poi, secondo me, è offensivo proprio per gli uomini. come se fossero potenziali stupratori che agiscono su mia provocazione. ma gli uomini sono meglio di così e sono rispettosi di quel che vuole una donna perché vivere un rapporto sessuale consensuale è tanto più eccitante che esercitare un potere su una persona a cui non piace affatto quel che lui fa su di lei. quello che dici tu porta al victim blaming, alla colpevolizzazione della vittima. questa è una delle cause per cui quando una donna viene stuprata è lei ad essere processata e giudicata e non il suo stupratore.

                  • Sono vere le due cose Eretica. L’una non nega l’altra in nessun modo.
                    Tu sei obbligata a rispettare il codice della strada e io sono ugualmente obbligata ad essere prudente quando guido e le due cose convivono largamente.
                    Poi possiamo pure giocare a vivere a Trullalandia ma la realtà dei fatti dice che esiste l’istigazione e non lo si può negare per principio o partito preso. Di nuovo sostengo che questo non giustifica uno stupro o una violenza, ma prendiamo ognuno la propria parte di responsabilità.
                    Te lo dico da una che è sempre andata in giro e non certo intabarrata, ma attenta Sì.

                    • Mi spiace ma qui siamo proprio fuori. Non si sta più parlando di donne che non realizzano subito quello che stanno provando o di maschi poco empatici che non ascoltano e non si accorgono “in buona fede” (diciamo così) di superare un limite. Qui ipotizziamo che lo stupro sia compiuto in piena consapevolezza, di “stupri provocati” “o peggio “di ritorsione” (poi lei rifiuterebbe il concetto di “rape culture”) e mi spiace non ci siamo. Chi stupra “una stronza manipolatrice che te la sventola premeditatamente in faccia con il solo scopo di gustarsi la frustrazione del povero maschio sottoposto a tale trattamento al quale viene detto ‘no’ sul più bello” (non ha idea della violenza che mi sto facendo a concederle questa ipotesi) è uno stupratore. Punto. La “stronza” ha la sua responsabilità ad essere considerata una “stronza”, ma dato che lei stessa dice che “il provocare” “non giustifica uno stupro o una violenza” sia coerente ed eviti di parlare di “responsabilità della donna” parlando di stupro. Anche perchè nella vita reale e documentata e non in Ipotesilandia chi stupra, stupra sia la “stronza discinta” sia le altre, anzi preferibilmente proprio le altre. Una scusa la trova sempre. E dato che di scuse ne hanno già fin troppe sarebbe almeno opportuno evitare di fornirgliene altre. La vita reale va avanti lo stesso e forse meglio.

                • Avevo appunto chiesto di conoscere le sue ipotesi. Non vuole esporle?
                  Sul resto ha già detto bene Eretica.

              • L’errore teorico che fai, e con te parte del pensiero femminista, è nel sovrapporre gli effetti di fenomeni sociali osservati in buona parte validamente (il patriarcato, la cultura dello stupro) ai comportamenti delle persone, creando una correlazione diretta e una coordinazione fra tutti gli uomini che nei fatti non sussiste.

                Al di là di questo un sistema penale non può in alcun modo prescindere dalla responsabilità individuale o rovesciare l’onere della prova. Almeno non secondo i nostri valori. Nei tuoi commenti precedenti hai proposto l’equivalente delle accuse di stregoneria subite dalle donne. Si possono ugualmente avanzare molte critiche al procedimento giudiziario per migliorarlo.

          • Una doverosa precisazione: parlo di esperienze personali per mettermi in gioco in prima persona e perché non mi piacciono alcune forme di categorizzazione.
            Quando passo dal personale al generale lo faccio sulla base di esperienze non solo mie, sui confronti che ho avuto, sulle cose che ho letto, su quello che vedo quotidianamente e che mi riguarda solo come osservatore esterna.
            Questo per dire che non rendo me stessa il centro del mondo e non faccio del mio personale l’unica possibile esperienza e verità. Piuttosto, sono una nella media statistica di ciò che ho attorno.

          • al suo link basterebbe il Ren di Confucio
            http://guide.supereva.it/cultura_cinese/interventi/2010/03/il-significato-di-ren-lumana-benevolenza-nei-dialoghi-di-confucio

            ma purtroppo ancora in tutti il luoghi del mondo è valida la massima homo hominis lupis.
            quindi una sana autodifesa anche se a malincuore dovrà far parte del bagaglio personale

  4. Laglasnost, sono contento di vedere un post in direzione contraria rispetto al “solito” (difesa di un uomo vittima di false accuse) e dell’equilibrio con il quale affronti l’argomento.
    Tuttavia, quel “se parlo con lei cosa mi dirà? Gli chiedo. » ha un gusto molto amaro… se si fosse trattato di un’altra storia (per esempio la storia della ragazza la cui denuncia per stupro è stata archiviata, storia contemporanea a questa sul blog) le avresti posto la stessa domanda? Avresti osato questionare la sua versione?

    …temo proprio di no, perché allora sarebbe stato come mettere in dubbio la parola di una donna vittima (in quel caso, sedicente tale ma smentita dal pm), gesto stigmatizzato con l’anglicismo “victim shaming”, se non sbaglio.
    E allora, perché non hai nessun problema a mettere in dubbio la parola di un uomo vittima (la sua versione è confermata dal tribunale, quindi si tratta di una VERA vittima) ?
    Si tratta certamente di un riflesso, non di una coscente discriminazione nel modo di considerare la « vittima » secondo il suo sesso; un riflesso incondizionato da cui sei guidata tu come moltissimi altri giornalisti e commentatori.
    Cosa ne pensi di questo riflesso incondizionato ? Ti sta bene o pensi che bisognerebbe opporvisi?
    Non vorresti che un giorno scomparisse, in nome della lotta alla discriminazione tra i sessi ?

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