Uscire dagli schemi per meritarsi il sesso che ci dà piacere

Lei scrive:

A proposito di sessualità. Io e il mio compagno risolviamo alcune cose un po’ per volta. Dapprincipio avevo tantissimi problemi, ma non con gli altri. Li avevo solo con lui. Non so per quale ragione ma ogni volta era una specie di supplizio. Non mi ha mai obbligata a fare nulla e non lo facevo certo per dovere. A me lui piace moltissimo. Mi piace come mi tocca, il suo odore, le sensazioni che mi fa provare. Poi arriva la penetrazione e sento un bruciore/dolore, come se il pene stesse segando una parte della mia vagina creando una ferita.

Può un pene essere tagliente, può diventare causa di ferite, abrasioni, piaghe? La ginecologa alla quale mi sono rivolta ha detto che non c’è niente che non va in me. È tutto ok e non capisce il perché di quel dolore. Lui nel frattempo chiedeva ad un andrologo che gli ha consigliato di provare a intervenire sul frenulo perché il prepuzio lasciava scoperto il glande con difficoltà. Non era un fatto direttamente connesso al dolore che provavo ma era una soluzione che facilitava a lui la penetrazione perché altrimenti non poteva andare fino in fondo.

Lui aveva, senza saperlo, scoperto il perché il suo piacere era un po’ limitato e io non sapevo ancora quale fosse il mio problema. Dopo tanti e frustranti tentativi falliti, che stavano diventando un fattore di insicurezza per entrambi, alla fine ho deciso che si poteva risolvere in altro modo. Ho provato a penetrarmi con un dildo e non sentivo dolore. Ho provato con le dita e perfino con un cetriolo, una carota, questi ultimi ovviamente rivestiti con preservativo, e anche con quelli non avevo problemi. Se il punto era che il suo pene e la mia vagina non andavano d’accordo decidemmo di optare per un preservativo un po’ più spesso e in realtà un po’ risolse la questione a discapito del suo piacere.

Perciò studiammo altri e vari modi di fare sesso a prescindere dalla penetrazione che, lo dico per chi la vive con difficoltà, vi assicuro non è tutto. Quando entrambi fummo convinti del fatto che potevamo fare a meno di frustrarci a vicenda con tentativi andati a vuoto, fatti solo per replicare schemi già conosciuti, la tensione sparì, noi guadagnammo in godimento e ancora oggi va tutto bene.

Quello che posso dire è che siamo stati pazienti, entrambi, e abbiamo lottato per liberarci da schemi mentali che originano tante frustrazioni sessuali. Abbiamo imparato a giocare con i nostri corpi, a conoscerci molto meglio e a gustare tutto l’uno dell’altra. Così com’è la nostra sessualità funziona e funziona in generale, con alti e bassi, il nostro rapporto. Il punto è che abbiamo affrontato la cosa senza infliggere sensi di colpa e senza fare sentire l’altr@ in difetto. I corpi non sono tutti uguali e abbiamo deciso di sfruttare tutto il nostro sapere e la nostra voglia di piacerci per scoprire la più totale complicità tra i nostri corpi.

L’unica cosa che per me è un problema è parlarne con altre persone. Tra le amiche alcune scherzano sulla loro sessualità e sulle mancanze degli uomini. Parlano di peni grandi, grossi, piccoli. Parlano di uomini che riescono o non riescono a fare quel che dovrebbero fare e certe volte il loro punto di vista è stereotipato e sessista più di quello di un maschilista convinto di avercelo più lungo degli altri e di valere di più con un punteggio massimo di virilità. Se dico che lui non mi penetra con il pene e che godiamo in altri modi so che alcune mi considererebbero una poverina insoddisfatta e considererebbero lui un uomo poco virile. Quando per scherzo accennai della cosa con una “amica” lei chiese se lui non fosse malato di aids, perché se un uomo non penetra deve esserci un problema.

All’inizio pensavo di dovermi giustificare ed esagerare sulla descrizione della mia perfetta sessualità. Ne parlavo come ne parlano i ragazzi quando vogliono dire agli amici che hanno avuto avventure strepitose, perché parlare di insoddisfazione sessuale è quasi un tabù. Il mito dell’uomo maschio e virile deve sopravvivere su tutto. Di quello che sente una donna a me sembra importi poco anche a molte donne.

Quando poi io e lui raggiungemmo un’intesa fatta di sensualità, passione, complicità e tanto altro, non ho più avuto bisogno di inventare niente. Se chiedono io non rispondo. Non mi interessa il consenso delle altre. Io e lui ci muoviamo in una zona sconosciuta ai più e stiamo ancora sperimentando. E questa sperimentazione è un fatto intimo, particolare e bello. Perciò non mi va di condividerlo con chi potrebbe giudicare male.

Lo racconto a voi per dire a chi vive il sesso di coppia con difficoltà che si può uscire dagli schemi e ci si guadagna in piacere. Non per forza. Se non vi piacete allora la chiudete lì ma se vi piacete, e per una qualunque ragione pensate di non poter fare sesso così come lo immaginate, provate a meritarvi un po’ di intimità senza seguire i copioni altrui. Perché per piacersi, a volte, basta solo conoscere se stess* e l’altr@ un po’ di più.

Comments

  1. Obiettivamente la protagonista della storia ha intrapreso un percorso che non tutti sarebbero in grado di fare, o anche solo iniziarlo! Non mi sorprende che i più superficiali non lo comprendano. Da parte mia tanta stima invece!

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