La mia esperienza con l’aborto chirurgico

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Lei scrive:

Ciao Eretica!

Ti scrivo perché ho letto la testimonianza sull’aborto farmacologico, e vorrei condividere con voi la mia esperienza con l’aborto chirurgico. Avevo 23 anni quando sono rimasta incinta, nessuna scelleratezza, un preservativo rotto e una pillola del giorno dopo che non ha sortito effetto. Mi sono trovata nella situazione di dover nascondere tutto ai miei, forse avrebbero appoggiato la mia scelta, ma bastavo io a soffrire, e gliel’ho risparmiato.

Per prima cosa sono andata al consultorio, dove mi sono sentita strillare dal fronte unito della dottoressa e dell’infermiera di essere un’irresponsabile, che quel bambino DOVEVA nascere, che ci potevo pensare prima, e altre cose che, vuoi la paura vuoi gli ormoni, non ho registrato. Mi hanno spedita all’ospedale della mia città, dove l’unica infermiera disponibile era una suora che appena capite le mie intenzioni mi ha presa da parte per parlarmi. È stata gentile, non ha urlato né usato i paroloni di quella mattina. Mi ha chiesto di ripensarci, di prender tempo, e mi ha comunque mandata a parlare con un’altra infermiera. L’intervento in quell’ospedale sarebbe stato possibile solo il mese successivo (a conti fatti ero di tre settimane quel giorno) perché solo allora sarebbe rientrato l’anestesista non obiettore. Ma non era neanche sicura.

In seguito ho capito di aver fatto bene a seguire il suo consiglio di andare nell’ospedale di una città vicina, dove sono più organizzati, perché una ragazza che era con me in stanza mi ha raccontato del continuo rinvio del suo intervento per carenza di medici non obiettori.
Siamo andati nell’altro ospedale, dove l’organizzazione era ben fatta e dove sono stata trattata come un essere umano e non come immondizia come temevo. Durante l’ecografia il monitor era girato in modo che io non lo vedessi, e l’infermiera vedendomi agitata mi ha accarezzata e tranquillizzata, un gesto che è significato più di mille parole.

Fissata la data dell’intervento, mi presento una settimana prima per le analisi, poi arriva il giorno.
Quel mattino sono la prima ad arrivare. Ci fanno sistemare sul letto, il medico ci spiega che ci darà un farmaco per aiutare l’intervento (chiedo perdono ma non ricordo il principio né gli effetti specifici). Era l’ultima occasione per cambiare idea.
Preso il farmaco, abbiamo atteso il nostro turno. La prima ad andare è stata una signora sulla quarantina per farci coraggio, noi altre eravamo più giovani e spaventate. Io sono stata la terza.

Il personale è stato impeccabile, gentile e professionale, sia durante che dopo l’intervento. Sono riusciti a strapparmi un sorriso prima di addormentarmi.
Sono stata tutto il giorno in ospedale, col mio ragazzo accanto tutte le 12 ore.
Il medico mi ha praticato il metodo Karman, in cui il contenuto dell’utero viene aspirato con una cannula. Il tutto è durato una decina di minuti.
Gli effetti fisici sono stati un’abbondante perdita di sangue dopo l’iniezione del Metergyn (chiedo di nuovo perdono, non sono sicura del nome, per pulire l’utero, dolori mestruali e un principio di febbre che la sera stessa era svanita. Ho avuto perdite per una decina di giorni, niente di diverso da un normale ciclo, e qualche giramento dovuto alla perdita di sangue. I sintomi fisici sono svaniti prima della visita di controllo fissata due settimane dopo.

Per quanto riguarda le conseguenze psicologiche, non nego di esser stata molto male. Ci pensavo ad ogni ora del giorno e ogni notte rivivevo tutto. Non avrei mai fatto altrimenti, ero decisa, ma è stata comunque una scelta terribile da prendere. Mi sono rimessa in piedi da sola, il mio ragazzo non riusciva a capire cosa provassi, e ho smesso di parlargliene. È stato il periodo in cui ogni pancione ed ogni bambino mi provocavano una fitta al cuore, finché col tempo il dolore si è attenuato. Tempo e voglia di riprendermi, ovviamente, aiutata anche dall’università che mi dava nuovi stimoli.

Ogni tanto ci penso ancora, ma mai con pentimento o senso di colpa. Non ho nulla di cui essere colpevole.
Siamo solo in due a saperlo, io e il mio ormai ex, e così sarà. Perché è facile passare da individuo a “quella che ha abortito”, e io non sono solo quello.
Spero che la mia testimonianza possa essere utile.
Grazie Eretica per tutto quello che fai!

Comments

  1. Faccio outing: io considero l’aborto moralmente sbagliato. Trovo moralmente sbagliato anche il sistema economico nel suo complesso, il voto della persona ignorante e disinformata, la minicar del quindicenne, il tizio che deve fare un chilometro di strada e lo fa in auto e tante altre cose che per una ragione o per l’altra credo non sia possibile proibire per legge (sono, insomma, a mio avviso dei mali inevitabili).
    Sono però contento che tutte queste attività per me sbagliate siano fatte in prima persona da chi le compie, senza nessun coinvolgimento/compromissione di terzi: ti prendi le tue responsabilità e lo fai, con il mio diritto di criticarti a vita per quello che hai fatto ed il tuo diritto di fregartene della mia critica. Tutte queste attività, tranne la prima, l’aborto!
    Per qualche ragione si costringe il personale sanitario a collaborare con qualcosa che evidentemente (dati i tassi di obiezione) è dalla maggior parte di esso considerato come moralmente discutibile. E allora la risposta è mille volte l’aborto farmacolgico: prendi la medicina, ti prendi la tua responsabilità, fai tutto per conto tuo e il medico controlla solo che tu stia bene e in salute.
    A me l’aborto farmacologico sembra la quadratura del cerchio, il miracolo che permette di conciliare esigenze inconciliabili, il punto di svolta.
    E invece c’è qualcuno che è contro, per motivi misteriosi. Ma che non è contro l’aborto in sé (nessuna maggioranza parlamentare lo vuole vietare), ma proprio contro l’aborto farmacologico. Certo che in giro c’è proprio gente che ama rompere i c…i al prossimo…

    • I tassi di obiezione ,mi spiace dirlo,non seguono l’etica del Medico : molti Medici si dichiarano obiettori di Coscienza quando lavorano nelle strutture pubbliche , per poi non esserlo nelle strutture private . Nel SSN il Medico Ginecologo percepisce lo stesso stipendio praticando o non praticando aborti, nelle strutture private quello stesso Medico viene pagato (dal paziente) per attuare l’intervento chirurgico che porta l’ aborto,e quindi guadagna di più.

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