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Il Trafficking e la situazione del mercato del sesso in Germania

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Pezzo pubblicato QUI e tradotto da Marco. Buona lettura!

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di Katherine Koster (Sex Workers Outreach Project)

Questa è la seconda parte di serie di due articoli. Nella prima parte ho esaminato come la Germania regola il mercato del sesso. In questa parte esaminerò le condizioni (di vita e lavoro ndt) delle sex worker in Germania. 

Da  trafficking  a  big brothels , passando per  plummeting prices, si è molto parlato del mercato del sesso in Germania. L’industria del sesso tedesca è stata dipinta come un caso esemplare nella parabola abolizionista: La Germania come una specie di avvertimento – un esempio di babele kafkiana – in cui chi gioca con il concetto di liberalizzazione sicuramente perderà.

Ma le cose vanno davvero così male in Germania? E la “liberalizzazione” è davvero da biasimare?

Non certo secondo i sostenitori delle sex worker. Che invece puntano il dito contro gli aspetti restrittivi di un sistema normativo libero-solo-in-teoria, che lascia il sex work criminalizzato in molte aree, lo confina in piccoli spazi urbani, e spesso dà alla polizia il diritto di entrare in qualsiasi spazio dove la prostituzione è sospettata esistere, perciò impatta sproporzionatamente sui gruppi più marginalizzati di Sex Worker. Ecco le parole di Sonja Dolinsek, docente alla Humboldt University e sostenitrice delle sex worker: “specialmente le più povere tra le sex workers, o quelle che fanno uso di droghe e che non hanno il becco di un quattrino, sono loro quelle che pagano il prezzo più alto [sanzioni per il lavoro in “zone libere da prostituzione”].

Di seguito esamino alcune delle affermazioni alla “oddio-che-disastro” riguardo allo stato del sesso a pagamento in Germania, incluso il traffico di esseri umani (trafficking), i mega bordelli, i diritti dei/delle lavoratrici e i prezzi.

Primo, il trafficking è veramente un problema massivo?

Non proprio. Il numero delle vittime di trafficking  è in realtà costantemente diminuito a partire dalla metà degli anni 90. Come riportato in un articolo femminista Ire, i numeri sono calati dalle 1200-1500 vittime nella metà degli anni ’90 alle 600-700 del 2008-11 alle 425 del 2013.

Ancora più sorprendente: la percentuale del trafficking tra il 2010 e il 2012 era  inferiore che in Svezia. Questo, assieme alle  recenti critiche su come la Norvegia –anch’esso un paese che criminalizza i clienti e le terze parti – abbia fallito nell’investigare i casi sospetti di trafficking o fornire asilo e sollievo per le vittime, fa sorgere perplessità diffuse sul fatto che le leggi “End Demand” (si intende leggi che fermano alla radice la “domanda” economica per il trafficking ndt) siano uno strumento efficace contro il trafficking.

Molti hanno sostenuto che la legalizzazione ufficiale degli aspetti operazionali ha reso più difficile individuare le vittime ….ma i sostenitori (della legalizzazione ndt) dicono la stessa cosa a proposito della criminalizzazione, ed i ricercatori unitamente ai lavoratori del sociale indicano una differente causa: inadeguata assistenza psicologica alle vittime e poliziotti con opinioni e pratiche che vanno a discapito delle vittime.

Dolinsek sostiene che le vittime del trafficking sono spesso “smontate” dalla polizia, e spesso gli viene detto che non sono “abbastanza vittime: inoltre “lo stato tedesco non ha mai offerto nulla, i diritti delle vitime sono una priorità molto bassa e solo nell’agosto 2015 ha semplificato gli ostacoli posti alle vittime del trafficking per accedere ai loro diritti”.

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Trafficking non è Migrazione

All’incirca i due terzi delle sex worker tedesche sono  sex workers migranti. Forse è questa la causa della confusione, e forse giornalisti ed accademici stanno  confondendo i liberi spostamenti e le cifre del mercato del sesso in Germania con il trafficking per motivi sessuali. In ogni caso tra i paesi Europei la Germania è la norma piuttosto che l’eccezione: infatti secondo uno  studio TAMPEP del 2009, più del 60% delle sex workers in ogni “vecchio” paese EU sono migranti, con la sola eccezione degli UK. Ad ogni modo, anche se la migrazione è all’origine della scelta di lavorare con il sex work in Germania o avviene, invece, a causa del sex trafficking, anche se i due fenomeni potrebbero sembrare connessi in realtà  non sono la stessa cosa. E secondo TAMPEP e Il giudice federale tedesco Thomas Fischer, la “vasta maggioranza delle sex worker Asiatiche, Africane e dell’Est Europa lo fanno non sotto coercizione, ma nell’ottica di un lavoro temporaneo (o stagionale)”.

Ed in Germania il sex work realizzato da migranti non è una novità post-2002: La migrazione è iniziata subito dopo la fine blocco sovietico ed la conseguente “apertura” delle frontiere, ed è continuata con l’espansione della EU del 2004 e 2007.

E i Mega Bordelli?

La decriminalizzazione degli aspetti operativi (logistici ndt), delle “terze parti” nel mercato del sesso in Germana ha forse spianato la strada ai “Megabordelli”? Non esattamente. Dolinsek sostiene che il cambio normativo “Può aver incrementato l’accesso degli investor funds” ma dice anche che i mega complessi iniziano a comparire anni fa. E anche se molti complessi spariscono durante l’epidemia di AIDS degli anni ’80 e primi anni ’90, non sono “tecnicamente nulla di nuovo”.

Al contrario sono le restrizioni, invece della della mancanza di restrizioni, che possono aver qualcosa a che fare con l’emergenza dei megabordelli. Se la Germania restringe le aree del sex work fino a farle diventare sempre più minuscole finisce per cancellare il lavoro fatto per strada in modo completamente indipendente, e questa politica potrebbe essere forse alla base della crescita e della forza  dei grandi asset commerciali del sesso.

Indipendentemente dalla recente diffusione di grandi bordelli, questi non hanno monopolizzato il mercato, e il lavoro del sesso continua a svolgersi in una grande varietà di spazi e contesti in Germania, tra cui strade, bar, bordelli più piccoli, così come le abitazioni private di clienti e dei lavoratori del sesso.

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E a proposito dei diritti de* lavorator* e dei prezzi?

I prezzi sono diminuiti, dice Dolinsek, ma non nella misura lamentata dai media … e come per la migrazione e i megabordelli, questa è una tendenza che è iniziata prima della legge sulla Prostituzione del 2002 … e  non è una esclusiva della Germania. “Altri sviluppi della società”, dice Dolinsek, in particolare, la disuguaglianza economica tra la Germania e i nuovi paesi dell’UE e una accresciuta migrazione con aumento della manodopera, in particolare per le donne che, in tutto o in parte, si basano su lavoro sessuale per il reddito, ha avuto un impatto maggiore sui prezzi abbassandoli.

“E’ vero che, soprattutto per le donne provenienti dall’Europa dell’Est, o anche per gli uomini, quello che i clienti tedeschi pagano è comunque tanto, quindi, per spendere meno si accontentano di minori prestazioni rispetto a quelle che il cliente tedesco vorrebbe”. Tuttavia, si tratta di una questione controversa, dice Dolinsek. “Alcun* sexworker tedesch* hanno fatto propria questa retorica sulla caduta dei prezzi, e … hanno detto che sarebber* felici se tutti quei migranti se ne andassero perché così il business tornerebbe a posto.”

Per quanto riguarda i diritti e i benefit dei sexworker, l’accesso all’assistenza sanitaria, le prestazioni di previdenza sociale e i sussidi di disoccupazione sono stati un importante conquista … ma i cambiamenti dovuti alla Legge del 2002 hanno un impatto limitato per un’industria stigmatizzata in cui la maggioranza dei lavoratori sono immigrati, e dove entrambi migranti e lavoratori di sesso tedeschi spesso non concepiscono l’impegno nel mercato del sesso come una carriera permanente.

E ancora una volta, la migrazione e le restrizioni sul lavoro migrante svolgono un ruolo chiave nel campo dei diritti dei lavoratori: Secondo uno studio Tampep del 2009, si stima che il 56% dei lavoratori del sesso migranti in Germania arrivavano da altre nazioni senza permessi di lavoro. E fino a poco tempo fa, i migranti provenienti da paesi ammessi nell’UE nel 2004 e nel 2007, che si stima fossero il 42% dei sex worker tedeschi, potevano solamente lavorare autonomamente, senza acquisire la residenza e un permesso di lavoro.

Dunque, nonostante il grande panico moralistico sui “Bordelli a basso costo” (che non sono poi così male anche se assumono i sex worker, ma, nonostante le buone intenzioni dichiarate, non risarciscono i/le sex workers in caso di calo dei clienti) la stragrande maggioranza dei sex worker tedeschi sono per “lavoratori indipendenti”, questo significa che la maggior parte non sta beneficiando dei diritti del lavoro che la Legge del 2002 intendeva concedere.

Per chi ha seguito l’ondata di proteste dei diritti dei lavoratori delle erotic dancers (danzatrici/danzatori erotici), le questioni relative ai diritti del lavoro nei bordelli tedeschi saranno sorprendentemente familiari. In quanto lavoratori indipendenti, ai sex worker tedeschi viene spesso richiesto di pagare per lavorare, e secondo Dolinsek,”La ragione di tensione più alta, soprattutto se si lavora nei bordelli, è l’affitto che si deve pagare. Perché l’affitto per le camere è molto alto”. I sex worker tedeschi pagano un fisso o l’affitto per la camera che oscilla tra gli 80-150 euro, e qualche volta un 7-30 Euro in aggiunta a quello sul fatturato imponibile (fatturato prima della tasse). Così, proprio come i/le ballerin* american*, molti sex worker tedeschi cominciano a lavorare in perdita, e la prima quota dei loro profitti deve andare a “pareggiare” le spese iniziali.

redzone

Ma dove è cominciato tutto questo “discorso”?

Il giudice Fischer  lo chiama  “moralismo senza senso.” Dolinsek indica l’opportunismo strategico riguardo al mancato rispetto della Germania di una direttiva dell’UE sul trafficking del 2011, e la visibilità del mercato del sesso.

In definitiva, ci sono problemi nel mercato del sesso tedesco …. ma non i problemi che mettono in luce i riflettori dei media. E, anche se questo discorso è irritante per gli oppositori e le oppositrici dei sex workers, distruggere questi (falsi) miti non è solamente una questione teorica….perché non farlo finisce per condurre a soluzioni immaginarie per sex worker immaginari invece che a risolvere i veri problemi delle vere persone coinvolte nel reale mercato del sesso.

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