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Chi non ci fa godere, non ci merita!

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Lei scrive:

Ho letto l’intervento della ragazza che non e’ sicura se il sesso le piaccia o meno, e vorrei rispondere raccontando la mia esperienza personale.

Mi ritengo una donna fortunata, perche’ una serie di fattori casuali mi hanno portata ad avere un buon rapporto con il sesso, e penso che analizzare la mia storia possa essere d’aiuto per comprendere il problema. Molte volte mi sono trovata a consigliare amic* in difficolta’, e vorrei condividere anche con voi i consigli che ho dato loro a partire dalla mia esperienza personale.

Ho avuto il mio primo orgasmo a 11 anni, da sola, ed e’ stata una scoperta importantissima. Per fortuna i miei genitori mi lasciavano la mia privacy, e io ero molto discreta, quindi per qualche anno ho potuto sperimentare in solitudine cio’ che il mio corpo mi offriva. E’ stata una fase fondamentale della mia vita sessuale, una fase che nessun@ dovrebbe saltare o vivere con angoscia e vergogna. Il primo consiglio che vorrei dare a tutt@ e’: masturbatevi. Senza vergogna ne’ preconcetti, imparare a capire cos’e’ che piace e’ fondamentale (immaginario, ritmi, pratiche, etc.).

A 14 anni ho avuto il mio primo partner, ma non riuscivamo ad avere rapporti completi. Il ginecologo mi spiego’ che avevo un problema chiamato “vaginismo”. Da wikipedia:
“Il vaginismo […] consiste in una contrazione riflessa e involontaria dei muscoli del perineo, della vulva, dell’orifizio vaginale tale da impedire la penetrazione necessaria al coito”
In pratica, la penetrazione era fisicamente impossibile. Il mio ragazzo allora era appena sedicenne, giustamente inesperto, e sfortunatamente troppo dotato. Per gli uomini in ascolto: avere un pene normodotato, per alcune donne, e’ il pregio migliore che un uomo possa vantare in fatto di dimensioni.
All’inizio ho vissuto questa cosa come una tragedia, sentivo di essere “anormale” e “diversa” dalle mie coetanee. Poi gli ormoni hanno avuto la meglio, per fortuna, e ho cominciato a giocare col mio compagno: in pratica, facevo con lui quello che avevo imparato a fare da sola negli anni precedenti, e nel frattempo imparavo come funzionava anche il suo corpo. Per quattro anni abbiamo avuto rapporti non completi ma estremamente soddisfacenti, e abbiamo sperimentato ogni possibile variante del sesso che non coinvolgesse la penetrazione. Col senno di poi, quella diagnosi che tanto mi aveva spaventata si e’ rivelata essere un’opportunita’ perfetta per approcciare il sesso.

Ho perso la verginita’a 19 anni con un altro uomo, fisicamente piu’ compatibile, e da li’ e’ cominciata una nuova fase: ho scoperto che la penetrazione mi procura piacere solo in certe condizioni, ho dovuto capire quali e insegnarle alle persone con cui andavo a letto. Ad ognuno dei miei partner ho fatto un “training” di come usare mani, bocca e ritmi, e quando trovavo persone aperte da questo punto di vista era una gioia chiedergli cosa piacesse loro e sperimentare tutto questo insieme. A quel punto ho scoperto che moltissimi uomini sono incredibilmente inibiti, si vergognano di cio’ che gli piace perche’ hanno paura di essere additati come “anormali” o “ridicoli”, ma non ci sara’ mai liberazione sessuale finche’ non ci sentiremo liberi di esprimere senza timore cio’ che veramente ci piace. Il secondo consiglio che vorrei dare, quindi, e’: non giudicare. Ne’ se’ stessi, ne’ gli altri. Il sesso e’ un’espressione complessa e estremamente intima della nostra persona, nessuno ha il diritto di assegnare giudizi di valore ai gusti sessuali, ne’ ai propri ne’ a quelli altrui. Se qualcosa non piace o non interessa, basta parlarne apertamente e trovare un compromesso.

Ho avuto molti partner sessuali, non me ne vergogno affatto. Vivo il sesso come un momento di grande intimita’ e sincerita’, e se trovo pari requisiti nell’altro diventa un’occasione di grande valore da un punto di vista umano e relazionale, e questo vale anche per i rapporti occasionali. Quindi l’ultimo consiglio che vorrei dare e’: aprirsi, essere sinceri, parlare di sesso come si parlerebbe dei gusti musicali o del cibo. Non lasciare che la vergogna e i preconcetti inibiscano il piacere di condividere l’intimita’ con qualcuno.
Certo potrebbe capitare di incontrare l’insensibile o l* stupid* che non capisce, ma ci vuole un attimo per mandarl* a quel paese: chi non ci fa godere, non ci merita!

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Comments

  1. Questo è un post ch si dovrebbe far legger snelle scuole 🙂

  2. Quando ho letto la headline, pensavo fosse un post rancoroso scritto da una femminista che rosica dopo l’ennesima storia finita male. Invece nulla di tutto ciò, è un post sincero e molto, molto maturo. Se gli uomini giudicassero meno e fossero meno complessati, ci sarebbero più donne così.

  3. L’ha ribloggato su Cose da Ve ha commentato:
    “Ribloggo” (che brutto termine!) questo articolo perché la massima “chi non ci fa godere, non ci merita” è davvero interessante! Ogni tanto tra i vari discorsi che si fanno emerge quasi un “rifiuto” da parte delle donne di dare piacere al proprio ragazzo in un certo modo. Ad esempio con il sesso orale. Ho sentito dire da alcune donne “mi fa schifo” rivolte a quella pratica. Da lì sparisce pure il sesso, il rapporto completo, un rifiuto porta a un altro rifiuto e ciao ciao vita sessuale. Altre volte sento dire che sono gli uomini a schifarsi (giuro) dal praticare sesso orale alla propria partner. A parte che “schifare” qualcosa del corpo dell’altro, in una relazione mi pare impossibile, o meglio, non veneri il mio corpo? Ti saluto. Però, per quanto siano banali certi discorsi io non li darei proprio per scontati. Parlare chiaro, dire cosa si vuole ecc per molti sembra un’utopia e non solo a letto.

Trackbacks

  1. […] schifo il tuo pene però posto lo stesso i nostri selfie su Facebook l’ho detta commentando questo interessante articolo). Coomunque, dicevo, oggi ne ho letta un’altra sempre sul tema. La pagina “Abbatto i […]

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