Non voglio figli, il corpo è mio e lo gestisco io

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Non voglio figli. Non mi sento meno donna se non ho un figlio. Perché devo sentire questa pressione culturale? Perché tutti insistono nel dirmi che devo badare al mio orologio biologico, il mio futuro, la presunta solitudine che sentirò quando sarò vecchia. Perché stanno lì a giudicarmi, a moralizzare la mia esistenza, a dirmi che la mia vita così non ha proprio senso. E se io bastassi a me stessa? E se non aspirassi affatto alle gioie della maternità? Ed ecco che mi dicono che se non faccio figli è perché sono egoista e arida dentro. Non ho amore, non provo empatia, non sono in grado di assumermi responsabilità, eppure la mia vita va bene così com’è, io amo e sono riamata, faccio cose che mi gratificano e non ho la minima intenzione di sentirmi in difetto perché non sono madre.

Questo è quello che tante mi dicono quando si parla di maternità. Donna sta a madre come il tuorlo sta all’albume. Senza un figlio sei nessuno. Avere un figlio è la cosa più bella del mondo. Essere madre è un’esperienza unica. Intanto si pensa alle donne solo se hanno figliato e neppure poi tanto. Al lavoro mal sopportano una donna con un figlio. Il welfare non fa niente per ragazze con figli. No casa, no reddito. Quindi tutta la bellezza del figliare sta nel fatto che hai accontentato la Chiesa, gli antiabortisti, le missioni di carità che ti fanno sentire un’accattona e che ti dicono che la gioia dell’essere madre sta proprio nell’essere madre.

Hai mai visto un’antiabortista darti il suo stipendio? Affittare una casa per te? Trovarti un lavoro? Assolutamente no perché l’obiettivo è farti partorire e poi consegnare il figlio all’educazione morale e culturale di chi lo indottrinerà a essere quello che altri vogliono sia. Una casalinga, un’altra madre, una che lava-stira-cucina, un soldato, un operaio, uno che può aspirare a lavori prestigiosi, uno che la storia non dimenticherà mai di citare, perché la storia del fantomatico gender sta veramente tutta qui. Tu sei quel che hai in mezzo alle gambe. Il tuo destino è segnato da un pene o una vagina. Partorirai con dolore, morirai da eroe, amerai la famiglia e ti prenderai cura dei tuoi cari, schiatterai lavorando fino all’ultimo secondo della tua vita, perché a guadagnare tanto sono in pochi e tu altro non potrai essere che l’uomo di fatica di cui il capitalismo ha bisogno per fare arricchire pochi schiavizzando molti altri.

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Non faccio un figlio, dice Irene che ha 33 anni e non sopporta più nessuno che le dica che non c’è più tempo e che poi se ne pentirà. Irene presta attenzione e usa regolarmente contraccettivi. Pretende che i suoi partner portino con se un preservativo e non ci casca mai quando un uomo la lusinga dicendo che vorrebbe un figlio da lei. Fattelo fare da qualcun’altra, dice Irene. Il mio utero non è al tuo servizio. Poi dice che se invece una coppia di amici, gay, volesse un figlio da crescere e amare forse per loro lo farebbe. Non trova ci sia nulla di male e pensa che quello è l’unico motivo per cui accetterebbe di portare a termine la gravidanza.

C’è così tanta gente timorata di Dio che ordina e commenta su quel che dovrei fare con il mio utero, racconta Irene, che trovo sia sovversivo e rivoluzionario prestare il mio utero a una coppia invisa da chiunque, da omofobi e moralizzatori, da chiunque pensi che la donna sia madre per nascita e che dovrebbe essere attaccata a quel che partorisce per un malinteso istinto che non tutte sicuramente hanno. Ma che abbiano o meno un istinto che le porta a curare qualcun@ non è poi detto che quella cura debba essere diretta necessariamente in direzioni imposte. Chi dice che fare un figlio per due persone che lo ameranno e lo cresceranno con impegno e responsabilità non sia “cura”. E se la “cura” che tutti dicono resti nelle intenzioni di una donna, per nascita, fosse diretta ad altro cosa succede? Vediamo: sull’utero in prestito ho già detto. Ad una donna si dice che figli si ma non per altri che non siano una coppia etero o addirittura per fare felice una sorella, come quando da piccola la mia compagna di scuola mi raccontava che i suoi genitori non potevano fare figli e la sorella della madre adottiva allora partorì per farle dono di quella bambina.

Una donna non può avere figli che restano in una coppia lesbica, non può dedicarsi alla cura di altre persone che non siano i propri familiari, non può prendersi cura degli animali, o meglio, degli esseri viventi non umani. Non può prendersi cura di persone che comprano determinati servizi, come i servizi sessuali per esempio, quando si tratta di assistenza sessuale per disabili o di servizi diretti a persone che vogliono semplicemente essere amate. Una donna non può gestire la cura così come vuole perché tutto deve funzionare come un ingranaggio rodato così come il capitalismo vuole. Le donne in casa a fare da ammortizzatrici sociali, psicofarmaci familiari, affinché la produzione sia massima e da quella produzione derivi un gran risparmio. Quanto dovrebbe chiedere in più un operaio per le ore effettive di lavoro? Quanto dovrebbe chiedere una donna per le volte in cui fa sesso col marito, cresce un figlio, fa la colf o bada agli anziani? La donna può scegliere quel che fare del proprio corpo solo se sceglie quello che altri le ordinano.

Perciò attualmente è rivoluzionario dire che non vuoi fare un figlio, o che non hai voglia di crescerlo, che non è poi così vero che la tua “natura” dice di te cose che ti sono imposte per cultura. È rivoluzionario vivere di sogni che non coincidono con quelli che ti ordinano di fare figli per la patria. Sono trascorsi tanti anni eppure il motto Dio-Patria-Famiglia è sempre lì a fare da monito per chi invece non vuole vedere normare i propri desideri. Irene dice che è stufa di chi le chiede se ha un compagno, se è incinta, se partorirà. È stanca di subire veti ovunque lei si trovi. Irene è anche una sex worker e pretende grande attenzione dai suoi clienti. Ha un’espressione ironica mentre racconta come ogni volta che si rivolge ad una ginecologa, sempre la stessa da molti anni, riceve complimenti per lo stato in cui si trova. Non ha problemi, la sua salute è ottima e “per il lavoro che fai mi stupisce che tu sia così perfetta” – dice la dottoressa.

Sex-Workers

Perfino nella mia professione a volte ho incontrato colleghe che mi dicevano come fosse assai più lecito dire al mondo che vendi servizi sessuali per mantenere un figlio, magari dopo essere stata abbandonata da un uomo violento, e questi sono argomenti che altre usano per fidelizzare e commuovere i clienti che sborsano di più pensando di fare così un’opera buona.

Da ciò che dice sembrerebbe proprio che per le sex workers che vendono per scelta servizi sessuali il timore più grande è quello di dover dare troppe spiegazioni a chi non riconosce loro il diritto di scegliere liberamente. Se sei una sex worker devi raccontare storie lacrimevoli, di schiavitù sofferta, un po’ come Somaly Mam che prese in giro mezzo mondo dicendo che era una vittima di tratta e guadagnando sulla pelle di tutte soldi con i quali faceva il giro del mondo a raccontare la sua lacrimevole storia.

Io sono mia” – ripete Irene – “e non me ne frega niente del fatto che c’è chi mi vorrebbe donna onesta, forse sposata o madre di un paio di figli. Non me ne frega niente se c’è chi pensa che non dovrei fare il lavoro che faccio. Ci sono persone che non fanno altro che rompere le palle dicendo a me, a te, a tutte, come dobbiamo vivere. Perciò io lo dico chiaro e tondo che vivo come mi pare e se per questo fanatici religiosi e femministe abolizioniste, alleati in casi come questi, vorranno mandarmi all’inferno facciano pure. Di sicuro l’inferno è molto più divertente del Paradiso.

Saluto Irene e penso a chi non sa farsi gli uteri suoi o le vagine sue. Alcune persone hanno bisogno di hobbies. Potreste scrivere le vostre memorie, o, che so, potreste occuparvi d’altro lasciando che le donne come Irene parlino per sé senza sovradeterminarle, sostituirvi a lei, imporvi in sua rappresentanza quando nessuno ve l’ha chiesto. Non è questa la base del femminismo? Avere rispetto dell’autodeterminazione delle donne, qualunque cosa scelgano? O l’unica libertà che volete per le donne consiste nell’essere “libere” di essere come piace a voi?

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Comments

  1. Auguri. d’altronde è notorio che il pianeta è sovrappopolato, da qualche lato bisognerà iniziare

  2. Basterebbe un po’ meno livore, da una parte e dall’altra, però. Io non trovo che una donna senza figli abbia un’esistenza meno ricca, ma non accetto neanche che vengano a dirmi che i miei li ho fatti per dare retta alla Chiesa o alla morale dominante. Non si può pretendere accettazione finché non la si dà. E non è neanche il caso di parlare di ribellione o di atteggiamenti rivoluzionari. Sarebbe meglio, molto meglio, parlare di convivenza serena e rispettosa. Ripeto, da entrambe le parti.

  3. Io non ho potuto avere figli, anche se mi sarebbe piaciuto. Da donna rimango basita di fronte a mamme che stanno tutto il giorno a lamentarsi dei loro figli per poi guardare me cercando uno sguardo di complicità mentre mi dicono ” Beata te che non hai figli” . Ma anche donne che dicono di non volersi separare dal marito “per il bene dei figli” e che poi mi dicono” Beh,tu non hai figli,non hai avuto problemi a separarti” . I figli come un dovere, come una scusante. I figli usati senza delicatezza per ferire altre donne,come me.

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