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Non usate la parola “disgusto” riferita ai corpi magri

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Lei scrive:

Qualche giorno fa ho letto il commento alla copertina di una rivista e di quel commento la mia mente ha subito evidenziato la parola “disgusto”. Non ho commentato a mia volta, mi sono limitata a leggere le parole degli altri, pro e contro. Ho capito che quella parola non era rivolta alla donna ritratta in copertina, ma al sistema che su quella copertina la posiziona, alla posa che le fanno assumere, ai concetti, messaggi, stereotipi. Ho riflettuto, provando a comprendere, perché alla fine sono d’accordo sull’idea di non sfruttare un corpo malato e non proporre sempre e soltanto un modello estremizzato. Io ho provato, ma quella parola, “disgusto”, anche se contestualizzata, non mi va giù. Questa pagina invita a raccontarsi e voglio provarci, forse riuscirò a spiegare cosa una singola parola può smuovere.

“Fa schifo” il mio modo di sedere, la mia postura sbagliata. Questo l’ho sentito in casa, non mi ricordo a partire da quando, quindi immagino abbastanza presto. No, non ero una bambina maltrattata, era un giudizio, un tentativo di correzione e valutate voi se può essere considerato costruttivo.

“Sembri uscita da un campo di concentramento” una foto che mi ritrae dopo la doccia, in gita scolastica, una foto innocente, per niente volgare, una foto che mostrava soltanto me. Quale fosse lo scopo del commento ancora mi sfugge, lascio a voi anche questo.

“Ma mangi?” “Devi mangiare!” “Per forza sei così magra…” “Oh, ma allora mangi come gli altri!” sempre, ogni anno, ogni mese, quasi ogni settimana, probabilmente dalle scuole medie ad adesso (e di anni ne ho quasi 30). Commenti innocenti, pronunciati senza cattiveria, sorpresi, a volte desiderosi d’aiutare. Utili? Rispondete ancora voi.

Un commento continuo, una domanda continua, perché la maggior parte della gente non pensa che io abbia il diritto di offendermi, la maggior parte della gente non si chiede cos’ho vissuto…e se io fossi stata davvero una di quelle persone ricoverate in ospedale e forzate a mangiare? Parlerebbero ancora a cuor leggero?

No, io in ospedale non ci sono finita, né mi sono mai vista grassa, ma il digiuno, il dimagrimento ed il piacere di poter controllare qualcosa, la fame che supera i problemi e diventa centrale, la voglia di sparire…tutte queste cose me le ricordo, fanno parte di me e mi piacerebbe dire soltanto del mio passato, ma non è vero. Ogni tanto ho ancora la tentazione di saltare un pasto, immagino sia qualcosa di simile a quello che prova un ex-fumatore, ci penso e poi passo oltre. Sono stata più fortunata di altre persone (c’è chi direbbe più forte, ma tanta fortuna l’ho avuta), perché io un ospedale non l’ho visto, dalla psicologa ci sono andata, ma molti anni dopo (e avrei fatto bene a cercarla prima, probabilmente tutto sarebbe stato più semplice), ho trovato il mio modo per non cadere del tutto in quella che sarebbe stata anoressia. Ho incontrato alcune persone capaci di parlarmi nel modo giusto, nel modo che a me era congeniale ed erano persone che non hanno mai guardato il mio corpo e detto “Che schifo”, né m’hanno mai invitata a mangiare di più, perché sapevano, o intuivano che dirlo non serviva a niente e che io ero abbastanza intelligente per capire da sola che mi stavo facendo del male.

Parliamo di numeri? 47 kg, forse un po’ meno, per quasi 1.75 m. Questo è stato il limite e sia chiaro che ora non ho raggiunto quello che qualsiasi tabella considera “normopeso”, ma sicuramente non sento più il pericolo così vicino.

Un racconto che va avanti e indietro nel tempo, il mio, non una vera storia, me ne rendo conto, ma forse potrà servire a far capire cosa provo davanti alla parola “disgusto”. Quando si parla del corpo di una persona certe parole andrebbero abolite! Non m’importa se il “disgusto” era rivolto al sistema e non alla persona, perché il problema è che quel sistema usa una persona vera per comunicare e lo schifo è rivolto a qualcosa che ha comunque a che fare con il corpo di una persona. Quel “disgusto” io l’ho sentito addosso e lo sento anche adesso, perché per qualcuno se sei magra sei anoressica e basta…ma se anche fosse il problema è un altro: io sono una persona, quella ragazza è una persona e che sia malata, sana, grassa, magra, giovane, vecchia, o quello che vi pare, la parola “disgusto” ed i suoi sinonimi siete pregati di tenerli lontani da me, da lei e da chiunque altro.

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Comments

  1. Io sono in una ricaduta, con tante cose annesse (le cose non sono mai facili, no? Non avvengono mai sole o separate da altre) ed il mio stomaco soffre tantissimo. Ogni giorno sento ‘E certo, se non mangi mai!’ o ‘Se mangi così poco!’ o ‘Che forze vuoi avere!, fai schifo\miseria\paroladisgustante a caso.’ e persino esternazioni di disperazione (‘Dio mio, sei così magra, Signore aiutala.’). Quanto fanno bene?
    Niente.
    Perchè la mia è sempre stata ed è una malattia immaginaria.
    Sono felice tu ne sia uscita e spero sarai sempre più forte nel resistere a questi commenti.

  2. Ti comprendo e sostengo la tua invettiva!

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