Un uomo coi collant non è un uomo – e uno con un boa rosa cos’è?

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di Inchiostro

Ok, ho infine deciso di sedermi qui – io pure – a scrivere – io pure – le mie quattro cazzate – io pure – sugli uomini con le calzedadonnamiodiosalvateci!1!!!1

Purtroppo non posso non denotare, come preambolo, le seguenti cose:

  • La gente non capisce una sega di nulla.
  • Selvaggia Lucarelli continua, ogni volta, ad invocare lo vero omo, al che io sto seriamente iniziando a pensare quale problema avesse lei con suo padre. E questa non è diffamazione, ma frutto delle mie letture dei libri di Jung (Carl Gustav, yo te quiero mucho! ❤).
  • Sono stati sviscerati in rete così tanti stereotipi che, dopo essermeli letti tutti, adesso ho problemi a capire quale sia la mia identità, chi io sia veramente, se sia parte di questa razza o sia figlio di due sadici venusiani che, per punirmi, hanno deciso di abbandonarmi su questo sgangherato pianeta, che condanna i matrimoni omosessuali e concede i funerali in pompa magna a una persona tenera e rispettabile del calibro di Augusto Pinochet (che, peraltro, era anche brutto come la fame, ma non divaghiamo).
  • Sembra che un uomo che mette i collant faccia più scalpore di un prete che dichiara che sono i bambini a provocare, in relazione a quelle cose da nulla che accadono tra vicari del Signore – e probabilmente il Signore ha smesso di farsi vedere in giro per colpa di questi individui, ché anch’io mi blinderei in casa, se i miei rappresentanti fossero persone di questo calibro – e i dolci pargoli, mandati alla corte di questi vicari per essere salvati dal #gender (il siluro gira, gira…).
  • La gente non capisce una sega di nulla.

 

Bene, preambolo terminato. Veniamo al dunque.
Ora, eviterò di scrivere in maniera seria riguardo i contenuti, perché secondo me è inutile – presente il detto riguardo il giocare a scacchi con un piccione? -.
Farò anche finta di non sapere che, prima del cattolicesimo, non esisteva eterosessualità o omosessualità, ma esistevano persone che facevano cose con altre persone – a riguardo, anziché le solite rotture di coglioni riguardo ‘sta sfigata di Lesbia, ci sono interessantissime poesie di Catullo, dedicate ad uomini (Uomini veri, Selvaggia), nelle quali egli dice hai ancora il bianco che ti macchia le labbra. E, no, il bianco non era zucchero filato, i Romani non ce l’avevano -.
Farò anche finta di non sapere che, nell’Iliade – presente, quella roba piena di eroi muscolosi e forzuti, belli, kalòs kài agathòs, che combattono virilmente in battaglia, e parlo sempre con te, Selvaggia – dicevo, farò finta di non sapere che, nell’Iliade, Achille – presente? Il temibile Achille, figlio della ninfa Teti? – era nientemeno che l’amante di Patroclo, e non l’amico, come un film revisionista e machista di stampo hollywoodiano ha provato a farci credere.
E Cesare, Caesar, quello del Rubicone, dal cui nome, in etimologia, deriva la parola tedesca Kaiser, insomma, quel Cesare lui pure si divertiva con altri uomini veri e questo sta a dimostrare come i fascisti, che basano la loro dottrina sull’antica Roma, sul mito della romanità, non capiscano un cazzo di niente. E credo che dire un cazzo di niente, in questo caso, sia veramente più che appropriato.

Comunque, andiamo avanti e sarò breve.

Un uomo non può, evidentemente, mettere un paio di calze convenzionalmente femminili.
Non può, si dice, perché quel gesto svilisce la sua virilità.
E questo rientra in quel novero di minchiate che vorrebbero gli omosessuali tutti checche, le lesbiche tutte maschiacci e i/le/* trans tutti/e/* brasiliani.
Non credo ci sia molto di più da argomentare, sapete? Come si può rispondere a dei luoghi comuni tanto deprimenti? Giuro, mi deprimo meno nel reparto di rianimazione intensiva di un ospedale, dico davvero.
Potrei parlare di come gli stereotipi siano stupidi, di come la virilità possa andare ben oltre un paio di calze, di come anche un omosessuale possa essere virile, forte e – Selvaggia, è per te – uomo vero.
Ma no, sarebbe tempo sprecato. Non si può discutere con dei piccioni.

In cima a questo post c’è una foto d’uno stupido con un boa di pelo rosa intorno al collo.
E’ la mia vera risposta a tutta quest’idiozia.
La mia alcolemica risposta a tutta quest’idiozia.
Forse che quella posa poco virile e quel boa sconveniente – è bellissimo quel boa! – rendono il figuro in foto un po’ checca, un uomo – ciao, Selvaggia – non vero?
Può anche darsi.
Però se essere uomini veri deve significare la necessità di confermare ogni volta il proprio testosterone, il proprio ruolo alpha all’interno d’un qualsivoglia gruppo, lo stare attenti al cazzo d’abbigliamento, al cazzo d’atteggiamento o al cazzo in generale o di per sé, cristosantissimo, mi tengo il boa e sto bene così.

E di spiegare come mai sia stupido giudicare un uomo con dei collant, davvero, non ne ho voglia.
Più che altro penso sia inutile.
Il mondo si divide in due categorie, fondamentalmente: i vivi, e quelli che invidiano ai vivi la vitalità.
I secondi stabiliscono cosa è normale, cosa è consono, cosa è appropriato, cercando di limitare i primi nel loro entusiastico vivere.
Queste due categorie non potranno mai trovare un punto d’incontro, se non quando i secondi accetteranno l’esistenza dei primi, si rassegneranno e la smetteranno di rompere i coglioni su ogni cosa.

Questo è quanto.

Viva i collant!

Vostro,

Inchiostro.

  • Potete trovare i post di Inchiostro nella categoria L’InchiostratoQUI la sua biografia.
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Comments

  1. Andrea, sorvoliamo sul boa. Ma cacchio, la maglietta con le scritte sotto una giacca simil principe di Galles! Ci vuole la tinta unita, porco Giuda!

  2. Tu hai perfettamente ragione e non ho intenzione di difendere la Lucarelli, ma la seguo abbastanza e non penso che quando lei parla di uomo vero si riferisca alla virilità quanto alla vigliaccheria, al non volersi prendere delle responsabilità, almeno io così la intuisco e questo prescinde da come ci si veste o dal fatto di essere o no gay…

    • Diciamo che ho preso Selvaggia come “bersaglio facile”, più come espediente stilistico che per altri motivi.
      (Alla fine, per quanto comunque scada spesso in stereotipi e luoghi comuni, non è poi stupida come vuole lasciare intendere.)

  3. Avevo storto un po’ il naso, alla foto del tipo coi collant. A me non piacciono i collant, tutto lì. Anche sulle cosce femminili. Preferisco cose più colorate. Il boa rosa (o di altri fosforescenti colori) é molto più gradevole!

  4. Non ho mai visto nulla di più disgustoso… è davvero orribile…
    MA NON LO SAI CHE IL CAPPELLO SI TOGLIE QUANDO SI ENTRA IN UN LOCALE?!

  5. Come ti capisco. Pure io ho perso le speranze con chi dà più importanza a oggetti-feticcio che alle persone (e alla vitalità, come dici tu!). Vabbé ma viva i collant che fanno così “gender”!

    • Non so se i collant sono un oggetto feticcio, tu dici?
      Per me sono un indumento neutro.
      Sicuramente più d’un boa rosa, però l’ho messo in chiaro che questo mio scritto non sarebbe stato “serio”, né improntato su dei contenuti 🙂
      Non so nemmeno se facciano o meno “gender”, i collant.
      Nel senso, esiste un genere? C’è così bisogno d’avere un’identità?
      So che questo è tutto un mio “viaggione”, però penso che l’unica identità che può permettere a una persona di vivere sia quella politica, perché permette di prendere autocoscienza del sé e di schierarsi contro o a favore di qualcosa.
      Poi, ovvio, magari non in modo così netto, però penso che il politico e il personale siano quasi sovrapposti. E con politico non intendo votare, fare i referendum, venerare le istituzioni.
      Forse mi riferisco più a un pensiero critico, che ti permette di analizzare la pòlis, la società, quello che ti accade intorno.
      Ipotesi, sia chiaro 🙂

      • Per me è innegabile che i collant -che io non ho inteso come color carne e opachi, tipo da ospedale o casa di riposo- così come il boa rosa, siano dei feticci perché sono simboli che rimandano a un certo immaginario di seduzione, finora squisitamente “femminile”. Che poi non sia d’accordo con questo e senta la necessità di mettere in discussione il sottotesto a cui rimandano, è un altro paio di maniche 😉
        Ho usato l’espressione sui collant “che fanno gender” in maniera ironica, ma mi sa che non sono riuscita molto bene nell’intento! Poco importa però perché il tuo “viaggione” è valso la pena. Mi trovi d’accordissimo, ma proprio issimo, sulla necessità di un’identità politica piuttosto che di un’identità di genere. Sarebbe meglio per tutt* evitare di mettere confini artificiali alle caratteristiche proprie di me, di te e/o di qualsiasi altra persona. Vivremmo tutt* più felici senza doverci preoccupare di dover appartenere a un gruppo identitario piuttosto che a un altro.
        Mi spiace se col mio commento ho deviato un po’ l’atmosfera leggera del post, non era mia intenzione. In ogni caso, a rileggerti ché è sempre un piacere! 🙂

        • 🙂
          Avevo inteso l’ironia, ma m’è partito comunque il precitato “viaggione”, che è una cosa che mi frulla in testa da un po’. Quindi no probléma, non ha deviato l’atmosfera del post.
          (Peraltro, a pensarci, è paradossalmente più identitario rifiutare un’identità precisa. Nel senso, se non hai bisogno di inscatolarti in una definizione precisa, chiusa, in una sorta di “safety zone”, vuol dire che sei sicur* di quello che sei. In sostanza che esisti, indipendentemente da quale etichetta ti abbiano incollato sulla chiappa. Da qui ne possiamo concludere che tutti i vari “anti-gender” e via dicendo siano, in realtà, i veri esseri bisognosi di trovare un’identità. Altrimenti non si affannerebbero tanto a stabilire confini e limiti del buon gusto, del socialmente accettabile e via continuando. Quindi, per paradosso, questi individui accusano il fantomatico “gender” (che è tipo il fantasma dell’opera, cioè non esiste) di voler abbattere un’identità che, in ultima analisi, non hanno, né esiste. E’ ancora in fase embrionale questa mia elucubrazione, ma sicuramente qualcuno l’avrà già espresso meglio questo concetto! 🙂 )

  6. Vuoi dire che Achille, Cesare e Catullo… Portavano i collant??! Santi numi!!!

    • Ahah! Non possiamo saperlo, ché all’epoca i collant non esistevano, ma magari non avrebbero disdegnato!

      • stai dimenticando uno dei pezzi grossi dell’antica Roma,e che fece pure outing: Cornelio Silla (l’amante enunciato si chiamava Metrobio).
        i collant? non credo che scimmiottassero gli abiti femminili, in definiva Patroclo è sempre raffigurato con la tenuta di guerriero!

        ora se il boa rosa è un’espressione dell’io, o se preferisci della propria personalità, allora la propria libertà finisce dove inizia quella degli altri. potrebbe essere anche una espressione di buon gusto.
        ma se lo stesso boa rosa invece rappresenta la bandiera di un macchietta, l’emblema della ridicolizzazione di un mio simile, allora in questo caso il boa rosa cambia specie, perchè gli uomini ridicolizzati non sono parte della mia visione della vita, a meno che sia il boa rosa bandiera del ridicolo non sia quello di un comico che lo fa per mestiere

        • Nessuno ha parlato di boa rosa come di espressione dell’io. L’io prescinde dal vestiario, qualunque tipo di vestiario esso sia.
          Sul buon gusto, relazionato alla libertà altrui, non vedo come possa il vestiario limitare la libertà di altri individui. Semmai la libertà, riguardo al vestiario, la limita chi vuole stabilire un “canone”. Parer mio.

          Sul ridicolo, ti do ragione, ma lo esplicito anche nel post, del resto: non tratto l’argomento in modo serio, diciamo che la “svacco”, per il semplice fatto che, secondo me, questa cosa dei collant degli uomini è talmente normale, talmente “pacifica” che qualunque obiezione in merito non è degna di una risposta articolata.
          Non pretendo e nemmeno voglio che tutti mettano i collant o i boa rosa o le calze a rete, io stesso, del resto, non metterei un paio di collant (a malapena sopporto i calzini).
          Il punto, secondo me, è che il ridicolo non esiste. O esiste nella misura in cui esiste uno stereotipo, o una stereotipizzazione – qualunque essa sia – di un carattere sociale.
          In sostanza è lungi dal mio intento ridicolizzare gli uomini, e secondo me non è di certo un boa rosa ciò che ridicolizza l’uomo. A quello bastano i luoghi comuni machisti sul mascho alpha e via discorrendo.
          Sempre parer mio.

          • “Nessuno ha parlato di boa rosa come di espressione dell’io. L’io prescinde dal vestiario, qualunque tipo di vestiario esso sia….”
            gli abiti che indossiamo (come lo è anche il cibo che mangiamo) sono anche un’espressione dell’io, e lo ribadisce sotto un’altro aspetto il post ultimo sulla personalità della donna musulmana, che poi questa sia soggette a regole anacronistiche enunciate dal fiqh (diritto terreno musulmano di derivazione della Sharia che è una visione della vita più vasta) è un altra questione. tantevvero per rimanere in tema un certo tipo di donne vuole una mutazione del fiqh pur rimanendo nella Sharia. per fart un’esempio banale avevo una mia amica arabo-maronita cioè cristiana, ma usava la veletta a mezzo viso quale simbolo di femminilità. quindi la veletta a mezzo viso espressione dell’io o di una norma sociale?

            • Di una “convezione sociale”.
              Per convezione, a seconda delle culture (e le culture sono composte da norme secolarizzate), alcune cose rimandano ad alcuni immaginari. Per convenzione la veletta è considerata simbolo di femminilità. Dagli altri, aggiungerei pure.

              Spiegami dove viene analizzato l’io nel post ultimo sulle donne musulmane. A me sembra sia un post di contro-informazione riguardo la percezione che ne ha l’occidente. Quindi sempre e comunque una percezione degli altri, e non dell’io.

              Poi, poniamo anche per vero che l’io venga espresso tramite i vestiti: dovrei dedurre che le persone non hanno un “io”, dato che lasciano che il proprio io venga egemonizzato dagli usi e dai costumi. Non credo sia così, però.

              Purtroppo, se si vuole fare i “seri”, le parole sono importanti: io e personalità non sono la stessa cosa, indicano due cose differenti.

              Così come esistono le convenzioni sociali, le mode, la morale (che è un insieme di usi e costumi secolarizzati) e via continuando.
              Se vogliamo fare i seri esistono i termini specifici.
              Io ho dichiarato che non-ho-voglia-di-fare-il-serio-perché-mi-annoio.
              La veletta non esprime l’io, si riconduce ad un’immagine diffusa nel tempo che, per convenzione, richiama alla femminilità all’interno di un determinato gruppo di persone.
              Sarebbe come dire che il crocifisso rimanda al concetto di amore divino. Per alcuni è così, per me è un pezzo di legno: dipende a quali convenzioni ci si rifà.
              La paura del lupo nei bambini esprime l’io, dato che è una paura che, intorno ai due anni tutti i bambini hanno e devono affrontare (cit. Carl Gustav Jung, non madamadorè).

              I vestiti, semmai, possono esprimere la personalità, o l’intento di provocare, o qualunque altra cosa si voglia.

              E comunque, ribadisco, sei tu che hai assunto per vero che il boa fosse un’espressione dell’io.
              Nella chiusa del post questo non viene detto, né lasciato intendere.
              Tu hai scritto “se il boa esprime l’io” e io ho risposto “nessuno qui ha parlato di boa come di espressione dell’io”.

  7. CERTO SON PROBLEMI…..

  8. Sono assolutamente d’accordo con quanto hai scritto, anche perchè – attenzione, prego – sono un uomo che indossa i collant!
    Ebbene sì, lo faccio da diversi anni, in parte per il freddo quando le temperature diventano particolarmente rigide, ma prevalentemente perchè mi piace indossarli. Preciso che non c’è niente di feticistico in questo mio desiderio, l’aspetto sessuale non c’entra assolutamente nulla. Tantomeno costituiscono una fissazione: so di uomini che li indossano 24 ore su 24 (docce a parte, ovviamente), anche per dormire, ma io preferisco di gran lunga il pigiama. 🙂
    Per me sono semplicemente un accessorio del mio abbigliamento, punto.

    Purtroppo i luoghi comuni a cui fai riferimento sono duri a morire, tant’è che io, per esempio, non ho problemi ad indossarli davanti a mia moglie (dimenticavo di dire che sono etero e sposato) che lo tollera, o per strada sotto a dei bermuda, ma evito di farlo se sono con i miei amici, con i colleghi di ufficio o tra parenti. Non perchè mi vergogni, ma solo perchè sono sicuro della reazione (negativa) che avrebbero alcuni di loro, e perchè so per certo che dopo questa “rivelazione” mi vedrebbero “con occhi diversi”. O magari penserebbero che dai collant al trucco, ai tacchi o all’abbigliamento da donna il passo è breve.
    E questo è uno dei luoghi comuni più gettonati: se indossi i collant allora ti metti anche la gonna. Oppure: che senso ha mettere i collant sotto i pantaloni? O ancora: che ti depili a fare (orrore, orrore: mi depilo le gambe!) se tanto con i pantaloni i peli non si vedono?

    A parte il fatto che ho iniziato a depilarmi le gambe ancora prima di cominciare a indossare i collant in modo più o meno regolare, perchè ho la parte inferiore del corpo molto pelosa mentre il busto è quasi glabro, e lo “stacco” è veramente brutto a vedersi, ma poi i peli sotto i collant sono davvero orrendi a vedersi, che le gambe siano maschili o femminili fa poca differenza. Inoltre se hai le gambe pelose le calze a volte provocano un fastidioso prurito, e per ultimo la sensazione del nylon sulle gambe depilate è decisamente più piacevole.

    E poi no, tutto il resto dell’abbigliamento femminile, abiti o biancheria, non mi interessa, e posso dirti che è la stessa opinione di tanti altri uomini che indossano collant. Quindi *non* mi metto la gonna. Ripeto, i collant sono un accessorio, se voglio uscire in bermuda ma fa un pò fresco, sotto metto i collant. Del resto è lo stesso motivo per cui li indossano le donne, non mi sembra difficile da capire o da accettare. Sono ridicolo? No, niente affatto. Sono meno mascolino? Nemmeno.
    Li ha messi, ad esempio, anche Boateng (il calciatore) per una serata in compagnia della sua fidanzata, quella strafig… ahem… di Melissa Satta, e sfido chiunque a dire che il suo “outfit” fosse ridicolo o poco maschile. Googlare (le foto) per credere.

    E infine, perchè sotto i pantaloni? Perchè mi tengono caldo quando fa freddo (vedi sopra). Ma perchè invece non metti dei pantaloni più pesanti? E tu perchè non ti fai i stra-ca22i tuoi? 😀

    Ok, ho scritto troppo e me ne scuso, ma se avrai avuto la pazienza di leggere fino alla fine ti ringrazio, e ringrazio tutti quelli che lo avranno fatto.

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