Cazzomene dell’imene (cit.)

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di Inchiostro

Stavo parlando con Alice del come mai Clito ridesse – lei sosteneva che Clito ridesse perché soffre il solletico – e, al contempo, stavamo sviscerando un paio di questioni sulla consapevolezza dei corpi e del sentire questi nello spazio – sì, il white russian il giovedì sera fa quest’effetto, con buona pace di Jeffrey Lebowsky -.

Poi siamo arrivati ai luoghi comuni che stabiliscono cosa sia opportuno o meno che una donna faccia in determinate circostanze – presente quei metri di giudizio stantii che scindono le persone in due categorie, quella delle sante e quella delle puttane? -.
Lei ha due grandi occhi verdi – a me ogni tanto capita di perdermici – e non è una di molte parole, quello sono più io che, quando parto, potrei parlare per giorni interi senza fermarmi mai – incredibile come mi venga sempre qualcosa da aggiungere a quello che ho appena detto, quasi gli argomenti fossero delle matrioske che si autoalimentano -.

Insomma, lei ha questi due occhi grandi e verdi, ed è con questi che mi ha guardato dritto e mi ha detto cazzomene dell’imene, a chiusura di tutto quello che avevamo detto.
E a me è venuto in mente che aveva espresso tutto, ma proprio tutto, senza star lì a perder tempo ad argomentare.

A quelli che dicono che una donna che è stata con tanti uomini non è una persona seria, lei ha risposto cazzomene dell’imene.
A quelli che la vorrebbero santa, casta e pura, lei ha detto cazzomene dell’imene.
Agli insicuri, ai machi che dal balcone proclamano d’essere degli amatori indimenticabili, lei ha fatto notare che cazzomene dell’imene.

Saltando sei o settecento passaggi logici – ma lei è così, va veloce e bisogna starle dietro – è arrivata ad identificare quello che, per tanto tempo, è stato il simbolo della società patriarcale e l’ha smontato.
L’imene richiama la verginità, rimanda al marito che, storicamente, la prima notte di nozze controllava che sulle lenzuola ci fosse il sangue, a riprova che lui fosse il primo – come se essere il primo, poi, garantisse che dopo di te non ci fosse più nessuno, che roba assurda -.

E che fosse il primo non a fare una cosa importante con l’amata, no, che fosse il primo a possedere quel corpo. Che, alla fine, di possesso si trattava. Una sorta di schiavitù bianca, di sottomissione neanche tanto democratica. La donna vista come un oggetto da scegliere, marchiare, tenere in casa come oggi si tiene in casa la lava-asciuga della Candy o la lavastoviglie Rex.
E lei a tutto questo ha risposto con un cazzomene dell’imene.

Io mi sono fermato un attimo – ho già detto che, spesso, mi capita di perdermi nei suoi occhi – per collegare tutti i passaggi che Alice aveva saltato, Alice che mi sorrideva e mi guardava con quei due affari verdi che cristosantissimo.
E ho pensato che bisognerebbe fare delle magliette, degli adesivi con sopra questa frase. Questa frase che abbatte tutte le minchiate con le quali vengono riempite le ragazzine.
Questa frase che abbatte il falso mito della verginità, che fa credere che la prima volta debba essere una cosa significativa, quando invece è solo un modo velato di spiegare alle bambine che è disdicevole andare con tanti uomini.

Perché, alla fine, torniamo sempre lì: l’uomo che va con tante donne è un casanova e uno che ci sa fare, mentre una donna che va con tanti uomini è solo una che la dà via facile.
Cazzomene dell’imene spegne tutta questa idiozia, la spazza via, la annulla con semplicità. Mette in equilibrio le figure, i ruoli, gli interpreti.

Perché, alla fine, è solo la verginità della donna ad essere considerata preziosa, ché l’uomo la può perdere quando vuole e come vuole e nessuno gli dice nulla, nessuno lo giudica.
E allora, sì, cazzomene dell’imene, cazzomene se mi reputi santa o puttana. Pensa quel che vuoi, non lascerò che i tuoi giudizi influiscano sulla mia esistenza, sulla mia persona, sul mio divenire.

Sono libera.
Sono autodeterminata.
Sono donna.
Cazzomene dell’imene.

Vostro in prestito, che bisogna dare ad Alice quel che è di Alice,

Inchiostro.

  • Potete trovare i post di Inchiostro nella categoria L’InchiostratoQUI la sua biografia.
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Comments

  1. In definitiva sono d’accordo con ciò che dici alla fine. Ognuno con il suo corpo fa ciò che vuole e, indipendentemente da ciò che pensa chiunque altro, deve poter continuare a comportarsi come desiderasenza essere ghettizzato o giudicato ppubblicamente negativamente.
    Non capisco il senso di ciò che sta in mezzo però.
    Questo “cazzomene dell’imene” non abbatte niente. Non distrugge niente.
    É solo un’opinione che vale quanto tutte le altre. Che vale quanto quella di chi dice che invece la verginità é importante e il sesso va fatto solo con amore.
    Non vale di più. Non abbatte le altre opinioni e, grazie a Dio, non lo farà mai.
    Ognuno la pensa in modo diverso e, finché non usiamo il nostro pensiero per ferire gli altri, é giusto che sia così!!

    • Io non ho mai detto che il sesso non vada fatto con amore, non mi si metta in bocca cose che non dico e non penso.

      Poi, e perdonami ma devo citarmi: “Perché, alla fine, torniamo sempre lì: l’uomo che va con tante donne è un casanova e uno che ci sa fare, mentre una donna che va con tanti uomini è solo una che la dà via facile.
      Cazzomene dell’imene spegne tutta questa idiozia, la spazza via, la annulla con semplicità. Mette in equilibrio le figure, i ruoli, gli interpreti.
      Perché, alla fine, è solo la verginità della donna ad essere considerata preziosa, ché l’uomo la può perdere quando vuole e come vuole e nessuno gli dice nulla, nessuno lo giudica.
      E allora, sì, cazzomene dell’imene, cazzomene se mi reputi santa o puttana.”

      In sostanza, dissacrare una cosa sacra (la verginità femminile è vista come qualcosa di sacro) è riappropriarsi di qualcosa che è stato fatto “altro” da quello che, in realtà, è.
      L’espressione, in ultima analisi, si potrebbe ben dire che non è un’opinione, bensì un’offesa, o tale vorrebbe essere.
      Un’offesa al pudore di chi considera ancora validi gli schemi patriarcali dove la donna dev’essere vergine, santa e pronta ad uso e consumo del proprio uomo, che dispone del suo corpo come vuole.

      Non è obbligatorio essere d’accordo, sia chiaro.
      E’ solo per spiegare che questa cosa è un po’ di più di un’opinione, come è un po’ di più di un’opinione considerare la verginità in un certo modo.

      Comunque, per davvero, che il sesso non vada fatto con amore io non l’ho proprio scritto.
      Hai avuto una percezione errata del tutto, secondo me.

  2. Bhe, premesso che ognuno si gode la vita sessuale come vuole, io penso che si debba cercare di rendere alcune esperienze, se non indimenticabili, almeno belle da ricordare. Insomma, non c’è il secondo ciak per la prima volta. Non ti dico con il grande amore, ma nemmeno con l’ultimo degli stronzi.

    • Io ho un pessimo ricordo della mia prima volta. Non sai dove mettere le mani, non sai come funziona. Ti mettono addosso tutta sta mitologia da “roba importante” e poi sei lì che pensi “ma se giocavo con la play non era meglio?”.

      Comunque sono d’accordo con te. Sarebbe opportuno saper capire chi si ha davanti, per poi decidere liberamente se comunque approcciarsi o lasciare perdere.

  3. Se ancora c’è gente che vede un valore l’avere l’imene integro per dare o pretendere patenti di brava ragazza…beh…stiamo messi peggio di quanto potessi pensare.

  4. Io sono sincero, non credo affatto che sia ancora così diffusa la retorica troglodita “l’uomo che va con tante donne è un casanova e uno che ci sa fare, mentre una donna che va con tanti uomini è solo una che la dà via facile.”
    Per questo sono perplesso dal fatto che continui a saltare fuori.

    Per quanto riguarda gli uomini che lodano l’imene della fidanzata… beh, se esistono ancora (nella società occidentale) mi verrebbe da compatirli prima ancora che da criticarli… sono macchiette umoristiche fuori dal tempo, rifiuti della Storia che stanno per essere spazzati via. Di nuovo, però, non la vedo come una fissa così diffusa.

    • Giuro che sull’uomo casanova mi sono basato eslcusivamente su discorsi ascoltati in diretta, quindi te lo posso garantire. E tu mi potresti dire che, fortunatamente solo a volte, mi capita di frequentare gente di merda e avresti ben ragione.

      Il punto è che sono cose “nascoste”. E’ come, chessò, l’ebola: è debellata, finché non ti accorgi che non lo è e salta fuori e tu rimani allibito.
      Non ne si fa più un manifesto, ma è comunque latentemente presente in un sacco di cose.
      Io, lo ammetto, cerco gli aghi nei pagliai, però, giuro, la cosa sorprendente è che non è nemmeno così difficile trovarne. E a bizzeffe! 🙂

  5. Scopro oggi questo tuo angolo qui. Ecco dov’eri a scrivere. Standing ovation per Alice.
    È che facciamo tutti gli splendidi, vogliamo dimostrare che non abbiamo pregiudizi ma poi Il pensiero latente che alberga ancora nella mentalità di molti è che parità di comportamento, l’uomo è casanova e la donna è zoccola.
    La mia prima volta è da dimenticare, ed ero pure grandicella. L’ho fatto per amore, poi per sesso poi sono tornata a farlo solo per amore. L’ho fatto dopo un mese di uscite e non era un grande amore, l’ho fatto dopo tre ore dalla prima volta che l’ho visto ed era l’uomo a cui ho dato tutta me stessa.
    Non esistono tempi e metodi di misurazione per dire quando e cosa è giusto fare. Ma giusto per chi poi?
    Ho imparato a fare solo e tutto quel che mi sento di fare, perché l’unico giudice di me stessa sono io e nessun altro, e tutto questo fa di me nient’altro che una donna. Una donna viva.

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