L’harem del “capetto” di sinistra

Lei scrive:

“Ciao, voglio raccontarti un’esperienza che ho vissuto qualche anno fa per conoscere il tuo punto di vista in quanto femminista militante: A circa 17 anni iniziai a prendere parte a numerose assemblee di un collettivo di estrema sinistra della mia città, condividevo e condivido tutt’ora i loro ideali antifascisti e anticapitalisti e la messa in pratica degli stessi. La mia partecipazione alle loro azioni divenne assidua fintanto che iniziai a prendere parte anche alle assemblee riservate “agli stretti”. Sentirmi parte di quel gruppo militante mi rendeva soddisfatta della mia vita e reputavo loro la mia reale famiglia.

Un bel giorno per un motivo che non sto qui a raccontare dovetti incontrare un compagno, anzi IL compagno..colui che muoveva i fili del centro sociale (anche se nessuno poteva dirlo esplicitamente, perché fa brutto dire che ci sono i capetti anche in questi contesti) Tornando a quel giorno dopo aver discusso di quel problema, io e lui rimanemmo soli all’interno dello studentato e ripetutamente mi invitò a controllare le camere.

Dirai cosa c’è di strano?..bene: lui da moltissimi anni stava con una compagna con la quale fece pure un figlio e contemporaneamente, ebbe una relazione “segreta” con un’altra compagna. Il tutto poi si venne a scoprire e potrai immaginare l’imbarazzo durante le assemblee e l’astio che si creò tra le due ragazze.

Quel giorno anche se lui non disse nulla di esplicito, ho avvertito una sensazione di imbarazzo mai provata con nessuno di loro..i suoi occhi e la sua espressione parlavano chiaro, mi chiese di sedermi accanto a lui nonostante fossimo già abbastanza vicini per parlare, insomma anche se non posso affermarlo con assoluta certezza, ho avuto la sensazione che ci stesse provando nonostante il casino già combinato con le altre due, mi comportai da finta tonta, meglio far finta di non capire pensai. Non volevo assolutamente entrare a far parte di quel trio, creare ulteriori problemi e farmi odiare dalle due compagne in questione.

Spesso e volentieri negli ultimi mesi di permanenza nel gruppo sentivo i ragazzi, lui compreso, fare battute su come fosse facile far aggregare ragazzine al collettivo provandoci con loro, sfruttando il loro fascino per adescarle, farle partecipare alle varie attività e fare loro il “lavaggio del cervello”..così dicevano. Io rifiuto queste logiche e credo fermamente che sia un atteggiamento a dir poco scorretto che sminuisce l’impegno quotidiano delle compagne. Non avrei mai pensato di trovare uomini del genere in quell’ambiente. “

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Comments

  1. Le aggregazioni sociali di qualsiasi genere sono sempre un pretesto per chi le capeggia per ottenere qualcos’altro.

    I collettivi (anche se sembra una stonatura) non sono da meno (Anzi!)

  2. Mi sono tenuto sempre più lontano da quegli ambienti, se non per qualche bevuta occasionale. Dopo aver visto certe scene, sono arrivato alla conclusione che l’antagonismo messo in mostra sia un velo per nascondere il più becero conformismo.

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