Dipendenza economica e incertezze sono il mio problema

Lei scrive:

“ho deciso di scriverti perchè un computer è l’unica cosa che mi è rimasta per poter parlare senza ricevere facce con punti interrogativi sopra. Ho 22 anni, tra un po’ mi laureo, ho qualche pensiero suicida qua e là (non voglio sentire allarmismi e aspiranti paladini salvatori: sono perfettamente consapevole).
Sono cresciuta in un paesino di provincia, sono sempre stata la classica sfigatella “intelligente”, sempre stata preda dei bulli già dalle medie ed è più o meno da allora che non riesco più a rialzarmi. Il mio percorso universitario è mediocre, sto ricevendo parecchie batoste. Ho scelto quella che secondo me era una passione ma si è rivelata essere semplicemente un percorso che, lavorativamente, non mi porterà da nessuna parte.

L’università è vicina al mio paesino di provincia di merda, quindi io non me ne sono ancora andata di casa. Avrei la possibilità di farlo per una magistrale, sarebbe la mia occasione: andarmene con la scusa dello studio. Ma io questa cazzo di magistrale non so se la voglio fare. Non so se la voglio fare perchè non voglio solo andarmene di casa, io voglio essere indipendente e per farlo ho bisogno di soldi. E per i soldi mi serve un lavoro.
Stare in un’altra città, gravare ancora di più sui miei… non so se me la sento. Io mi sento già una COSA, un costo, un peso. Figuriamoci con 400 euro di affitto al mese come mi sentirei.

Ma d’altra parte mi è stata inculcata l’idea che sono i risultati accademici a fare di te una persona decente. Vedo gli occhi dei miei genitori pieni di ammirazione per i figli degli amici che studiano medicina, ingegneria, ecc., tutti con risultati eccellenti.
Vedo le mie (poche) amiche delle superiori tutte diplomate con 100, tutte convinte del loro percorso universitario.
Io volevo fare teatro, ero brava, ma mi hanno impedito di continuare a studiare. Mi piaceva disegnare, ero brava anche in quello, ma i loro “Non fare queste cazzate, studia!” quando mi vedevano con matita e foglio, mi hanno fatta desistere.

Così sono cresciuta cercando di essere ciò che non sono e che non sarò mai. Non ho fatto crescere quella che realmente sono.
Adesso mi sento totalmente appassita. Deforme. La mattina mi guardo allo specchio e vedo qualcosa di indistinto, qualcosa di brutto, qualcosa di inutile. Vedo ragazze della mia età bellissime, che cambiano un fidanzato a settimana, che vengono ammirate ovunque vadano. Io sono una cosa grigia e spenta ed è inutile dire che ovviamente non ho mai avuto una relazione in vita mia.
E non ho nemmeno relazioni amichevoli, ecco perchè dico che mi è rimasto solo il computer: perchè se provo a parlare di queste cose con qualcuno, io che all’apparenza sono una persona normale, mi guardano in modo strano e non sanno che dirmi.

Conclusione? In nessuna delle alternative vedo una via d’uscita:
andarmene finalmente di casa per studiare, ma rimanere dipendente dai miei senza risolvere nulla, perchè alla fine i problemi ti seguono ovunque; rimanere qui e diventare ancora più frustrata, cercando uno straccio di lavoro che non c’è.
So che l’ideale sarebbe andare da un bravo terapeuta, ma non ci riesco, ne ho cambiati 4 ma dopo un po’ i loro sforzi di sembrare premurosi e comprensivi iniziano a darmi sui nervi e smetto di andarci. “

Comments

  1. io vedo anche una terza opzione: fare la magistrale nell’altra città e cercare là lavoro. se trovi un lavoretto piccino nel frattempo continui a studiare e gravi meno sui tuoi, se trovi un lavorone (e lo studio non ti convince) lasci l’università e ti mantieni da sola.
    sarebbe bello che tra qualche tempo tu ci facessi sapere come va.

  2. Un po’ ti capisco, abbiamo qualcosa in comune: un’identità appiccicata addosso dall’esterno che invece di identificare spersonalizza.
    Non te la prendere con le persone: non è semplice accogliere il malessere degli altri, farlo ha un costo molto alto (immagino non ti accontenteresti di qualche frase di circostanza, no?), nella mia esperienza funziona solo se c’è già un rapporto saldo alla base.
    Sempre per esperienza personale ti consiglierei di dare una quinta possibilità alla psicoterapia: non te la prendere se ti sembra di venire assecondata, nella fase iniziale è necessario, soprattutto perché poi arrivano le mazzate che non vorresti sentire. Ma senza quelle mazzate io non sarei riuscita a scrollarmi di dosso come un vestito vecchio quello che gli altri volevano per me o pensavano di me. Riprovaci, quella che realmente sei è dentro di te e non se ne andrà mai, ha solo bisogno di una mano per uscire 😉

  3. I nostri genitori si convincono, a volte, di avere una bomboniera anziché dei figli. È bella, brava, intelligente e non avrà mai un problema nella vita, perché io ce l’ho messa tutta.
    Purtroppo però non è sempre così, e la vita ti mette alla prova! Come ti hanno già suggerito, cerca un lavoro e studia lontano da casa…la tua vita, improvvisamente, fiorirà!
    Non sarà facile mantenere ciò che hai deciso, ma sicuramente più facile che lasciarti avvizzire!

    • Concordo. Sopravvalutare – nel bene e nel male – il proprio contributo alla vita personale, professionale e sociale dei figli è un’auto-illusione praticata dalla (maggior parte) dei genitori.

  4. ciao. ho 24 anni sto frequentando la specialistica nell’argomento che più di tutti mi piace studiare, lo faccio con risultati “normali-buoni” , sono una di quelle ragazze che dall’esterno vengono definite belle ed intelligenti e ti voglio dire una cosa : anche io mi sono sentita come te!
    avere riconoscimenti esterni purtroppo non basta a sentirsi bene con se stesse. Anche io mi sentivo come se stessi facendo un torto a me stessa e non mi stessi coltivando come dovevo, per farlo, per passare il tempo in modi che veramente mi piacciono ho dovuto iniziare a smettere di scendere sempre con quegli amici che mi facevano ” sentire parte di qualcosa” , e , da sola, ho iniziato a frequentare i posti che mi piacevano, se c’è qualcosa che voglio fare , e che piace solo ed unicamente a me, mi faccio anche 20 km di auto per andarci, e con il tempo ho iniziato quindi anche a conoscere nuove persone.
    per questo mi sento di darti nel mio piccolo un consiglio: trova qualcosa che ti paice veramente ( la specialistica fuori paese? un evento che ti intriga? un’attività fisica?) e buttatici a capofitto, lasciati alle spalle le insicurezze perchè in un nuovo ambiente puoi dimenticarle e provare a ricominciare da capo.
    pensa che mia madre ha divorziato a 50 anni ed a quella età ha dovuto ricominciare a farsi una vita quindi non è mai tardi! anzi la nostra età è proprio quella giusta per cercare di tirare le somme su noi stesse, capire quelle cose che non rifaremmo e provarci di nuovo! in bocca al lupo

  5. Ciao! Volevo scriverti da ieri, poi non sapevo bene in che modo farlo, vedo che alcune cose che volevo dire io le ha già dette Maia, meglio di quanto avrei saputo fare.
    Un suggerimento pratico: perché non fai un anno sabbatico all’estero dopo la laurea per staccare dalla realtà in cui vivi e chiarirti le idee? Prova a vedere con il servizio civile internazionale ed il servizio volontario europeo, se la cosa ti può interessare, oppure cerca un lavoro di un qualche tipo, anche non legato a quello che studi, non è semplicissimo ma è possibile. Così potresti andare via senza “pesare” sulla tua famiglia. Dopodiché sì, tu dici bene che dai problemi non si fugge, ma la lontananza mette molte cose in prospettiva, a me personalmente ha aiutato ad acquisire una certa autostima che poi mi sono tenuta stretta anche rientrata in casa. E poi soprattutto per quella che è la mia esperienza la stasi è la cosa peggiore di tutte, perché inizi ad avvitarti su te stesso e non riesci a trovare una via di uscita da questa spirale. Fare qualcosa, uscire dalla routine forse ti permetterebbe di trovare energie nuove, motivazione, “luce” per non appassire, come dici tu stessa. E magari stare in un posto dove nessuno ti conosce, dove non sei la persona che tutti hanno visto crescere e su cui si sono formati un’opinione ti farà capire che in realtà tu sei tu, e le loro opinioni, aspettative, pressioni, quello che chi ti sta intorno vuole per te conta solo nella misura in cui coincide con quello che TU vuoi per te.
    Come dice Maia, dentro di te c’è qualcosa di bello che aspetta solo una mano per uscire!
    In bocca al lupo per tutto, ti abbraccio.

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