#Femministology: Serafina e la penetrazione multipla

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Serafina è impegnata a scrivere una decina di cartelle per spiegare alle seguaci e al pubblico un’unica faccenda. Quando arriva qualcuno a dire che ci sono delle “puttane” a cui piace il mestiere che svolgono lei tira fuori dal copione gli argomenti per contestare tale posizione.

Una donna non ama essere puttana e dunque non lo sceglie mai liberamente.

1. perché la puttana è femmina e le femmine sono fatte per fare sesso solo per amore.
2. Perché la puttana, essendo femmina, ha troppo spesso il mal di testa e si sa che se non ci fosse un pappa nulla potrebbe obbligarla a scopare per denaro.
3. Perché ‘sta femmina, come tutte le femmine, al contrario dei maschi, ha il desiderio sessuale raso terra. Noi femmine siamo più per le coccole, ecco, e chi dice il contrario è capitalista.
4. Può mai piacere a una femmina essere penetrata da cinque uomini contemporaneamente, mentre il sesso brandisce il cazzo come una spada e il settimo lo fa roteare per prenderla al guinzaglio? La mia risposta è no. A me non piace e siccome io sono femmina a tutte le femmine non piace. (anche se confesso di aver fatto sogni in cui ho tratto eccitazione dall’immagine di un rapporto sessuale multiplo).
5. Se c’è chi osa dire che in realtà le “puttane” vanno con un cliente per volta allora è un pappone. Si sa che sono tutte fantasie per raccontare la favoletta della puttana soddisfatta. Può una puttana mai essere soddisfatta se è sfruttata?
6. Se c’è chi dice che non tutte le puttane sono sfruttate allora è un pappone, perché tutte le puttane sono sfruttate e soffrono, e piangono, e che schifo ma bisogna abbattere chi dice che non è così.

L’esempio successivo può ben chiarire le idee. Serafina presenta allora una sopravvissuta alla tratta che racconta la sua esperienza.

– salve, sono Rubiconda e sono una vittima della tratta. Scusate ma mi viene da piangere… sigh.. sigh. Vedete come sono distrutta? Vedete quanto è grande il mio dolore? Allora ignorate le puttane che vogliono regolarizzare la professione perché sono pappone e vogliono solo costringerci in schiavitù. Voi non potete capire le pene che ho vissuto, ma Serafina può spiegarlo bene.

Tra le seguaci ce n’è una più curiosa delle altre che chiede se c’è differenza tra tratta e sex working per scelta. Serafina comincia a balbettare.

Sex working? È un concetto inventato dai papponi, da miliardari, da tutti i capitalismi del mondo e a noi, invece, dato che ci piace troppo stare dalla parte delle donne le chiamiamo “puttane”. Con noi non si libereranno mai dello stigma negativo, anzi, lo rafforzeranno, e questo è bene perché così capiranno che l’unico modo per togliersi di torno quello stigma è abbandonare la prostituzione. Tra tratta e prostituzione per “scelta” non c’è differenza in quanto è solo stupro. Ogni penetrazione è stupro e quando una donna dice si in realtà vuol dire no.

– ma se c’è consenso….

Ahhhhh, il consenso non esiste. Come può esserci consenso se io so che a loro non piace farlo? Guardatemi in faccia e vediamo se indovinate quel che vuole dire la mia espressione. Disgusto è la parola chiave. Le donne non dicono mai di si. Il loro è sempre un no.

Serafina continua il suo intervento:

– pensate a donne che sono stuprate da sei uomini contemporaneamente ( e daje con la storia di mille cazzi dentro un solo buco). Ci sono quelli che osano eiaculare anche dentro l’orecchio. Sono dei mostri e non dovrebbero neanche restare tra persone civili. Perciò, presto, proporremo una legge per fare arrestare quegli schifosi dei clienti. Sono uomini e sono peccatori per natura. Meritano una posizione efficace. Rinchiudeteli nelle segrete del castello e noi così possiamo toccare con mano, letteralmente, il corpo della santa vittima della tratta.

Perfino io che non conto niente sono riuscita a toccare quella vittima e a strapparle un lembo di stoffa. Toccare una santa regala grazia e dieci anni di vita in più accompagnati dal signore. Così, con l’aureola in testa, vediamo sparire all’orizzonte la vittima di tratta assieme a Serafina. Sapremo poi che Serafina, quella stessa sera, ha pagato molti quattrini alla signora che si è prestata per la recitazione.

D’altronde Serafina ha sempre fatto del suo meglio. Se serve una prova tangibile a dimostrazione del suo discorso allora bisogna inventarlo.

Lunga vita a Serafina.

All’occorrenza potrete leggere o ascoltare l’intervento, tradotto in quattro lingue, all’ingresso del tempio abolizionista. Costa solo un euro a cartella e a trasmissione. Bello no?

Ps: E’ una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a cose, fatti, persone, è puramente casuale.

—>>>Le puntate successive si trovano nella categoria Femministology.

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#Femministology: smettete di chiamarvi sex workers. Il vostro nome è “puttane”

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