Dare una lezione a chi odia le persone grasse fa bene all’anima

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Parlando di corpi, devo essermi persa la parte in cui si spiega che il problema non è essere grassi o magri. Il problema è che quei corpi sono percepiti, in un modo o nell’altro, come oggetti sui quali si può dire quello che si vuole. I corpi prima della persona, di quel che vive o ha vissuto. Se l’involucro che portiamo in giro diventa più importante di noi stesse, se la gente che parla con te si preoccupa soprattutto di come appari invece che di quel che sei, il problema non siamo noi ma quelli e quelle che non riescono ad andare oltre, a ricercare profondità e complessità nelle persone con le quali pensano di interagire.

Se tu che non riesci a parlare con una donna grassa, perché ti fa ribrezzo, dissimuli quel sentimento per trasformarlo in una misura d’odio differente, come quando passi il tempo a dirmi che sono malata e che devo dimagrire, il problema è solo tuo. Sei tu che non sopporti la mia presenza o che la tolleri a fatica e che vorresti dirmi che non ti piaccio ma dato che è poco nobile farlo usi una maniera politically correct per dirmi praticamente la stessa cosa.

Se tu non riesci a parlare con una donna magra, perché la vorresti più simile a te, perché non sai fare altro che chiamarla “pelle e ossa”, perché anche a lei dirai che è malata perché invece tu, con le tue curve e quel tocco di ciccia qua e là ti senti perfetta, il problema è ancora tuo. Sei tu che non riesci a tollerare un corpo diverso dal tuo. Sei tu che non sai dire con chiarezza quello che pensi e dissimuli e poi menti sapendo di mentire.

Che io sia grassa o magra il problema vero è quanto io mi senta a disagio dentro il mio corpo. Riesco ad uscire di casa? Riesco a non vergognarmi di quello che sono? Riesco a provare stima per me stessa? Riesco a non sentirmi una fallita perché ho ceduto al desiderio di ingozzarmi oppure ho deciso di non mangiare molto perché voglio tenere sotto controllo il cibo e così mi pare di tenere sotto controllo la mia vita? Se riesco a fare delle cose, includendo il socializzare, passare una serata con gli amici, andare a scuola o al lavoro, curandomi a prescindere dal mio peso, allora io sto decisamente meglio di quanto non riesca a fare tu che nutri così tanti pregiudizi su di me.

Esiste la fatphobia, la grassofobia, e anche la fobia di chi è magra. Esiste un preciso interesse da parte di una certa categoria di persone a demotivare, insultare, sottrarre autostima, togliere sicurezza in chi fa così tanta fatica ad averne. La stessa fatica che immagino fanno in tanti per svegliarsi, uscire, vivere, respirare. Esistono persone sadiche che stanno meglio solo all’idea di fare stare male qualcun altro. Queste persone sono più di quelle che immagini perché le trovi per strada, in famiglia, o in rete quando pubblichi una tua foto su facebook. Ci sono persone che sentono il desiderio di dirti che fai schifo, che sarebbe meglio ti suicidassi, che dovrai avere il buon gusto di non postare foto perché sei un’offesa all’umanità.

Esiste della gente profondamente perfida, il cui cuore è magrissimo, così come il cervello, e di grasso hanno quella bocca larga, dalla quale escono fuori quantità enormi di odio. Lo dico per me, perché vivo il problema sulla mia stessa pelle, e lo dico per le altre che soffrono per quello che qualcun altro osa dirgli. Sono io che stavolta vinco, e mi dispiace se la mia presenza è scomoda ma sei tu che fai veramente schifo, che mi fai ribrezzo e che dovresti crescere un po’ e migliorare per diventare un po’ più simile ad un essere umano. Sei tu che devi ricordare che davanti a te hai una persona che puoi ferire con un solo gesto, una parola, un sorrisino idiota. Sei tu che devi preoccuparti della mia presenza, perché non cedo la mia postazione così volentieri.

Così, qualche giorno fa, io che sono grassa, con la mia amica magra, quella normopeso, l’altra sovrappeso, abbiamo affrontato una bulletta del quartiere che non faceva altro che insultare. A me non piace la violenza ma credo che sia utile la legittima difesa. L’abbiamo presa e portata nell’androne di un palazzo. L’abbiamo stretta tra di noi affinché chiedesse scusa, per metterle paura e farla smettere. Dopo poche parole sconnesse cominciò a piangere e fu allora che la lasciammo andare. Avevamo guardato meglio e visto quel che è: una povera disgraziata che pensa di poter massacrare il mondo perché la vita non le va così bene. Stavolta è stata lei a piangere e sappiate che, per quanto io non ami fare cose del genere, non mi pento affatto di averla messa all’angolo perché a persone così sono convinta che bisogna dare una lezione. Non mi pento di niente. Anzi, se capita ancora penso che lo rifarò. E per la prima volta, dopo tanto tempo, ho smesso di sentirmi una vittima, senza speranza, e mi sono sentita un po’ più forte.

ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

Comments

  1. Grazieeeeeeeee!
    Grazie grazie e grazie.
    Facciamoci valere! 😀

  2. E’ l’ora di farsi valere, fisicamente.

  3. lancio qui un appello, pure se senza troppe speranze. mia madre è grassa, molto. questo non mi crea disagio, per fortuna non sono condizionata -il che non è così scontato. purtroppo mio padre, se per qualche ragione si irrita o litigano, insiste molto su questo punto con commenti umilianti che mi mettono sinceramente i brividi e ostentazione di aperto disprezzo. a lei non fa né caldo né freddo,almeno apparentemente, anche perché è una persona tutt’altro che debole e insicura,e persino un po’prevaricatrice talvolta. Questi momenti mi avviliscono molto e credo, sebbene non sembri, che avviliscano anche loro. Aggiungo che pur essendo normopeso, mi dicono piuttosto magra a dire il vero, soffro comunque di dca -da dieci anni,ma forse ancora da prima. Mi chiedo se e come potrei fare io qualcosa perché mio padre prenda coscienza di quanto degradanti siano, anche per lui, questi insulti, se posso fare qualcosa. Quantomeno vorrei capire come si sente davvero mia madre. grazie per l’attenzione

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