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Oggi ho indossato il velo: ecco cosa mi è successo!

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Un’amica mi invia un report che racconta di un suo esperimento sociale. Buona lettura!

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Stamani ho deciso di fare un esperimento e l’ho deciso su due piedi. Mi stavo truccando e ho pensato “perché non mi metto il velo oggi?”. Questo esperimento non riguarda solo la reazione degli altri, ma anche quel che è successo a me. Alla fine il tutto si è trasformato in un’altra cosa e questa è la mia storia e la mia giornata.

Oggi c’era autogestione e il tutto si svolge in un edificio dove ho subito da parte della mia ex classe delle violenze psicologiche che per me sono state veramente distruttive. Ancora ricordo le maldicenze, la gente che mi additava nei corridoi, le prese in giro. E oggi ho deciso di andarci di petto comunque e guardare quella cattiveria in faccia, però con altri panni. In fondo, non conosco la maggior parte dei ragazzi di lì, solo la mia classe. L’esperimento poteva funzionare.

Ho preso una sciarpa azzurra con i fiorellini, leggera, e l’ho legata alla meno peggio. Non sono pratica!

In realtà io ho già fatto la conversione qualche mese fa.
Forse non ero così convinta, non ero così interessata, mi sentivo pressata dal fatto che per la famiglia di lui cristiana=troia. Ho recitato di notte la shahada più per utilità, anche se in quel momento ero davvero entusiasta. In seguito ho capito che ciò in cui mi ero immersa mi piaceva, mi stava proprio bene. C’è una saggezza popolare molto antica dietro l’Islam e la ammiro molto. Ci sono molte cose che apprezzo nel Corano, ci sono molti insegnamenti, che correttamente interpretati, tenendo conto della realtà storica del tempo, mi piacciono. Ci sono cose con cui non sono d’accordo e non le seguo. Mi sono riscoperta e ho deciso quel che ho deciso tranquillamente.

Invece arriviamoci, alle cose pratiche.
Esco di casa con un quadernone e una penna, facendo attenzione a non incontrare vicini di casa. Mamma non c’è, non ho avuto il tempo di dirle niente, nemmeno molto interesse forse, e non ho voglia di discutere.
Mentre cammino delle mamme mi guardano dall’altro in basso e si tirano dietro i figli. No, non era un’impressione, ogni mattina passo di lì e nessuna mamma mi ha mai guardata in quel modo, è abbastanza chiaro. In quel modo, sospettoso, con cui mi guardano loro per tutta la giornata mi guarderanno passanti, giovani, vecchi, maschi o femmine. Toh, invece di guardarmi il culo come al solito, gli uomini di questa zona mi guardano la testa. Sarà la novità! Chiamo un’amica marocchina e le chiedo se può aggiustarmi il velo e lei tranquillamente, appena ci vediamo, ridendo con me, me lo mette meglio e andiamo insieme a scuola. Alle mie compagne di classe spiego cosa sto facendo e tutte vogliono venire con me e osservare le reazioni altrui.

“Sei pazza, però è interessante!”.
All’entrata un conoscente mi indica passando e ai suoi amici dice “ma lei ‘sa (cosa) fa?”. Da lontano sento delle battute sull’ISIS. Andiamo ad “attualità”, parliamo dell’immigrazione. Sto in silenzio ad ascoltare, mi giro e vedo che le mie compagne sono preoccupate e questo mi porta a notare che delle ragazze mi guardano e sghignazzano. Non le conosco, però vedo che ridono, che si divertono un mondo a guardarmi la testa. Si zittiscono solo quando prendo la parola per fare un intervento che, tutto sommato, era buono. Forse erano incredule.

Fuori da quella classe continuano e guardarmi in tanti. Incontro la professoressa di psicologia e le spiego cosa sto facendo, sorride e sembra interessata. Questo mi spinge a continuare, non vedo l’ora di raccogliere le idee e scrivere ogni cosa. Faccio tutto normalmente, come ho sempre fatto, faccio i miei interventi nella stanza allestita per dei volontari dell’Unicef. Esco da scuola e guardano me e i libri, come prima.

Il mio ragazzo è tornato da un viaggio e corro a fargli vedere tutto. Mi preferisce a testa scoperta comunque, gli andrei bene anche se fossi atea. “Siamo tutti umani”.
Ci mettiamo sul divano e dling dlong, notifiche. Su facebook ho scritto: Oggi autogestione e io mi sono messa il velo. Voglio vedere come ci si sente a portarlo a xxxxxx, in una scuola e in giro. Vediamo l’effetto che fa!
Agli interessati ho spiegato che sono musulmana, non capisco perché lo devo tenere nascosto come se dovessi vergognarmi, e l’intento dell’esperimento; ho fatto altri 4 post dove documentavo quel che vedevo e di come mi sembrasse assurdo e esagerato. Non avevo idea che potesse essere così, qui al porto toscano.

Arrivano i commenti di due miei parenti.
Non siamo a Carnevale!
Hai anticipato Halloween?
La prima mi sta sempre a dire “ahh, e noi che per te volevamo un dotto e invece…il musulmanino”, per l’altra esisto ogni tanto. Ecco cos’ho sbagliato! Blocco tutti. TUTTI i miei parenti.
Mia madre mi chiama e urla al telefono di tornare a casa, è isterica. Torno con un po’ di ritardo, lei comincia a urlare.

Cosa cazzo fai? Ti ho vista col velo su Facebook! Che cazzo stai facendo? Sei una donna da niente, sei una delusione, ti fai plagiare da lui! Mi fai schifo!
Perdo le staffe e butto fuori una voce indemoniata. Litighiamo e quando lei capisce che era un esperimento mi dice che sono fuori di testa, che lei è stanca e che non è stata a leggere tutto, che glielo dovevo dire, che le ho fatto un brutto scherzo. E’ veramente spaventata. Sono mesi che non bevo un goccio d’alcool e che non mangio maiale, ma ora mi chiede di togliere da facebook tutti quelli che conosce anche lei perché non vuole vergognarsi. Ha detto che non parlerà al mio ragazzo perché le ricordo “come sono diventata.”.

L’eventualità che io mi sia rotta le palle non è contemplata. Ribatto. Mamma, prima io stavo peggio, quando stavo con uno tanto “erudito” quanto insensibile ed egocentrico. Sì, ma in quel tempo non sapevo com’eri, forse eri peggio, comunque io non lo sapevo.
“Non capisci come mi hai fatto stare male.”
Urliamo, urliamo, urliamo. Alla fine decide che non vuole più sapere nulla della mia vita privata.
Un po’ di tempo fa le dissi cosa stavo facendo, con delicatezza, ma evidentemente non mi aveva presa sul serio. Non pensava che io mi fossi davvero convertita. Mi disse solo “non dare questo dolore a nonno”. Ha 83 anni e la mente chiusa, forse aveva ragione. Adesso che si è trovata questo in faccia si dice preoccupata per la mia “salute mentale”. Mm.

Una parente va all’attacco coi messaggi invece.
Lei non sa niente di me, della mia vita, ha sempre giudicato senza sapere, ed infatti (riassumendo)..
“E’ un esperimento interessante, fatto da un sociologo! Te non sei religiosa, non sei rispettosa nei confronti di chi lo è! Che fai? Non voglio pensare a cosa ho visto scorrendo nella tua bacheca. Appena ti vedo ti do un pattone forte, mia cara teenager.”

Pensi che il bigottismo sia fuori da casa tua, pensi che alla fine anche se i tuoi parenti rompono un po’ i coglioni, ti lasceranno fare le tue scelte e magari proveranno a capirti. Perché non è possibile che PROPRIO LORO siano come quelli che critichi tanto. Pensi che loro alla fine sono bravi, non guarderanno una col velo come se fosse una merda.
Pensi che siano gli altri, poi capita a te.

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Comments

  1. Mah, esperimento o no, io nel mio piccolo trovo che nel 2015 istituzioni retrograde come le religioni dovrebbero essere abolite.

  2. Vedo che nessuno però ha notato il fatto che tu abbia cambiato qualcosa di te PER LUI.
    Cambiare va bene e ognuno e libero di decidere per se stesso quello che preferisce, ma se lo fai PER TE, non per gli altri (in particolare la persona che ti ama).
    Se qualcuno chiedesse a me di cambiare quello in cui credo gli direi “ti amo ma vaffanculo, se voglio cambiare lo farò per me e non per te”.
    O forse le tue idee personali non erano così solide…
    A parte questo “dettaglio” che mi spaventa quando lo vedo in chiunque (non che diventino musulmani, ma che cambino radicalmente perchè così un’altra persona ci ama un po’ di più), l’esperimento è interessante e benvenuta nel mondo dei perseguitati.
    Se tu fossi lesbica e ci fosse un modo palese per mostrarlo come il velo probabilmente avresti ricevuto un trattamento simile dai tuoi parenti, spero non dai compagni di scuola però…

    • “Hai cambiato qualcosa di te per lui” E che problema c’è se questo (cambiare per lui) la rende felice?

      • “Il mio ragazzo è tornato da un viaggio e corro a fargli vedere tutto. Mi preferisce a testa scoperta comunque, gli andrei bene anche se fossi atea. “Siamo tutti umani”.” quindi… XD

        • Mmm, in realtà non è stato notato perché dalla descrizione sembra tutt’altro: quella che all’inizio è stata una scelta per accontentare la famiglia di lui (non lui), un compromesso che non le è poi costato tanto, per avere un po’ di tranquillità in più, che si è rivelato qualcosa che la fa stare bene. Che poi, dal momento che non fa male a nessuno, se lei è felice come dice giustamente Ilaria, -e, aggiungo, io serena e consapevole come sembra- a noi tocca soltanto rispettare la sua scelta.
          Vorrei raccontare un’altra storia, abbastanza simile:
          Qualche anno fa, una mia brillante amica marocchina, di famiglia musulmana, ha deciso, di punto in bianco (per noi, per Lei in realtà era stato un percorso interiore molto lungo e sofferto), di cominciare a portare il velo. Nonostante sua madre l’abbia sempre portato, nessuno dei suoi familiari ne è stato felice, spaventati com’erano che questo potesse crearle dei problemi. Non l’hanno ostacolata, ma purtroppo avevano ragione: le stesse persone che non avevano nessun dubbio sulla sua intelligenza, hanno cominciato a trattarla come se un foulard in testa potesse bloccare il flusso di idee sensate; i bambini la additavano per strada, come se dovesse esplodere da un momento all’altro; chi, quando portava i tacchi a spillo ed i capelli sciolti sulle spalle, non riusciva a toglierle gli occhi di dosso, l’ha presa come un affronto personale. Ha resistito per circa un anno, poi, quando ha cominciato a crearle seri problemi anche sul lavoro, a malincuore, si è rassegnata a toglierlo.
          A questo punto mi viene da chiedere: è veramente così grave che la mia amica o la ragazza del racconto portino un pezzo di stoffa in testa e che decidano di seguire un insieme di regole che le fa stare bene (che in questo caso è l’Islam, ma potrebbe essere il Buddismo, potrebbero diventare Wicca o vegetariane, sempre di regole si tratta), o è grave invece la pressione sociale che le ostacola nel portare avanti le loro scelte private e consapevoli?

  3. Terrificanti le reazioni della famiglia.

  4. younggrassproject says:

    La ragazza é una ragazza appunto e può darsi che la mamma non le abbia detto tutto ciò che ha visto e che le ha fatto paura. Io la mamma la capisco molto bene. La famiglia di lui é la prima a giudicare gli altri col metro di misura della religione! Se fossi stata la mamma avrei avuto anche io lo stesso atteggiamento ostile, perché se cristiana =troia e mia figlia a furia di sentirselo dire si converte non solo gli da ancora più ragione di pensarlo ma lascia sola me, che l’ho educata da troia evidentemente, mi lascia sola con questo pregiudizio e nello stigma di ciò in cui credo e in cui l’ho cresciuta. Si, la capisco se pensa che la figlia si fa plagiare che non é matura o sicura abbastanza per prendere delle decisioni così importanti. E se il prossimo ragazzo sarà ebreo e per la famiglia musulmana = troia lei si convertirà da capo? Il fatto che poi lei si trovi bene a essere musulmana non é dettato da vera convinzione ma dal fatto di sentirsi accettata, a lei che si chiamasse islam o religione dello scolapasta l’unica cosa che le importava era di non essere giudicata quindi ha preso una decisione che per lei era una pura formalità e una comodità ma che per la mamma ha significato un segnale d’allarme a mio avviso giustificatissimo. Diversa sarebbe stata la reazione se la famiglia di lui non fosse stata così razzista e se la ragazza vedendo un esempio di persone aperte e accoglienti avesse capito di riconoscersi nella religione che sosteneva la loro apertura e accoglienza, invece così quello che questa mamma vede é la conferma degli stereotipi. Lo stesso paragone che la ragazza le presenta a testimonianza della sua decisione é molto immaturo. Il ragazzo precedente cristiano ed egocentrico contro quello attuale musulmano e affettuoso. Questa ragazza non sembra avere un’identità definita sembra farsela affibbiare da chi le sta attorno e l’atteggiamento dei parenti é controproducente perché la fa sentire in una missione contro i pregiudizi, ma si dimentica che lei stessa, per prima, non é stata capace di combattere pregiudizi peggiori da parte della famiglia di lui. Se io domani avessi un ragazzo musulmano e la mia famiglia pensasse che é un terrorista io mi imporre con loro per rispettarlo a prescindere dall’etichetta e non permetterei mai che si converta per loro. Tutte le religioni dicono cose sensate che se interpretate nel modo giusto e rapportate al contesto sono condivisibili come scrive questa ragazza ma se é il razzismo che viene promosso attraverso la religione e io vedendo questo decido di convertirmi allora no mi dispiace ma sono molto molto vicina alla mamma su cui ha scaricato tutti i pregiudizi che non riusciva a sopportare lei. La decisione andava presa con molto molto più tatto tutelando innanzitutto chi le voleva più bene al mondo invece che una famiglia bullista che non fa altro che ricalcare le sue esperienze scolastiche precedenti, non doveva passare il messaggio la mia famiglia mi ha cresciuta nel “peccato” e mi “purifico” da musulmana. Non é così che si combattono i pregiudizi

    • Ciao, sono io. Mi spiace, ma sono musulmana e non certo per quella famiglia! Abbiamo lottato molto, ci siamo imposti molto, ci siamo presi diverse cantonate e alla fine abbiamo superato da un pezzo. L’altro non era cristiano, era ortodosso e io non condividevo. Non mi sono “purificata”, mi sono “scoperta” pur mettendomi il velo. Non costruire una storia da due parole, inoltre direi che definirmi “immatura” senza conoscermi è un po’ insensato (e la mia psicologa non sarebbe d’accordo, lol ).
      Alla fine ho risposto ad un commento perché il fatto che tu stia costruendo un palazzo su delle impressioni mi fa sorridere. Troppo affrettata!

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  3. […] parlato del primo giorno di autogestione qui e adesso voglio raccontarvi com’è andata nel corso dei tre giorni. Non parlerò oggi della […]

  4. Sono l'unica mia. ha detto:

    […] avevo parlato nel primo articolo che ho scritto, la mia famiglia non ha esattamente manifestato felicità dopo aver appreso del mio […]

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