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La Depressa Consapevole: cronache dal carcere

Sono Azzurra (mio pseudonimo in questo caso) e da oggi, finché posso, voglio e mi sarà utile, terrò su questo blog un diario per confidarvi quello che io sto vivendo in una quasi totale solitudine. Non parlerò a nome di altre persone. Io non so come stanno altri uomini e donne che soffrono di depressione. Posso parlarvi soltanto di me. Così farò. Per raccontarvi meglio, per rendere il racconto più leggibile, fluido, comprensibile, mi farò aiutare da Eretica.

La mia prima pagina di questo diario non può che essere dedicata a quel che era ieri e alle conseguenze che patisco oggi. Non sarà una storia pesante, tremendamente triste, perché non mi sembra un buon modo per raccontare. Dopotutto vorrei non alimentare lo stereotipo che immagina una persona depressa come una vegetale che non capisce nulla e che perciò perde intelligenza, capacità analitica, ricordi e tutto quello che le apparteneva fino al giorno prima. Quello che io sento è che dentro di me c’è una Azzurra che urla per tornare a vivere, uscire, socializzare, e la depressione è un enorme mattone che mi tiene sott’acqua, a impedirmi di respirare, vivere e sognare.

Quello che scrivo appartiene ad Azzurra perché non rinnego questo brutto periodo. Fa parte della mia vita e per quanto io sia pessimista sul mio futuro non posso fare a meno di pensare che domani, quando forse tutto sarà passato, io dovrò convivere con questa parte di me, guardandola con tenerezza, abbracciandola per impedire che corra a nascondersi. Forse c’è un equilibrio che si può mantenere se l’Azzurra di oggi riesce a coesistere con l’Azzurra guarita, quella che sarà domani.

In breve: ho 42 anni, la mia famiglia è piuttosto tradizionale, mamma, papà, due fratelli e una sorella. I miei non si desiderano più da tanto tempo e i miei rapporti con fratelli e sorella non sono così buoni. Sono sempre stata la pecora nera della famiglia e mi hanno rimproverato di tutto. Mi porto dietro un grande senso di fallimento per aver interrotto gli studi, perché ho trovato lavori precari e non sono riuscita ad essere troppo soddisfatta ed efficiente per quegli incarichi. C’erano volte in cui il panico mi bloccava, mi impediva di portare a termine il mio lavoro. Temevo le scadenze, gli appuntamenti, le telefonate di lavoro. Temevo anche l’amore, perché lasciavo prima di essere lasciata. Mi rifugiavo tra le braccia di uomini che non mi amavano e che io pensavo di amare. Mi sono trovata anche in situazioni spiacevoli con un uomo piuttosto violento che ha aggiunto benzina sul fuoco. Poi ho incontrato il mio attuale compagno ed è grazie a lui che ho iniziato a capire di che male soffro e ho iniziato un percorso terapeutico che per ora non ha portato a grandissimi progressi. Così sono scoraggiata, avvilita e mi sento di peso.

Avevo avuto sentore di una mia infelicità interiore, problemi con il cibo, ansia eccessiva, ma non pensavo di essere “malata”. Per la mia famiglia la malattia mentale è un orrendo stigma e fino ad ora, infatti, non sono riuscita a parlargliene. Non capirebbero e poi loro hanno problemi di salute “veri”. Che vuoi che sia una depressione rispetto a una malattia degenerativa o ai dolori che mia madre tenta inutilmente di placare con massiccie dosi di antidolorifico. Sono riuscita a tirare avanti finché un bel giorno non sono tornata a casa, disoccupata, dopo l’ennesimo colloquio di lavoro, e da allora non sono più uscita. Avevo 38 anni. Oggi ne ho 42.

Perciò le mie saranno cronache dal carcere. È la galera che mi sono costruita tutto attorno. Una galera dalla quale nessuno riesce a liberarmi. In questo mio piccolo spazio vitale accadono tantissime cose. Nulla è mai immobile, ripetitivo. Accadono cose tristi e cose esilaranti. Perché una persona depressa sa anche ridere. Ridere di gusto.

Dimenticavo: ho un figlio. Lo tiene mia suocera perché io non sono più riuscita a badare a lui dal momento in cui mi sono chiusa in casa.

E come prima pagina del diario direi che è abbastanza. Questo non è che l’inizio.

Grazie di aver letto fin qui.

Azzurra

 

—>>>Per leggere il diario di Azzurra segui la categoria La Depressione Consapevole 

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Comments

  1. tanta tanta tanta solidarietà!!!!….e un abbraccio forte forte!

  2. Leggerò quando riesco le tue pagine; ho 35 anni e vissuto una depressione con psicosi per dieci anni, dentro avevo la rabbia per una ingiustizia subita. In casa ora sono poco abituati al mio nuovo carattere, in realtà non sono cambiata per niente, ma secondo loro si. Tutto il peso che hai dentro per l’amore corrotto che ti hanno servito in questi anni spero riuscirai a mandarlo via dalla tua mente e vita. Fuori, nella vita di tutti, ora che anche io ci metto piede, so che incontrare persone intelligenti e profonde, anche se estranee è bello. Poi magari ne nasceranno anche amicizie. Spero perciò che presto tenterai di fare capolino, per qualche ora, ogni tanto, sulle strade, in giro, per respirare quella vita che ci rende comunque più tenaci, in qualche direzione.
    Un bacio e un abbraccio. Maria.

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