#Femministology e le fatiche di Serafina

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Svegliarsi e radersi le ascelle e poi.
Pettinarsi ma lasciando il ciuffo ribelle perché una vera femminista non si cura del suo aspetto in pubblico. Lo fa solo di nascosto. Serafina, infatti, colora solo le unghie dei piedi, nascoste sotto orribili calzini, perché lo smalto, come il rossetto e la cosmesi tutta in generale, è roba da oche.
Ogni tanto osserva la sua fica allo specchio e cerca di beccare la clitoride in quella zona incolta che per voto religioso non si può manco sfoltire.

La colazione di Serafina è prettamente femminista. Lei segue la norma del piacersi così com’è, perciò alla mattina, tra mangia e bevi, le toccano almeno 1500 calorie. Sono altrettante a pranzo e a cena. E se non mette su almeno 30 chili non potrà dire poi che il giorno santo in cui incontrò la fede femminista le cambiò la vita. E anche il peso.

Gli abiti di Serafina arrivano direttamente dalla boutique femminista della compagna Pippa. Oggi si porta la versione LadyLike ma frikkettona. Bisogna dare l’impressione di essere trasgressive ma senza sembrare delle black bloc. Un po’ come quando mia madre veste gli abiti della nonna ma poi aggiunge “un tocco di colore”.

Si posiziona nel luogo principale di evangelizzazione: il web. Il weeebb? Si, il web. La vera sensibilizzazione parte da lì. Se lo fa anche il Papa ci sarà un motivo. Serafina ha un blog, una pagina facebook, un canale youtube, un account twitter, uno su gmail, ma ce l’ha su ogni social network esistente.

Le principali news a sua firma sono fondamentalmente schedature di traditrici del genere femminile e di maschi che osano rispondere con un “ma”, “se”, “però”, “non so”, ai suoi argomenti. Poi passa in rassegna le ultime foto postate dai suoi contatti e non appena scorge un selfie di femmina con coscia scoperta le infligge un pippone sull’eventualità di esibire il corpo sul web.

Serafina infatti esibisce una propria foto dell’epoca in cui posava per l’esercito della salvezza, perché sobrio fa bello e non essere desiderabili è l’obiettivo. Serafina infatti riesce perfettamente a passare per una fredda e austera compagna russa del tempo antecedente alla caduta del muro di Berlino.

Le parole usate contro le sciagurate femmine ignude sono: “esibizioniste”, “mercificate”, “vendute al maschi”, fino all’uso di un concetto un po’ più complesso che parla del fatto che il corpo non può appartenerle giacché appartiene all’alta commissione per la tutela della carne femminina.

Passa in rassegna i siti di femmine che osano chiacchierare con i maschi, ‘ste sdisonorate, gli sorridono, gli dedicano cuoricini, si lasciano amabilmente sfottere e si divertono. Traditrici che non sono altro. Su quei siti, solitamente, Serafina trova tanto materiale di suo interesse. La lotta è dura e serve riconoscere i propri nemici anche quando si presentano nelle vesti di gentili fanciulle.

Moraleggiare è il primo passo. La donna in web non deve mostrare nuda neanche la caviglia. Non deve parlare di piacere sessuale perché il sesso si vive in privato e con estrema dignità. Non deve esporre proprie idee che non sono state messe al vaglio della Grande Madre Taglia Cazzi. Non può raccontare la propria esperienza di attrice porno e di sex worker. E, a tal proposito, per rispondere ad alcune obiezioni Serafina ha tutte le battute pronte all’uso.

– 1] smettetela di chiamarvi sex worker perché il vostro nome è “puttane”!
– 2] Smettetela di dire che vi piace perché non può piacervi essere penetrate da cinque uomini per volta mentre il sesto brandisce il cazzo come una spada e il settimo lo fa roteare che prendervi al guinzaglio.
– 3] Smettetela di dire che volete lavorare legalmente perché nessuno ve lo impedisce… non fate le vittime… gne gne gne gne… pensate alle vittime della tratta che muoiono per colpa vostra.
– 4] Smettetela di spacciarvi per puttane perché in realtà siete papponi.
– 5] Smettetela e basta.

Alle accuse di cui sopra la sex worker presa di mira in quel tal giorno solitamente risponde così:

– 1] ?
– 2] ??
– 3] ???
– 4] ????
– 5] ???????????

Serafina è tanto dotata di buon senso quanto animata da buone intenzioni. La guerra è guerra e lei la combatte con estrema versatilità.

Riesce anche a modificare di poco il suo copione per spiegare meglio le sue ragioni.

La frase spesso usata è la seguente:

“la vera……xxxxxxx….. combatte contro la prostituzione”.

Sostituite alla xxxxxx la parola fascista, democristiana, liberale, atea, comunista, socialdemocratica, marxista leninista, anticapitalista, anarchica, agnostica, ‘a zozza e otterrete l’effetto voluto.

A dimostrazione di tali argomenti Serafina mostra parentesi tratte da questo o quel testo che è possibile adattare a diverse campagne. Notare le similitudini.

– il sostegno alle puttane è dato da colluse con i papponi. Dietro a tutto questo c’è la lobby pappona.
– Dietro il gender c’è la lobby gay.
– Dietro la critica ad alcuni femminismi c’è la lobby maschilista.
– Dietro la critica al maschilismo c’è la lobby femm.
– Dietro la scelta dell’aborto c’è la lobby di Satana.
– Dietro il fenomeno migratorio c’è la lobby musulmana.

Lobby pappona, gay, maschilista, femm, satana, musulmana e altre cose “paurose”, concorrono in egual modo a distruggere il mondo. Nessuno dice che le persone che svelano questi complotti siano strafatte di funghi e allucinogeni e che amano tanto i giochi di ruolo, soprattutto quelli alla game of thrones.

Quando Serafina legge qualche argomentazione a critica di quel che esprime lei allora chiude gli occhi, respira profondamente e poi ripete queste parole:

– ricordati che gli uomini uccidono le donne.
– Ricordati che le donne vanno salvate anche da se stesse.
– Ricordati che non può esistere nessuna alla quale piace prostituirsi.
– Ricordati, già che ci siamo, che devi morire.

La sera è il momento in cui Serafina si confronta in video chat con le altre militanti per poi fare rapporto alla grande Madre Taglia Cazzi. Il bilancio della giornata è stato parecchio positivo. Serafina è riuscita a rompere le ovaie a un sacco di gente. Ha stalkerizzato, insultandole, un po’ di femministe sex positive, ed è riuscita perfino a restare lucida quando ha dovuto bannare l’unica donna che le diceva di non essere d’accordo con lei.

È sera e Serafina risente molto dello stress accumulato durante la giornata. Fa un’altra telefonata per poi assumere una dimensione corporea ascetica. È l’ora dei farmaci antistress. Così, con un sorriso in volto, Serafina riesce a concludere senza pensare a niente. Domani è un altro giorno. Un altro giorno di lotta, per Serafina.

Ps: E’ una storia di pura invenzione. Ogni riferimento a cose, fatti, persone, è puramente casuale.

—>>>Le puntate successive si trovano nella categoria Femministology.

Leggi anche:

Femministology: Serafina e la Madre TagliaCazzi

#Femministology: smettete di chiamarvi sex workers. Il vostro nome è “puttane”

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