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Io sono viva e perciò non riesco ad essere fedele

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Del pudore non mi frega un cazzo. E non mi frega dell’apparenza, delle chiacchiere della gente, delle occhiate giudicanti, dei consigli moralisti. Passo dal pub e tracanno due birre chiare, con tanta schiuma, così come piace a me. A metà turno il barista mi invita ad andare con lui. Nel magazzino in cui tengono la riserva di birra sfusa mi offre una canna e scivola a terra, a gambe larghe. Per me è naturale occupare il suo spazio tra una coscia e l’altra. Uso il suo torace come schienale. Mi lascio avvolgere dalle sue braccia. Fumiamo.

Sono già brilla al punto giusto. Lui infila una mano sotto la maglietta. Mi sfiora i capezzoli e ne apprezza la misura. Continua a restare in zona tette e io sposto i capelli per consentirgli di baciarmi sul collo. Infila l’altra mano dentro le mie mutande. Sto bene, sono eccitata, non so come fare per toccargli il pene. Mi dice che non c’è fretta. Vengo prima io, letteralmente. Resta così, seduto, e si sbottona i pantaloni, lo tira fuori e mi concentro per prestare attenzione al linguaggio del suo corpo. Vorrà metterlo dentro? Vorrà un pompino? Non sono molto brava a capire quel che vuole. Faccio un po’ e un po’. Vado di pompino, poi tolgo le mutande e mi faccio penetrare. Cerco la sua bocca e lui prende il mio viso tra le mani e mi bacia, morde le mie labbra, le succhia, gioca.

Mi toglie la maglietta e tra un su e giù continua ad assaggiare le mie tette. Dice che sta per venire. A me serve un altro secondo e poi esco veloce. Gli offro la bocca per contenere il liquido e lui trema, a occhi chiusi, affonda le sue mani nella mia carne. Facciamo presto a rivestirci. La sua pausa è finita. Chiede se voglio aspettarlo fino alla chiusura del locale. “Voglio dormire con te” – mi dice. Allora accenno al fatto che non posso. Ho già un altro che vive con me. E poi ci sono un paio di amiche che mi aspettano. Lui ride e dice che allora potrei andare a casa sua, a dormire. Sono tentata, mi piacerebbe molto ascoltare il suo respiro e risvegliarmi con il suo odore addosso. Voglio sapere se, quando dorme, ha l’abitudine di abbracciare le sue partner o sta molto sulle sue. Dice che è disposto a fare quello che preferisco.

Vado dalle mie amiche per avvisarle. Non torno con voi, ho un altro impegno. Una mi dice che mi ha vista sparire nel magazzino col barista. Non prendermi in giro, lei fa. Hai scopato con lui e vuoi passarci anche la notte. Le dico che è così e la vedo arrabbiata, con me. Mi dice che sono una puttana, che il mio compagno è un santo perché sopporta le mie troiate. Dice che è tentata di dirglielo e che non mi coprirà più. Rispondo che tanto non importa. Lui sa che a volte resto a dormire fuori. Non è poi così disponibile a lasciarmi scopare con altri ma lui sceglie di non sapere e io scelgo di non dirglielo perché vogliamo stare insieme. Perciò non capisco la sfuriata dell’amica.

Ne trovi uno a sera, dice, non sei mai soddisfatta. Osservo che non ho così tanta fortuna. Sto scherzando, lo si capisce dal mio tono ironico. Lei si infuria ed è l’altra amica che la trascina via. Non c’è nulla di peggio di una donna che prende le difese del pover’uomo oltraggiato, colui che non sa difendere il proprio onore e dunque sarà lei a indossare i panni della virilissima difensora della minchia. Faccio ciao ciao con la mano e lei mostra un dito medio. Sono ancora brilla, torno a sedermi al banco e c’è lui che chiacchiera con me. Mi lancia sguardi di intesa. Sorride. E’ contento. Si ferma un attimo e aggiusta i miei capelli spettinati.

Non sono molto lucida e seguo il mio istinto. Penso di piacergli sul serio e che potrebbe o vorrebbe diventare un amante fisso. Mi corteggiava da qualche settimana e sapevo di piacergli. Quello che non sospettavo è che lui potesse piacere a me. Il suo aspetto, i suoi colori, l’espressione del suo viso diventano per me improvvisamente belli. Non c’è nulla che gli ormoni non possano fare con gli stimoli adeguati. Si ferma ancora e dice che non ha fatto in tempo ad assaggiarla e lo vuole fare durante la notte. Sono eccitata all’idea. Penso all’amica che mi vorrebbe in posa da martire. Penso a quelle che contengono le pulsioni e sono sempre fedeli in nome di un giuramento che non sta scritto da nessuna parte.

Non mi ci vedo a rinunciare al piacere che mi può dare questo o anche altri uomini. Amo fare la vita che faccio e se mi danno dell’egoista, della zoccola, tanto meglio, ma so per certo che questa cosa fa infuriare più le donne che gli uomini. Esco fuori per telefonare al mio compagno. Lo avviso di non aspettarmi e di non preoccuparsi. Non tornerò stanotte. E quando tornerai? Forse domani. Forse? Si, forse. Ti avviso se c’è un cambio di programma. Domani è il giorno libero del barista e forse lui mi ha invitato per poter indugiare con me al mattino, fino al pomeriggio e casomai dormire con me un’altra notte. Il mio compagno vuole sapere se sto bene e io confermo che sto benissimo, di più non potrei.

Vivo una notte con uno sconosciuto. È premuroso, mi riempie di attenzioni e vive da solo. Può effettivamente diventare un rifugio nei momenti in cui voglio respirare un’aria nuova. Il sesso è veramente bello. Non ricordo un sesso così bello da un bel po’ di tempo. Io e il mio compagno, in effetti, non scopiamo molto. Lo facevamo anni fa, ma adesso è diventato rituale, bello ma non ci sorprendiamo più. È già mattina e lui mi ha tenuto tra le braccia per tutta la notte. Si sveglia prima di me. Esce per comprare caffè e cornetto. Il profumo mi fa svegliare. Facciamo colazione a letto e dopo una doccia restiamo a rilassarci fino alle due del pomeriggio. Ci capita di parlare molto, incuriositi l’uno dall’altra. Ridiamo, stiamo bene, e quando è sera, mentre prepara la cena, penso che devo dire al mio compagno che non rientro neanche stanotte. Quando accendo il telefono il mio amante occasionale diventa triste. Si rende conto che al massimo domattina mi perderà e non sarà più lo stesso. Sparirà la magia, la complicità, non potrà idealizzare la nostra storia. Chiedo se davvero ha voglia di tenermi con se un’altra notte e lui mi bacia e dice che ovviamente è così.

A telefono acceso cominciano ad arrivarmi messaggi a raffica. L’amica dice di essere preoccupata e di aver perfino telefonato al mio compagno, la stronza, per sapere se mi ero fatta sentire. Io non indosso i panni della martire e allora lo fa lei, povera vittima. Comincia a sparare cazzate sull’ipotesi che questo uomo sconosciuto avrebbe potuto farmi del male, seppellendomi chissà dove, abbandonando il mio cadavere lungo il ciglio di una strada di campagna. L’ansia è contagiosa, io lo so, e allora capisco che lei ha sfogato con il mio compagno la sua ansia e lui mi  mi ha mandato altri messaggi, preoccupandosi perché durante il giorno non mi sono fatta sentire. Allora lo chiamo, mi aspetto una voce tranquilla, è la sua voce, il suo tono, invece tira un sospiro di sollievo come se pensasse che fossi morta. Per la prima volta dopo tanti anni mi chiede dove sto e con chi. Non so dire le bugie. O parlo o non parlo. Glielo dico, per attenuare la sua preoccupazione. Invece lui teme di perdermi. Non avevamo mai affrontato questo aspetto.

Dice che non è una cosa con la quale può convivere. Dice che non l’ho gestita bene e che ho sprecato anni di relazione per una scopata. Quando gli dico che lo sapeva bene e che non è stata la prima volta lui assume un tono che non mi piace. Si sente ferito, mi dice che se non torno stasera allora non vale più la pena tornare. Farò le valigie e vado via stasera stessa, dice. Chiedo di non essere impulsivo, domani ne parliamo, e nel frattempo il barista si gode tutta la scena. Tornerò domani, chiarisco, e se ti trovo okay ma se non ti trovo va bene lo stesso. Non so come io possa aver pronunciato simili parole, dette senza tatto a un uomo che in fondo è il mio migliore amico. Sarebbe perfetto se non volesse l’esclusiva delle scopate. Mi chiedo: che cazzo mi è successo? Perché sono diventata così insensibile nei confronti del mio quasi ex compagno? Capisco che nutro del risentimento, penso che non mi rifugerò in balle del tipo “è stata colpa sua… “. Il mio rapporto andava bene fino a che tenevo aperte finestre che mi consentissero di respirare.

Ce l’ho con lui perché ora mi sento viva e con lui invece la relazione è diventata una prigione. Finisco la chiamata. Spengo il cellulare. Siedo un po’ disorientata e il barista mi avverte che tra un attimo è pronto. Lo guardo: è calmo, sorride e sembra che abbia vinto alla lotteria. Gli dico che non deve illudersi che passerò da una relazione all’altra. Lui dice di si. E’ tutto okay, ma sente che stiamo bene. Forse vale la pena tentare. Forse. Non so. Non voglio pensarci. Mangiamo, scopiamo ancora, ci addormentiamo, e dopo tanto tempo faccio dei sogni. Sogno di cadere nel vuoto. Senza il mio compagno mi sento senza rete, senza una zona stabile che mi consente di vivere serenamente quello che di stabile non ha proprio nulla. Il barista sta ancora dormendo. Giro scalza per la casa. Guardo i poster, qualche dipinto, tanti libri, una chitarra e un clarinetto. È un musicista e io non lo sapevo. La sua casa odora di buono. Torno a letto e lo abbraccio. Lo bacio. Lui ricambia. Posso restare con te anche oggi? Puoi restare quanto vuoi, risponde. Lo avviso: goditela finché dura. Quando me ne adrò non dirmi che non te l’avevo detto. Non c’è problema, fa lui. Neanch’io voglio una storia stabile. Ed è di nuovo sesso, e abbracci caldi, e labbra, e pelle, e orgasmi, risate. È così brutto capire, scopando con altri, che quel che avevi prima non ti basta proprio più?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Vorrei davvero riuscire a pensare che non esiste una divisione tra “amore buono” e “amore cattivo”.
    Vorrei, mi sforzo di, pensare che siamo tutti uguali di fronte all’amore e che, semplicemente, lo viviamo e manifestiamo in modo diverso.
    Leggere queste cose mi fa cambiare idea.

  2. Non basterà mai niente, all’ego non basta mai niente, c’è solo lui e desidera perennemente desiderare perché è vuoto, non c’è niente dentro e non c’è niente nemmeno fuori, giusto delle strutture narrative da recitare. E questo provoca un continuo e appagante altalenare di sensazioni di potere e di bisogno. Se qualcuno si infuria o si esalta per questa storia è perché vuole provare l’ebbrezza di essere così, il brivido di soddisfare indefinitamente il desiderio di avere e godere o di vedersi negato altrettanto indefinitamente l’oggetto del desiderare e il godimento.

    • “Se qualcuno si infuria per questa storia é perché vuole provare l’abrezza di essere così.”
      Ehm. No.
      Davvero no.
      Cerca la parola disgusto e ripugnanza sul vocabolario e ti farai una vaga idea del reale pensiero mio e di chi la pensa come me.
      Voglia di emulare davvero non ce n’é.
      Mi piace troppo avere ancora rispetto per me stessa!!

      • erica, è carino parlare di sé e mettere sul piatto il proprio personal politico ma i tuoi commenti sono esageratamente giudicanti e offensivi (disgusto? ripugnanza? sul serio?) nei confronti della persona che si racconta. potresti per cortesia ricordare che qui non esiste un tribunale e che non si possono usare milioni di stigmi negativi a partire dalla divisione tra donne che meriterebbero rispetto e quelle che invece no? da qui a dire che è una zoccola poco ci manca e in effetti io non vedo poi così tanta differenza tra i tuoi commenti, così tesi a prendere le distanze da questa donna, e quelli dell’amica che le dà della zoccola.

        • Con i miei commenti negativi mi riferisco naturalmente solo al comportamento e non alla persona, che non conosco e di cui non conosco il passato.
          Della zoccola (intesa come prostituta non in senso negativo) non le darei mai…ma semplicemente perché in una prostituta non trovo niente di negativo…mentre invece nel suo comportamento non vedo nulla di rispettabile.
          In ogni caso la mia irritazione non deriva dal suo comportamento in sé per sé che, finché non mi tocca direttamente, per me é quasi irrilevante. Mi irrita l’assoluta indifferenza che mostra nei confronti dei sentimenti altrui!!
          Il sesso in sé per sé non é un male, ma se lo si usa ferendo gli altri, allora lo diventa!!!

      • Erica, se ti ripugna sei comunque sotto il potere di questo racconto, gli dai una portata eversiva, liberatoria, come se portasse una grande verità magari scomoda. È solo la verità di moltissimi rapporti umani, a diversi livelli e con diversi gradi di intensità: chi desidera tanto e vuole soddisfarsi tanto si comporta così e trova quasi sempre chi desidera tanto e preferisce mantenersi insoddisfatto, finché dura, finché non interviene altro, se interviene. Ma il fatto è che questo racconto domina anche chi lo ha raccontato, anche chi fa la parte “vincente”, ovvero vede i suoi desideri soddisfatti. Non c’è molto da provare disgusto e ripugnanza, non è nemmeno questione di rispetto, quello interviene solo se ha un senso profondo per chi lo esercita, se si vivono i rapporti umani in altre modalità.

  3. A casa mia si chiama egoismo e mancanza di rispetto. Non è questione di essere zoccole, o troie o quant’altro: è questione di essere stronz* e di non avere rispetto per il prossimo, prossimo che, il caso vuole, sia anche il tuo compagno/migliore amico – e aggiungerei anche nei confronti delle tue amiche, è detestabile essere piantati in asso a metà di una serata. È sempre quel famoso rispetto.
    Chiariamoci: non c’è nulla di male in una relazione aperta. Non se entrambi sono consapevoli e condividono la scelta.
    Il tuo compagno ha “scelto di non sapere”? Non funziona così. È quello che tu hai preferito credere, probabilmente, che lui approvasse silenziosamente.
    Vogliamo essere rispettate per le nostre scelte, ed è giusto. Più che giusto.
    Allora perché mancare di rispetto agli altri impedendo all’altr* di compierla, una scelta?

    • Già il solo fatto che tu consideri ovvio e naturale che un essere umano debba fare lo sbirro di un altro tipo “sorvegliato specale” (“sorvegliata” in questo caso) è un esempio di quel “qualcosa” a cui accennavo prima.

      • Non ho capito che intendi, M.

        • Che comunque se una persona non si sente rispettata perché la persona con cui si relaziona va anche con altre persone senza dirglielo ha un problema, che è la dipendenza dal modello relazionale imposto dalla società occidentale nelle sue evoluzioni. Non vedo in questo caso che cosa c’entrino le scelte o la libertà di scelta.

          • Ma non credo proprio. È questione di accordi tra persone, la mia libertà non deve ledere la tua.

            • Ok, allora facciamo un esempio. Tu e io “stiamo insieme”. Tu fai sesso con un’altra persona. Mi spieghi in che modo questo limita ME? Che cosa non posso fare di quello che facevo prima?

              • Mi limita nel senso che dimostri a mio parere di non amarmi, e io ho il diritto di saperlo e di lasciarti. Non dicendomelo, mi limiti in questo mio diritto. Stai con me con l’inganno.

              • Non puoi più fidarti di quello che ti dico, della mia parola, delle mie promesse.

                • E il fatto che certe promesse vengano chieste, che la propria serenità discenda da queste ti sembra normale?

                  • Scusami, M., eh. Mi spieghi perché se qualcun@ vuole fare sesso liberamente nessun@ deve permettersi di giudicarl@ (e sono d’accordo) ma se altri decidono di stare assieme come coppia chiusa devono essere giudicati?
                    Se io e te stiamo assieme, ci promettiamo reciproca fedeltà e tu vai a letto con altr* mi stai mancando di rispetto. Se tu sei libero di andare a letto con chi ti pare io devo essere libera di decidere se mi sta bene o no; e lo dobbiamo decidere prima, non dopo. Altrimenti ledi i miei diritti e la mia libertà in nome della tua.

                    • “se altri decidono di stare assieme come coppia chiusa devono essere giudicati?”

                      Io non sto giudicando nessuno. Sto dicendo che la pretesa che un modus vivendi personale debba essere condiviso non è né naturale, né scontata, ma è una costruzione sociale.

                      Facciamo altri esempi.

                      1) A e B sono vegani e hanno una relazione. B un giorno chiama A e gli/le dice che sta mangiando una fiorentina al ristorante.

                      2) A e B si mettono insieme, con la condizione che B indossi solo indumenti “morigerati”. B si stufa e chiama A per dire che si trova in una spiaggia nudista.

                      3) A e B si mettono insieme, A vuole che B tagli i ponti con tutte le persone dello stesso genere di A. B chiama A per dire che esce a cena con C, che ha lo stesso genere di A.

                      In tutti i casi:

                      A dice che B è venuta/o meno ai termini della relazione.

                      B dice che A limita troppo la sua libertà personale

                      Ti sembra che la tua logica continui a reggere?

                    • Sì – anche se i tuoi esempi sono un po’ inverosimili. Perché il problema è fare un patto prima e decidere di rispettarlo; è perfettamente lecito cambiare idea in corso d’opera ma per rispetto reciproco lo si deve comunicare all’altr*.

                      A e B stanno assieme purché la sola pizza che mangino sia la margherita. Se B si stufa e vuole una quattro stagioni lo comunica ad A e poi prende la pizza che vuole.

                      Se decidi di aderire liberamente a un accordo devi rispettarlo; ciò non significa che non si possa cambiare idea, ma non è corretto rompere il patto all’insaputa dell’altr* e far finta di niente.

                  • Non solo lo trovo normale, lo trovo perfettamente logico e sensato.
                    All’inizio di una relazione si pongono (o per dirla meglio si dovrebbero porre) le basi perchè si possa proseguire sapendo con chiarezza quali sono i fondamenti che di quella relazione fanno parte. Così una persona a cui la monogamia sta a cuore chiederà al partner altrettanto in modo assolutamente legittimo. La scelta se aderire o meno al patto è personale e libera: si può dire di sì o si può dire di no. Si può anche cambiare idea “in corso d’opera” e comprendere che quello che si trovava accettabile non lo è più. Quello che trovo scorretto è mentire, quindi, prima di rompere il patto, è opportuno chiudere la relazione nonostante la difficoltà ed il dispiacere che comporta.
                    Per quel che mi riguarda il tradimento non è fisico, è il venire meno a qualcosa che si è liberamente concordato e che, come tale, mette a dura prova la fiducia e la possibilità di credere all’altro. Tanto per essere chiari se ti dico che l’hamburger che stai mangiando viene da un negozio bio e invece l’ho comprato al McDonaldti ti sto ingannando e tradendo la tua fiducia. Non è concettualmente meno grave del fare sesso con terzi.
                    A me sembra tanto che si intenda la libertà come “faccio quello che mi pare e basta” mentre per me la libertà consiste nel fare delle scelte e portarle avanti in piena coscienza e coerentemente. Da questo discendono la serenità e la tranquillità secondo me, soprattutto essendo pienamente consapevoli che le scelte hanno delle conseguenze sempre, sia in termini di rinuncia alla possibilità scartata sia per la ricaduta personale ed eventuale biasimo che crea (e che è giusto che esista per altro, dal momento che della società non si può prendere solo quello che è bello e che piace)

          • Perfetto, adesso la volontà di un rapporto stabile e fedele è “dipendenza da un rapporto relazionale imposto dalla società occidentale”, mi sembra di leggere una caricatura parodistica di certe ideologie fatta dai loro avversari invece queste cose sono state scritte davvero e seriamente.
            E pure fosse, ma uno sarà padrone di voler aderire alle imposizioni della società occidentale, che tra i tanti crimini che ha perpetrato c’è anche l’offensiva ed orrenda possibilità di scelta se aderire o meno ad un modello?
            Vuoi stare con me, è così, stop. Vuoi soddisfare tutti i tuoi desideri sessuali in giro va bene uguale, va’ dove ti porta il cuore e amici come prima, e magari trovati uno che la pensa come te così sarete felici.

            Ma qui si giustifica proprio il tradire il partner e l’accordo di fedeltà perché sono cose “stantie”, “superate”, “occidentali”, manca solo “borghesi, reazionarie e fasciste”. Il partner X deve essere libero di andare con chi vuole ma quello Y non può essere libero di non farsi andare bene questa situazione??? Ci deve stare a forza se no è schiavo del modello occidentale e cattofascioborghese???
            Un limite c’è o si giustificherà qualunque cosa???
            (Spero almeno che a ruoli invertiti col maschio traditore i commenti giustificazionisti si mantengano per coerenza sulla stessa lunghezza d’onda)

            • Non è questione di giustificare, è proprio questione di rispetto: ognuno dev’essere rispettato e ha il diritto di veder rispettate le sue scelte. Pertanto non si può né si deve prevaricare l’altr*.

  4. Trovo i commenti molto interessanti: è come se questo articolo avesse toccato qualcosa in chi ha commentato, qualcosa di cui forse bisognerebbe liberarsi.

  5. Un ragionamento alla Marchionne spostato dal piano della produzione al piano delle relazioni: massimo profitto col rischio del fallimento spostato sugli altri (sul più “debole”).Complimenti per l’alto grado di subalternità culturale.

    • mancava l’interpretazione del compagno comunista che mette in comune tutto ma la fica della partner invece resta sua di diritto. complimenti a te per il basso livello di comprensione delle dinamiche relazionali.

  6. Credo che la fedeltà sia una costruzione ideologica e sociale, dettata dall’ego che non vuole essere ferito e da convenzioni che ci vogliono facilmente controllabili. Ognuno è libero di scegliere come vivere la propria vita. Non si può costruire la felicità propria sulle scelte altrui, così come non si può costringere nessuno a fare quello che è “giusto” fare e privarlo della propria libertà. Lei lo sapeva e lui lo sapeva. L’unico modo è decidere se stare dentro o fuori.

    • la fedeltà si vive, è la conseguenza di un certo sentire, magari di una coscienza rispetto alla vita che si vuol fare e al tipo di relazioni che si vogliono mantenere con gli altri. se si considera come imposizione o convenzione o “scelta” allora non esiste e non ha ragione di esistere, è un castello di carte che crolla subito. L’ego che non vuole essere ferito può fare tante cose come imporsi la fedeltà, imporla, oppure imporre a sé e agli altri di non averla.

      • Quindi, secondo te, chi non è fedele non ha coscienza rispetto alla vita che vuole fare e al tipo di relazioni da mantenere?

        • intendevo dire che chi è fedele può vivere i desideri di “evasione” ma preferisce altro perché appunto è consapevole che la vita che ne consegue non fa per lui o per lei. o può anche non avere desideri di infedeltà e sentirsi vivo e felice lo stesso. chi non è fedele può benissimo trovarsi a suo agio nell’intrattenere tutti i rapporti che vuole ed esserne altrettanto cosciente. ti ho risposto su perché non sono per nulla d’accordo con l’idea della fedeltà come “costruzione ideologica eccetera”. Può esserlo pure l’infedeltà, così come la fedeltà può essere una condizione del tutto pacifica e vissuta senza frustrazioni.

          • Sono punti di vista, legati a quello che sappiamo di noi e quello che pensiamo della nostra vita. La fedeltà non è una condizione dell’essere umano: ci sono e ci sono stati popoli e civiltà intere nelle quali non era una virtù e nemmeno una condizione da considerare. Per questo dico che è una costruzione, fatta bene, inculcata fin dall’infanzia, ma pur sempre una costruzione.
            Forse è solo un caso che intorno a me veda ben pochi esempi di fedeltà pacifica senza frustrazioni, forse sono io sfortunata.

  7. Situazione incasinata quella descritta.
    Dei tre attori in scena, il barista pare quello più equilibrato e consapevole. Sarà che per mestiere vive in una condizione da “porto di mare” e ci ha fatto l’abitudine oppure, ancor meglio per lui, ha trovato il suo habitat relazionale perfetto.
    Il “fidanzato” pare un soggetto in mezzo al guado che fa buon viso a cattivo gioco per non perdere, forse ormai per abitudine, una donna che sembra averlo catturato al punto da farlo passar sopra a “criticità” che in altre donne non avrebbe tollerato.
    La protagonista, invece, comunica una certa angoscia. Sono dell’idea che tanta ostentazione del proprio agire, da una parte abbia poco senso (a meno di non essere appassionati di battaglie contro i mulini a vento) dall’altra sia funzionale a mettere a tacere certi echi emotivi (forse ancora contagiati dalla morale corrente) con cui non si riesce o non si è ancora voluto fare completamente i conti.

  8. Scusate, ma scopare con una donna ubriaca non era stupro?
    O c’è stato il contrordine?

    • mi pare che qui ci sia una donna consensuale che liberamente ha deciso di scopare con un uomo. se una donna è ubriaca e non è in grado di dare il suo consenso o dice no in modo chiaro è certamente stupro.

      • No ma va bene, che se bastasse scopare da ubriache per essere stuprate a me mi dovevano appendere per le palle e tutte le pene medievali che si augurano agli stupratori.
        Si metta a verbale che ubriachezza non è perdita della possibilità di dire no. Che pure da ubriachi sì vuol dire sì.
        Salvo ubriachezza che toglie la forza di parlare, chiaro.

        • Mi perdoni.. ma prima vuole vedere contraddizioni dove non ce ne sono, ora, dopo che le stata data una risposta più che soddisfacente tenta di cavillare per arrivare alle solite scuse e ai soliti alibi che stanno alla base del victim blaming e quindi alle ragioni che portano ancora troppe donne a non denunciare.
          E’ il consenso che definisce lo stupro e il consenso lo definisce ciò che la donna afferma di ricordare di una certa esperienza. Il racconto di questa donna fatto in prima persona ci dice che non avverte come stupro le azioni del barista. Non c’è un momento dove dice “Sì” esplicitamente, ma non c’è nemmeno una denuncia. Ergo non c’è stupro. Punto.
          Se si rendesse conto che quello che credeva fosse essere stato un suo consenso era stata in realtà semplice passività vuoi per l’alcool, vuoi per la manipolazione psicologica di lui, vuoi per un senso di timore e denunciasse allora sarebbe stupro. Ma non è questo il caso.
          Non mi sembra che ci siano chissà quali difficoltà pratiche per definire e determinare quando c’è uno stupro.
          Il problema semmai è che spesso le leggi e le procedure dei tribunali non sono conformi a questo semplice criterio ma perpetuano la cultura patriarcale dalla quale sono stati concepiti per colpevolizzare e processare la vittima e non lo stupratore.
          Se non le è ancora chiaro cos’è il consenso c’è comunque una post di Eretica che potrebbe tornarle utile.
          https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/03/16/consenso-se-capisci-quando-lei-vuole-un-te-perche-non-sai-quando-vuole-il-sesso/

          • Ti faccio umilmente notare che la fattispecie criminosa dello stupro esige il dolo per configurarsi, non potendosi ipotizzare uno stupro colposo: dolo in questo caso significa che ti stupro volendo stuprarti, ovverosia compiere atti sessuali con te contro la tua volontà e ben conscio della tua volontà contraria.
            Se tu, ubriaca o meno, ci stai o sul momento credi di starci – e soltanto dopo ti rendi conto che “quello che credevi fosse essere stato un tuo consenso era stata in realtà semplice passività vuoi per l’alcool, vuoi per la manipolazione psicologica di lui, vuoi per un senso di timore” sono problemi tuoi, altro che denuncia due giorni dopo.

            • Se tu, ubriaca o meno, soltanto dopo riesci a trovare il coraggio di dire di essere stata stuprata “sono problemi tuoi, altro che denuncia due giorni dopo.”
              So bene che “sono problemi miei”, non sa quanto siamo tutte coscienti quanto siano “problemi nostri” quando veniamo stuprate. Ma prima di risponderle vorrei che partisse da questo link

              e cliccasse su “avanti” fermandosi a riflettere qualche secondo su ogni immagine. Poi googli “al di là del buco”. Appena sotto c’è una lettera. La legga. E poi rifletta anche su quella.
              Poi legga questo contributo di Alessandra Pauncz, psicologa e psicoterapeuta, fondatrice a Firenze del C.a.m. (Centro ascolto uomini maltrattanti). https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/07/27/firenze-la-ragazza-della-fortezza-siamo-noi/ e rifletta.
              Ora rilegga il suo post…..”sono problemi tuoi, altro che denuncia due giorni dopo.”
              Nemmeno un po’ di… disagio per quello che ha scritto?

              Capisce almeno perchè la nostra risposta sarà sempre la nostra rabbia?

              http://popoffquotidiano.it/2015/07/29/stupro-di-firenze-la-rabbia-delle-donne-contro-la-sentenza/
              perchè le ripeto che in caso di stupro debba essere il maschio a provare la sua innocenza?
              A me non piace ciabattare attorno alle cose, le cose le dico chiare e so benissimo che in questa società partiarcale, fondata sulla cultura dello stupro, quello che ho scritto suona ai più come qualcosa di “medioevale”, “barbaro”, conosco già le vostre argomentazioni trite e ritrite che possono riassumersi tutte con “se l’è cercata”… e so anche che ciò che ha scritto lei suona ai più invece come “buon senso”, come “garantismo”, come rispetto del principio della “presunzione d’innocenza”. Ma è proprio questo il problema centrale, il salto culturale di cui c’è bisogno per la consapevolezza che lo stupro di un maschio contro una donna non è un reato che può essere limitato alla sola responsabilità individuale, lo stupro è un atto collettivo perchè è frutto di una cultura che su questo atto fonda le sue istituzioni e i tribunali maschilisti e patriarcali.
              E’ perciò la versione della donna che dovrebbe definire quando c’è stato “dolo” e quindi stupro, una versione che per forza di cose, data la traumaticità del ricordo, non potrà essere oggettivamente coerente e attaccare questa versione secondo un criterio strumentale di oggettività pretendendo che sia l’accusa a dimostrare la sua fondatezza su questo piano è victim blaming. E’ l’accusato che dovrebbe dimostrare che il fatto non è avvenuto, ad esempio perchè era altrove. Punto.
              Negli USA è stato fatto qualche piccolo passo in avanti in questa direzione e fortunatamente questi semi di civiltà stanno attecchendo anche in Europa, ma è necessario curarli costantemente affinchè germinino e la giustizia, nelle sue procedure si adegui a questo principio e bisogna partire dalla sensibilizzazione delle donne che devono raccontarsi e dirsi chiaramente “perchè non ho denunciato” http://anarkikka.blogspot.it/2015/05/perche-non-ho-denunciato_57.html
              Si scandalizzi pure, ora…So già che sta piegando sulla mitologia delle false accuse, tanto cara ai maschilisti e alla fin fine dove voleva andare a parare ZioEffe fin dal suo primo intervento, ma casca male. In un mondo ideale la giustizia non fallirebbe: i colpevoli verrebbero puniti e le vittime avrebbero sempre giustizia. Ma nella realtà la giustizia può sbagliare e quando succede i colpevoli non pagano le le vittime non hanno giustizia.
              Ma dimentichiamoci un attimo dei casi specifici, delle ipotesi, dei dubbi, Concentriamoci sui fatti certi e l’evidenza, ovvero l’ubiquità e la trasversalità rispetto alla classe, all’etnia e ad ogni altra differenza, della cultura dello stupro imperante nel victim blaming, ma soprattutto del privilegio maschile che concede ai maschi vantaggi in ogni aspetto (anche quando fanno i “disertori del patriarcato”) e che li rende in ogni caso responsabili della violenza contro le donne, che li porta a pensare di essere in diritto fin a disporre della vita della donna. Guardiamo questi fatti.
              Ebbene, gli stupratori della cronaca nera non sono anomalie ma figli sani del patriarcato che fanno il lavoro sporco per tutti: lo stupro è un atto contro tutte le donne per intimidirle e dominarle, restringendone gli spazi e i tempi di libertà, e quindi la loro autodeterminazione (come ad esempio, quella di questa ragazza che ce l’ha raccontata), rigenerando così, nuovamente il privilegio maschile.
              E’ per questo che diciamo che se ne toccate una ci toccate tutte, ed è per questo infine che lavoriamo affinchè le leggi e le procedure che sono state forgiate sul calco della cultura dello stupro finalizzato alla perpetuazione del privilegio maschile siano riformate in conformità a questi dati di fatto. Rifletta su questo. Si guardi allo specchio, guardi nel nero dei suoi occhi, lo lasci parlare e lo ascolti con onestà. Si concentri su questi fatti, su queste evidenze che le ho illustrato e cerchi di andare oltre la denegazione.
              E se non ci riesce, allora glielo dico con le sue categorie della cosiddetta “responsabilità individuale”: io ritengo che nella nostra realtà non ideale, se un certo grado di errore è inevitabile, è preferibile che un presunto stupratore finisca dentro per un errore giudiziario piuttosto che un presunto stupro resti erroneamente impunito. Anche perché sono immensamente di più gli stupri e le violenze non punite e quindi le donne che oltre alla violenza subiscono anche l’ingiustizia, di quanti siano i presunti stupratori finiti per errore in galera.
              Anche a lei ripropongo quel post di Eretica sul consenso
              https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/03/16/consenso-se-capisci-quando-lei-vuole-un-te-perche-non-sai-quando-vuole-il-sesso/
              e la invito a leggerne altri sul blog sullo stesso tema.
              Io non ho altro da dire a nessuno qui, ho rubato già troppo spazio OT.

              • Guarda non ce la faccio proprio psicologicamente a leggere tutto, ma trovo profondamente sbagliate alcune cose che hai detto.
                Se tu mi accusi di qualcosa, io non devo dimostrare proprio niente!!!
                Sei tu che devi dimostrare la fondatezza della tue accuse, non io che devo dimostrare la mia innocenza in risposta a delle tue accuse che potrebbero essere senza fondamento!!!
                Se fosse come dici tu, chiunque potrebbe accusare chiunque per qualunque cosa!! E i diritti civili di ognuno dove andrebbero a finire? Sarebbe il caos!!
                Tu prima dimostra che io sono colpevole, poi io dovrò dimostrare qualcosa a te o a chiunque altro.
                Se non puoi dimostrare nulla, le tue sono parole camoate in aria, e non si può rovinare la vita della gente per accuse a caso!!!

                • Ok ritiro…. l’ultima frase al mio precedente commento. Sapevo che non sarei riuscta a tacere…. Vedo se riesco ad essere almeno concisa questa volta.
                  Provi a leggere tutto invece di… lasciamo perdere. Qui si parla della specificità dello stupro non di qualsiasi reato. Le ragioni per distinguere questo specifico reato dagli altri sono esposte anche in modo troppo esplicita e dettagliata, in effetti, e sono quelle condivise forse da tutti questi benedetti femminismi che sembrano essere miriadi ma che su questo tema fondamentale almeno, grazie alle dee, convergono, al di là dei mille arzigogoli lessicali, teorici, che paiono dividerci ma che a mio modo di vedere sono solo il risultato di un correre dietro la denegazione maschile e ai mal di pancia dei benpensanti che per un motivo o per un altro non hanno il coraggio di prendere una posizione chiara e netta sulla necessità di smantellare il patriarcato e costruire un mondo a misura di donna. Vuoi perchè dal patriarcato hanno il loro Privilegio, vuoi perchè ne sono diventate ausiliarie…vuoi perchè si sono perse negli arzigogoli…purtroppo. Ma veniamo a lei… Lei non è d’accordo. Bene, prendo atto che non è con noi. Grazie di averlo specificato.
                  Saluti.

                • Beh, però mettere sullo stesso piano quelli del “se l’è cercata” e l’onere della prova a carico dell’accusa era cosa che dovevo ancora sentire.

  9. A me sembra che sia sempre una questione di lana caprina, come si suol dire. Grazie a chi ha raccontato la sua esperienza, in modo così intenso ed emozionante. Ma non capisco perché, anche in questo caso, la persona in questione debba buttare lì la frecciatina “eh, alla fine io sono meglio di te, me la godo di più”. Un articolo giudicante, esattamente come lei viene giudicata da terzi. Per me nel sesso come nell’amore non c’è nulla di sbagliato o giusto, si fottano gli antropologi e i sociologi e i sessuologi che cercano di dargli delle regole. Non sbaglia chi scopa con un uomo diverso ogni sera (pur essendo impegnata/o o meno). Non sbaglia chi scopa con un solo uomo tutta la vita. Non è che la prima è una galla e la seconda una frustrata frigida. Non è che la prima è una puttana e la seconda una donna virtuosa, di merito. Non è e basta. Fate quello che volete. La gente, anche se vi giudica e ciò giustamente infastidisce, non perderà il sonno pensando alle vostre scopate che ci sono (o che non ci sono). Forse dovremmo tutti ridimensionare un po’ il nostro ego e agire come vogliamo, consci del fatto che – a parte i diretti interessati – nessuno il giorno dopo indirà un G8 per parlare di come ci comportiamo noi tra le lenzuola.

  10. A me il racconto è piaciuto, mi piace pensare di essere una donna libera e anticonformista, e la protagonista mi assomiglia, anche se ha decisamente molto più coraggio di me. Mi piacerebbe essere così spregiudicata, così libera di inseguire fantasie e appagamento. Non ci vedo nulla di male nella ricerca del piacere e sicuramente tutta questa retorica del egoismo e rispetto dell’altra persona li ritengo superati, stantii. Ci sono moltissime forme di coppie e di relazioni, nessuna più sbagliata o più giusta di un’altra. Chi decide cosa sia corretto e cosa no? Io sogno un momento in cui si possa avere davvero, serenamente, un rapporto aperto nel quale la ricerca della serenità, della felicità possa andare di pari passo a quella del piacere, che ci rende umani, speciali, unici… diversi da qualunque altra forma di vita sulla Terra.

  11. il sesso è un evento natural. la fedeltà invce èun’invenzione umana suggellata da un giuramento difronte a Dio (per chi ci crede), agli uomini e che impegna quella che si suole definire la propria parola d’onore.
    nulla questio circa la libertà sessuale, ma imposteresti un relazione con una persona maschio, donna o lgbt dalla parola ‘salterina’?

    • Qui Dio non c’entra. Qui c’entra il rispetto reciproco e il patto che fanno due persone. Se decidiamo di stare assieme e di esserci fedeli l’un l’altr* perché dovrebbe essere una cosa superata, insensata o altro? Ha senso esattamente quanto la decisione di stare assieme e contemporaneamente vedere e scopare altre persone.
      Ma se nel secondo caso uno dei due si risentisse, a un certo punto, e dicesse “ma io non voglio che tu vada a letto con altr*!” tutti si indignerebbero perché ha fatto una scelta e sapeva a cosa andava incontro, perché nel caso di due persone che si accordano per la fedeltà si devono trovare mille giustificazioni?

      • il giuramento è una istituzione umana, che soggiace a regole umane.
        ora se nel maschio per via della sua biologia lo scontro fra istinto e cultura è una costante. un conflitto tutto interno, in cui vi sta chi vince e chi perde, i cui effetti esterni vengono regolati dalla morale. quale sarebbe la morale delle cosidette coppie ‘open’ il solo senso egoistico?
        e possiamo fondare una relazione di lunga durata sul solo senso egoistico? pr fare un esempio finora nei racconti di Eretica si sono lette solo storie di donne poligame e di uomini che aspettano in religioso silenzio, e se fosse una storia di un uomo poligamo e di una donna che aspetta in religioso silenzio, andrebbe bene lo stesso?.

        Scimmiottare il patriarcato che si vuol combattere non mi sembra la via migliore

        • non è vero. leggi bene, cerca sul blog. troverai anche altro. 🙂

        • Non mi è molto chiaro quel che vuoi dire, onestamente. Da un lato pare che tu “condanni” la libertinaggine, considerandola un ostacolo a una relazione a lungo termine; dall’altro sembra però che tu “condanni” anche i giuramenti, in quanto costruzione dell’uomo – eterno scontro tra natura e cultura, ma ricordiamoci che anche la condanna dell’omicidio è cultura e non natura; cultura non è sinonimo di male. Infine concludi in un modo che mi confonde ancor di più.
          Come dice Eretica nel blog non ci sono solo storie di donne poliamorose e di maschi che “aspettano in religioso silenzio” (e che è, sono schiavetti?). Io ribadisco quanto ho già detto in tutti gli altri commenti: uomo o donna che sia non ha importanza, quel che conta è che entrambi i partner siano concordi sulla scelta dello stile di vita/relazione.

          • non condanno la libertinaggine perchè è un’espressione dell’io. ma nella vita sociale la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri.
            cosa significa che spesse volte dobbiamo osservare delle regole sociali create dall’uomo e non dalla natura, come può essere un giuramento, ove teoricamente si chiama la presenza della divinità, ma in realtà è un costrutto umano.
            ma perchè nasce un giuramento o in ultima analisi le norme? perchè abbiamo bisogno di certezze nei comportamenti umani, di coloro che ci stanno vicino.

  12. Mi sorprende la negatività dei commenti anche perché, rispetto ad altre, questa è una storia molto molto simile a quello che sta accadendo più spesso nelle coppie. Quanti attorno a voi si sono lasciati perché uno dei due ha avuto una storia con qualcun’altro? Quanti sono veramente fedeli? Certo che la scelta consapevole di entrambi di avere una relazione aperta è la variante preferibile all’infedeltà, ma anche quella più rara. Nella maggior parte dei casi i desideri li affrontiamo un po’ di nascosto, un po’ trattenuti, sapendo di non fare niente di male ma non avendo il corraggio di parlarne apertamente con i nostri “migliori amici”. Inutile fare di questa duplicità una cattiveria e del poliamore una legge morale. Quando c’è una costrizione, la duplicità è una strategia di sopravvivenza.

    • E tu pensi che siccome tanti si comportano in questo modo allora il mentire sia un comportamento da avallare?
      Per quel che mi riguarda sarebbe molto meglio insegnare alle persone a parlarsi reciprocamente per capire quali sono i desideri di ciascuno e decidere se sono confacenti a entrambe le parti.
      Ferire il proprio compagno non è e non può essere una scelta da applaudire. Se la vita di coppia sta stretta non è obbligatorio starci in coppia.
      Non sto parlando di astrattezza perché sono 16 anni che vivo con quello che da tre è mio marito e non ci sono crepe e non ci sono angoli bui, che non si traduce nel non avere i nostri spazi privati e personali.

      • Quando leggo una storia non sento l’esigenza di avallare o insegnare qualcosa. Prima di giudicare che cos’è giusto o sbagliato vedo questa situazione come uno specchio di un disagio, che riguarda anche me, e che è legato ad una certa concezione, molto costrittiva, di che cosa sono e che cosa devono essere le relazioni. Sono sinceramente felice per le coppie che hanno un’ottima comunicazione nel rispetto degli spazi privati.

        • Hai indubbiamente ragione nel dire c’è tanto disagio e mi dispiace che ci sia chi vede le relazioni come un vincolo soffocante.
          Parimenti però non trovo corretto, in nome di quel disagio, stabilire che diventa lecito mancare ad un patto che è scelto e non imposto e ferire nel farlo qualcuno a cui si dice di tenere.
          Quello che penso è che ciò che ci ucciderà tutti è il solipsismo che leggo e vedo sempre più diffuso ed incentivato. Homo homini lupus non è un buon fondamento per il vivete civile che si parli di relazioni di amore, di famiglia, di amicizia, di sesso o di quel che sia.

  13. Al di la’ dei discorsi ideologici penso sarebbe piu’ corretto e proficuo che ognun* parlasse di se stesso e di come affronta nella vita reale il fatto di tradire o essere tradito, di essere fedele o meno, di come mette insieme il bisogno di un rapporto esclusivo e il desiderio di rapporti liberi/plurimi, che spesso sono spinte che coesistono nella stessa persona. Perche’ le idee sono idee, e la realta’ di come si affrontano le cose poi puo’ essere un’altra, sia che la propria “idea” (che poi magari e’ bisogno/desiderio/pulsione, che non e’ detto sia univoco) sia il valore della fedelta’, che quella dell’amore libero, per intendersi. E’ difficile che non ci siano contraddizioni, penso. I proclami ideologici sul libero amore un po’ mi disturbano, non perche’ credo che il bisogno di rapporti liberi sia sbagliato, anzi probabilmente e’ sacrosanto, ma appunto perche’ sono proclami.
    Pero’ penso che nel rapporto con l’altr* si debba tener conto anche dell’altr* , altrimenti non e’ rapporto, ma monologo – non e’ detto che sempre ci si riesca, ma secondo me la strada e’ quella – ognun* poi si barcamena come puo’ secondo la sua natura e i suoi bisogni, e’ difficile…

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