Donna Usa imprigionata nel carcere duro per un aborto spontaneo

Questo è solo l’ennesimo caso di una donna che vede prevalere il diritto del feto al proprio. In alcuni Stati Usa l’inquisizione antiabortista ha radicato nella mentalità comune il pensiero che se abortisci spontaneamente è colpa tua, se il bambino nasce morto è colpa tua e prima ancora della tutela delle madri a questi Stati importa la tutela del feto. Donne che vivono come sorvegliate speciali affinché sfornino figli in ottime condizioni da consegnare alla nazione. Tutto ciò è aberrante per tanti punti di vista. Se ogni donna che ha avuto un aborto spontaneo o ha partorito un figlio morto sarà condannata a farsi la galera è in atto l’azione più autoritaria che esista. Il corpo delle donne appartiene allo Stato paternalista, giacché le donne sarebbero tutte incapaci di intendere e volere. Sono semplicemente macchine che bisogna mettere alla gogna e linciare in pubblico per dimostrare quel che succede alle donne che non portano una perfetta gravidanza a termine. Il pezzo originale è qui e la traduzione è di Antonella. Buona lettura!

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La donna Americana imprigionata in un famigerato carcere duro per aver avuto un aborto spontaneo.

La Guerra alle Donne delle forze reazionarie è reale, ma molta gente va avanti nelle faccende di tutti i giorni come se non esistesse. Ecco dunque una storia che dovrebbe svegliare quei molti.

Amanda Kimbrough sei anni fa ha perso un figlio, nato di appena 25 settimane. Le fu inflitta una condanna che la assegnava alla prigione femminile di Tutwiler (nota per episodi di violenza brutale), per il “crimine” di aver dato alla luce un feto morto . Nel giorno del compleanno del figlio deceduto, (Amanda) scrive in una lettera di come lo ha perso e quanto profondo sia stato il suo dolore per il suo bambino e la scrive dalla cella della prigione in cui non dovrebbe essere mai entrata.

“Tim Junior avrebbe sei anni [oggi] e non passa giorno senza che io pensi a lui. Fin quando sono stata fuori mi sono presa cura della sua tomba ed è quello che mio marito e la mia famiglia continua a fare mentre io sono qui.”

Potreste chiedervi: ma tutto questo sta accadendo in America? Ebbene, Kimbrough ha combattuto con l’abuso di sostanze e lo stato ha deciso che questa era la ragione per cui il feto era nato morto. Ma non è tutto. L’accusa si lanciò in una aggressiva caccia alle streghe per far condannare Kimbrough per “messa a rischio farmacologica” del feto e quando gli avvocati di lei chiesero di esperire testimoni competenti per provare che l’uso di droghe non aveva nulla a che fare con la morte del feto, l’istanza fu rigettata.

Sapendo che il crimine contestato veniva assimilato all’omicidio e che a causa di ciò avrebbe rischiato di trascorrere il resto della sua vita in prigione, Kimbrough accettò con riluttanza un patteggiamento, consapevole che lo stato era determinato a condannarla.

Kimbrough avrebbe trascorso più di tre anni in una prigione che il governo federale ha sottoposto ripetutamente ad inchieste legate a violenza ed abusi sulle prigioniere – e tutto per aver dato alla luce un feto morto.

A Settembre di quest’anno ha finalmente riconquistato quella libertà che non avrebbe dovuto mai esserle sottratta.

Il fatto è che quella legge che è stata alla base dell’accusa nei confronti di Amanda Kimbrough, non era stata mai pensata come qualcosa contro le donne incinte. Quella legge era stata scritta per combattere i danni molto seri causati dalla preparazione domestica di farmaci destinati ai bambini. Ma – ovviamente – i feticisti del feto che combattono le donne in Alabama hanno iniziato ad usarla per la loro caccia alle streghe verso le donne incinte.

Il caso di Amanda Kimbrough ha stabilito un precedente terribile – di più: pericoloso – poiché di fatto in Alabama qualunque donna fertile ed incinta (o sospettata di esserlo) potrebbe passare le pene dell’inferno per colpa della cosiddetta “giustizia” solo a causa di un aborto spontaneo.

Da una lettera di Amanda Kimbrough. (Ph. courtesy of Amanda Kimbrough)

Da una lettera di Amanda Kimbrough. (Ph. courtesy of Amanda Kimbrough)

 

Che diavolo pensano di fare? Cominciare a controllare assorbenti e tamponi di donne mestruate, valutando se quello che trovano è pesante abbastanza per essere considerato un aborto spontaneo? Tutto questo è oltraggioso e il governo federale deve intervenire.

La parte più ironica in tutto questo è che Amanda Kimbrough fu sollecitata ad abortire, ma lei rifiutò. Lei è contraria a questa pratica medica.

“Sono contro l’aborto, avrei tenuto il mio bambino a tutti i costi… era il mio bambino. E io farei qualunque cosa per i miei bambini” ha dichiarato.

Cari feticisti del feto, capite? Riuscite persino a danneggiarvi da soli, con queste leggi assurde.

Durante l’ultimo periodo della sua detenzione, Amanda Kimbrough ha iniziato a scrivere per The Guardian, raccontando ciò che era accaduto. Di come le sue tre giovani figlie abbiano grandemente sofferto a causa della sua prigionia, di come la corte dell’Alabama abbia implacabilmente perseguito la sua condanna, di come non poteva rischiare il carcere a vita, condannata per l’equivalente di un omicidio e di come questo l’abbia spinta a patteggiare una pena di 10 anni, grazie a cui è riuscita ad uscire dopo tre.

Il difensore di Kimbrough, Brian White, identifica tutto ciò come un modo per incoraggiare la pericolosissima visione degli ovuli fecondati come “persone giuridiche” – il che essenzialmente rende la gravidanza passibile di criminalizzazione. Utilizzare (queste) leggi per perseguire le donne incinte significa secondo White “introdurre in maniera subliminale la personhood agenda – ovvero l’idea che in qualunque momento dopo il concepimento il feto debba essere considerato una persona giuridica con pieni diritti.”

Da una lettera di Amanda Kimbrough. (Ph. courtesy of Amanda Kimbrough)

Da una lettera di Amanda Kimbrough. (Ph. courtesy of Amanda Kimbrough)

 

Lynn Paltrow, della National Advocates per le donne incinte, afferma:

“ Lo stato sta dicendo che loro sanno cosa sia meglio per gli ovuli fecondati e siccome loro sanno cosa sia meglio possono dire ad una donna incinta che è una criminale e che deve fare tutto ciò che il suo dottore – o un’assistente sociale, o un rappresentante della legge, o un avvocato incaricato di rappresentare il suo feto – le diranno di fare.”

“Dicono che questo è il modo per proteggere ciò che non è ancora nato come si proteggerebbero i bambini: ovuli fecondati, embrioni, feti. Ma non c’è modo di riconoscere diritti a parte per quei feti senza privare le donne dalla protezione loro garantita dalla costituzione federale.”

Paltrow ha ragione e i fatti, in quegli stati con leggi a favore della “persona giuridica” (come l’Alabama), lo dimostrano. Solo in Alabama sono state 479 le donne verso cui sono stati avviati procedimenti penali secondo queste leggi, Amanda Kimbrough tra quelle. Il caso di Kimbrough è proseguito fino alla Corte Suprema dell’Alabama che ha stabilito che la parola “bambino” debba riferirsi parimenti al feto, in vita o meno, e che quindi causarne il danno, che sia intenzionale o meno, costituisce crimine.

Questo caso, e le leggi che lo hanno creato, dovrebbero spaventare le donne non solo in Alabama, ma ovunque. Ogni donna in età per procreare che subisca un aborto spontaneo potrebbe essere spedita in prigione. I conservatori pensano che i feti siano più importanti della donna, viva e presente, che lo porta in sé.

Spero tu sia tornata insieme alla tua famiglia, signora Kimbrough, e che tu possa guarire dalle ferite che questa vicenda ha causato. Sono dispiaciuta di tutto cuore perché tutto questo non sarebbe mai dovuto accadere.

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Comments

  1. Ovviamente non sono affatto d’accordo su tutta la parte finale.
    Ad ogni modo esiste una fonte consultabile e neutra sulla questione della donna? Intendo un qualche documento ufficiale.

    • Non so su cosa in particolare tu non sia d’accordo. Speigalo se ti va. Quanto alle ‘fonti ufficiali’ ti basterà fare una piccola e nemmeno troppo approfondita ricerca con il suo nome (Google – Amanda Kimbrough) e troverai, a partire pensa dal 2010, numerosisimi articoli, dal NY Times al The Guardian ed altri ancora con tutti i dettagli della vicenda e con ulteriori informazioni sul fenomeno della criminalizzazione delle donne incinte. Fatti un’idea tua (anche se mi pare tu ce l’abbia già).
      A questo link http://www.nytimes.com/2012/04/29/magazine/the-criminalization-of-bad-mothers.html?_r=0 puoi vedere la foto delle tre bambine della protagonista della storia e leggere di molte altre storie di “cattive madri”.
      Una delle cose che colpisce in questo articolo è che si sottolinea che “In most places, maternal drug use is considered a matter for child protective services, not for law enforcement.” Ed è francamente ciò che penso anch’io: se lo stato si preoccupasse DAVVERO della salute dei bambini le misure da adottare sarebbero di altro tipo, non certo mettere sotto processo penale queste madri. Just my two cents. Saluti.

      • Per quel che mi riguarda quello che nell’articolo viene definito, quasi con disprezzo, solo un feto è un essere umano vivente. Una persona anche se in fieri. E come tale ha e deve avere i suoi diritti e le sue tutele e che non è più importante ma lo è parimenti della donna che lo ospita.
        Non ho un’opinione su questa vicenda in particolare perché non la conosco, per questo chiedevo fonti neutre ed ufficiali. Un articolo di un giornale non è né questo né quello.

        • Quando si ha una idea preconcetta, nessuna fonte è attendibile, tranne quella che dice le cose che ci danno ragione. Il disprezzo ce lo leggi tu. Chi ama la vita veramente sa che tutte le madri dovrebbero essere madri che hanno scelto. Il resto è – quello si – disumano.

          • Scusami ma è un attacco del tutto ingiustificato. Quando dico che non ho un’idea e che cerco fonti neutre è perché se non vado all’origine delle cose non do pareri né opinioni. Un articolo, indipendentemente se concordo o meno, esprime una posizione e per definizione è di parte e non voglio parti, voglio neutralità.
            Infine non ho parlato di diritto di scelta, ho detto che per me un feto è un essere umano vivo.

            • Uno: quale attacco? Sappi che sono stata morbidissima e fin troppo condiscendente nei toni. Due: un’idea mi pare tu ce l’abbia eccome e se non ritieni attendibile quello che c’è scritto quassù fai uno sforzo e postami qualcosa che lo smentisca. Ti sembrerà strano, ma nulla ti è dovuto in questo senso. Tre: un feto è un feto. E un* antiabortista, nella mia idea di realtà, è un* favorevole alla tortura sulle donne.

              • Continui ad attribuirmi pensieri non miei.
                Io non sono favorevole all’aborto ma non ho mai detto che non può o non deve essere possibile. Bisogna che sia favorevole a tutti i costi o sono libera di determinarmi pure io?
                Due: stai facendo una tempesta in un bicchiere d’acqua. Ho chiesto se c’è una fonte ufficiale. Non c’è o non l’hai trovata, l’ho detto. Fine. Il resto è polemica sterile e fine a se stessa che non porta a niente di costruttivo.
                Ragion per cui evito di risponderti oltre.

  2. …soltanto per rimettere i fatti al centro : la signora in questione non è stata condannata alla prigione per un aborto spontaneo (e perfortuna, direi).
    La « signora » in questione è stata condannata perché, in gravidanza, ha per sua stessa ammissione assunto droghe pesanti (metamfetamina) le quali sono risultate (secondo le motivazioni della condanna) nella prematura morte del bimbo.
    In linguaggio giuridico di quelle parti, ha esposto un infante (l’estensione dello statuto giuridico di infante, o essere umano, ad un bimbo non ancora nato, un feto, è stata oggetto di discussione in Alabama) ad un rischio chimico (il che già di per se è un crimine in Alabama) che è risultato nella morte del suddetto.
    In altri termini, si tratta di infanticidio come conseguenza di una negligenza criminale.

    …a titolo personale, se nella sua scala di valori il suo piacere legato a una dose di droga pesante e illegale è più importante della sopravvivenza di suo figlio, questa persona non vale granché come essere umano.

    • Berto,un po’ riduttivo definire”piacere” l’uso di sostanze stupefacenti. E’ una patologia vera e propria, infatti il tossicodipendente viene preso in carico dai Sert, che sono strutture sanitarie a tutti gli effetti. Anche fumare una sigaretta potrebbe risultare nocivo per il feto, e qui dimmi se davvero tutte le donne fumatrici smettono di fumare di fronte ad una gravidanza. Qui in Italia , per fortuna , si guarda sia alla salute della madre che a quella del feto:le tossicodipendenti in gravidanza vengono , da una parte monitorate con maggior attenzione rispetto ad una donna non tossicodipendente,dall’alra parte inserite in un programma di cura relativo alla tossicodipendenza stessa. Se la madre tossicodipendente non riesce a curarsi nell’arco temporale di una gravidanza, vero che il bimbo può nascere con sintomi di astinenza da droghe (la droga passa attraverso la placenta) ( vero anche che la tossicodipendenza in sé non causa in automatico un aborto spontaneo) .In questo caso si procede curando il bimbo con una terapia a scalare . Io non me la sento di giudicare nessuno. Non sono una tossicodipendente,non sono in stato di gravidanza. Lungi da me arroccarmi il diritto di decidere della vita altrui. NB : Lo sai che l’essere in gravidanza diventa , per molte tossicodipendenti , l’incipt per curarsi dalla tossicodipendenza stessa?

      • Se vuoi assolvere un comportamento pericoloso per un neonato (che in questo caso ha avuto conseguenze fatali) sulla base della scusante che “è una malattia” (altro modo di dire “è troppo difficile, non ci riusciva”), dove la mettiamo la responsabilità delle proprie azioni che un adulto DEVE assumersi?
        Se avesse provocato un incidente della strada a causa dello stesso stupefacente, nessuno metterebbe in dubbio la sua responsabilità nei fatti e la pena che le sarebbe comminata; perché vuoi cercare una scusante in questo caso?

        …altrimenti, per seguire la stessa linea di pensiero, un giorno qualcuno potrebbe dire che ha stuprato perché malato di sesso e, in quanto tale, non può essere condannato…
        Che ne pensi, responsabilità delle proprie azioni per tutti o per nessuno?

  3. Bene, bene. Manca un rogo. Il resto c’è tutto (compreso quell* che darebbero per prim* fuoco alle fascine). State in campana, ché stavolta non ci si lascia bruciare tanto facilmente…

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