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Sono una sex worker e amo viaggiare

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Ho iniziato a vendere servizi sessuali al primo anno di università. Non mi bastavano i soldi e non potevo chiederli ai miei. Sono riuscita a coprire tutte le spese e a mettere qualcosa da parte per vivere per un paio di mesi a New York. Era il mio sogno da tempo e non avrei potuto realizzarlo senza quei soldi. All’inizio pensavo che avrei smesso dopo un po’. Non mi piaceva molto. Mi sembrava faticoso e per quanto impiegassi una certa dose di empatia con i clienti avevo difficoltà a capirli come avrei dovuto. Ero giovane, non sapevo niente di relazioni, sconfitte, desideri di uomini adulti.

Poi, invece, mi è piaciuto e mi piace ancora adesso. Sono una sex worker da sei anni e nel frattempo ho studiato, sebbene con un po’ di ritardo ho dato quasi tutte le materie. Ho viaggiato per abitare altre città del mondo e penso che sia davvero ingiusto che tante ragazze della mia stessa età devono aspettare chissà quanto, tentando di trovare una sistemazione stabile, per fare anche un piccolo viaggio o permettersi le avventure che vivo io. L’anno scorso sono stata in sudafrica, a Cape Town, e mi sono detta che mancare quelle esperienze caratterizza tutta la vita delle persone.

In tante studiano immaginando di poter fare delle cose belle in futuro, ma restano precarie per tanto tempo e poi sono troppo in là con gli anni e rassegnate per poter almeno osare. Si sposano, convivono, fanno figli, e addio sogni. Non dico che il mio lavoro sia semplice. Come per tutti i lavori ci sono alti e bassi e capitano mesi in cui non avrei proprio voglia di fare niente. Il vantaggio è che non devo chiedere a nessuno il permesso di non rispondere ai messaggi e alle telefonate dei clienti. Il mio annuncio resta sempre lì e in qualunque momento io abbia voglia di ricominciare posso farlo.

A Lisbona c’è una zona in cui le sex workers si riuniscono. Un quartiere meticcio in cui donne bellissime fanno festa e sono talmente forti, dignitose, consapevoli di quel che fanno. Odiano la polizia, perché persegue il reato di adescamento, a meno che non si riesca a trovare un accordo di qualche tipo. Respirando l’aria di altri mondi mi chiedo sempre quanto sia minuscola la nostra prospettiva. Nasci, cresci e muori spesso nello stesso posto, stessa città, ignorando tutto quello che esiste altrove, e quando torno a casa mi sento stretta, in quella dimensione provinciale, con persone che pensano o dicono banalità, chiuse nella loro dimensione culturale, ammuffita, cadaverica, senza speranza.

Vendere servizi sessuali per me è un lavoro come un altro. Mi permette di fare quello che voglio. Non ho intenzione di smettere e non ho nessuna voglia di definirmi vittima perché non lo sono. In questi anni l’unico che mi abbia picchiata è stato un mio partner che pensavo più interessante di tanti altri. Mi sbagliavo. Era uno stronzo. Un giorno mi rimproverò il fatto che a me non piacesse una dimensione normale. Chiesi cosa intendesse per normale e mi disse “tutto il contrario di quella che vivi tu”. E forse in qualche modo aveva ragione ma per me la “normalità” è avere cura di me, prendermi la libertà di non sentirmi di proprietà di nessuno. Mi piace sedurre, amo la mia sensualità e adoro essere desiderata. Mi fa stare bene.

Quello che sento con i clienti è un legame intimo, li faccio sentire a casa e io mi sento a casa. Non tutti mi piacciono allo stesso modo ma ciascuno ha esperienze da raccontare. Mi arricchiscono. Mi fanno sentire bene. Non so come spiegare ma tra me e i clienti c’è una complicità vera. Con me loro possono essere se stessi, non hanno bisogno di maschere, e per me è lo stesso. Non devo fingere di essere tutt’altro che seducente, vogliosa, desiderabile. Mi piace fare quello che mi chiedono o proporre qualcosa a chi non ha idea di quel che vuole fare con me. Ci vuole intuito per capire quello di cui hanno bisogno. Ci vuole tanta empatia. E spesso succede che la mia abilità sia compensata non solo con i soldi ma anche con una inattesa tenerezza. Come quella di chi ha solo voglia di accarezzarmi dopo un rapporto.

Ho un corpo esile, tanti capelli e sono solare. Mi è capitato raramente di incontrare uomini sgradevoli dai quali mi sono sentita davvero usata. La maggior parte invece non ha alcun bisogno di trattarmi male per godere di un incontro. Per prudenza però non ho mai accettato di fare viaggi con i clienti, a meno che non si tratti di un fine settimana in una città che conosco bene. Non mi piace sentirmi totalmente dipendente da chi mi paga. Voglio poter andare e prendere un treno per tornare indietro ogni volta che voglio. Dunque niente città lontane, niente viaggi in barca, nulla che mi faccia sentire troppo esposta. Non mi sono mai piaciuti i ricatti, non mi piacciono i giochi di dominazione quando il cliente non sa assolutamente niente di dominazione, non faccio giochi troppo pericolosi con chi mi chiede di essere legato, bendato, sottomesso. Non posso permettermi il lusso che un cliente si faccia male.

Non faccio mai cose con più di uomo a meno che non sia concordato dapprincipio. E queste sono alcune delle mie regole. Ogni lavoro ha delle regole e il mio non è da meno. Racconto tutto questo perché mi sembra necessario dire che io non sono vittima, non mi sfrutta nessuno e che vendo servizi sessuali per libera scelta. Chi dice il contrario mente, perché come me ne ho conosciute tante. Basta solo sapersi guardare intorno e guardare oltre le apparenze che possono mascherare segreti perfino quando si tratta della vostra migliore amica.
Nei mesi passati il lavoro è andato abbastanza bene. L’estate prossima voglio andare in Cina. Potrei anche imparare l’arte dei massaggi che sono utili nella mia professione, ma voglio soprattutto respirare l’aria delle persone che vivono in quella nazione. Viaggio da sola e starò bene. Davvero bene.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Grazie per la condivisione:)

  2. Condivido le scelte consapevoli. Amo le donne che sanno prendersi cura di se stesse. Ma percepisco anche un grande senso di amarezza. Se questi viaggi avesse potuto guadagnarseli senza dover vendere il proprio corpo l’avrebbe certamente fatto.
    Ho una concezione del sesso differente dalla sua.
    Per me il sesso è piacere, gioia nel dare e nel ricevere, con un uomo o con cento fa lo stesso. Con una donna o anche da soli.
    I soldi sono il modo per trasformare uno stato di benessere in qualcosa di forzato, non sentito.
    Detto questo, ognuno è libero di fare quel che desidera del proprio corpo. Ma per quel che riguarda il piacere che se ne trae da esso non c’è storia, sono più felice e appagata di lei.

    • Mi sa che confondi i piani. Quello è il suo lavoro, non la sua vita affettiva e/o sessuale. Per aiutarti a capire prova a pensare a un* chef… (poi, per carità, se ti fa piacere sentirti ‘meglio di’ liberissima, eh?!). Cordialità.

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