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Privilegio maschile? Not in my name, grazie!

Ancora un intervento a proposito del privilegio maschile. Lui è Paolo e questo è il suo punto di vista. Buona lettura!

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Sono un uomo e non godo di alcun privilegio. Nato e cresciuto in una famiglia in cui la differenza tra uomo e donna non esisteva, ho sempre aiutato in casa, non ho avuto bisogno della balia, mi sono organizzato per tutte le mie scelte e non ho mai preteso alcun vantaggio solo per il fatto di essere uomo. Crescendo mi sono reso conto che era la società a pretendere qualcosa da me. Mi voleva più forte, più disponibile, più fedele ad un ruolo che per me era inaccettabile.

Non starò qui a lagnarmi del fatto che a scuola mi hanno picchiato delle ragazzine e che non sono state punite perché loro femmine e io maschio, non dirò neppure che ho beccato un sacco di rifiuti da parte di ragazze che mi piacevano, perché sarebbe patetico sentirmi discriminato perché delle ragazze esercitavano il diritto di opporre un rifiuto. Queste esperienze non provano affatto che io sia una vittima e non serberò alcun rancore, nessun risentimento nei confronti delle donne. Semmai, come nel caso del bullismo subito da me a scuola, ci sono persone, adulte, che ancora oggi tentano di imporre a femmine a maschi ruoli antichi. Le femmine tutte fragili e innocenti e i maschi tutti cattivi e colpevoli.

Io, invece, dirò semplicemente che al pari di una donna ho dovuto studiare per poter costruire il mio futuro. Senza un titolo di studio avrei potuto svolgere lavori pesanti, facchino, muratore, traslocatore, magazziniere, e chissà che altro. Le donne che non hanno titoli o che non trovano lavoro sono costrette, come gli uomini, a svolgere lavori che non preferiscono. La badante, la babysitter, la lavapiatti, la cameriera, la donna delle pulizie. Studiare mi ha permesso di accedere ad altri contesti e opportunità. Nessuno mi ha mai regalato un esame all’università in quanto uomo. Nessuno mi ha mai aperto porte in quanto uomo. E io non ho mai sminuito una donna e non ho mai preteso da lei nulla che non pretendessi da ogni altro essere umano.

Non mi piacciono le persone stronze, in generale. Non mi piacciono le persone che mentono, quelle che vivono di ipocrisia, quelle che usano chiunque altro per i propri fini. Ho avuto compagne di studio, donne. Amiche, donne. Partner, donne. All’università ho spesso studiato con colleghe che erano impegnate tanto quanto me nel conseguire una laurea. Per i primi lavori, svolti per arrotondare e alleggerire il carico ai miei genitori durante l’università, ho svolto gli stessi compiti che svolgevano anche le donne. Il cameriere, il lavapiatti, ho fatto anche il netturbino e con me, pensate un po’, a caricare l’immondizia c’era una collega donna che sapeva guidare il camion.

Penso che parlare di mondi divisi a metà tra uomini e donne sia anacronistico. Si tratta di esperienze personali che non possono essere generalizzate. Ma continuo con la mia storia. Ho vissuto assieme a colleghi e colleghe universitarie e non ho mai preteso che una donna svolgesse compiti diversi dai miei. Tutti facevamo le pulizie, tutti pulivamo il cesso, cucinavamo eccetera eccetera. Alla ricerca del mio primo lavoro ho incontrato donne che concorrevano per occupare lo stesso posto e non le ho mai viste come nemiche. Non ho mai pensato, neanche lontanamente, che una donna sarebbe dovuta restare a casa a fare figli. Ho anche incontrato datrici di lavoro donne. Ho lavorato al servizio di donne che avevano compiti ben più alti dei miei, perché più qualificate e brave, e non ho alcuna difficoltà ad ammetterlo. Non ho mai manifestato inimicizia o gelosia verso nessuna. Invece ho notato che le donne si scannano tra loro. C’era quella che diceva che la collega aveva ottenuto il posto perché troia, quell’altra che diceva che la collega era una stronza che ce l’aveva fatta solo perché favoriva i maschi, e tentavano di tirarmi dentro alla loro rancorosa maniera di fare, salvo che io non avevo alcuna intenzione di fare da cavaliere a nessuno alla sconfitta della strega di turno.

Secondo la mia esperienza ci sono alcune donne che richiamano certi uomini all’ordine, spingendoli a rivestire l’antica funzione di cavaliere, per mandarlo in guerra al posto loro e per istigarli in battaglie delle quali agli uomini non interessa niente. Non ho fatto il militare, come tanti, perché odio il cameratismo e avrei rifiutato anche quando era obbligatorio farlo. L’obbligo era per gli uomini e non per le donne. Diverso sesso e diverse imposizioni. L’uomo a fare la guerra e la donna a fare la serva a casa.

Mi sono sposato con una donna che guadagna più di me e non mi sento sfortunato né in competizione con mia moglie. È brava, intelligente e sono orgoglioso delle sue conquiste e di quel che fa. Abbiamo fatto una splendida figlia e io avrei voluto poter fruire del congedo per stare con lei un po’ di più. Ho preso delle ferie per stare con lei e aiutare mia moglie e ho tentato di esserci il più possibile alternando la mia presenza a quella di mia moglie. Ho portato mia figlia dappertutto, stretta a me, senza mai dirle che non potrà fare qualcosa in quanto donna. Adesso frequenta la quarta elementare ed è una bimba forte, bella, intelligente, che cresce immaginando tante prospettive buone per lei. Vuole fare il medico, l’astronauta, l’ingegnere, ma vuole giocare con “giochi da femmina” e con “giochi da maschio”, perché io e mia moglie non intendiamo dirottarla verso quel che piace a noi. Se anche dovesse scegliere di fare la madre a tempo pieno o il ministro dell’economia, per noi va bene lo stesso. La appoggeremo in ogni caso, qualunque cosa lei vorrà fare.

Perciò mi chiedo se non sia poco opportuno parlare di “privilegio maschile” perché io non mi sono mai sentito privilegiato e ho faticato per qualunque cosa io abbia ottenuto nella mia vita. Si può forse parlare di una cultura che in alcuni casi resiste ancora e viene perpetuata da uomini e donne ma non è generalizzabile e non si può definire qualcosa affermando che riguarda la maggioranza degli uomini perché sarebbe una cattiva idea nascondere il carattere che invece riguarda tanti come me. Esistiamo e mi pare ingiusto che a me si dica che forse sono un’eccezione, perché mi pare il pretesto di chi ha bisogno di un nemico esterno per poter continuare a fare la vittima. Io non sono un’eccezione. Incontro tanti uomini che come me non si sognano di pensarsi privilegiati. L’unico privilegio che riconosco come tale è quello economico e quello divide le persone, a prescindere dal loro sesso.

Non si può attribuire a tutto un genere la responsabilità che riguarda aree estreme del mondo maschile ma anche femminile. Ci sono maschilisti e donne sessiste. Ci sono uomini razzisti e questo non vuol dire che tutti gli uomini sono razzisti. Ci sono donne stronze e questo non vuol dire che tutte le donne siano stronze. Allora, affinché io possa rappresentare me stesso e dirmi parte della narrazione collettiva, quando ci si riferisce ad uno stereotipato “gli uomini” prego che non si parli anche in mio nome. Grazie.

Paolo

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Comments

  1. Sottoscrivo ogni riga, la società ha aspettative ed offre opportunità diverse a tutti, chiamarlo privilegio come qualcosa cui si sta volontariamente aggrappati mi sembra eccessivo

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