Preferisco fare la sex worker e vi dico perché

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Aggiusto gli specchi per guardarmi il culo. Mi preparo ad un incontro con un tale che per me è una fonte di favori. È innamorato di me. Io invece no. Mi serve quello che lui fa per me, in cambio gli permetto di toccarmi, adorarmi, fare sesso con me. Stacco la fase del trucco e vado alla finestra a fumare una sigaretta. Odio il fumo che ristagna nel mio appartamento. Fumare con la finestra aperta, gelandomi il culo, è diventato ormai un rito imprescindibile per le mie giornate. Fino ai miei 18 anni ho vissuto con mia madre, separata, frustrata, moralista. Ha tentato di “correggere” i miei comportamenti. Criticava il mio modo di vestire, gli orari di rientro mai rispettati, la mia necessità di un totale rispetto per la mia privacy. Invece lei entrava nella mia stanza e frugava dappertutto. Farle trovare un vibratore per sconvolgerle la giornata era il mio più grande divertimento. Povera lei che non vive il sesso come dovrebbe. Invecchierà asciutta, senza memoria di quel che è il piacere e probabilmente il suo cervello avvizzito la porterà a essere pettegola e cattiva con le figlie d’altra gente.

Lavo i denti, perché a lui non piace il sapore del fumo in bocca. Lo sento arrivare e mi preparo ad aprirgli e a recitare il ruolo che ho scelto per lui. Mi abbraccia e mi accarezza. Gli dico che sono felice di vederlo e che mi piacerebbe vederlo un po’ di più. Lui è sposato e lei ne soffrirebbe troppo, perciò non può lasciarla. Per me è l’ideale, essere adottata economicamente da un uomo al quale non dovrò dedicare attenzioni casalinghe. È l’altra che gli lava le mutande, i calzini, gli abiti. È l’altra che fa per lui tutto ciò che io considero spiacevole. Lui si comporta come al solito timidamente. Ha un’espressione nuova. Si stende sul letto senza spogliarsi. Mi dice che c’è una grossa novità. È riuscito a parlare con la moglie e a dirle di noi. L’ha fatto senza consultarmi e perché vuole stare con me. E adesso che gli dico? La novità esige di brindare con qualcosa di molto forte. Bevo tre bicchieri di vodka uno dietro l’altro. Sono molto sorpresa e gli ricordo che io ho i miei impegni. Lo studio, il mio lavoro, le mie piccole abitudini. Mi dice che io non sono una persona dedita allo studio, il mio lavoro è merda pura e in quanto alle abitudini posso cambiarle o conciliare con le sue. D’altronde l’affitto dell’appartamento lo paga lui, come tutto il resto. Bollette, spese varie.

Non capisco perché sia passato dallo stadio dell’adorazione a quello del disprezzo nei miei confronti. Sento che mi odia, in fondo, perché dipende da me emotivamente e sessualmente. Sono la sua ossessione e non riesce a fare a meno di me. Non avrebbe voluto staccare con la moglie ma, pur sapendo che non sarebbe stato semplice, ha deciso di rischiare. Si che non mi ami – dice – ma se io ti mantengo voglio averti tutte le notti a far l’amore con me. E io che aspettavo di incontrare l’uomo più desiderabile della terra. Non avevo mai dovuto assicurare l’esclusività. Volevo un amante, i soldi, ma anche la possibilità di innamorarmi di qualcun altro. Non avevo previsto sulla di quello che stava accadendo.

Dissi che avrebbe fatto meglio a parlarmene prima di prendere qualunque decisione. Non poteva decidere anche per me. Dissi che avrebbe potuto riflettere su quella scelta e lui rispose con uno sguardo malinconico, un po’ strano. A quel punto mi ricatta. Se non sto con lui smette di mantenermi. Aveva ragione, in parte, ma io avevo rispettato la parte del mio accordo. Non si era mai parlato di convivenza e mai si era parlato di una relazione d’amore tra me e lui. Nei giorni seguenti provai a non restare a casa e un paio di volte tornai all’appartamento ubriaca e accompagnata da uomini diversi. Pensai che fosse il momento di estendere l’offerta ad una più vasta clientela. Avrei affittato un appartamento a parte, con i soldi guadagnati, e mi sarei liberata dalla stretta del mio primo cliente.

Certi uomini innamorati sono pericolosi. Non accettano un rifiuto, l’abbandono, vivono l’amore come un’ossessione narcisista, intenti a lenire il proprio dolore e dimenticando che dall’altra parte c’è un’altra persona. Spiegai al cliente numero uno che avevo preso una decisione. Non ero fatta per restare legata a un uomo. Non volevo mettere su famiglia. Volevo godere della mia libertà, della mia solitudine, a volte, per poter fare, dire, pensare, leggere,viaggiare. Gli dissi che se avesse insistito lo avrei sputtanato con il mondo intero. D’altronde lui è una persona nota nel suo ambiente e non gli sarebbe utile fare sapere quello che ha fatto con me. Rimase calmo, per nulla sorpreso. Feci le valigie e mi trasferii nel mio nuovo appartamento.

Lavoro ormai, a pieno ritmo, da circa dieci anni. Lui poi tornò con la moglie. Io non lo rividi mai più. I miei clienti pagano bene e io ho la possibilità di fare tutto quello che voglio. E sono felice della mia scelta, perché mi sono liberata presto da una schiavitù che mi avrebbe trasformata in una rosa secca tramortita e chiusa in un ambiente claustrofobico. Questo è quel che penso della monogamia, in special modo se la vivi con qualcuno che non ami. Non fa per me. Non mi interessa.

Giusto ieri ho incontrato una mia vecchia compagna di scuola. Mi dice che è felice, lavora, ha una famiglia, un marito, due figli, poi chiede di me. Le dico che faccio la sex worker e lei mi guarda in modo strano. Le dico che è vero, non la sto prendendo in giro. Può anche essere sorpresa ma la vedo invece parecchio disorientata. Riprende fiato e dice che in realtà non è per nulla felice e che vorrebbe lasciare il marito ma non può farlo. Non trova lavoro, non vuole tornare dai suoi genitori. Le dico che posso prestarle dei soldi per rimettersi in sesto, affittare una stanza e tentare di ricominciare. Lei piange, mi abbraccia e io sto attenta a non farmi sporcare l’abito col suo rossetto sbavato. Quel che mi è chiaro è che alcune donne mentono a se stesse. Sono istigate a mentire, a raccontare di una felicità che non hanno mai provato e ad apparire soddisfatte, perfette, prive di contraddizioni.

Temo che suo marito non si rassegnerà molto facilmente. Ma basta non dirle dove lei si trasferirà, almeno fino a che non si sarà calmato. Così ripenso al mio vecchio cliente e mi piacerebbe ogni tanto chiedergli come sta. Poi smetto di pensarci e aggiorno il mio diario con una nuova consapevolezza. Non ci si può fidare molto degli uomini innamorati. Ritengono sia meglio possederti piuttosto che comprare parte del tuo tempo, come se non fosse la stessa cosa. Solo che i primi vogliono possederti per tutta la vita, mentre i secondi restano solo per un’ora. A conti fatti preferisco di gran lunga vendere servizi sessuali. Lo preferisco eccome.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

Comments

  1. Fa specie leggere una persona che mette il prezzo su tutto (e manifesta nei dettagli un materialismo che fa spavento) essere tanto tranciante sui sentimenti e le condizioni emotive altrui.
    A volte mi faccio l’idea, ancora non del tutto oggettivata, che buona parte di chi lavora nel sesso sia portatore di una visione che di progressista ha davvero poco e sia più che altro l’altra faccia della medaglia degli attuali assetti sociali.

  2. T.S , io la penso allo stesso modo, inoltre non capisco perché secondo alcune testimonianze qui la donna che fa sesso deve essere sempre pagata mentre l’uomo deve pagare, idea antiquata secondo cui la donna fa sesso solo per ottenere in cambio qualcos’altro, allora pagate pure gli uomini poiché pure loro vendono “servizi sessuali”.

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