Un transessuale (Ftm) ci parla di privilegio maschile

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Questi 25 esempi di privilegio maschili forniti dal punto di vista di un transessuale FtoM sono la prova definitiva.

Vi furono diversi cambiamenti nei primi due anni in cui iniziai ad assumere testosterone.

Il mio benessere fisico e mentale migliorò, il mio bottoncino della gioia là sotto crebbe di oltre due centimetri, la mia fragranza naturale divenne così penetrante che ora mi disgusto da solo se non mi faccio una doccia ogni giorno (nessun deodorante è in grado di soggiogare questa bestia).

Vi furono tanti cambiamenti importanti e strabilianti nel mio corpo, e sbocciò anche il miglioramento della mia mente.

Poi vi furono i cambiamenti secondari, più strani: hanno finalmente cominciato a piacermi il burro di arachidi e il cioccolato, il mio colore preferito è passato dal blu al verde, la materia che odiavo di più a scuola è diventata uno dei miei passatempi preferiti.

Tutto quanto, dalle cose grandi a quelle piccole, cambiò.

Ero ancora esattamente la stessa persona di sempre, solo in versione 2.0.

In una prospettiva a lungo termine non sono sempre sicuro se alcuni cambiamenti fossero una reale reazione fisica al testosterone, o il risultato della fuga da un ambiente tossico, o fossero la semplice conseguenza della naturale evoluzione dei miei gusti decretata dal passare degli anni.

Ma per quanto affascinanti fossero i miei cambiamenti fisici e mentali, dovetti compiere uno sforzo di adattamento altrettanto grande per comprendere come la gente reagiva al mio nuovo io.

In breve, cominciai ad essere trattato meglio dagli Americani che incontravo tutti i giorni perché essi mi vedevano come un giovane maschio bianco ed etero. E cominciai a riconoscere molti privilegi che mi vennero attribuiti in conseguenza di questo.

A scanso di equivoci, questo articolo non è stato scritto affinché i transfobici possano farlo circolare e dire “Vedete, vedete? I trans beneficiano alla grande dei vantaggi del patriarcato, e DOBBIAMO ODIARLI!”

Se credete che questo sia vero, non state prestando attenzione, e chiaramente non vi siete informati adeguatamente sulle questioni relative ai trans. O al patriarcato. O alle questioni femministe. O di qualsiasi tematica legata alla disuguaglianza insita in questa nostra cultura tossica.

Quest articolo vuole piuttosto concentrarsi sui privilegi maschili in genere, che sono in prima istanza appannaggio di uomini cisgender che li conferiscono ad altri cisgender.

Certo, tanti trans (temporanei) risentono gli effetti del privilegio maschile. Soprattutto noi bianchi. Non mi sognerei di contestare questo fatto neppure per un secondo.

Ma non possiamo sprecare tempo a lagnarci dei trans perché accade loro di acquisire privilegi maschili in virtù di ragioni di transizione che nulla hanno a che fare con essi. Ciò su cui è importante concentrarsi sono – è bene ricordarlo – i previlegi maschili, che sono il vero problema. Il patriarcato è ingiusto, ed è dunque il patriarcato che va attaccato.

Il cuore della questione è che il previlegio maschile mi mette a disagio.

Riconosco l’ingiustizia di quanto mi sta accadendo, e ritengo mio dovere denunciarla.

Dopotutto, mi vedono come un uomo ora. E, ironicamente, gli altri uomini sono ora più portati ad ascoltarmi quando parlo di queste questioni.

Ecco dunque un breve elenco (molto breve!) dei vari modi in cui la gente ha modificato il proprio atteggiamento quotidiano nei mie confronti, per nessuna ragione logica.

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  1. Improvvisamente sono divertente

Ho sempre avuto un umorismo secco, sarcastico e improntato alla satira.

Nei tempi andati ero considerato poco divertente nel migliore dei casi, e uno stronzo nel peggiore.

Ora che sono un bianco di bassa statura, la gente mi classifica automaticamente come comico, e ride alla maggior parte delle amenità che mi escono di bocca.

Eppure non è cambiato nulla. Mi sono persino riciclato del vecchio materiale che non faceva ridere, giusto per essere sicuro.

  1. Eppure mi prendono (più) sul serio.

Sono esterrefatto dalla quantità di persone che ora si tappano la bocca non appena apro la mia.

Credetemi, le mie idee non sono affatto migliorate.

Ho persino tentato di mandare in vacca conversazioni serie con commenti ridicoli, solo per vedere cosa sarebbe successo – e hanno continuato a tenermi in grande considerazione.

  1. Mi interrompono di rado

Quando ero donna e facevo delle presentazioni, mi interrompevano così spesso che ho iniziato a mia volta a saltare sulla voce alla gente per poter sopravvivere alle conversazioni.

Sfortunatamente, siccome è diventato un automatismo, mi ritrovo occasionalmente a farlo ancora. Ma ora non è più necessario.

  1. Mi pagano di più.

Lo dimostrano le mie bustepaga. Le prove sono reali, e numeriche.

  1. E’ più facile per me essere povero

Oltre ad essere pagato di più, è anche più facile trovare lavoro se chi assume è un maschio bianco.

E’ come se aiutassero un amico, o qualcosa del genere.

  1. I miei vestiti sono più pratici.

E fatti meglio, e durano di più, e costano meno, e vengono giudicati meno…

  1. La passo liscia un sacco di volte.

Per la cronaca, non ho mai fatto nulla di così orribile da dovermi scusare con “sono ragazzate”. Però mi capita spesso di parlare fuori luogo davanti ai superiori o a chi ha ruoli di autorità.

E mentre mi accadeva, a scuola come nei miei primi lavori, di ficcarmi in un mare di guai, negli ultimi tempi non mi ricordo di una sola volta in cui io sia stato preso di mira o rimproverato.

  1. Non ho più la responsabilità di dover impedire uno stupro.

Mi ricordo di tutti i corsi di prevenzione dello stupro a cui ho partecipato, che invariabilmente si fondavano su come mi sarei dovuta comportare, di dove e quando avrei potuto passeggiare, di come dovessi opportunamente coprire i miei drink, eccetera. [In America è largamente diffuso l’uso di “droghe per lo stupro”, che vengono sciolte nei drink all’insaputa della vittima per renderla meno cosciente e reattiva, n.d.t.]

Adesso non mi dicono nulla. Neppure di non stuprare.

Ci sono ottime probabilità che io arrivi a casa sano e salvo dopo aver camminato da solo di sera.

A meno che non ci sia qualcuno in cerca di froci da pestare, ma quella è un’altra storia.

Resta il fatto che mi permetto di camminare da solo di sera molto più che in passato, per il semplice fatto che sono maschio.

Se poi mi tiro su il cappuccio, è persino capitato che delle persone abbiano cambiato marciapiede pur di evitarmi.

  1. Non mi devo più preoccupare di tenere sotto controllo i miei drink ai party o nei ritrovi in società.

A meno che non si tratti di un locale gay, nei quali si aggirano predatori discutibili e inquietanti in cerca di una vittima, non mi passa più neppure per la testa di preoccuparmi della sicurezza dei miei drink.

  1. Dei perfetti sconosciuti (o chiunque altro) non mi dicono più di sorridere.

Non è successo una sola volta da quando sono cambiato.

Non una.

  1. Non ci sono più estranei che mi forniscono opinioni non richieste sul mio corpo mentre passo per strada.

(né si aspettano che io li ringrazi per questo)

Anche in questo caso, non si è verificato neanche una volta nel mondo di tutti i giorni.

  1. Mi posso permettere di avere peluria sul corpo.

Nulla da aggiungere.

14 Mi posso permettere di invecchiare.

Ed è molto probabile che mi considereranno “un bell’uomo” o “sofisticato” in virtù di ciò.

  1. Posso permettermi di mangiare senza controlli.

Sono davvero ancora molto magro, ma la gente non mi giudica più per quello che mangio, e non mi chiede più se sia opportuno che io mangi.

  1. Sul lavoro, le mie capacità hanno il sopravvento sul mio aspetto fisico.

Quando vado in scena nei miei spettacoli, in genere indosso solo i jeans e una t-shirt.

Non gliene importa a nessuno.

Parla per me la qualità del mio lavoro.

  1. La stragrande maggioranza dei porno sono fatti a mio uso e consumo.

Vale a dire, ad uso e consumo di un maschio che abbia un minimo di interesse sessuale nelle donne.

Persino i porno per lesbiche sono progettati per la visione maschile.

  1. Maschi bianchi più anziani mi trattano come il loro miglior amico.

Soprattutto quando mi ritrovo ad dover indossare completo e cravatta da professionista, mi sorprende sempre quanti perfetti sconosciuti si mettono a chiacchierare con me in questa sorta di… tono paterno.

Sfoggiano caldi sorrisi, sguardi brillanti, e sembrano ansiosi di impartirmi qualunque perla di saggezza che mi possa interessare.

E come se diventassi automaticamente una sorta di protetto del loro patriarcato, o qualcosa del genere.

  1. Posso dedicarmi ai videogiochi senza temere di essere minacciato, insultato o umiliato.

L’industria dei videogiochi è essenzialmente un mondo per soli uomini.

I personaggi femminili vengono di sovente sessualizzati, brutalizzati ed umiliati, ammesso che vi figurino in alcun modo. Lo stesso vale per le giocatrici.

  1. Il mio benessere viene prima di quello degli altri.

Nessuno si aspetta più che io sacrifichi nulla per loro

  1. La mia vita sessuale è molto più tollerata.

Adesso posso fare sesso con quante persone voglio, e nessuno dice ai né bai al riguardo.

  1. Mi posso permettere di occupare spazio – e tanto.

Se mi va di svaccarmi sui mezzi pubblici, nessuno, indipendentemente dal sesso, mi dice più di spostarmi.

Si comportano come se avessi il diritto di essere fastidioso.

(Da notare che mi sono comportato così solo per fini di studio)

  1. Non sono più oggetto si sessismo “soft”

Chiedermi di portare un caffè a qualcuno, aiutare a preparare le decorazioni per una festa sul luogo di lavoro, o aiutare a pulire dopo detta festa sono tutte cose del passato.

  1. La gente ritiene che i miei successi siano stati il semplice frutto dei miei sforzi.

Ho lavorato duro, certo; ma ho avuto anche tanta fortuna e tanto aiuto.

Il mio diritto di essere lodato non viene più messo in discussione, né si sottintende che quanto mi sono guadagnato lo abbia avuto grazie a qualche mia risorsa extra.

Gli stessi successi che mi ero conquistato prima sono ora tutto merito mio, del mio duro lavoro, e non hanno avuto nulla a che fare con il nostro sistema culturale.

  1. Posso permettermi di dire le cose più ridicole che mi saltano in mente

E la gente continuerà a pensare che ho ragione.

Dico sul serio. Ho fatto la prova.

Poteri continuare così, ma mi manca lo spazio.

Gli esempi di cui sopra, però mi sono venuti di getto, nel tempo stesso che ci mettevo a scriverli.

Essendo stato trattato sia da uomo che da donna, questi privilegi sono per me una cosa evidente ed assodata. E sono tanti, troppi per essere elencati tutti.

Quanti tra voi non sono stupiti dal contenuto di questa lista sono pregati di condividerla con qualcuno che lo sarà. E se non vi siete mai soffermati a considerare queste questioni, che sono all’ordine del giorno, chiedetevi perché.

Ma, ed è la cosa più importante, soprattutto, parlatene.

Non lasciate che queste discussioni scivolino nell’oblio.

E se siete maschi, non importa di quale inclinazione, date il vostro contributo denunciando i problemi così come li conoscete.

Prendete parte ad organizzazioni di beneficienza, gruppi e marce. Votate proposte di legge importanti. Spiegate ai giovani maschi quali comportamenti sono accettabili e quali no.

Fate la vostra parte. Perché è chiaro che la gente vi ascolterà.

Articolo originale:

http://everydayfeminism.com/2015/05/male-privilege-trans-men/

Traduzione: Edoardo McKenna

Revisione: Manu

QUI trovate la seconda parte in lingua inglese. Presto leggerete la traduzione in italiano

Leggi anche:

Comments

  1. Che culo che ho avuto a essere nato maschio eterosessuale, e neanche ne sono consapevole… Ogni istante della mia vita è scandito dal privilegio e io non me ne rendo neanche conto…Sarà che quando ci si abitua a vivere una certa condizione si arriva a perdere il senso della realtà, quella che vivono gli altri, anzi, le altre, insomma tutti quelle/i che non sono maschi eterosessuali. O forse la verità è molto più semplice: sono io che sono un superficiale.
    Non c’è altra spiegazione. Il mio distacco dalla realtà vera (dato dalla mia condizione di privilegio che mi porta a vivere in un’altra dimensione) è tale che mi porta addirittura a pensare che quanto scritto in questo articolo sia un delirio.
    E’ sicuramente un mio problema. Si, deve essere così, non c’è altra spiegazione. La mia percezione della realtà è deformata dalla mia condizione di privilegiato in quanto maschio eterosessuale. Non possono esserci altre spiegazioni.
    Ringrazio il ragazzo (in realtà è un furbone, ha capito tutto e ha scelto di diventare maschio…) che ha scritto quella lettera e ovviamente anche chi gestisce il blog per avermi edotto sulla mia stessa condizione e soprattutto su quella di tutti coloro che non hanno avuto la mia stessa fortuna.
    Grazie, di cuore. Avete acceso una luce.

    • Percepisco del sarcasmo :/ Ok, magari l’articolo sará un po’ enfatizzato, ma (da giovane donna etero bianca) per molte cose io lo trovo realistico…

    • Da incorniciare!

    • Questo suo sarcasmo, mi perdoni, è mancare di rispetto all’autodeterminazione di questa persona, la cui testimonianza, lei, arriva addirittura a definire “delirio”. Lei sta velatamente insinuando che l’autore di questa testimonianza abbia interpretato la sua esperienza attuale attraverso l’analisi femminista precedentemente appresa militando per anni nel movimento e quindi interpreti la sua esperienza odierna solo in conformità a ciò che ha sempre voluto vedere confermato in quanto femminist@. Magari vorrebbe anche insinuare che dopo un’operazione del genere questa persona non sopporterebbe di vedere nella realtà cose dissonani dalle sue aspettative arrivando perfino a patologizzare la sua esperienza.
      Ebbene non è così.

      Guardi che ci sono altri racconti come questo, praticamente identici nel messaggio, puntuali, aderenti agli stessi temi e questo, come potrebbe venire in mente a qualche maschilista, non è un nuovo filone narrativo della propaganda femminista made in USA, ma una conferma a ciò che è sempre stato affermato dal femminismo, e uno stimolo per tutte le donne a riconoscere le manifestazioni del privilegio maschile nella propria esperienza, così come la teoria femminista lo ha svelato da decenni, e così come è efficacemente elencato qui. Privilegio maschile spesso quasi impercettibile anche per le donne perchè normalizzato e accettato attraverso una educazione basata sugli stereotipi di genere.
      Perciò direi invece che questa testimonianza è due volte preziosa e illuminante perchè non si limita solo a dare una conferma definitiva dell’esistenza del privilegio maschile, ma è proprio attraverso le levate di scudi, a volte più rumorose, altre volte sottili, ironiche come la sua che questa testimonianza dimostra anche come sia ancora fortissima la denegazione maschile della responsabilità del loro sesso nell’aver instaurato e nel voler mantenere inalterato il rapporto di potere e violenza tra i sessi.

    • Guarda, sarcasmo a parte con tante cose mi sono trovata in disaccordo anche io (o meglio, non dico che non esistano in assoluto: dico che né alle mia amiche né a me sono mai successe o ho mai permesso che succedessero – se chiunque, chiunque, professori compresi, mi interrompe senza motivo, io lo faccio notare – quindi credo che sia almeno al 70% una questione di carattere più che di privilegio), però altre sono vere. Il fatto che una donna sia sottoposta a determinate pressioni estetiche che l’uomo non vive, o che subisca pressioni a stare più attenta quando va in giro, è un dato di fatto. Che una donna sia pagata meno, che ai colloqui di lavoro le chiedano se vuole un figlio (ma “li *azzi tua?”, no?) è tragicamente vero. Forse tu non te ne accorgi (non lo dico come un rimprovero: è normale!) perché a te non capita, ma ciò non significa che sia un problema inesistente.
      Se posso dare un consiglio non richiesto, di fronte ad una cosa così non devi né crederci ciecamente né dire “non è la mia esperienza, sono tutte *azzate”. Parlane con delle donne che conosci e vedi che opinione ne hanno loro, e in base a quello forma la tua.
      ps. Questo è un articolo tradotto e credo che l’autore viva in un paese anglosassone. Alcune cose che sono vere lì potrebbero non esserlo qui.

  2. Testimonianza preziosa, e molto persuasiva, da portare nelle aule come spunto di riflessione e discussione alla faccia di quelli che continuano a spargere la “fobia gender”, ma anche per iniziare a educare i ragazzi alla consapevolezza del privilegio che la società sessista concede loro in ogni piccolo angolo della vita a scapito delle loro compagne, perchè il privilegio maschile è legato a filo doppio alla violenza contro le donne.
    Come dice Renato Busarello attivista del laboratorio ‘Smaschieramenti’ di Bologna: “la violenza contro le donne non può essere ridotta a una questione di ordine pubblico, e il compito di contrastarla non può essere semplicemente delegato a un impianto legislativo, ma deve essere il punto di partenza per ripensare il binarismo dei sessi e dei generi e tutte le dinamiche di potere che pesano sulle nostre vite. Un discorso contro la violenza maschile dovrebbe comprendere una analisi del privilegio maschile, che viene accordato ai maschi in ogni più piccolo aspetto della vita, anche a dispetto degli sforzi e dell’eventuale scelta di essere maschio diverso o dissidente. Un privilegio che li rende comunque in qualche modo strumento della violenza contro le donne”.

    L’esperienza riportata è perfettamente conforme, tema per tema, parola per parole, lessico compreso a ciò che il femminismo ha svelato in questi decenni riguardo al privilegio maschile e ciò dimostra la solidità scientifica dell’analisi femminista.
    Ciò che mi lascia perplessa, è che pur ricalcando punto per punto ogni tema che quel femminismo non troppo “spurio” che va oggi di moda ridicolizzare (ma che ha dato la teoria, e parole e la tattica per svelare il privilegio maschile), quando a dire queste cose sono femministe cisgender poco “spurie”, pare che non abbiano la stessa autorevolezza. Anzi, in certi ambienti vengono accusate di fanatismo, di voler demonizzare i maschi, sovradeterminare le altre donne come il personaggio ironico di Serafina https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/09/25/femministology-serafina-e-la-madre-tagliacazzi/
    Ma come ha fatto questa persona Ftm queste femministe cisgender stanno solo mettendo sul tavolo i fatti nudi e crudi della dominazione maschile che vivono quotidianamente sulla loro pelle come tutte le donne da sempre, e dal punto di vista del privilegio maschile, descritto efficacemente da questa persona, le donne cisgender non sono certo differenti da lei.
    In ogni caso grazie ad Eretica, Manu ed Edoardo per questo pezzo, stringato, puntuale, efficace e persuasivo.

  3. Tutto quello che qui viene descritto dipende in larga misura dall’approccio personale ovvero da come ci si pone di fronte agli altri. Il sesso (o il genere se preferite) in questo c’entra solo nella misura in cui non ci si trova a proprio agio nel proprio corpo.
    Se mi pongo da vincente è così che il mondo mi vedrà, se mi ritiro frignando in un angolo è così che verrò trattata.
    Considerare queste come prove scientifiche inoppugnabili è come sostenere che la Luna è fatta di formaggio.

    • Mi scusi, ma ho come l’impressione che lei cerchi in ogni modo di decontestualizzare la testimonianza di questa persona che invece l’ha chiaramente collocata nell’ambito del privilegio maschile e quindi della cultura patriarcale fondata, va sempre ricordato, sulla violenza esercitata per controllare le donne in primis, e in seconda battuta tutti i soggetti che mettono in questione l’ordine simbolico centrato sull’eterosessualità dei maschi cisgender.
      Questi pezzi hanno una efficacia persuasiva enorme, soprattutto se somministrati ad adolescenti e inequivocabilmente indicano qual è la radice del controllo e quindi della violenza sulle donne. Alle ragazze offre un catalogo puntuale e completo delle varie forme nelle quali il privilegio maschile si manifesta e quindi offre loro una chiave interpretativa per riconoscere il suo modus operandi in ogni situazione in cui le farà sentire a disagio per qualche motivo. Sui maschi adolescenti dirige un salutare cono di luce al quale non potranno sottrarsi, uno smascheramento che contribuirà a inibirli non solo a compiere le azioni di controllo e violenza descritte ma anche solo a trovarsi in una situazione che potenzialmente possa portare a tali azioni.
      E’ opportuno quindi esporre in modo costante i ragazzi e le ragazze in età scolare a questi messaggi e il fatto che sia una persona Ftm (o anche Mtf) a sostenere queste cose ne aumenta sensibilmente la capacità persuasiva.
      La questione se le esperienze reali di questa persona siano effettivamente legate al privilegio maschile o all’essere a “proprio agio nel proprio corpo” è perciò secondaria, tanto quanto, mi permetta, la pretesa “oggettività scientifica” per cui la luna non potrebbe essere di formaggio. Tutto è interpretazione. Tutte le scienze sono INTERPRETAZIONE, anche i macchinari scientifici, i computer, etc., interpretano dati; e comunque in tutto e per tutto c’è la mano dell’essere umano per mettere assieme, assemblare, negoziare queste interpretazioni. Anche il suo stesso commento, totalmente fuorviante, appunto perchè pone il dogma della “scienze esatte” è scritto attraverso parole e la sua personale (chiaramente impartita) credenza.
      Ci sono delle priorità nelle cose e il contenimento della violenza maschile è una priorità.
      Se sostenere che la luna è fatta di formaggio contrasta la violenza maschile contro le donne, allora la luna è fatta di formaggio.

      • Le scienze sono interpretazione. Con buona pace di Galileo che pover’uomo mi si ribalta nella tomba.
        Non decontuastualizzo niente, anzi inserisco una serie di percezioni in un ambito concreto di vita vissuta dando al tutto, perlappunto, un contesto.
        Io leggo quello che esso (e no, il neutro usato non è un errore) esprime e lo colloco. Lei – e mi si scusi ma questa pretesa di cortesia e distanza mi fa tanto ridere – invece estrapolare e rende verità assoluta ed incontestabile quello che niente altro è che soggettività. Capisce bene quanto è sterile questo procedimento, quanto poco lontano si vada nell’abbattimento dei muri che dà il titolo a questo posto.
        Leggi la sua tirata sugli adolescenti nel cono di luce e rabbrividisco perché vedo soldatini inquadrati in un mondo in cui le opinioni personali, le idee tutte saranno schiacciate da femmine con la pretesa di incarnare il Verbo. Così avremo un sacco di lrivilegi femminili e ancora nessuna di quella parità di cui vi fate (discutibile) vessillo. Grazie anche no. Stavolta passo.

  4. Riprendo alcune cose che ho già espresso nel commento di risposta a Fabrizio.
    Ho letto con interesse l’articolo, ma mi ha lasciata leggermente scettica. Non tanto perché non creda nella disparità che esiste tra uomini e donne, soprattutto nel mondo del lavoro, ma per la scelta degli esempi da fare.
    Ora, come ho scritto a Fabrizio, non è che una cosa diventi automaticamente una *azzata perché non l’ho vissuta io personalmente. Ma alcuni degli esempi (mi riferisco in particolare ai casi 19 e 22) mi sembrano, se non assurdi, quanto meno difficilmente riferibili all’esperienza italiana. Non mi risulta neppure siano mai capitati a mie amiche o a ragazze che conosco.
    Con riguardo ad altri episodi, invece, mi chiedo quanto sia una questione di carattere (e, lo si legge nel commento di sopra, credo che sia per un buon 70%). Cioè: a me non capita che mi interrompano (anzi, interrompo io e devo regolarmi). Dico una marea di parolacce quando sono con gli amici, ed è accettato. Non sono mai stata trattata come un’ochetta (credo intendano questo con “prendere sul serio”). Ora, non faccio questa lista per dire che sono figherrima: la faccio perché – pur non considerando, lo ripeto, la mia esperienza esaustiva – questa è di certo un dato da cui devo partire per analizzare questo articolo. Per cui faccio una domanda (non retorica): voi avete queste impressioni? Sono stata fortunata io, o è stato sfortunato l’autore dell’articolo? Senza nessuna polemica, solo per conoscere eventuali esperienze altrui e farmi un’idea più completa.

    • Sono una donna e non vivo alcuna delle esperienze riportate da esso.
      Rido un sacco, dico una marea di parolacce, mi vesto come mi pare, nessuna storia per come vivo e ho vissuto il sesso, dico quando mi va tante scemenze e via discorrendo. E nessuno ha mai detto ba a riguardo.
      Ma io sono sicura di me e questo, lo ribadisco fino alla nausea, fa la differenza: non viene in mente di vessarmi perché è lampante dal mio atteggiamento che non mi faccio vessare. Non è fortuna né caso.

      • Anche io sono molto sicura di me stessa… 😉 Probabilmente viviamo esperienze simili! Anche io infatti penso che il carattere faccia una grossa differenza e che molte persone attribuiscano a problemi “esterni” quelli che sono tratti loro personali, oppure stron*aggine della gente che frequentano.
        Sinceramente le cose di questo articolo che per me hanno veramente senso (nel senso che secondo me sono vere) riguardano
        – lo stipendio (non lavoro ancora, ma ho visto le statistiche e credo parlino chiaro)
        – la pressione estetica (che poi per carità… una se ne può anche fregare… però vedendo ad esempio le pubblicità dei cosmetici e dei vestiti il 90% sono indirizzate a donne)
        – in parte l’idea che devi stare attenta a dove/con chi vai… di nuovo: una se ne può tranquillamente fregare: io sono stata da sola ovunque (ho una mezza voglia di andare in Iran)… però anche qui: mio nonno vorrebbe venirmi a prendere alla fermata del bus quando fa buio. una offerta del genere a mio fratello non l’ha mai fatta (non è una critica a mio nonno, lo uso come esempio a supporto del fatto che secondo me c’è l’idea che una donna “rischi” di più).
        Comunque grazie per aver risposto! 😀

    • Ti posso rispondere io. Sono una giovane donna bianca, etero, abbastanza benestante e laureanda, l’ambiente che frequento è sicuramente aperto e “intellettuale”, io sono dichiaratamente femminista e mi sono sempre arrabbiata moltissimo per le espressioni sessiste che mi sono state rivolte. Questo per mettere in chiaro il concetto, visto che voi parlate di Italia e di sicurezza di sè. EPPURE. Mi è stato detto che devo vestirmi più femminile, che non devo dire parolacce, che è naturale se mi piace cucinare, se dico una battuta divertente tutti ridono, ma se passa in sordina e la ripete un maschio fa più ridere; a maggior ragione se è un consiglio, magari tecnico! – quando viene detto da un maschio è verità assoluta, io lo devo dimostrare con mille ragionamenti, i commercianti mi salutano dicendo “bellissima” o “sorridi un po’ di più” o “senza occhiali stai meglio” (wtf), se prendo buoni voti è perchè sono secchiona, se lo fa un maschio è perchè intelligente, se parlo mi salgono sulla voce, ma se salgo sulla voce sono prepotente e isterica… Devo davvero continuare? Perchè potrei andare all’infinito, credo. Non è un attacco nei vostri confronti, davvero, è che mi chiedo se non ve ne siete rese conto fino ad adesso o se davvero tutte queste cose a voi non sono capitate.

      • A me non sono capitate, lo dico con la massima tranquillità e onestà. Il che non equivale a sminuire quello che è successo a te! Ci mancherebbe, ci credo che possa essere la tua esperienza. Diciamo che io sono estremamente perplessa perché appunto, ci sono persone che hanno esperienze come la tua che sono completamente diverse da quella che è la mia. Anche per questo è utile ascortarvi, per farsi un’idea più completa.

        • Sì, anche io lo trovo utile. E tranquilla non sminuisci nulla, appunto quelle che succedono a me sono davvero inezie rispetto a stupri o cose del genere, ma trovo che siano ugualmente importanti perchè sono sintomi della stessa mentalità. Poi ovviamente anche io posso dire invece che posso studiare, vivere da sola, viaggiare, vestirmi come mi pare e centomila altre libertà che per altre non sono così scontate… ma un fondo di sessismo rimane comunque.

  5. Ajjejje Brazov says:

    E la marmotta confezionava la cioccolata.

  6. Il problema che a mio modesto parere ha la grande maggioranza delle donne (ma è anche e soprattutto l’ideologia femminista che le ha fortemente condizionate in tal senso), è quello di leggere e interpretare la realtà solo dal proprio punto di vista, quindi parzialmente. In realtà, come dicevo, ciò non è affatto casuale, il femminismo della differenza ha fatto scuola e da questo punto di vista, è risultato quello vincente. Può rappresentare una minoranza dal punto di vista numerico e politico ma dal punto di vista culturale e psicologico, diciamo così, è senza dubbio quello che ha fatto breccia nel “sentire” della grande maggioranza delle donne.
    Anche dalla gran parte dei vostri commenti (anche se con le dovute differenze perché quelli di Minnina e Alahambra sono sicuramente molto più equilibrati e possibilisti o comunque aperti ad un confronto rispetto a quelli di Giulia Arena e Brighid che sono due femministe ideologizzate e si vede ) si evince con chiarezza quanto sto dicendo.
    Potrei fare un elenco, forse come voi, di tutte quelle situazioni in cu un uomo si sente ed è effettivamente discriminato in quanto tale, cioè in quanto appartenente al genere maschile. Ma sarebbe un elenco lunghissimo, troppo lungo. Ve lo risparmio. Qualche spunto (ho detto qualche…), se volete, lo trovate in questo articolo che ho scritto http://www.uominibeta.org/editoriali/che-culo-essere-nati-maschi/
    Giulia Arena ad esempio trova insopportabilmente sessista che nel suo ambiente colto e intellettuale (dove lei, a quanto pare, è inserita perfettamente e nessuno glielo ha impedito né tanto meno l’ha discriminata in quanto donna) si rida di più se una battuta la fa un uomo rispetto a quando la fa lei. E da per scontato che ciò sia dovuto al fatto che lei è donna e non ad esempio al fatto che potrebbe semplicemente non essere divertente quando dice battute o racconta barzellette o che altri siano più “bravi” o brillanti di lei nel raccontarle. No, lei da per scontato di vivere in un contesto così insopportabilmente sessista (leggi maschilista) al punto tale che si ride istintivamente per riflesso condizionato quando a pronunciare una battuta è un uomo e non si ride o si ride di meno quando a farla è una donna. A mio modesto parere, anche questo è un delirio, del tutto simile a quello del ragazzo trans, ora uomo a tutti gli effetti, che ha scoperto le gioie e le meraviglie dell’essere maschi nella società costruita a loro misura, per i loro bisogni e i loro interessi.
    Ma scegliamo di considerare per buono il racconto di Giulia Arena e di darle ragione perché effettivamente le cose stanno come lei le racconta.
    Bene, proviamo adesso ad ascoltare un altro punto di vista, che poi non è un punto di vista ma un fatto, ampiamente evidente ma forse proprio per questo occultato.
    E allora vorrei dire che anche io trovo insopportabilmente sessista che a crepare sul lavoro siano soltanto maschi, e poveri, perché non si è mai visto un banchiere, uomo o donna che sia, morire precipitando dalla sua scrivania. Lo sapevate questo? Bene, ora lo sapete. A parti invertite, se cioè a crepare come le mosche sul lavoro (solo in Italia da quando sono nato sono 117mila i morti, anzi i martiri, pressoché esclusivamente maschi, sul lavoro, più 2.000 donne circa morte in itinere, cioè per incidente stradale mentre si recavano sul posto di lavoro) fossero state e continuassero ad essere solo le donne, sarebbe scoppiato (giustamente) il pandemonio per quella che (altrettanto giustamente) sarebbe considerata una insopportabile discriminazione sessista nei confronti delle donne. E invece nulla di tutto ciò. E’ considerato normale che a crepare sul lavoro, nella società che si dice essere dominata dalla cultura maschilista e patriarcale, siano gli uomini (in esclusiva). Ora, la contraddizione è stridente, anche agli occhi di chi non vuol vedere. E’ come dire che nell’Alabama o nel Mississippi del XIX secolo a crepare nelle piantagioni di cotone non erano gli schiavi (oppressi) ma i padroni bianchi (oppressori). Ma in nessun contesto storico gli oppressori sono morti sul lavoro al posto degli oppressi. Avete forse notizie di patrizi romani crepati su una galera al posto degli schiavi o di aristocratici al posto dei servi della gleba? Nessuno mai, è evidente.
    Qualcuna di voi sa che il 95% della popolazione carceraria è maschile (e per lo più composta di poveracci, perché non mi risulta che nelle carceri, che sono sempre di classe, ci finiscano i ricchi…)? Cosa sarebbe già successo (giustamente), sempre a parti invertite, se a finire in galera fossero state e fossero sempre o quasi sempre solo e soltanto donne?
    Pensiamo alle ecatombi di classe e di genere (maschile),cioè le guerre, dove a crepare in prima linea sono sempre stati mandati e continuano ad essere mandati i maschi. Pensiamo alla prima guerra mondiale: 9 milioni di uomini massacrati più 40 milioni di mutilati, malati cronici e “scemi di guerra”, come venivano chiamati una volta… Cosa sarebbe accaduto e cosa accadrebbe a parti invertite? Anche se qui la risposta del femminismo più becero è scontata: “La guerra è un affare privato fra maschi, la guerra è maschile perché la violenza è maschile”. Infatti le imperatrici e le regine che nella storia hanno scatenato guerre, torturato e imprigionato né più e né meno dei loro colleghi maschi, non erano vere donne, erano “maschi in gonnella”, donne che avevano interiorizzato la cultura e la mentalità maschilista. E infatti sono “maschi in gonnella” che hanno interiorizzato la cultura maschilista anche Hillary Clinton, progressista, di “sinistra” e femminista, mandante morale e politica dell’aggressione imperialista alla Libia, al punto di brindare sorridente in diretta mondovisione al linciaggio di Gheddafi, Condoleeza Rize, mandante del massacro di Falluja in Iraq dove decine di migliaia di iraqeni sono stati bruciati vivi con il fosforo bianco, Tzipi Livni, mandante ed esecutrice politica dell’operazione “Piombo fuso” su Gaza da parte dell’esercito israeliano. Devo continuare? Mi fermo perché l’ho fatta anche troppo lunga ma anche per carità di patria, come si suol dire…
    In conclusione, l’invito che vi faccio è quello di avere uno sguardo più ampio sul mondo e di non guardarvi sempre nell’ombelico. Così facendo, forse è possibile avvicinarsi di più al vero, che è sempre cosa buona e giusta.

    • Tutte queste parole per fare il solito piagnisteo mascolinista? Guardi che lo conosciamo a memoria.
      Nessuna delle persone che vorrebbe convincere legge fino in fondo un testo così lungo, tortuoso, denso di retorica , e soprattutto un discorso che non dice nulla di nuovo da quello che già ci si aspetta da un membro di… uominibeta? E’ così che vi chiamate? Certo, che fosse prevedibile nei contenuti lo si potrebbe dire anche per i due pezzi che vi fanno tanto schiumare, ma se invece di guardarvi voi l’ombelico e piangerci dentro ampliaste lo sguardo vi accorgereste dove sta la differenza.
      Legga bene i due pezzi che sta criticando, ci si immerga: nonostante sia una traduzione (pensi l’effetto negli USA), si renderà subito conto della potenza di quelle parole che sono immediatamente una visione e un’attitudine all’azione. Valuti la loro capacità di richiamare una campagna antisessista con un solo nome ma soprattutto l’uso di frasi brevi, iconiche, la capacità di prendere situazioni comuni, certamente vissute almeno una volta da chiunque e farne realtà condivise, legandole assieme a parole chiave che diventano strumenti interpretativi immediati che fanno realtà, azione e quindi mondo.
      Nessuna donna, eccetto quelle che lo negano perchè ora vi stanno massaggiando il pancino che vi fa bua, potrà affermare di non aver vissuto nemmeno una delle situazioni descritte; e riconoscersi anche solo in una di quelle situazioni, e questo già le mette già in contatto con il resto, al quale non potranno sottrarsi leggendo quei 50 schiaffi rapidi, perchè li ricorderanno e ci torneranno a pensare. Una buona percentuale di loro comincerà a rendersi conto delle cose che sulle prime ha negato, glielo assicuro. Lasci passare del tempo: le parole sono semi e le parole di questi due pezzi sono semi che germinano significati e realtà, sono semi fecondi, che cadranno su terreno fertile lavorato e curato costantemente.

      Ora rilegga il suo commento….Su quale terreno cadranno i suoi semi? Saranno in grado di germinare? Di fare realtà in questo modo? Non credo….
      Ora ha capito la “differenza”?
      Non siamo noi ad avere uno sguardo ristretto, siete voi che angosciati e impotenti vi aggrappate al mondo morente costruito sulla vostra violenza e sul vostro privilegio, un mondo che non ci interessa guardare dato che lo smantelleremo pezzo a pezzo per costruire finalmente un mondo a misura di donna.

      • Lei, Brighid, è soltanto una donna carica di odio nei confronti del genere maschile, è un tipico prodotto del peggior femminismo sessista e interclassista. Lei non ha nessun interesse a confrontarsi, con lei il confronto è impossibile, è talmente evidente dalle sue parole soprattutto in apertura e in chiusura. Parole che trasudano solo disprezzo e livore. Lo si capiva perfettamente anche dal suo prmo commento; infatti ho evitato accuratamente di rivolgermi a lei. Non avrebbe avuto e non ha senso. Rilegga le parole con cui ha chiuso il suo commento:” Non siamo noi ad avere uno sguardo ristretto, siete voi che angosciati e impotenti vi aggrappate al mondo morente costruito sulla vostra violenza e sul vostro privilegio, un mondo che non ci interessa guardare dato che lo smantelleremo pezzo a pezzo per costruire finalmente un mondo a misura di donna”.
        Questo è un atto di guerra generalizzato contro il genere maschile, non c’è nulla di politico in queste sue parole. Lei si è svelata per quello che è, cioè una sessista. Lei vuole costruire un mondo a misura di donna, non a misura di donne e uomini. Lo ha appena dichiarato. Non c’è nessun tentativo da parte sua di provare a capire o quanto meno ad ascoltare il racconto degli altri, semplicemente perchè non le interessa. Liquida come retoriche le mie parole ma evita accuratamente di entrare nel merito. Secondo lei parlare della tragedia dei morti (tutti maschi) sul lavoro è retorica. E questo sarebbe un mondo costruito sul privilegio maschile? Meno male allora,a questo punto, che è un mondo costruito sul privilegio maschile, pensa se non lo fosse stato…
        Ma forse sbaglio anche a risponderle. Non ha veramente nessun senso.

        • Ha visto come le ha risposto Laglasnot sotto? La adoro….non riuscirò mai ad essere come lei.
          “fare diventare la propria esperienza, dunque anche la tua, un dato generale significa alimentare un altro stereotipo sessista.”
          Ora lei penserà: “Che!? Diamine, questo lo sottoscriviamo tutti! E’ proprio QUESTO che stiamo cercando di dire! Ma la questione è proprio che il trans ha fatto esattamente e meditatamente questo, ma invece di farglielo presente, o ignorarlo, si prende questa roba e la si mette qui al centro dei riflettori, dicendo ‘ora dite la vostra’. Ma tutto girerà attorno a questa esperienza non solo parziale ma volutamente generalizzata in chiave anti maschile! Perchè non stiamocela a raccontare, questa cosa del “privilegio maschile” è solo una riedizione molto arzigogolata delle solite cose alla Serafina. Tanto valeva lasciare la scena a Serafina. Ma come fa a non capirlo!? Non è possibile che non lo capisca!”

          Ebbene si caro: ogni commeno ogni testimonianzia personale è destinata al nulla dopo aver ceduto il suo momento all’unica cosa che continuerà a girare qui e che per questo si propagherà, ovvero questa parziale testimonianza privata-politica con un messaggio (per lei) premeditatamente e aggressivamente sessista.
          E si renda conto che anche lei sta dando un magnifico contributo alla visibilità di questo messaggio. Anche lei ha ceduto il suo momento alla trottola affinchè giri.
          Provi a googlare oggi e poi tra una settimana, vedrà dove troverà questi 50 punti. E se non andrà bene questa, riproveremo.
          E no, non vale la pena di lasciare la scena Serafina: non otterrebbe gli stessi risultati.

          Le faccio notare la chiusa di Laglasnot..
          “perché questo è quel che manca nei tuoi commenti. il trans e ilaria hanno raccontato di se. e tu? qual è la tua storia? in che modo pensi che per te non sia mai esistito un privilegio maschile?”
          E’ un’opera d’arte.

          Lei deve essersi formato prima di internet. Usa il web come se fosse un mezzo dove ci sia il tempo di approfondire di ragionare, analizzare qualcosa prima che sprofondi nel nulla lasciando solo icone e parole chiave.
          La invito di nuovo rileggere i 50 punti: sono come un cruscotto dove vengono premuti dei tasti, che attivano altrettante narrazioni. Mentre lei cerca di dare scacco matto logico ed etico ai suoi interlocutori, noi facciamo una manifestazione, un convegno, uno spettacolo, articoli, fissiamo nella memoria collettiva storie, e lavoriamo costantemente sulla parte più viva dei significati, quella che si lega ad altri significati, per costruire azione e realtà.
          E una narrazione fa decisamente più realtà, significati, persuasione, azione, etica e mondi di una dimostrazione logica. La dimostrazione stessa è un caso particolare degenere e sterilizzato di narrazione.
          Capisce la differenza tra organizzazioni come la vostra e le nostre?

          E si, questa è una guerra, ma non l’abbiamo voluta noi, non siamo state noi a imporvi per millenni dei modelli, delle storie, e se non ci liberiamo delle vostre storie dei vostri modelli, chi lo farà per noi?
          Tenetevi dunque le vostre lucrezie e le vostre goretti e pure le vostre adultere e susanne e il vostro giudizio, la vostra condanna e anche il vostro perdono i vostri miti incisi per secoli sul corpo delle donne, perchè le vostre storie, i vostri modelli la vostra “razionalità”, la vostra “oggettività” sono già stupro.
          Ecco perchè rifiutiamo le vostre storie. Ci racconteremo da sole le nostre, su quello che siamo su quello che vogliamo essere, e mai più su quello che dovremmo essere per voi, a cominciare proprio dalla violenza, dal marchio di violenza imposto da voi sul nostro corpo per plasmarci e darci la forma della vostra violenza. Non siete più Adamo che decide pure il nome di Eva, abbiamo cominciato noi a dare nomi e significati alle cose, a fare realtà e verità per noi, e non smetteremo.
          Ma non siamo come voi: la guerra al patriarcato non sarà condotta nè con la forza bruta, nè con lo stupro sul quale credeste di poter costruire un mondo, oggi al collasso.
          La nostra rivoluzione sarà dolce come il cullare, la nostra arma sarà il delicato collegare significati tra le parole, il crearne di nuovi, lo stabilire nuovi collegamenti tra questi significati, le cose e le prime sensazioni delle nuove coscienze che su questo nuovo universo simbolico muoveranno i loro primi passi.
          Voi non ci eguaglierete mai nell’arte del generare coscienze e mondi simbolici attraverso la narrazione. Al pari del generare la vita quest’arte potrete solo invidiarla e scimmiottarla. Il vostro vantaggio, infatti, non è l’esperienza o la durata del vostro dominio, ma era l’averci tenute lontane dalla cultura e soprattutto la perdita della nostra consapevolezza, di ciò che siamo e di ciò che siete voi.
          Il nostro risveglio è già stata la vostra sconfitta e questo è solo un finale di partita.
          Lei non dovrebbe odiarmi ma amarmi. Io sono schietta e sincera. E’ vero le sono nemica, ma sono una nemica leale che scende in battaglia a viso scoperto e armi in pugno e ti dice con tutta se stessa che ti vuole sconfitto. I maschi infatti, come qualsiasi classe dominatrice, non lasceranno il potere con le buone. Lei questo dovrebbe saperlo.
          Ma se ci pensa, a voi verrà concesso anche quest’ultimo privilegio: perdere il potere con dolcezza. Non è forse la mano sulla culla quella che governa il mondo? Si trattava solo di cullare con coscienza. Non resistete…Lasciatevi cullare…un mondo a misura di donna piacerà anche a voi, mi creda.

          • serve che tu sappia che io non sono d’accordo con quello che dici. io non sono in guerra, ascolto le storie di tutti, donne e uomini, senza alcun pregiudizio e non parlo in termini di “noi” contro “voi”.non ho intenzione né l’energia per condurre battaglie di quel tipo perché sono fuori dalle barricate da tempo e trovo molto più utile abbattere muri e mettermi in ascolto. il racconto di fabrizio in qualche modo parla di sè e capisco che possa sentirsi amareggiato perché quello che legge, per l’appunto, è una generalizzazione che lo colloca dalla parte del nemico quando nemico non è. io non voglio costruire un mondo a misura di donna ma a misura di tutt*. chiederei, per favore, di non usare questo blog per manifesti bellicosi che non ci rappresentano, ed ecco, giusto per rispondere anche a te, che un certo femminismo che la pensa esattamente come serafina esiste eccome. e io non sono come lei.

            • Lo so già che non condividi tutto quello che dico. Un po’ mi dispiace anche perchè chi ha tradotto i 50 punti apprezzava i miei commenti sulla tua pagina facebook e con lei mi sembrava che fossimo in sintonia come lo è con te (come è successo a lei qualcuno a segnalato il mio profilo), ma ognuno dà il suo contributo, e sappi che qualunque cosa possa dividerci il tuo lo vedrò sempre come qualcosa di molto prezioso. Se digito su google “privilegio maschile” i tuoi post sono in testa e i 50 punti sicuramente stanno cominciando a girare, se digito “al di là del buco” c’è la Lettera della Ragazza della Fortezza a fianco.
              Il tuo lavoro eccezionale è come la goccia che scava la roccia. Costante, paziente, solo apparentemente dispersivo.
              Però vorrei che al di là delle metafore bellicose delle quali forse ho abusato, sentissi anche la carica di amore e non di odio nelle mie parole.
              E’ vero, per me quel muro che cerchi di abbattere non può essere abbattuto fino a quando ci sarà un privilegio maschile che oggi è incarnato in “loro”. Ma quel muro scomparirà col passare delle generazioni mano a mano che le nuove cresceranno non intossicate dal partiarcato che, permettimi, questo si, va smantellato pezzo a pezzo. Perchè “loro” semplicemente spariranno dolcemente senza altra violenza se non quella del tempo e della natura che farà scomparire anche un “noi” contrapposto a “loro”. Ma è questo tragico “noi” odierno che a mio avviso ha il compito di lasciare a chi verrà dopo di “noi” e “loro” un mondo privo di questa contrapposizione, depurato dal patriarcato.
              Il modo e i mezzi lo so, sono ciò che non condividiamo, lo hai detto, ma non posso fare a meno di sentirti lo stesso così vicina… E non c’è proprio nulla di me che risuoni in te come una lingua madre, e ti chiami ancora così: “sorella mia”?

  7. paranoia sessista… e dico sessista contro gli uomini (considerati cattivi a priori) e contro le donne (considerate esseri inferiori incapaci di affrontare da sole la vita)
    Credo che l’autore di questo articolo dovrebbe chiedere scusa ai suoi lettori di entrambe i generi per aver trascritto una lista di stereotipi sessisti tanto ridicoli senza neppure farne un minimo di analisi critica.

  8. “Vi furono tanti cambiamenti importanti e strabilianti nel mio corpo, e sbocciò anche il miglioramento della mia mente”.. lo dice lui, che la sua mente è cambiata in “meglio”. Il che fa propendere per il fatto che non sono gli altri a relazionarsi diversamente con lui in virtù del solo fatto che ha un aspetto diverso (maschile) ma è lui che si relaziona diversamente. Non se ne renderà conto ma forse le battute le dice meglio, non è che basti avere un repertorio di barzellette per far ridere o per essere simpatici. Del resto l’altra sera in un’intervista a 8 e 1/2 Eva Robins, riportando la sua esperienza dichiarava esattamente il contrario. La sua educazione è stata maschile fino all’adolescenza, ma poi ha scelto la via femminile anche in virtù del fatto che aveva capito che avrebbe avuto dei favoritismi e si è autorieducata da femmina.

  9. La 32… sbaglio o è luogo comune che molte donne hanno un umore ciclico ? …vero o falso ?
    La 36 è una menzogna… tira fuori le prove ! …perché se insinui di essere stato vittima, in quanto uomo, di violenza sessuale da una donna e ti hanno creduto (mentre prima non era il caso), voglio sapere su quale pianeta vivi.
    La 41… beh, forse il problema sono le donne con cui hai avuto questa esperienza negativa, invece che « gli uomini »?
    La 46… vuoi dire che eri obbligata a comprare tutta quella roba ? …tipo pistola alla testa ?

    Per quanto riguarda tutte le altre (21 su 25), si tratta di argomenti soggettivi in cui il malessere viene dal modo in cui viene percepita una situazione.
    Detto in altro modo : ci sono molte persone (a occhio e croce tutta la popolazione maschile, nonché spero la maggior parte degli individui di sesso femminile) che non percepirebbero negativamente come te questi « fatti » e non si sognerebbero neppure di farne una lista di fregnacce.

    Per favore, smettetela di pubblicare senza leggere cosa state per pubblicare.

  10. Per gli uomini che scrivono qui. E per quelli che qui non scrivono.
    L’ODIO MANCANTE
    Abbiamo conosciuto l’odio di classe e l’odio di razza; quello religioso e quello nazionalista. Abbiamo visto le fosse comuni, le sale di tortura, le forche, le camere a gas. I Gulag e i Lager che quella pestilenza, nelle sue diverse forme, ha creato.
    Abbiamo anche visto l’odio dei maschi contro le femmine. Ne conosciamo la storia, le cause e gli effetti. Le diecimila manifestazioni, i centomila delitti. Conosciamo e – con immediata intuizione – riconosciamo la misoginia dietro le sue innumerevoli maschere. Non può nascondersi.
    .
    Un solo odio manca all’appello.
    Pur con il massimo impegno, non riusciamo a vederlo. Per quanto fantastichiamo, non possiamo immaginarlo. Non vogliamo.
    Non ne tolleriamo né l’immagine né l’ipotesi.
    Riconosciamo la nostra ombra ma quella altrui non vogliamo vederla.
    Perciò la misandria non esiste.
    La sua esistenza è un’ipotesi offensiva.
    Ci offenderebbe.
    (R. B. – Da U3000 – Ottobre ’07)
    .
    Rino D.V.

  11. Riccardo C. says:

    Interessante. Quanti sono i trans F2M e quante le M2F in percentuale sul totale?
    Qualcuno saprebbe indicarmi delle statistiche al riguardo?
    Credo che questo possa essere un indicatore piu’ “oggettivo” di un’esperienza personale che tra l’altro mi pare enfatizzare molto il lato emozionale della propria percezione.

  12. Uomo fuori che resta femminista dentro? Cos’è alta ingegneria umanistica? Mi incuriosisce di più(magari anche più attendibile) l’essenza spirituale di un ”A-sessuale”. Non sapevo potesse esistere, ma vedo che questa pagina è a favore della a-sessualità(o degli asessuati?). Questo ”orientamento” o meglio la sua posizione privilegiata(questa volta sì) di mancanza di un orientamento sessuale, al di sopra delle parti e scevro, se davvero lo fosse, da patemi e oppressioni ormonali e sessuali e dall’ansia dell’esistere in questo mondo maschilista, sembrerebbe davvero un punto di vista notevolmente valido ed attendibile.. Se davvero potesse esprimere un punto di vista equilibrato, data la sua(presunta) imparzialità.. Ma, ahimè, credo sia anche quella una sorta di ingegneria emozionale e modaiola che cade nella solita soggettività elevata a verità universale.Forse è più attendibile il punto di vista di Mork dal pianeta OrK.

  13. Questo è un commento che è arrivato via mail e ho pubblicato in altro post. lo copio e incollo anche qui:

    “Cara Eretica, scrivo a te perché so che comprenderai. sono una donna forte, vado avanti a testa alta e non mi piace fare la vittima. non penso di essere migliore o peggiore rispetto a nessuno. non ho subito atteggiamenti discriminatori più di quanto non ne abbia subiti un uomo. non mi piace guardare il mio collega, precario, e dirgli che in quanto uomo è un privilegiato. capisco che anni fa poteva essere così ma oggi non vedo differenza tra me e quel collega.
    sono consapevole del fatto che c’è un punto di vista di genere di cui tenere conto ma temo che possa rappresentare un pretesto per omettere un conflitto che allo stato attuale riguarda tutti noi. di fronte alla precarietà siamo tutti vittime di chi ha più soldi e le persone ricche non hanno sesso. ci sono uomini e donne ricche. c’è chi ha parlato di ancelle del neoliberismo riferendosi a femministe che hanno messo per tanto tempo in primo piano il problema della violenza sulle donne senza tenere conto del fatto che la principale violenza non è quella “maschile” ma è quella del capitale.
    quando qualche femminista mi parla dei pericoli che una donna corre per colpa degli uomini non riesco a non pensare al fatto che tante donne come me siano reclutate per combattere quella violenza trascurando gli abusi subiti a causa del capitalismo. non mi piace che qualcuna mi distragga dalle mie lotte e non mi piace che si creino distanze tra le donne e gli uomini, perché io sento più vicino un uomo che vive le mie stesse condizioni piuttosto che una donna benestante che vuole insegnarmi come vivere.
    preferisco andare in piazza a manifestare, assieme a uomini precari, contro dannose riforme economiche, votate anche da donne che sono potenti, ricche, dunque privilegiate, piuttosto che andare in piazza con quelle stesse donne a fingere sorellanza contro un presunto privilegio maschile. ho raccolto il tuo invito a esprimere la mia opinione su questo e spero che questo mio contributo sarà pubblicato.
    grazie, Ilaria.”

    https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/10/06/privilegio-maschile-parliamo-invece-di-privilegio-economico/

    • Cara laglasnost, ti assicuro che il mio intento non è polemico, credimi. Però, voglio dire… E’ mai possibile che tu non ti renda conto della contraddizione evidente (e insanabile) che c’è nel pubblicare una lettera, come quella di Ilaria, per quanto mi riguarda condivisibile, dove si sostiene un approccio di classe alla realtà, e contestualmente nel pubblicare un articolo dove una ex donna diventa uomo e scopre le meraviglie e i privilegi di cui godrebbero i maschi, tutti, in quanto appartenenti al genere maschile, in questa società, cioè la società capitalista assoluta nella quale ci troviamo?
      Cara laglasnost, delle due l’una. Cerca di deciderti. Perché è evidente che la lettera di Ilaria (che io condivido, ovviamente) dice con molta chiarezza che o si ha un approccio di classe o si ha un approccio di genere. I due non possono coesistere, oggettivamente. Non c’è necessità che ne spieghi le ragioni. Lo ha già fatto Ilaria in modo molto semplice e chiaro quando dice “preferisco andare in piazza a manifestare, assieme a uomini precari, contro dannose riforme economiche, votate anche da donne che sono potenti, ricche, dunque privilegiate, piuttosto che andare in piazza con quelle stesse donne a fingere sorellanza contro un presunto privilegio maschile”. E ancora:” non ho subito atteggiamenti discriminatori più di quanto non ne abbia subiti un uomo. non mi piace guardare il mio collega, precario, e dirgli che in quanto uomo è un privilegiato”.
      Che dire? Viva Ilaria! Sono con lei e con le donne come lei. Ma allora dobbiamo metterci d’accordo. O meglio, devi metterti innanzitutto d’accordo tu con te stessa. Da che parte stai? Dalla parte della ex donna ora uomo che ci spiega che i maschi sono privilegiati in quanto tali (approccio di genere, cioè sessista e interclassista) o dalla parte della donna che ci dice che l’oppressione di classe colpisce uomini e donne indistintamente, e che quindi – è la logica più elementare che ce lo dice – l’approccio di genere non ha alcun senso?
      Se puoi, ti inviterei a chiarirlo perché non si può stare sempre con il piede in due staffe. Le chiacchiere stanno a zero. Se il racconto di Ilaria è vero e corrisponde alla realtà, quello della trans ora uomo, è fasullo. Ora, che i due racconti siano veri o frutto di fantasia, non conta assolutamente nulla. Perché quello che conta è che esprimono due punti di vista completamente opposti e INCONCILIABILI. E non ci si può arrampicare sugli specchi continuando a sostenere che l’attuale società capitalista sarebbe al contempo anche maschilista. E’ evidente che il racconto di Ilaria recita il de profundis all’interpretazione di genere. Punto e stop.
      Si tratta di scegliere. Qual è la tua posizione? Come ti collochi?

      • il mio invito a non esasperare i toni e a non polemizzare era rivolto a tutt*.
        per quel che mi riguarda io rispetto i punti di vista di chi si racconta perché penso che ogni esperienza esprima una parziale verità.il preteso schieramento di campo condanna una generalizzazione per fornirne un’altra e a me sembra sbagliatissimo come approccio. è vero il punto di vista del trans ftm ed è vero quello di Ilaria, perché ciascun@ vive esperienze diverse e questo non si può negare. fare diventare la propria esperienza, dunque anche la tua, un dato generale significa alimentare un altro stereotipo sessista.
        quindi no, non mi si può chiedere di stare da una parte o l’altra della barricata perché io abbatto muri e le barricate non mi piacciono. il mio blog ospita esperienze diversissime tra loro, io posso condividerle o meno ma quel che conta è che non temo di ascoltare e neppure di affermare che in ciascuna delle storie raccontate ci può essere una piccola grande verità.
        in ultimo ti invito a leggere qualcosa sul femminismo intersezionale. la questione di classe non cancella la questione di genere o la questione di “razza”. vanno esattamente di pari passo. l’una non annulla l’altra. sbagliato pensare che non esista la questione di classe facendo prevalere quella di genere ed è sbagliato anche l’opposto. quindi non sono io che devo decidere alcunché. si tratta di ascoltare i diversi punti di vista ciascuno delle quali pretende di essere ascoltato. ps: piuttosto che fare una battaglia tra chi presenta un numero di morti maggiore, tra donne o uomini, non sarebbe il caso di raccontare il proprio punto di vista dal personale al politico? perché questo è quel che manca nei tuoi commenti. il trans e ilaria hanno raccontato di se. e tu? qual è la tua storia? in che modo pensi che per te non sia mai esistito un privilegio maschile?

        • Cara Eretika, non scherziamo e non ci prendiamo in giro, anche perché un po’ mi conosci e dovresti sapere con chi hai a che fare…Mi sono raccontato in decine di articoli, video, interviste, convegni, conferenze ecc. e tu dovresti saperlo…Ho fatto “autocoscienza “pubblicamente e n moltissime occasioni. Comunque, a scanso di equivoci questo è uno dei miei racconti, non inventati, ma di vita vissuta, la mia: http://www.uominibeta.org/editoriali/ho-subito-violenza-ma-listat-non-lo-sa/
          Ciò detto, perdona la mia franchezza, trovo la tua risposta scontata e politicamente opportunista. Una bella (e dal mio punto di vista, maldestra) arrampicata sui muri per giustificare una posizione ambigua che vuole mantenere il piede in tutte le staffe. Personalmente credo ancora nel principio di identità e non contraddizione; che vuoi farci, sono un vetero che ancora non ha sputato su Hegel (e neanche su Marx), a differenza di tante altre tue compagne o ex compagne (non lo so…). Hai capito perfettamente cosa volevo significare ma sei nella impossibilità di darmi una risposta logica e coerente. Perché darmela comporterebbe una scelta netta e precisa (oltre che logica e razionale) che tu non puoi fare per varie ragioni: ideologiche, politiche e forse personali (queste ultime non sono affar mio, ovviamente…).
          Un’ultima cosa. Io non faccio “la conta dei morti”, come dici tu. Ma se da quando sto al mondo mi sento ripetere in tutte le salse che io in quanto maschio sarei un oppressore e un privilegiato, insieme a tutti gli altri maschi, indistintamente (e come vedi anche in questo dibattito c’è chi ha riproposto questo mantra), allora mi trovo costretto a spiegare perché non è così, perché non si è oppressori e privilegiati in quanto maschi. E per farlo, cara compagna Eretika, devo portare dei fatti che attestano quanto sto dicendo. Per cui, se io dico che a morire sul lavoro sono soltanto maschi oppure che in galera ci finiscono quasi esclusivamente maschi oppure che il 90% dei senza casa e dei ricoverati alla Caritas sono sempre maschi (e così via discorrendo con decine di altri esempi, statistiche e dati, e fatti concreti che dimostrano quanto sto dcendo), non lo faccio perché voglio scatenare una sciocca guerra al genere femminile (cosa che il femminismo ha fatto a parti invertite), ma solo per dimostrare che l’assunto femminista è sbagliato. E per dimostrarlo, devo portare dei fatti. Rispetto ai quali, guarda caso, non c’è risposta, si glissa, si sceglie di lasciar cadere, di svicolare. Per la semplice ragione che è impossibile fornire una risposta logico-dialettica ad una contraddizione evidente che, se riconosciuta (faccio presente che non stiamo parlando di un “sentire”, ma di fatti, i morti sul lavoro o le carceri strapiene di maschi), manderebbe in frantumi in un nano secondo, la narrazione femminista.
          Il femminismo non regge e non può reggere alla prova del metodo logico-dialettico. Non può. Il femminismo si regge sul fatto che per una serie di ragioni (che noi abbiamo indagato) nessuno, a sinistra, al centro, a destra, ha fino ad ora osato non dico metterlo in discussione ma anche solo criticarlo (a parte pochissimi, cioè noi e pochi altri). Tutte le narrazioni ideologiche che si sono succedute nella storia hanno avuto i loro antagonisti, i loro critici. Tutte, tranne il femminismo. La reinterpretazione femminista della storia è stata accolta universalmente come Verità Assoluta, incontestabile, incriticabile. E chi la critica viene equiparato ai negazionisti dell’Olocausto. Il problema (ma è un problema nostro, non tuo…) è capire come ciò sia stato possibile (e in larga parte lo abbiamo scoperto dopo anni di riflessione, di studio e di confronto) ma soprattutto quale può essere il punto di rottura. E questo punto di rottura non è certo nel contraddittorio fondato sulla logica. Se così fosse da quel dì che avremmo vinto la nostra battaglia e il femminismo si sarebbe squagliato come neve al sole. Il terreno di confronto è un altro, ed è quello psichico. Ma, ripeto, questo è un nostro problema, non tuo o vostro.
          Ora chiudo perché gli impegni e le cose da leggere e da scrivere sono tante, e anche perchè continuare non avrebbe senso dal momento che non faremmo altro che rimestare nel mortaio.

          • dimenticavo: io la penserei come ilaria, ma nella mia esperienza ho vissuto discriminazioni. e non generalizzo, ma potrò certo raccontare quel che ho vissuto io. perciò giusto per chiarirti quello che penso lo racconterò.

  14. Car*, tutt*, chiedo che si eviti un tono infarcito di disprezzo, sarcasmo e ostilità. se c’è chi immagina di poter imporre la propria superiorità morale si tende a caratterizzare una discussione secondo la differenza tra buoni e cattivi. io non condivido alcune opinioni qui espresse ma non per questo uso un tono intollerante. la forza degli argomenti si realizza quando un intervento è proposto a partire da se’ e non quando si prende spazio tra i commenti per scrivere parole cariche di aggressività. grazie.

  15. ancora un altro contributo che ho pubblicato qui https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/10/07/sul-privilegio-maschile/

    dice:

    Ciao Eretica! Raccolgo il tuo appello di riferire se noi lettrici/lettori percepiamo gli stessi privilegi/problemi riportati dalle due persone che hanno scritto gli articoli sul privilegio maschile visti con gli occhi di chi ha potuto toccare con mano le due metà del cielo.
    Due premesse: la prima è che sono una donna cisgender eterosessuale tra i 30 e i 40, nata e cresciuta nel nord Italia dove tutt’ora vivo; nella vita di tutti i giorni faccio un mestiere di concetto che è sempre stato considerato “da maschio” e per hobby scrivo racconti erotici con il nick che vedi.
    La seconda riguarda più da vicino il tema: secondo me non ha molto senso che qualcuno pensi che ciò che i due transessuali scrivono non sia valido sulla base della propria esperienza, dato che ciascuno fa esperienze diverse… e anche un’indagine su lettori italiani non può confutare le loro parole, dato che nè l’una nè l’altro sono italiani o vivono in Italia. Ciò che è vero per una persona può non esserlo per un’altra e ciò che avviene regolarmente in un posto non è detto che avvenga in un altro.
    Ma partiamo a bomba. Inizio dalla lettera della transessuale MtoF.
    – Mi è capitato di essere oggetto di critica per come mi vesto (in famiglia, anche ai miei fratelli maschi cis, fuori dalla famiglia ne dubito. In ogni caso, soprattutto da parte di mia nonna e zie paterne, quella più presa di mira dalle critiche ero io, dichiaratamente in quanto femmina)
    – In quanto scrittrice di racconti erotici, sono oggetto continuamente di messaggi analoghi a “Posso leccarti i piedi?” o “Ti darei una botta volentieri”, anche più espliciti e talvolta violenti. Capita che vogliano a tutti i costi mandarmi una foto del loro pene (ma perchè?!?) e ad alcune amiche suddette foto sono arrivate senza preavviso; che sottomessi implorino perchè faccia loro da padrona e dominatori insistano che io sia una slave anche se non lo so (sic!) e che devo quindi sottomettermi a loro. Tutti pensano che dato che scrivo di eros, allora devo darla a chiunque e specialmente a loro (Visto che bel pene? Visto? Visto?) e danno per scontato che tutte le storie che scrivo siano autobiografiche (sì, certo, soprattutto quelle ambientate nel medioevo…). Soprattutto, sembra che io debba essere TENUTA a dar loro retta e se li mando a quel paese, si offendono pure.
    I colleghi maschi non ricevono un trattamento analogo, ovviamente. Certo, anche a loro di tanto in tanto capita qualche “corteggiatrice” anche insistente, ma non c’è paragone con la violenza e arroganza con cui si pongono i lettori maschi con le scrittrici, loro non ricevono il costante sottinteso di “sei una troia”.
    – Mi è capitato, ovviamente, di ricevere commenti di ogni genere al mio aspetto mentre mi facevo tranquillamente i cazzi miei camminando per strada. La parte anatomica più gettonata ovviamente è il culo, dato che non ho molte tette.
    Una cosa di cui non parlano gli autori dei tre articoli è la “mano morta” sui mezzi pubblici (e non solo): bè, guarda caso ho subita anche quella più volte.
    Passiamo ai due articoli del transessuale FtoM [1] [2]
    Punti 1-2-3: a me fortunatamente non è mai successo direttamente nè di essere considerata meno divertente dei maschi, nè di essere interrotta con più frequenza, nè di essere presa meno sul serio, però ho visto coi miei occhi e sentito con le mie orecchie casi in cui una donna è stata zittita in quanto donna o in cui è stata effettivamente presa meno sul serio.
    Punto 4: anche questo a me non succede, ma le statistiche in Italia parlano chiaro sugli stipendi maschili e femminili a parità di mansione.
    Punto 5: idem.
    Punto 6: non sono così sicura che gli abiti maschili siano fatti meglio o costino di più (voglio dire, un paio di jeans è un paio di jeans, anche se sono tagliati diversamente se della stessa marca la qualità è la stessa e i prezzi analoghi) ma è assolutamente certo che vengano decisamente giudicati di meno.
    Punto 7: mai capitato di notare differenze.
    Punto 8: non ho seguito corsi “di prevenzione stupro” ma di autodifesa sì, rivolti sia a maschi sia a femmine, e in quelli si parlava anche di come comportarsi per ridurre al minimo i rischi di violenza di qualsiasi tipo, quindi la mia esperienza diretta con questo tipo di corsi è piuttosto paritaria. I discorsi al di fuori dei corsi però non lo sono: quando si sa di una donna aggredita, praticamente CHIUNQUE fa prima di tutto un’analisi di come lei fosse vestita e di dove si trovasse (biasimando il tutto, ovviamente) prima ancora di iniziare a parlare dello stupratore.
    E’ anche vero che mi sento meno sicura di amici e parenti maschi nel camminare da sola per la strada la sera.
    (Ehm il punto 9 manca)
    Punto 10: non frequento discoteche quindi non so se qui in Italia ci sia il problema della droga nei bicchieri.
    Punto 11: mai successo che qualcuno mi dicesse di sorridere.
    Punto 12: vedere risposta all’altro articolo (e, sì, molti uomini non capiscono perché le donne non si sentano lusingate dai loro commenti, fischi e quant’altro)
    Punti 13 e 14: amen, fratello
    Punto 15: non è del tutto vero, cioè: vedo anche maschi criticati per quanto e cosa mangiano.
    Punto 16: fortunatamente nei due posti dove ho lavorato/lavoro nessuno ha mai considerato il mio aspetto fisico (o meglio, mi sono stati fatti apprezzamenti fisici anche qui, ma slegati dalle mie capacità lavorative). Conosco però donne per cui vale il contrario.
    Punto 17: vero, verissimo. Anzi, ti racconto un aneddoto. Poco tempo fa leggevo l’articolo di una mia conoscente che scrive per un famoso periodico, che diceva di conoscere un sito su cui ci sono “porno per donne”. Incuriosita sono andata a guardare, insieme al mio compagno: non abbiamo notato alcuna differenza rispetto alle dinamiche tipiche dei porno rivolti agli uomini.
    Punto 18: non mi sembra di notare che ai miei conoscenti maschi succeda questa cosa
    Punto 19: non gioco ai videogiochi ma ho letto numerose testimonianze di giocatrici discriminate e maltrattate
    Punto 20: dalle mie parti ci si aspetta che anche i maschi sacrifichino qualcosa, solo che sono cose diverse. E sicuramente, soprattutto per quanto riguarda la famiglia, in minore entità: non è a loro che si chiede di stare a casa per accudire i figli, di occuparsi fisicamente dei genitori anziani (anche se magari economicamente e burocraticamente sì) e di prendersi cura della casa.
    Punto 21: uomo che va con tante donne = superfigo. Donna che va con tanti uomini = zoccola. Risaputo e toccato con mano.
    Punto 22: nessuno ha mai fatto spostare neppure me (a meno che non mettessi il mio zaino su un altro sedile… ma questo veniva rimproverato anche ai maschi)
    Punto 23: capitato eccome di essere oggetto di sessismo “soft”
    Punto 24: per mia fortuna nessuno ha mai insinuato che i miei successi fossero frutto di un qualche utilizzo propedeutico della mia vagina. Ma conosco di prima mano ambienti in cui se non fai detto utilizzo della tua vagina, NON avrai successi lavorativi. E’ anche vero che spesso per i maschi ci vuole l’amico dell’amico che ti raccomandi, anzichè la prestazione sessuale, per fare carriera.
    Punto 25: per fortuna chiunque dica cose ridicole viene ignorato o cazziato dalla maggior parte delle persone che conosco, indipendentemente dal sesso.
    Punto 26: mai successo che qualcuno si prendesse un merito mio.
    Punto 27: razionalmente non mi sento influenzata, però poi mi trovo a vergognarmi della mia cellulite.
    Punto 28: non sono mai stata zittita “per chiacchiere irritanti” in quanto donna, nè l’ho mai visto succedere ad altre. Mi è capitato di sentir dire “sei una donna, cosa ne vuoi sapere” in discorsi più seri… e mi è capitato di sentire anche l’inverso.
    Punto 29: nessuno pretende che io sia sempre spumeggiante. In caso di muso lungo, sia io sia i miei conoscenti maschi ci sentiamo chiedere se c’è qualcosa che non vada.
    Punto 30: mai capitato di venire corretta se non strettamente necessario da parte di superiori, insegnanti ecc
    Punto 31: mai capitato di essere vittima di mansplaining, anche perchè per mia fortuna ho una cultura tale da tarpare ogni velleità di condiscendenza alla terza parola. Anzi, a me succede il contrario: mi prendono (di solito bonariamente, ma non sempre) in giro perchè so “troppe” cose.
    Punto 32: capita spesso di sentirmi dire che il malumore è colpa delle mestruazioni ed è una cosa super irritante per tanti motivi. Perchè implica che i maschi abbiano sempre solo malumori perfettamente razionali e che invece quelli delle donne non vanno ascoltati perchè dettati dagli ormoni e non da cause “reali”… e perchè questa scusa è stata usata in passato per precludere alle donne diritti e professioni.
    Punto 33: ho imparato a gestire i bambini grazie ai miei nipotini, ma non ho figli miei e forse non ne avrò mai. Per scelta. Apriti cielo! Mi dicono che non è possibile, che non so cosa mi perdo ecc, perchè in quanto femmina DEVO volere dei bambini e traboccare di istinto materno. Potrei scrivere un panegirico di tre pagine in merito ma mi contengo.
    Punto 34: mai notato di venire “aggregata” meno, anzi, a me pare il contrario, che le donne, soprattutto in gruppi a maggioranza maschile, vengano accettate più in fretta (non in quelli a totalità maschile dove le donne non sono benviste, in effetti)
    Punto 35: nessuno si è mai sognato di sminuire i miei attacchi di panico
    Punto 36: per mia fortuna non sono una vittima e non ho esperienze dirette in merito. Un’amica con un rapporto conflittuale con l’ex marito (che le metteva le mani addosso), però, non è stata presa sul serio dalle forze dell’ordine.
    Punto 37: ogni dottore mi ha sempre presa sul serio sui sintomi. Ma che razza di medici poco professionali hanno dove vive questa persona?!?
    Punto 38: vivo in un posto dove lavorare è l’unico scopo della vita… NESSUNO viene ringraziato se fa più del dovuto, perchè qui il dovuto sarebbe 24 ore al giorno di lavoro continuativo!
    Punto 39: effettivamente è capitato che a seconda del tema e dell’interlocutore, il mio “no” non venisse molto considerato.
    Punto 40: non noto sguardi distolti
    Punto 41: non essendo maschio nè lesbica, non ho esperienze in merito
    Punto 42: non sono particolarmente dispotica o impositiva. Mi capita però spesso di sentire definite “iene” o “stronze” donne che, in posizioni di potere, facciano quello che è normale per uomini nelle stesse condizioni cioè dare ordini. E soprattutto sentir dire cose come “quella non troverà mai marito” se una donna si rivela determinata
    Punto 43: non sono capace di negoziare, ma mia mamma lo fa tranquillamente
    Punto 44: mi guardo nello specchio eccome
    Punto 45: volendo posso farcela in 5 minuti… se non faccio colazione!
    Punto 46: evito pillole dimagranti e trattamenti di giovinezza come la peste. Mi sono data all’ecobio, che è anche più economico. Certo, spendo un po’ in trucchi… ma i maschi spendono in altre cose. Alla fine non credo di risparmiare meno in quanto donna.
    Punto 47: è vero, ma me ne frego.
    Punto 48: non vengo discriminata in questo senso
    Punto 49: anche io vengo vista come una che sa quello che fa… quando effettivamente SO quello che faccio.
    Punto 50: le pacche metaforiche sulla spalla qui vengono date a chiunque scriva, maschio, femmina o delfino ammaestrato.
    In definitiva, alcune di queste discriminazioni le vivo, altre no… ma vedo concretamente su me stessa e su altre donne che mi circondano altri tipi di “piccola discriminazione”.
    – Il fatto che tutti ritengano impossibile che una donna sappia guidare bene
    – che possa volere una macchina potente e scattante
    – che possa avere hobby ritenuti “maschili” (andare in moto, arrampicare, fare sport da combattimento) senza essere un maschiaccio o lesbica
    – che possa non saper cucinare
    – che la sua casa non debba per forza essere sempre tirata a lucido
    – che una bambina possa voler giocare alla guerra, agli indiani, alla lotta e invece non le piacciano le bambole
    – ci sono diversità sugli orari di rientro da ragazzini
    – una donna single è una zitella e necessariamente acida
    Ora mi fermo perchè non ho più tempo, ma spero di essere stata utile.
    Ciao!
    –Ashara Amati–

    • al punto 4 “Punto 4: anche questo a me non succede, ma le statistiche in Italia parlano chiaro sugli stipendi maschili e femminili a parità di mansione”. No, non è così, sarebbe ora di sfatare questo mito statistico. http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_19/stipendi_parita_uomini_donne_rita_querze_ee6d2bbe-5ca0-11de-a55b-00144f02aabc.shtml
      La ricerca della Bocconi è inquietante soprattutto per il fatto che dichiara che “La novità è che non ci siamo fermati a valutare la differenza tra lo stipendio medio delle donne e degli uomini ma sia­mo andati a vedere quanto guada­gnano esattamente un uomo e una donna a parità di qualifica, mansio­ne, inquadramento, anzianità di ser­vizio”. Ne consegue che le statistiche fatte precedentemente (e che vengono tuttora citate quando si parla di disparità dell’ordine del 20/27%) sono state condotte in maniera piuttosto semplicistica. La frase “è vero che a parità di mansione le donne guadagnano di meno” sarebbe quantomeno da rivedere. Non si puo’ continuare a parlare di esperienze personali come assolute e quando non capitano tirare in ballo la generalità delle statistiche fatte un po’ alla buona evidentemente. Perché io, pur non avendo studiato statistica, davo per scontato che avessero già calcolato la differenza di ore lavorate e la diversa distribuzione nelle mansioni. Altrimenti perché ci continuano a ripetere “a parità di mansione?”. Non sarebbe il caso di cominciare ad analizzare questa che, evidentemente, non corrisponde alla realtà?

      • Infatti sono quel tipo di ricerche statistiche dove si tira la freccia e poi gli si disegna il bersaglio intorno.
        Il fatto è che sommando tutti i redditi/anno di persone che hanno un pene e tutti i redditi/anno delle persone che hanno una vagina è probabile che il reddito medio di un uomo sia maggiore di quello di una donna scelta comunque la popolazione di uno stato a piacere. Non che non possa essere un dato significativo, ma ricavarlo così e usarlo nudo e crudo come prova tangibile e descrizione dell’aspetto economico del “privilegio maschile” che tutti i maschi dovrebbero riconoscersi addosso è al limite (cerco di essere diplomatico) della mistificazione.
        Il presupposto di fondo sarebbe infatti che a fine mese i maski si trovino tutti in qualche luogo segreto sotto l’égida del partiarcato® a redistribuirsi in parti uguali i redditi che si godranno alla faccia delle donne, che di quei soldi non disporranno in alcun modo.
        Tale luogo segreto forse lo conosce solo Leprechaun e chi inseguendolo per le lande irlandesi da piccola invece di cadere nel pentolone delle monete è caduta nel pentolone dell’LSD (ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale).

        • infatti. Ma la leggenda del gap di stipendio “a parità di mansione e ore lavorate” resiste intonsa a qualsiasi controanalisi (anche di semplice buon senso, nel pubblico è vietato da tempo, nel privato è una questione di capacità di contrattazione, per non parlare del fatto che ci sono alcuni settori come il marketing in cui gli stipendi delle donne sono superiori). Sto leggendo i commenti su facebook. Se leggete e fate un’analisi dei commenti sotto le narrazioni femminili si leggono un mucchio di “brave, bene, bis, anch’io, finalmente qualcuno che le dice”. Se leggete i commenti in fondo al post di Paolo che è l’unica narrazione maschile si leggono una marea di “perché sulla difensiva, “oggettivamente” come si permette di generalizzare gli uomini in barba al gap di stipendio etc. etc.”. Una marea di “oggettive sicurezze” in cui esiste una discriminazione femminile molto più alta e un maschio bianco occidentale ha milioni di possibilità in più e di scelte in più (perché di questo si tratta in fondo) rispetto a una femmina bianca occidentale. Di fronte a queste sicurezze si invoca ancora la “narrazione”? Mi pare abbastanza evidente che è un cane che si morde la coda. Qualsiasi cosa un uomo racconti di sé, sarà sempre sommerso dal “si tu ok ma non si può negare che…” Comincio a trovarlo intellettualmente disonesto. Disonesto alla radice. Alla radice del femminismo.

  16. Principe delle Asturie says:

    Il tono intollerante è proprio di un certo femminismo. Cosa significa “smantellaremo il vostro mondo pezzo per pezzo” se non un atto di barbarie, di intolleranza, di violenza? Ma vogliamo renderci una buona volta conto di quello che dice un certo femminismo?
    Ma resto fiducioso, uomini e donne non sono mica stupidi: più un certo femminismo spinge sull’acceleratore e più allontana l’uomo e la donna comune dalle sue posizioni.

    • io non condivido quel che ha scritto. non pratico smantellamenti e non ne praticherò mai perché voglio costruire un ponte che riesca a tenere conto di tutte le esperienze.

      • Principe delle Asturie says:

        Allora bisognerà fare i conti con chi si va a cena, perché da quel poco che so di femminismi, alcuni sostengono proprio che il racconto maschile non può più essere il benvenuto. Femmine che parlano sia per le femmine sia per gli uomini. Eh no, io non ci sto.

  17. ancora un altro intervento (https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/10/07/privilegio-maschile-not-in-my-name-grazie/).

    “Sono un uomo e non godo di alcun privilegio. Nato e cresciuto in una famiglia in cui la differenza tra uomo e donna non esisteva, ho sempre aiutato in casa, non ho avuto bisogno della balia, mi sono organizzato per tutte le mie scelte e non ho mai preteso alcun vantaggio solo per il fatto di essere uomo. Crescendo mi sono reso conto che era la società a pretendere qualcosa da me. Mi voleva più forte, più disponibile, più fedele ad un ruolo che per me era inaccettabile.

    Non starò qui a lagnarmi del fatto che a scuola mi hanno picchiato delle ragazzine e che non sono state punite perché loro femmine e io maschio, non dirò neppure che ho beccato un sacco di rifiuti da parte di ragazze che mi piacevano, perché sarebbe patetico sentirmi discriminato perché delle ragazze esercitavano il diritto di opporre un rifiuto. Queste esperienze non provano affatto che io sia una vittima e non serberò alcun rancore, nessun risentimento nei confronti delle donne. Semmai, come nel caso del bullismo subito da me a scuola, ci sono persone, adulte, che ancora oggi tentano di imporre a femmine a maschi ruoli antichi. Le femmine tutte fragili e innocenti e i maschi tutti cattivi e colpevoli.

    Io, invece, dirò semplicemente che al pari di una donna ho dovuto studiare per poter costruire il mio futuro. Senza un titolo di studio avrei potuto svolgere lavori pesanti, facchino, muratore, traslocatore, magazziniere, e chissà che altro. Le donne che non hanno titoli o che non trovano lavoro sono costrette, come gli uomini, a svolgere lavori che non preferiscono. La badante, la babysitter, la lavapiatti, la cameriera, la donna delle pulizie. Studiare mi ha permesso di accedere ad altri contesti e opportunità. Nessuno mi ha mai regalato un esame all’università in quanto uomo. Nessuno mi ha mai aperto porte in quanto uomo. E io non ho mai sminuito una donna e non ho mai preteso da lei nulla che non pretendessi da ogni altro essere umano.

    Non mi piacciono le persone stronze, in generale. Non mi piacciono le persone che mentono, quelle che vivono di ipocrisia, quelle che usano chiunque altro per i propri fini. Ho avuto compagne di studio, donne. Amiche, donne. Partner, donne. All’università ho spesso studiato con colleghe che erano impegnate tanto quanto me nel conseguire una laurea. Per i primi lavori, svolti per arrotondare e alleggerire il carico ai miei genitori durante l’università, ho svolto gli stessi compiti che svolgevano anche le donne. Il cameriere, il lavapiatti, ho fatto anche il netturbino e con me, pensate un po’, a caricare l’immondizia c’era una collega donna che sapeva guidare il camion.

    Penso che parlare di mondi divisi a metà tra uomini e donne sia anacronistico. Si tratta di esperienze personali che non possono essere generalizzate. Ma continuo con la mia storia. Ho vissuto assieme a colleghi e colleghe universitarie e non ho mai preteso che una donna svolgesse compiti diversi dai miei. Tutti facevamo le pulizie, tutti pulivamo il cesso, cucinavamo eccetera eccetera. Alla ricerca del mio primo lavoro ho incontrato donne che concorrevano per occupare lo stesso posto e non le ho mai viste come nemiche. Non ho mai pensato, neanche lontanamente, che una donna sarebbe dovuta restare a casa a fare figli. Ho anche incontrato datrici di lavoro donne. Ho lavorato al servizio di donne che avevano compiti ben più alti dei miei, perché più qualificate e brave, e non ho alcuna difficoltà ad ammetterlo. Non ho mai manifestato inimicizia o gelosia verso nessuna. Invece ho notato che le donne si scannano tra loro. C’era quella che diceva che la collega aveva ottenuto il posto perché troia, quell’altra che diceva che la collega era una stronza che ce l’aveva fatta solo perché favoriva i maschi, e tentavano di tirarmi dentro alla loro rancorosa maniera di fare, salvo che io non avevo alcuna intenzione di fare da cavaliere a nessuno alla sconfitta della strega di turno.

    Secondo la mia esperienza ci sono alcune donne che richiamano certi uomini all’ordine, spingendoli a rivestire l’antica funzione di cavaliere, per mandarlo in guerra al posto loro e per istigarli in battaglie delle quali agli uomini non interessa niente. Non ho fatto il militare, come tanti, perché odio il cameratismo e avrei rifiutato anche quando era obbligatorio farlo. L’obbligo era per gli uomini e non per le donne. Diverso sesso e diverse imposizioni. L’uomo a fare la guerra e la donna a fare la serva a casa.

    Mi sono sposato con una donna che guadagna più di me e non mi sento sfortunato né in competizione con mia moglie. È brava, intelligente e sono orgoglioso delle sue conquiste e di quel che fa. Abbiamo fatto una splendida figlia e io avrei voluto poter fruire del congedo per stare con lei un po’ di più. Ho preso delle ferie per stare con lei e aiutare mia moglie e ho tentato di esserci il più possibile alternando la mia presenza a quella di mia moglie. Ho portato mia figlia dappertutto, stretta a me, senza mai dirle che non potrà fare qualcosa in quanto donna. Adesso frequenta la quarta elementare ed è una bimba forte, bella, intelligente, che cresce immaginando tante prospettive buone per lei. Vuole fare il medico, l’astronauta, l’ingegnere, ma vuole giocare con “giochi da femmina” e con “giochi da maschio”, perché io e mia moglie non intendiamo dirottarla verso quel che piace a noi. Se anche dovesse scegliere di fare la madre a tempo pieno o il ministro dell’economia, per noi va bene lo stesso. La appoggeremo in ogni caso, qualunque cosa lei vorrà fare.

    Perciò mi chiedo se non sia poco opportuno parlare di “privilegio maschile” perché io non mi sono mai sentito privilegiato e ho faticato per qualunque cosa io abbia ottenuto nella mia vita. Si può forse parlare di una cultura che in alcuni casi resiste ancora e viene perpetuata da uomini e donne ma non è generalizzabile e non si può definire qualcosa affermando che riguarda la maggioranza degli uomini perché sarebbe una cattiva idea nascondere il carattere che invece riguarda tanti come me. Esistiamo e mi pare ingiusto che a me si dica che forse sono un’eccezione, perché mi pare il pretesto di chi ha bisogno di un nemico esterno per poter continuare a fare la vittima. Io non sono un’eccezione. Incontro tanti uomini che come me non si sognano di pensarsi privilegiati. L’unico privilegio che riconosco come tale è quello economico e quello divide le persone, a prescindere dal loro sesso.

    Non si può attribuire a tutto un genere la responsabilità che riguarda aree estreme del mondo maschile ma anche femminile. Ci sono maschilisti e donne sessiste. Ci sono uomini razzisti e questo non vuol dire che tutti gli uomini sono razzisti. Ci sono donne stronze e questo non vuol dire che tutte le donne siano stronze. Allora, affinché io possa rappresentare me stesso e dirmi parte della narrazione collettiva, quando ci si riferisce ad uno stereotipato “gli uomini” prego che non si parli anche in mio nome. Grazie.

    Paolo”

  18. un altro contributo, stavolta di una donna:
    https://abbattoimuri.wordpress.com/2015/10/07/il-privilegio-maschile-esiste-e-dobbiamo-combatterlo-insieme/

    “Il “privilegio maschile”? Nel mio contesto, con la mentalità che lo caratterizza, dire che quel privilegio non esiste equivale a dire che i bianchi e i neri sono considerati uguali e perciò i bianchi non sono più privilegiati. Quel che ho vissuto io non è generalizzabile ma per ragionare di personal/politico ne do una descrizione per dire che al mondo esistono tante, parzialissime verità.

    Nata femmina in una famiglia tipicamente patriarcale. Padre lavoratore, mamma casalinga. Sono stata addestrata a fare pulizie in casa fin dall’età di sei anni. Se pulivo bene mio padre mi premiava con cinquecento lire. Vestivo con abiti da femmina, perché a causa dei miei capelli corti potevano scambiarmi per un maschio. I capelli sono stati sacrificati perché troppo sottili e riccioluti e mia madre non riusciva a pettinarmi senza procurarmi ferite sanguinanti.

    A scuola eravamo tutte femmine e capitava che la maestra insegnasse cose da donne. Pulire il banco, leggere storie di padri e madri dai ruoli ben distinti, scrivere letterine a papà e mamma riferendo di sacrifici del papà lavoratore e dell’amore della mamma. Ricordo bene che nessuno mi disse mai che la mamma faceva eguali sacrifici. Tutto quel che faceva era determinato dall’amore. Il padre, invece, era spinto dalla capacità di sacrificio, quindi di rinuncia ad altro, come se non fosse il ruolo esattamente studiato per lui. La mamma naturalmente è fatta per stare a casa e il padre lo si immagina in esplorazione, all’avventura, a conquistare terre e beni, e la famiglia è per lui un impedimento.

    In quanto femmina venivo sorvegliata per amore del mio onore. Mio padre venne a prendermi a scuola, ero alle medie, dove tra l’altro i maschi mi sfottevano perché non capivo il significato di uno dei tanti sinonimi dialettali della parola “cazzo”, camminavo con un compagno e mio padre mi prese a calci in culo e disse di filare dritta in macchina. Le brave ragazze non passeggiano con i maschi. I maschi che passeggiano con le femmine invece aggiungono una tacca alla divisa. Ho imparato a rifare la mia stanza fin da piccola. Mio fratello, invece, non doveva farlo. Ci pensava la mamma. Aiutavo a sparecchiare, lavare i piatti, spolverare, passare la cera ai pavimenti. Mio fratello era fuori a giocare a pallone o a fare altro.

    Amavo arrampicarmi dappertutto, alberi, costruzioni diroccate, e lo facevo con mio fratello. Io venivo rimproverata e mio fratello no. Amavo scrivere e questa fu forse la cosa che fece rendere conto mio padre del fatto che io ero “quasi” una persona. Su di me lui poteva proiettare le sue ambizioni e gli piaceva eccome avere una figlia brava negli studi e perfetta nella scrittura. Da mio fratello ci si aspettava che fosse meno timido e quando tornò a casa con i pantaloni bagnati di piscia, balbettando di altri ragazzi perfidi e bulli, mio padre gli rifilò una ramanzina. Essere maschio ha i suoi bei vantaggi ma se non interpreti il ruolo del maschio alpha ha anche molti svantaggi.

    In prima liceo avevo un professore di matematica che ci faceva scrivere in alto per fare in modo che si alzasse la gonna. Aveva uno sguardo da maniaco anche quando per caso si slacciava un bottone della camicetta e si vedeva un quarto di tetta. Ovviamente i ragazzi non venivano trattati allo stesso modo. In terza liceo c’era l’insegnante di filosofia che rimproverò una ragazza, più grande di noi, che dopo aver avuto un figlio aveva osato tornare a scuola. Lei ritardava perché doveva lasciare la bimba all’asilo. Il buon professore sprecò un’ora di lezione per dire che una ragazza che ha fatto figli dovrebbe restare a casa. Lei non poteva fare due cose assieme e certamente quel dovere non era pensato per il padre del bambino.

    In quarta liceo l’insegnante di italiano ci impose una lezione sulle varie maniere di abbordare una ragazza. I ragazzi erano sorridenti, sfottenti, incoraggiati a dire battute sessiste. Noi ragazze non potevamo dire nulla. Eravamo solo oggetto di battute di vario tipo e nessuna ebbe la forza di dire a quell’insegnante di smettere di dire cazzate. Quello stesso insegnante poco tempo dopo mise incinta una alunna e pagò i genitori per l’aborto e per evitare ulteriori conseguenze.

    Quando camminavo per strada dovevo sopportare battute sessiste e molestie. Perfino i bambini mi rincorrevano per toccarmi il culo. I maschi erano invece al riparo da simili attenzioni, salvo incontrare qualche pedofilo. Le regole per me erano chiare. Non guardare gli sconosciuti, non incoraggiarli, perché era tutta colpa mia. Dovevo camminare senza ancheggiare, mettere i jeans stretti equivaleva a chiedere di essere stuprata. Da seduta dovevo tenere le cosce strette. Il verbo che mi si addiceva era “resistere”, perché tutto era dato dalla mia capacità di resistenza.

    Naturalmente una bambina non poteva masturbarsi altrimenti erano botte. Una ragazza non poteva pensare al sesso, perché solo pensarlo era un po’ come essere troie. Da una figlia ci si aspetta che assolva ai ruoli di cura. Perciò a me, contrariamente a quel che spettava a mio fratello, era imposto l’obbligo di pensare alla nonna malata. Prima la nonna, poi le faccende e poi lo studio e se restava un pochino di tempo potevo scendere in strada per andare in bicicletta o giocare con le vicine di casa.

    Per la scelta delle superiori dovetti combattere non poco per frequentare il liceo invece che la scuola magistrale. Mio padre diceva che il lavoro adatto a me era quello di maestra. Io volevo diventare altro. Mi iscrissi al liceo di nascosto, con la complicità di mia madre che mi aiutò solo perché il liceo era vicino casa e il magistrale, invece, era molto più lontano. Subivo perquisizioni in camera per un nonnulla. Una volta mio padre beccò un numero della rivista Due Più, che parlava di sessualità in modo chiaro, e allora mi obbligò a consegnargli tutto quello che a lui sembrava sconcio. Un’altra volta mi trovò due sigarette e si infuriò talmente tanto da farmi cadere a terra con uno schiaffo. Dire che mi aveva insegnato a fumare mio fratello non serviva.

    Non potevo uscire sola con le compagne, perché i maschi erano ritenuti tutti dei maiali, a proposito di chi trasmette pregiudizi alle donne nei confronti degli uomini, e dunque dovevo tornare a casa non un minuto in più delle 19.00. Un giorno che arrivai alle 19.05 mi picchiò malamente, ma era per salvare il mio onore e dunque era tutto lecito. Andai a una festa di nascosto, una volta, e per coprirmi, mia madre, dovette uscire, rifugiandosi da una vicina, e raccontare che io ero con lei. A quella festa, putacaso, c’era uno stronzo che ci provò con me e dato che lo rifiutai poi disse che avevo superato una prova: io ero una brava ragazza. A me non era dato mettere alla prova nessuno per dirgli poi che era meno stronzo di quello che sembrava. La misura dell’onore, la bravitudine e tutte quelle gran cazzate sulle ragazze serie, erano nelle mani dei ragazzi. Loro giudicavano, ci valutavano. Ci sceglievano come pezzi di carne da marchiare in un senso o nell’altro.

    In terza liceo ebbi il mio primo ragazzo, un po’ più grande di me, e disse che voleva sapere tutto quello che avevo combinato prima. Gli elencai gli sguardi, i baci, qualche pomiciata, e lui si dimostrò comprensivo e io gli dissi perfino grazie. Che idiota che ero. Talmente intrisa di quella cultura di merda che ritenevo di avere colpe quando in realtà non ne avevo. Alle ragazze invece non era dato valutare l’onore degli uomini sulla base delle loro passate esperienze. Ogni esperienza veniva premiata con un premio. Più di una volta ho visto sfottere in malo modo qualche ragazza insultata perché qualcuno, così diceva, se l’era fatta o aveva goduto di un pompino. Ed era tutto frutto di una mentalità da stupratori in erba, una cultura gretta e feroce, che condannava le ragazze ad essere vittime e i ragazzi ad essere carnefici privi di empatia.

    All’università andò un po’ meglio, per quanto si dicesse che all’università andassero le ragazze che volevano fare le puttane. Più di una volta ho beccato “paesani” che mi spiavano per riferire in paese quello che facevo, con chi uscivo, quanti orgasmi avevo. Era un’organizzazione simile alla Gestapo e l’oggetto di queste indagini erano sempre le donne e giammai gli uomini. Quando mi fidanzai con un ragazzo che suonava in un gruppo musicale ci fu chi mi chiamò in tutti i modi possibili. Tossica, me la facevo con tutti, ero una ragazza perduta, perché dietro la musica, in special modo quella rock, c’era satana. Per mia fortuna non rimasi incinta e non fui schedata come carne consumata di ultimo livello, perché c’erano vari livelli di disonore per le fanciulle e se li avevi superati tutti era possibile che ti trattassero male in ogni luogo possibile.

    Una mia amica che dovette abortire fu insultata dal suo medico che le diede la colpa di tutto. Se lei fosse stata una brava ragazza questo non sarebbe accaduto. In ospedale non c’era ancora un riferimento per queste cose e dovette ricorrere a un privato, che le costò qualcosa come un milione di lire, per abortire. Perché una donna rischia di crepare se non gode di diritti nel rispetto della sua libertà di scelta. All’epoca accadeva che certi uomini se ne lavavano le mani. Qualcuno si assumeva la responsabilità delle sue azioni, pagava il prezzo dell’aborto, mostrava un po’ di sensibilità o addirittura, e pensa te che premio, mostrava comprensione e sposava la donna gravida. Per sconfiggere il disonore c’erano solo queste opzioni. I genitori di una donna incinta erano inclini a spingere la figlia verso il matrimonio perché “meglio una donna divorziata che una ragazza madre”, anche se l’uomo che l’aveva messa incinta non era l’essere più amabile del mondo.

    I figli senza nome del padre venivano ancora chiamati illegittimi, e così è stato fino pochissimo tempo fa, e la donna che li partoriva era una zoccola, senza dubbio. Finita l’università da me ci si aspettava che tornassi a casa, a organizzare il mio matrimonio, perché il mio dovere era prepararmi a quel destino ed essere all’altezza di un uomo benestante, un professionista. Fare studiare la figlia femmina per molte persone equivaleva a renderla più appetibile per un buon partito. Vuoi mettere una donna istruita, in confronto ad una senza neppure il diploma, accanto a un medico o un avvocato? E se anche tu avevi studiato medicina o giurisprudenza non gliene fregava un cazzo a nessuno perché tu, in quanto donna, eri destinata ad un passaggio di proprietà, dal padre, che ti accompagnava all’altare, al marito. Quel che poi potevi farne del tuo utero era affare di famiglia e non una tua decisione.

    Ricordo che mia madre, che aveva partorito varie volte, con qualche figlio nato morto e il suo utero che ormai urlava vendetta, per farsi chiudere le tube del falloppio dovette chiedere la firma di mio padre. Alle donne non era dato di poter decidere del proprio corpo. A me è andata molto meglio perché anche grazie a quei numeri di DuePiù sapevo alcune cose. Fino all’università contavo sul buon senso del mio ragazzo. Coito interrotto, preservativo. Mi è andata di culo, insomma. All’università andai da una ginecologa di città, perché se andavo da una di paese poi era un casino e lo venivano a sapere tutti, e così mi prescrisse la pillola che mi impedì di restare incinta fino alla fine del mio percorso universitario.

    Sposai il mio attuale marito non per imposizione ma perché ne ero davvero innamorata. Lui non mi ha impedito di lavorare e di realizzarmi e io gli sono stata grata per questo. Le mie amiche dicevano che ero tanto fortunata. Dove lo trovi uno così che lava perfino i piatti? Tientelo stretto, dicevano, come se fosse un miracolo avere un uomo di quel tipo, un regalo che pioveva dal cielo e io dovevo così mostrare la mia riconoscenza invece che reputare scontate alcune cose. Abbiamo avuto due bambini, un maschio e una femmina. Li stiamo educando allo stesso modo. Senza discriminazioni. Femmina e maschio potranno fare ciò che vogliono e quando vedo la suocera o mia madre lamentarsi del nostro metodo educativo le mando cortesemente a cagare, perché ci sono tante donne che, senza rendersene conto, adorano i propri figli maschi per i quali potrebbero anche sacrificare un arto, ma dalle figlie si aspettano di tutto e di più. Perciò, a volte, sono le prime a trasferire nei figli maschi l’idea che possono esigere tutto considerando le donne come serve dedite a compiacerli.

    Al primo figlio dovetti sopportare ogni stronzata, superstizione, pregiudizio sulle gravidanze, le doglie, le voglie, il parto, il colore dei confetti, l’obbligo di battezzo, parenti che tiravano fuori consigli mai richiesti e poi copertine azzurre, tutine azzurre, sguardi azzurri e stronzate azzurre. Per la seconda figlia andai in sala parto senza avvertire nessuno tranne mio marito. Vietai espressamente che portassero consigli e confetti e mi rifiutai di fare bucare le orecchie della bambina per fare in modo che fosse distinta dai maschietti. Ancora adesso combatto per evitare che i miei figli subiscano l’influenza di stereotipi di genere. E per finire vorrei raccontare un’ultima cosa: non furono i miei a farmi prendere la patente. La prese mio fratello che usciva con la macchina di mio padre. Quando provai a chiedere di poter fare la stessa cosa e dissi che un’amica mi aveva fatto guidare la sua macchina, mio padre mi disse che se mi avesse beccato a guidare mi avrebbe dato una lezione. Presi la patente quando mi sposai, con il consenso di tutti, perché era necessario che io fossi disponibile per accompagnare i bambini. Dunque io, donna, potevo guidare solo perché madre. Se non avessi fatto due figli, fosse stato per loro, non mi avrebbero fatto guidare neanche un motorino.

    Ecco, questa è la mia storia, e spero di non avervi annoiato, ma dovevo raccontarla per dire che la cultura che premia certi uomini, che godono di privilegi di vario tipo, esiste ed è ancora difficile sconfiggerla. Negare che esista non serve a niente. Teniamo conto, invece, del fatto che a combattere quella cultura dobbiamo essere in tanti, uomini e donne, perché è una cultura che fa male a tutti e non solo alle donne. Come dice mio marito: guai a chi dirà ai miei figli di fare cose in base al sesso. A voi non sembra sia così?

    Pamela”

  19. Pochissime sono vere magari, nel senso che da maschio ci si preoccupa meno di essere stuprati (per quanto sia del tutto possibile come evenienza) però altre sono semplificazioni assurde della realtà o vere e proprie bugie.

    Mi sembra più un modo di perpeturare degli stereotipi sessisti esagerandoli che un modo per combatterli

  20. FTM fatti gli affari tua. says:

    Ma dove caxxo abitare i nord Europa o dove? Perché a me tutta sta apertura non mi risulta per niente ! Ma andiamo come a solito enfatizzate sempre ! Ma andate a fare in culo che a molti di voi che vi decantate uomini piace pure!
    MtF ed FtM in questa nazione hanno in serbo la stessa discriminazione non cambia i caxxo! E tante volte proprio dagli enti che dovrebbero aiutare! Sono stufo di sentire le vostre cazzate!

Trackbacks

  1. […] Origen: Un transessuale (Ftm) ci parla di privilegio maschile […]

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