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Pratico Bdsm: perché devo dimostrare di essere una buona madre?

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Mi sembra di sentirle, quelle pettegole delle mie amiche, a sparlare di me e del ragazzo con cui mi vedo. Dannate bigotte, e maledetta me quando gli ho detto che faccio regolarmente sesso e mi piace molto. Mi guardano come se io vivessi avventure squallide, o forse sono io che proietto nella loro disapprovazione solo quello che penso anch’io. Cosa assai difficile liberarsi dei tabù e andare avanti convincendoti che tutto quello che accadrà sarà bellissimo. Così è iniziata la mia storia con Sergio.

Uomo autoritario, nella vita, a letto, e mi piaceva proprio per quello. Mi ha chiesto di obbedirgli. Di fare quello che voleva lui. Di mollare i miei pudori, superare i miei limiti e spingermi sempre più in là. Ora so che lui era autodistruttivo e io mi sono lasciata trascinare, consensualmente, in una zona buia dalla quale è stato poi difficile uscire. Ho fatto cose che non avrei fatto altrimenti, perché a me piaceva il sesso semplice e per quanto volessi eccitare un uomo comunque non mi piace fare quello che non eccita me.

Io gli ho mentito, per non perderlo, perché ad ogni mio No sentivo il suo distacco, la freddezza che mi metteva paura e l’egoismo di un bambino che punta i piedi perché vuole una cosa fintanto che non la realizza. Non parlo male dei rapporti bdsm di per sé perché poi ho capito che c’è modo e modo e che quello che lui mi ha fatto c’entra molto con il suo essere manipolatorio e c’entra molto poco con il bdsm. Poi lui è andato, mi ha mollata, e io, distrutta, ho continuato a frequentare gli ambienti che lui mi aveva mostrato. Cercavo lui e invece ho trovato Piero.

04e16846c43e0f81688c1c298ef2cdebUn uomo saggio, gentile, intelligente, che mi ha insegnato ad avere una relazione bella e passionale senza elementi autoritari. Non ha mai fatto nulla se dicevo No. Non mi ha proposto nulla che non mi piacesse. Così mi ha fatto scoprire di essere anche una dominatrice. A lui non piaceva essere sottomesso, dunque soddisfavo quelle fantasie con un altro. Per Piero andava benissimo. Non se ne è mai lamentato. Poi, un giorno, rimasi incinta. Fare sesso durante la gravidanza non è sconsigliato, anzi, ma farlo alla mia maniera poteva essere considerato quasi un reato.

Dovevo dare spiegazioni alla ginecologa ogni volta che vedeva un livido sulla mia pelle e mi chiedeva se per caso il mio compagno mi picchiasse. Una volta, per sfotterla, le dissi che si, mi picchiava. solo se ero io a chiederglielo. L’espressione della ginecologa si fece cupa, come se avesse realizzato, in quel momento, che io non meritassi di avere un bambino. Mi disse, senza che io l’avessi mai richiesto, che se il bambino non conciliava con i miei “modelli di vita” avrei potuto darlo in adozione. Per lei era normale pensare che io potevo restare con quell’uomo anche per tutta la vita, ma un bambino non sa scegliere e non si può sottoporlo a quello strazio.

Lo chiamò proprio così: “strazio” e io mi feci una enorme risata. Spiegai che non c’era nulla di perverso in noi e che non si poteva immaginare una coppia che pratica bdsm sempre a porta aperta. Abbiamo la nostra intimità. Il bambino saprà, forse, cosa ci piace soltanto quando sarebbe stato adulto. Tutto quello che ci interessava era avere un po’ di privacy nella nostra camera da letto. Le dissi, comunque che non gradivo il fatto che lei avesse tratto quelle conclusioni. Avrà mai fatto le stesse considerazioni di fronte ad una donna sposata, una delle tante, che forse subivo violenza? Immagino di no.

Quel figlio nacque allo scadere del suo tempo. Per noi cambiarono molte cose ma non quello che ci piaceva fare a letto. Pensavo andasse tutto bene ma all’improvviso mi resi conto che anche nel mio ambiente del bdsm esistevano persone che mi consideravano matta per aver partorito un figlio avendo l’intenzione di tenerlo. Pregiudizi duri a morire e che sono saldamente radicati nella mente di tante persone. Una mia amica disse che va bene tutto, posso fare ciò che voglio, ma mio figlio no, non dovevo tenerlo, come se per lei ci fosse un enorme e invalicabile limite.

1723ab477b3503ba0e7a13b8915826f4E se ci manderanno i servizi sociali? Se ci toglieranno il bambino per metterlo in un grigio Istituto? Mamma verrà a prenderti, vedrai. Non fu così, per fortuna, perché nel mio gruppo bdsm c’erano un paio di avvocati che spiegavano quanto fosse poco ortodosso giudicarmi e giudicare la mia scelta di maternità senza vedere distrutta la mia vita. Gli avvocati mi offrirono assistenza legale gratuitamente. Uno di loro era uno slave con il quale avevo vissuto una bella esperienza, L’altro, invece, non l’avevo mai visto. Mi ha proposto di fare sesso e l’ho fatto. Era un uomo sposato, infelice con sua moglie, non facevano sesso da tanto tempo.

Dissi di si, ci innamorammo. Lui lasciò la moglie e io lasciai Piero. Mio figlio ha compiuto cinque anni da pochissimo. Io e il mio compagno stiamo bene. Non frequentiamo più il gruppo perché è diventato un covo di gente pettegola, giudicante, in grado di rendere claustrofobica la vita di chiunque. Abbiamo imparato a nascondere i lividi, stiamo tra persone che non si raccontano i propri segreti e tentiamo di proteggerci l’un l’altro dalle maldicenze affinché non colpiscano mio figlio. Se io svelassi a tutti quel che faccio a letto dovrei dimostrare di non essere pazza e di essere una ottima madre.

Allora penso alla coppia “normalissima” che sta al piano di sopra. La loro figlia piange e subisce urli, minacce e violenza per mano di sua madre. E poi sarei io quella anormale? Sul serio?

Ps: è una storia vera. grazie a chi me l’ha raccontata.

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Comments

  1. Posta la mia attrazione per il BDSM, giusto per intenderci. Non conoscendo né te né il tuo tessuto sociale non mi permetto ovviamente di formarmi un pensiero attorno alla tua storia, ma c’è una parte della narrazione che mi lascia perplessa: quando la ginecologa si preoccupa per i lividi e tu le rispondi in modo strafottente. Ma sei sicura che la reazione della ginecologa sia davvero stata scatenata dalle pratiche BDSM in sé? Ammesso che lei le conoscesse? A me sembra normale che si preoccupasse all’idea che un bambino potesse nascere in un contesto di violenza domestica: non è suo compito preoccuparsene e non ha gli strumenti professionali per farlo, ma in quanto persona l’idea non l’avrà lasciata impassibile. Ti è mai venuto in mente che se vuoi (vogliamo) accettazione forse c’è da porsi in modo diverso? In modo da far comprendere agli altri cosa di Bello c’è in ciò che ci piace, per esempio? Io quando sento parlare di BDSM a lui
    http://www.ayzad.com/it/i-miei-libri/bdsm-guida-per-esploratori-dellerotismo-estremo/
    percepisco positività, equilibrio, autoconsapevolezza e attenzione relazionale a vagonate. Prima di dare per scontato che gli altri reagiscano male perché sono stronzi, forse, dovremmo chiederci se siamo in grado di comunicare le sue stesse sensazioni.

    • Commento molto sensato 🙂 E’ necessario da parte nostra spiegare con cura cosa facciamo e sottolineare che non c’è nè violenza nè sopraffazione. Ogni volta.

      • Mi è solo venuto in mente che tutti desideriamo empatia, ma non sempre siamo pronti a darla agli altri. Magari quella ginecologa era una megera bigotta, o magari era solo una persona preoccupata di avere davanti un caso di violenza domestica che non sapeva come gestirsi, e sarebbe stato sufficiente rassicurarla. E’ un problema che mi sono posta concretamente in passato perché anche a me è capitato di dover andare dalla ginecologa con le chiappe cosparse di lividi 😀

  2. credo proprio che nelle camere da letto, o ovunque sia, il sesso che pratichiamo debba essere sinonimo di libertà.
    se c’è quella, si è in pace col mondo.
    se la libertà nel privato non riusciamo a viverla generiamo dei mostri.

  3. Sono perfettamente d’accordo con tutte voi, sia con l’autrice dell’articolo che con chi ha commentato, ma provate (anche) ad essere padri e Dominanti eterosessuali BDSM.
    E’ un inferno in terra.

Trackbacks

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