Ho le tette ora?

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di Courtney Demone  (pezzo in lingua originale QUI. traduzione di Antonella)

Cari Facebook e Instagram, sono una donna trans che ha iniziato la terapia ormonale. Mi censurerete?

–==ooOoo==–

E’ strano e imbarazzante, per me e per voi: qualche settimana fa i miei capezzoli hanno iniziato a far male. Mi è stato detto che il fastidio sarebbe iniziato, ma niente mi aveva preparato a questo pulsare sordo e di tanto in tanto a quella sensazione di bruciore che sento quando la camicia fa attrito con il mio petto nel modo sbagliato.

A rischio di suonare masochista, vi dirò che ogni piccolo dolore mi procura un lieve sorriso. “Lo sto facendo davvero,” penso “sta davvero accadendo.”

Da donna trans sotto terapia ormonale sostitutiva (HRT in inglese, TOS in italiano), il mio seno sta iniziando a crescere. Nonostante il dolore che questo comporta, sono emozionata.

Sto per avere le tette! Tutti i cambiamenti che la TSO sta portando al mio corpo mi confermano la mia identità in una maniera che non avrei creduto possibile. Sto iniziando a sentirmi a mio agio col mio corpo in modi per cui avevo solo pregato e sognato.

La mia emozione spesso sconfina nella confusione. Poco dopo aver fatto coming out come donna e prima di iniziare con la TSO, stavo prendendo il sole in topless nel mio giardino quando un compagno di stanza mi chiese “Dal momento che ora sei una ragazza, significa che non posso più guardarti quando sei senza maglietta?”. Anche se lo disse scherzando, quel pensiero mi colpì profondamente. Il giorno seguente andai a nuotare e mi coprii, perché in quanto donna mi vergognavo di avere i capezzoli in mostra, a prescindere dal fatto che il resto del mondo lo considerasse o no un problema.

Il privilegio che avevo, di sentirmi a mio agio in pubblico a torso nudo, dal momento in cui le persone hanno iniziato regolarmente a considerarmi una donna, mi ha abbandonato per sempre.

Ma possiamo mettere in discussione questa cosa.

–==ooOoo==–

La gente ti tratta in maniera completamente diversa quando vedono che sei una donna trans piuttosto che un maschio cis. Molti dei miei privilegi sono andati già persi nella transizione.

Non fraintendetemi, io sono straordinariamente privilegiata pur da persona trans: vivo in una città di ampie vedute (Victoria in British Columbia, Canada); amic* e famiglia sono stati dalla mia parte in maniera straordinaria; ho accesso a risorse che rendono sostenibili le spese legate alla transizione (la TSO da sola può arrivare a costare fino a 150 $ al mese); ed il mio aspetto unitamente alla mia età (24 anni) mi fanno passare per una cisgender. Inoltre: sono bianca, non disabile ed ho avuto un’istruzione. Tutti questi privilegi restano intatti. Ma da quando ho fatto coming out come donna, tuttavia, i miei privilegi di maschio cisgender sono evaporati.

Mentre eravamo fuori a bere, una notte, un mio amico mi disse “Se vuoi veramente essere una ragazza in effetti dovresti avere una borsetta. E oh: i peli sulle braccia mi sembrano un po’ troppo lunghi.” Prima del mio coming out nessuno mi aveva mai detto come sarei dovuta apparire. Quindi benvenuto, controllo dell’immagine!

Dopo aver cambiato la mia immagine del profilo su OKCupid con una particolarmente carina, sono tornata a casa con diversi messaggi. “Posso leccarti i piedi?” diceva uno. “Ti darei una botta volentieri” diceva un altro. Un altro tipo a dire il vero inviò un messaggio veramente simpatico a cui non risposi perché il mio profilo diceva chiaramente che non ero interessata ad uomini. Per cui lo stesso tipo, qualche giorno dopo, tornò con questo messaggio: “brutta troia”. Nei miei anni di rimorchio in rete, prima del mio coming out, non avevo mai ricevuto un messaggio simile. Ciao ciao privilegio di non essere continuamente molestata da sconosciuti. Benvenute aspettative di acchiappare qualunque uomo mi avvicinasse.

Mentre camminavo da sola in centro, una notte, un tizio strano mi gridò dietro “Hey baby, che fai me la dai?” Lo ignorai, ma il tizio non smise “Dove te ne vai… Hey, ma… che cazzo…? Sei un uomo! Chi vorresti pigliare per il culo, brutto frocio?” Questo tipo di situazione mi succede praticamente ogni fine settimana. E tanto è più femminile il mio aspetto, tanto più frequente e minaccioso è la molestia. Ciao ciao, privilegio di sentirsi al sicuro in luoghi pubblici.

Nella mia vita, prima di fare coming out come donna, mi ero già sentita qualche volta mancare di rispetto o minacciata. Ma ora questo accade praticamente ogni volta che sono fuori di casa.

Questo cambiamento è avvenuto in maniera graduale e proporzionale alla percezione della mia femminilità. All’inizio Facebook mi proponeva pubblicità per saloni estetici invece di barbieri specializzati (Dollar Shave Club), poi sono passata da “amico” a “tesoro” ed ora sono molestata in strada su base regolare.

Certo, ora sono solita truccarmi e vestirmi in maniera diversa. Il mio corpo e la mia voce sono leggermente cambiate, ma la maggior parte di ciò che ero è rimasto praticamente lo stesso. Sono ancora una designer, una scrittrice, un’attivista. Sparo ancora ad alto volume Kendrick Lamar (musicista hip hop, NdT) quando sono nella mia macchina. Tratto le persone intorno a me con la stessa attenzione e lo stesso rispetto di prima.

Io non sono cambiata poi molto. Ma la percezione che la società ha di me: quella è immensamente cambiata. Non ho improvvisamente perso la mia capacità di camminare da sola di notte sentendomi al sicuro, dal momento in cui ho iniziato ad identificarmi come donna. Ma è successo invece ad un certo punto quando gli uomini hanno iniziato a considerarmi a distanza abbastanza attraente da tentare un approccio. Ed è la mia femminilità, non il mio essere transgender, a comportare la quasi totale perdita di questo privilegio. E’ la misoginia che priva le donne di questo privilegio.

Si dirà che in fondo il non potersi mostrare in pubblico a torso nudo, questa gran perdita di privilegio non è, potrebbe insomma non essere così importante. Voglio dire che non ha questo grande impatto sulla mia vita, come invece sarebbe per una vera e propria molestia. Rimane tuttavia un chiaro esempio di come il sessismo possa influenzare chi viva in un corpo di donna.

Per cui: a che punto del mio sviluppo del seno dovrò iniziare a coprire i miei capezzoli? Già mi sento imbarazzata ora quando sono in vista, ma a che punto la società dirà che è inaccettabile che siano scoperti? Per averne un’idea e per rispondere a queste domande, ho chiesto aiuto ai miei grandi amici Facebook e Instagram.

Con la campagna #FreeTheNipple, donne di ogni provenienza hanno invaso Facebook e Instagram con foto di topless, photoshoppando capezzoli maschili sui propri e indossando costumi con su immagini di seni nudi per protestare contro la censura del corpo femminile sui social.

#FreeTheNipple ha dimostrato il sessismo, l’ipersessualizzazione e l’assurdo che c’è dietro lo scandalizzarsi della società per i capezzoli femminili in un modo chiaro e comprensibile a chiunque.

Tuttavia #FreeTheNipple è stato carente nel mostrare i diversi modi in cui le persone con corpi differenti sono sessualizzate, ridotte a feticcio, emarginate e messe alla gogna. Ha anche fallito nel riconoscere che mostrare i capezzoli non equivale a “libertà” per qualunque donna. Per esplorare ulteriormente queste idee e per prendere in esame la questione attraverso le esperienze di gente con corpi differenti, #FreeTheNipple avrebbe dovuto infatti spingersi oltre nella narrazione di cosa sia il femminile.

Nei mesi che verranno posterò mie foto su Facebook, Instagram e altri social media usando l’hashtag #DoIHaveBoobsNow finché questi network decideranno che le mie tette sono cresciute abbastanza da essere sessuate e degne di censura (ma se nel frattempo dovessero cambiare le loro regole, tanto meglio!).

Allo stesso tempo scriverò articoli su Mashable per parlare di come la mia femminilità venga riconosciuta dalla società in maniera crescente. Poiché la sessualizzazione e la misoginia sono qualcosa di totalmente nuovo per me, la mia amica Cynthia Williams mi aiuterà a decostruire il cambio di atteggiamento che la società ha nei confronti miei e del mio corpo.

Di più: vogliamo le vostre storie. Sia che siate transgender, che abbiate avuto una mastectomia, se avete una grande corporatura, se state allattando al seno, se avete una disabilità, cicatrici, se siete persone di colore o avete un qualunque singolare punto di vista a partire da un corpo singolare, vorremmo il vostro aiuto per sfidare le politiche oppressive e censorie di cui avete avuto esperienza a causa del vostro corpo.

Utilizzando le tag #DoIHaveBoobsNow o anche #FreeAllBodies, scrivete delle vostre esperienze e/o postate immagini, a torso nudo oppure no. Seguite i nostri account Facebook e Tumblr dove condivideremo le nostre storie e le storie che riceveremo da voi.

Le nostre storie, i nostri corpi, sono unici e bellissimi. Celebriamoli e liberiamoli da ogni vergogna!

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Comments

  1. Splendido articolo, grazie

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