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La fidanzata psicopatica sono io

Lei scrive:

[Premessa:
Non si fa che parlare di violenza sulle donne. Di casi di stalking, di fidanzati gelosi, oppressivi e ossessivi. Io mi voglio confessare, perché nel mio caso la carnefice sono io, e la vittima è la persona che è stata al mio fianco negli ultimi cinque anni, colpevole solo di non amarmi più. Ho sottoposto l’uomo che amo ad una violenza psicologica crudele e insensata e non so come scusarmi, quindi scrivo. Non so bene perché. Forse per sfogarmi, forse per razionalizzare, forse perché sono alla ricerca di empatia, anche da parte di me stessa verso me stessa. Non posso credere di essere io il mostro.]

Sono le quattro del mattino. Sagome indefinite si muovono a pochi metri da me, al di là delle macchine parcheggiate. Sono i ragazzi che escono dalla discoteca e tornano verso casa. Ridono, chiacchierano stanchi, ubriachi. Chissà se sta passando qualcuno che conosco. Che vergogna. La festa è quasi finita, i dj stanno mettendo gli ultimi pezzi e i più resistenti (o i più drogati) ballano ancora. Sento l’asfalto contro la guancia e non riesco ad impedire alle lacrime di scorrere e di battezzare la strada col mio mascara. Singhiozzo. Cosa ho che non va bene? Ripeto a bassa voce come una cantilena. E sento lui che urla che gli ho rovinato la vita, che sono mesi che non riesce a stare tranquillo, che ha continui dolori nelle viscere, sta somatizzando il nervosismo che gli procuro io.
Mi fa male tutto. E allo stesso tempo non sento niente. Sono in un vicolo cieco.

Non posso credere di averlo fatto di nuovo…ormai sarà tipo la quarta, quinta volta? E succede sempre con lui. Lui ha assistito e fermato con la forza, a volte facendosi anche molto male, ogni mio tentativo di suicidio. Stavolta mi sono quasi buttata giù dal cavalcavia, sull’autostrada di sotto. E lui mi ha preso per i capelli e spinta all’indietro. “Ok, adesso chiamo tuo padre. Lo sai cosa succederà poi? Ti riporteranno a casa e tornerai a vivere con loro probabilmente per sempre.” Non mi interessa, penso, tanto in ogni caso come faccio ad essere di nuovo felice? “Alzati, andiamo a casa, sono stanco”.

Non gli rispondo. Cerca di farmi mettere in piedi, tirandomi su per un braccio. Me lo stringe, mi fa male. Mi divincolo, cerco di dargli dei calci, gli urlo di non toccarmi, di lasciarmi lì, che tanto ormai non gliene frega più niente di me.
Quanto sono stupida. Una bambina viziata che urla e batte i piedi per avere attenzioni. Stavolta volevo morire gettandomi nel vuoto, le altre volte mi iniziavo a tagliare con le lamette finché non arrivava lui e mi fermava. Una volta ha sfondato la porta del bagno.
Cosa spero di fare? Riconquistarlo in questo modo?

Ormai sono mesi che non stiamo più insieme e sono mesi che cerco di tenerlo legato a me in tutti i modi possibili. Non mi riesco a rassegnare. Ho deciso che lui è l’uomo della mia vita e così deve essere. Sono mesi che scendo a compromessi. Se mi dice che vuole pensare ai suoi problemi e non può starmi dietro allora ok, mi faccio sentire il meno possibile, mostrandomi però sempre allegra e positiva, perennemente vogliosa e disponibile. Ma non cambia nulla. Non va bene. Io non vado bene, e me ne accorgo, mi accorgo del fastidio che prova in mia compagnia. E questa cosa mi fa perdere la testa. Mi bastano un paio di bicchieri, un paio di sguardi storti da parte sua ed ecco che esplodo in attacchi di rabbia e violenza. Inizio a prenderlo a spintoni, a insultarlo, provocarlo.

Perchè cazzo non stai più bene con me? Sono dimagrita, sono carina, anzi, bella. Ti voglio un bene che non immagini, anzi, ti amo, da sempre.
Voglio essere picchiata, voglio sentirlo, ho bisogno di sentirlo, lo prendo a spinte finché non reagisce, voglio che mi colpisca, il nostro rapporto è sempre stato così fisico, cazzo. Cinque anni di complicità, sesso perfetto, perversioni accolte e soddisfatte, ma anche dolcezza, coccole. Poi iniziano i miei insuccessi e le mie delusioni e va tutto, lentamente ed inesorabilmente, a farsi fottere. Le delusioni arrivano una dopo l’altra. Mia madre scopre che mio padre l’ha tradita per anni e si separano per un periodo per poi tornare insieme, cosa che forse per me è ancora più inaccettabile della separazione. Mi aggrappo a lui, al mio ragazzo, che diventa in poco tempo la mia figura maschile di riferimento, il mio supereroe. Quanto suona banale.

Diventa un amico, un fratello, un padre, oltre che un amante. Così leale, così buono, così sensibile. Mi rendo conto del mio bisogno ossessivo nei suoi confronti e cerco di prenderne le distanze. Lo lascio e mi dedico a me, mi diverto con le amiche, mi dico che tanto non ho bisogno di stare con qualcuno. Sono una nuova città, voglio realizzare me stessa e conoscere gente. Inizio a frequentare altri ragazzi, storielle da poco, tutte superficiali o finite male. Gli altri ragazzi mi trattano male, mi umiliano, mi usano solo per scopare, cosa che nel mondo universitario è abbastanza normale e che per un periodo accetto, anche a me piace scopare.

Ma poi capisco che come tutti voglio di più, che ho bisogno di provare sentimenti, di voler bene ed essere voluta bene. E lui, che per tutto il tempo aveva continuato a cercarmi, è ancora lì, anzi, si è addirittura trasferito nella città dove studio, anche dopo tutte le altre scopate, e mi chiede di tornare insieme. Ci proviamo, e andiamo avanti tra alti e bassi. Entrambi ci creiamo delle cerchie (separate) di amici a cui vogliamo bene, andiamo avanti per le nostre strade eppure non riusciamo a staccarci, continuiamo a sentirci per raccontarci qualsiasi cosa e continuiamo a volerci.

Altre delusioni, litigo con le mie migliori amiche perché mi aspetto troppo dalle persone e forse perché non so stare da sola in una città che non è la mia e in cui non ho punti di riferimento, per cui qualsiasi abbandono mi fa andare nel panico. Torno ad aggrapparmi a lui, che non so più se sia il mio ex, il mio ragazzo, il mio scopamico. Sento che piano piano inizia a non reggere più il peso di tutte queste responsabilità, non ce la fa più a dovermi consolare perché il mondo è cattivo con me.

Mi laureo, alla mia discussione il progetto su cui avevo lavorato per mesi viene sminuito e quasi preso in giro. Inizio ad avvertire la crisi post laurea umanistica, mi sento persa, ho una paura fottuta per il futuro, non so se voglio continuare a studiare. Continuo ad aggrapparmi a lui, che prende sempre più le distanze. Più mi accorgo di questa cosa, più divento ossessiva. Gli scrivo in continuazione, quando lo incontro in giro lo obbligo a separarsi dagli amici con la scusa di parlargli in privato e poi finisco col fargli scenate che lui cerca di calmare come può. Poi per farmi perdonare lo provoco e quasi lo costringo a scoparmi, anche quando non mi va, sperando che magari così si ricordi di quanto stiamo bene insieme.

Mi sono annullata per quest’uomo e adesso sono vuota, distrutta.
Sento che se non posso più dormire abbracciata a lui non ha più senso vivere e mi faccio schifo, perché pensavo di essere forte e invece non lo sono, pensavo di essere matura e invece sono una ragazzina, pensavo di essere una femminista, una testa indipendente, e invece sogno di farmi una famiglia con lui e crescere dei figli insieme. Sono arrivata a dire alla persona che più amo nel mondo che se mi avesse abbandonato mi sarei tagliata le vene. Ho toccato il fondo e non so come risalire.

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Comments

  1. Capisco il bisogno di condividere una situazione estremamente difficile e dolorosa, ma data la gravità dello stato psicologico in cui ti trovi, penso che rivolgerti a uno psichiatra che possa consigliarti sulla strada da seguire, sia che si tratti di affrontare una cura farmacologica che un percorso di analisi, sarebbe l’idea migliore. Un posto online mi pare solo l’ennesima disperata richiesta d’aiuto, che non può arrivarti da sconosciuti, come non è potuto arrivarti dalle persone che ti sono più vicine. Non vuole assolutamente essere un giudizio nei tuoi confronti, ma io stessa ho passato un periodo molto simile e mi rendo conto che non ne avrei cavato le gambe senza l’analisi.

  2. Ti capisco. Anch’io ho l’anima della stalker, so cosa significa cercare in tutti i modi di tenere legata una persona e al tempo stesso capire di stare facendo in modo che si allontani ancora di più. Non ho consigli per te, solo un abbraccio.
    Una cosa sola mi permetto di dirti: se sogni una famiglia non significa che tu non sia indipendente, non sono cose contrapposte. Anzi, annullarsi nell’altro rende ancora più difficile costruire qualcosa. Quindi non vergognarti di questo tuo desiderio, non in assoluto.
    Un abbraccio

  3. beh sembra evidente che lei abbia molta confusione in testa e poca voglia di risolvere.

    Avere voglia di stare bene è una cosa difficile, ma non si guarisce se non lo si vuole e raramente si guarisce d soli.

    Cose trite e ritrite non per questo meno vere….

  4. In LONDON, di Hunter Richards, lo spacciatore di coca dice al suo cliente, in pena d’amore per gli stessi motivi tuoi, che per superare una storia d’amore serve un terzo del tempo in cui due sono stati assieme.
    Per esperienza devo dire che ha ragione, anche se questo terzo sembra non finire mai…
    In bocca al lupo.

  5. Vai in analisi

  6. Non ho grandi rivelazioni da farti né consigli sicuramente efficaci da darti e mi spiace tanto, ma tu hai chiesto empatia e sappi che quella mia ce l’hai tutta. Io ti capisco. Se non sono arrivata proprio a questo punto é solo perché ero ben consapevole che il mio ex non era poi una così bella persona, ma che ero io ad avere un problema di dipendenza da lui. Io non conosco né te né questo ragazzo, ma conosco in parte le sensazioni da te descritte, la loro ambivalenza… Rivedo me (qualche anno fa) in te, soprattutto quando scrivi “pensavo di essere forte e invece non lo sono, pensavo di essere matura e invece sono una ragazzina, pensavo di essere una femminista, una testa indipendente, e invece sogno di farmi una famiglia con lui e crescere dei figli insieme”. Io ce l’ho fatta a risalire, non so come, però ripeto, credo mi abbia aiutata la consapevolezza del fatto che io potevo non fare così schifo come pensavo e che perdere lui non era la fine del mondo perché non era di certo lui la soluzione a tutti i miei problemi, anzi… Fossi in te proverei a non vederlo più con quest’aura da salvatore che lo avvolge: così perfetto, impeccabile, unico elemento che conferisce valore alla tua esistenza. Io credo che la tua vita abbia valore indipendentemente da lui. Non può non essere così. Esistevi prima di lui, fai lo sforzo di ricordartene e se proprio non ci riesci (e ti capisco anche in questo caso) prova a chiedere aiuto ad un terapeuta. Spero che le mie parole non ti siano sembrate troppo banali e scontate perché ti assicuro che sono più frutto di un “sentire” che di un “sapere”.

  7. Dipende da te. Dentro di te hai tutta la forza necessaria a superare tutto questo, ad andare oltre, a stare bene. Ma devi volerlo. Si sa, autocommiserarsi è facile e fa meno fatica, e quando si inizia si entra in un circolo vizioso di pigrizia e negatività che ti porta sempre più giù, ti affonda, fa a pezzi il buono che c’è in te. Tutta l’energia che avevi per stressare lui, per attirare la sua attenzione, incanalala nel dedicare attenzioni a te stessa. Prendi coraggio, un bel respiro e buttati, cambia la tua vita. Sii una persona migliore ma non per qualcun altro o agli occhi di qualcun altro, crea una via per essere migliore semplicemente per te stessa. Perché ti meriti più di questo, di dolore e lacrime, di incomprensione e paura. Ma devi volerlo. Devi crederci. Dipende solo da te.

  8. La relazione, se è poi così vissuta, intensa (e non conta “valutare” quanto sana o meno, per quello che voglio dire), è una fibbra di te. Questo è un fatto. Non possiamo che essere fatti anche delle relazioni che abbiamo. Devi ammettere questo per arrivare a non estremizzare, a dirti che lui era tutta la tua fibbra. Tu sei fatta di tante corde, e dentro tutte c’è anche una assolutamente tua che regge e anima tutto. Non devi estirpare le altre, indipendenza non è questo. E’ tutelare la tua fibbra tua che ha bisogno delle altre – vedere il bisogno che c’è permette di non estremizzarlo. Perché le fibbre si possono sfilare, e sfilandosi bruciano, escoriano, fanno il vuoto…ma poi si ricreano. Non sempre ne troviamo altre migliori, ma dobbiamo accettare, come ha raccontato qui un’altra ragazza, che se anche ciò che abbiamo perduto fosse stato davvero “il meglio per noi”, bisogna andare avanti. Troveremo qualcosa di “un po’ meno buono”, ma forse più sano, o più divertente, o più caldo.
    Coraggio. E analisi, se te la senti, quando te la senti; scegli bene con chi, e potrai rimettere insieme i pezzi. non sarà una raffazzonatura, ma un riscoprire, a volte doloroso a volte liberatorio.
    Un abbraccio a te, e uno a questo lui comunque, a quanto dici, di buon cuore (ma non pensare che l’hai allontanato tu; pensa che non sarebbe potuta che andare così, che ciò che consideri una fragilità doveva venire su, per quanto è doloroso ciò che ha prodotto. E non credere a chi sembra non avere queste grandi, devastanti crisi; le hanno parallele, e in qualche modo, in qualche luogo spesso più violento e distruttivo scoppiano)

  9. Anche io ti capisco, anche se la mia esperienza é un po’ diversa…
    Non ho provato cosí disperatamente a tenerlo attaccato a me dopo che mi ha lasciata per un’altra ragazza, anche perché viviamo lontani. Abbiamo peró continuato a scriverci, e molto (lui ha ammesso che agli inizi, subito dopo avermi lasciata, mi rispondeva solo per pietá), anche perché volevo dimostrare di essere una persona matura e di poter mantenere i contatti civilmente, senza sfociare nella psicopatia. Lui a tratti aveva sprazzi di “sentimentalismo” e si é aperto con me (per lettera) piú di quanto abbia mai fatto nei due anni di relazione. Mi ha detto per esempio che le cose che avrebbe fatto con me (ma che non ha mai avuto il coraggio di proporre né di mettere in atto quando le proponevo io) non le farebbe mai con nessun’altra.
    Dopo mesi cosí peró mi rendevo conto di non riuscire, e non volere, dimenticarlo e andare avanti. Dormivo male (ho cominciato ad assumere farmaci per dormire), piangevo sempre, non mangiavo, ho cominciato anche a perdere manciate di capelli… :/
    E’ andata avanti cosí per mesi, nel frattempo ho conosciuto altri ragazzi, ma tutti si sono volatilizzati prima di concretizzare alcunché, e queste altre esperienze hanno solo accresciuto il mio malessere e e la sensazione di non valere nulla per nessuno.
    Mi sono anche trasferita per lavoro; il cambio di cittá mi ha risollevata un po’, ma il dolore resta.
    Non é che fossi convinta che lui era unico e insostituibile. Ma lo amavo (forse lo amo ancora) moltissimo.
    Ad un certo punto, dopo otto mesi, mi sono accorta che vedere come lui e la nuova ragazza si scrivevano (maledetti social network) mi faceva ancora male come mille pugnalate al petto, quindi ho tagliato tutti i contatti con lui.
    Sono ancora molto giú e mi sento molto sola (e i capelli continuano a cadere). Mi manca il contatto fisico con qualcuno. Mi sento perfino male a masturbarmi, perché vorrei il tocco di qualcun altro addosso, ma poi ci penso e mi dico che a nessuno importerebbe toccarmi…
    Una soluzione per stare meglio non ce l’ho, se non la banale frase “col tempo passa tutto”…

    Ti abbraccio. Ci passiamo (quasi) tutti prima o poi, ma questo non vuol dire che sia una stronzata.

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