Quando una presunta compagna ti chiama “donnetta”

Lei scrive:

Cara Eretica,

la storia che hai pubblicato della ragazza cacciata dallo Squat mi ha fatto ribollire di rabbia, conosco tanti compagn* che di anarchico e liberario hanno solo l’etichetta con cui amano definirsi, e sulla mia pelle ho provato quella sensazione di delusione e ostracismo creata da quelle stesse dinamiche che diciamo di voler abbattere nel grande mondo fuori da noi.
Non so, mi è venuta voglia di raccontarti la mia storia, una delle mie storie, una storia molto banale, di una ex arrabbiata, gelosie e pettegolezzi. Non so se sia una storia interessante, ma a me ha fatto piacere scriverla e riviverla spesso attraverso I racconti del tuo blog imparando ogni volta un pezzetto nuovo su di me e le persone che mi circondano, mi circondavano e mi circonderanno.
Ecco la mia storia:

Io:
sto con G., storia bellissima, innamorati, felici, rapporto aperto e libertario in cui ci completiamo a vicenda e ci stimoliamo a crescere e superare I nostri limiti.
Stiamo insieme da un paio d’anni quando G. si innamora di M., una delle nostre migliori amiche.
G. e M. vivono insieme in uno spazio occupato che per qualche anno è stata anche la mia casa, ma da tempo, per motivi non correlati alla mia relazione con G., mi sono trasferita altrove.
Io, G. e M. cerchiamo di far funzionare le cose e capire se riusciamo a volerci bene serenamente in questo nuovo cerchio d’amore, ma per tanti motivi proprio non funziona, per cui decido di dare una svolta al mio rapporto con G., lo “lascio” (mamma mia che termine raccapricciante, ma era per capirci) e con lui a distanza di anni ho ancora un bellissimo rapporto d’affetto e amicizia (non con lei purtroppo, e non per volere mio, ma questa sarebbe un’altra storia).
Attraverso la fase di botta e depressione pesanti, sai la cosa del “la mia vita senza di lui è finita, come faccio a vivere gli stessi spazi che vivono loro e che prima erano la mia casa, la mia famiglia, bla bla bla”, poi mi ripiglio, mi sento forte e felice della mia indipendenza. Lavoro a bellissimi progetti e sono felice.

Lui:
Da quasi 3 anni sta con S., ma da mesi si sente intrappolato in un rapporto che non lo rende felice, non riesce a dirglielo, non sa affrontare le consuguenze di un’eventuale rottura e trascina la loro relazione nella speranza che un deus ex machina intervenga a salvarlo.

Io, Lui e S. lavoriamo insieme, nello stesso posto di lavoro, e abbiamo creato un’Associazione assieme ad altre persone, con cui portiamo avanti le nostre lotte da un paio d’anni.

Una notte qualunque, per un motivo qualunque, io e Lui dopo una riunione ci fermiamo a dormire da un’amica. S. quella sera non c’è, altre volte avevamo condiviso il letto in tre, non questa. Siamo stanchi, bagno, pigiama, sotto le coperte e buona notte, ci vediamo domani.
Durante la notte lui mi abbraccia, inavvertitamente, mentre sogna, io mi sveglio, piacevolmente stupita da quell’abbraccio, mi giro e ricambio l’abbraccio, non trovo nulla di strano nelle coccole tra due amici.
Lui si sveglia, iniziamo a chiaccherare, e io, che fino a un istante prima non l’ho mai considerato nulla di più che un amico, il fidanzato di S., un compagno di lotte e progetti, bello si ma non di certo il mio tipo, perdo la testa, non capisco più niente, devo fargli capire che ho un desiderio irrefrenabile di baciarlo. Lui capisce, e ricambia, ci baciamo, i nostri corpi tremano dall’emozione, ci confessiamo quanto avremmo voglia di fare l’amore e decidiamo insieme che non sia il caso, perchè per tanti motivi scombussolerebbe troppo entrambi. Parliamo tutta la notte, ci perdiamo l’uno nell’altra, le nostre anime fanno l’amore molto più intensamente di quanto avrebbero potuto fare i nostri corpi.

Decidiamo di cercare di dormire un po’ prima che suoni la sveglia, mi giro dall’altra parte e inizio a darmi delle metaforiche martellate in testa. Che cazzo sto facendo? Lui? E com’è successo? E S.? No no sono impazzita, saranno gli ormoni, dormici sù e vedrai che domani mattina alla luce del sole ti accorgi di aver fatto una cazzata.

Sbagliato. Sorge il sole e io mi sento uscita da una puntata di Piccoli problemi di cuore, cotta a puntino, lo guardo con occhi sognanti, ogni cosa che dice mi fa sciogliere, le nostre anime si sono incontrate, assaggiate e hanno scoperto di appartenere a una sintonia universale perfettamente armoniosa e sublime. Cazzo!
E Lui?
Lui mi guarda con gli occhioni da pesce lesso, andiamo a lavorare insieme e ogni tanto appare per sussurrarmi frasi romantiche, lanciarmi sguardi complici e sorridere del nostro incontro segreto.

Non ci passa, neache il giorno dopo, e quello dopo ancora, ci sentiamo due adolescenti rincoglioniti in overdose da Dawson Creek.

Lui trova il coraggio di lasciare S., sa benissimo che lei non potrebbe mai tollerare la sua attrazione per un’altra persona, non vuole tenerglielo nascosto e finalmente è arrivato il suo deus ex machina che gli permette di trovare il coraggio di affrontare una situazione che è bene non lasciar protrarre.
S. è una ragazza molto gelosa e insicura, per questo Lui decide di non parlarle di noi, almeno non subito, non sappiamo neanche dove porterà questa cosa fra noi due, e non vuole che lei attribuisca la causa della fine del loro rapporto a un banale “si è trovato un’altra”, i motivi sono ben altri e riguardano loro due e Lui ha voglia di parlarne con lei e tirare fuori tutto quello che si è tenuto dentro per tanto tempo.

Le settimane passano e la nostra cotta adolescenziale non svanisce, anzi. Io mi sento un po’ a disagio con lei, con la quale porto avanti progetti e situazioni di lavoro, preferirei poterle parlare di quello che sta succedendo ma decido (probabilmente erronamente, con il senno di poi) di aspettare che Lui trovi il momento e il coraggio di farlo.

Quando ciò succede lei la prende molto male, si chiude in casa dei suoi, non mangia, non esce dalla sua camera, non viene più a lavorare, minaccia di abbandonare tutti i progetti di cui è parte.
Io le scrivo una mail, le dico che la capisco e che mi dispiace che si trovi in questa situazione e stia male. Le dico che, senza alcuna fretta, sarei felice di parlarne. Non voglio che si senta forzata ad abbandonare i suoi progetti e il lavoro, ma capisco che non sia facile vedermi/vederci mentre sta così male ed è così sconvolta. Le dico che sono disposta a farmi da parte io per un po’, a trovare dei compromessi, delle soluzioni, qualsiasi cosa in mio potere per farla sentire meglio in questa situazione oggettivamente difficile.
Lei non mi risponde.
Lui è molto preoccupato, sconvolto direi, non vuole farla stare male, è dilaniato dai sensi di colpa, e terrorizzato da quello che tutte le persone intorno a noi penseranno di lui.
Anzichè lasciarle il suo tempo per sbollire e ripigliarsi (sono pressochè certa che non si sarebbe lasciata morire di inappetenza) fa una cazzata (certo facile dirlo dopo): ritorna sui suoi passi, dice che le cose non sono come sembrano, ma cosa vuoi che sia è una cosa superficiale, niente di paragonabile con quello che c’è stato con te, e bla bla bla ti dico tutto quello che vuoi sentirti dire purchè la smetti di lasciarti morire e farmi sentire così male con il tuo dolore.

Da lì inizia l’incubo, l’inferno, la guerra aperta contro “La donnetta con la spallina abbassata” (non so che dirvi gente ma sì, mi piacciono le magliette con la spallina abbassata, mi sono fermata agli anni ’80, e pare che la cosa sia sintomo di “facili costumi”), che ha come unico obiettivo quello di infilarsi nelle mutande di Lui (che poi, anche se fosse, dove sarebbe esattamente il problema se Lui è consenziente?), la finta femminista che ha bisogno di un uomo accanto per sentirsi felice (scusate ma mi ero persa il Decalogo della VERA femminista, tra cui rientra la famosa regola “non avere relazioni sessuali e amorose con l’altro sesso, in special modo se egli ha avuto delle precedenti relazioni con altre donne nella sua vita)”.

La guerra è aperta, i pettegolezzi corrono veloci, gli schiarementi sul campo di battaglia sono rapidi e decisi. Gente che si gira dall’altra parte quando entro in una stanza, amiche che non mi rivolgono più la parola, tensioni, freddezza, disagi, tristezza, perchè sì, io sono la Stronza, la stronza che gliel’ha portato via, che l’ha abbindolato con il suo giovane corpo (S. ha qualche anno più di me) e che gli parla di libertà, anarchia, relazioni aperte, per irretirlo nelle sue menzogne e riuscire a…entrargli nelle mutande!

Mi sarebbe piaciuto sapere (ai tempi non ho mai avuto le ovaie per chiederlo) com’è che queste persone erano così sicure dei miei sentimenti per Lui, come facevano a sapere che non era di certo “amore” quello (questa cosa bellissima e idolatrata che non poteva certo adattarsi a una giovane sciacquetta come la sottoscritta), ma era invece SOLO sesso, che, si sa, è una cosa brutta, svilente, mica si possono iniziare e finire relazioni per il piacere di infilarsi nelle mutande altrui o godere di qualcun* che si infili nelle proprie. Non si fa, è brutto e sbagliato e soprattutto non piace alla gente intorno a te.

Certo, è curioso perchè io di Lui ero proprio innamorata e cotta a puntino, ma non posso nascondere che il sesso è stata una parte fondamentale e meravigliosa del nostro innamoramento, quindi si, aveva ragione lei, io adoravo veramente infilarmi nelle sue mutande.

Addirittura qualcuna è arrivata a dirmi “Com’è possibile che solo dopo qualche mese che ti sei lasciata con G. stai già con Lui? Ma che innamorata, evidentemente non sei e non eri innamorata di nessuno dei due.”

Questa cosa mi ha molto ferita a quei tempi, perchè è stata detta da una persona che consideravo amica, che invece ha scelto subito da che parte stare, senza mai venire a chiedermi come stavo io, cosa stava succedendo, cosa provavo. Lei che è una persona estremamente gelosa e possessiva, non ha avuto dubbi sullo schierarsi dalla parte della povera innamorata lasciata e sofferente e non da quella della giovane provocatrice con la spallina abbassata.

E Lui? Lui si è beccato la sua dose di merda, in ugual peso e misura rispetto a me, le fazioni si sono schierate anche contro di lui, gli sguardi distolti, amicizie negate.
Però ovviamente la zoccola ammaliatrice ero io, nessuno ha mai dato dello zoccolo a lui, che in quelle famose mutande mi faceva entrare assai volentieri senza che dovessi insistere. Perchè si sa, i maschi sono maschi, lui, giovane, confuso, in preda agli ormoni, è stato vittima di questa giovane ammaliatrice, che ha approfittato del suo stato di confusione emotiva per abbindolarlo e farlo suo (è increbile perchè prima di allora non avevo mai pensato che la mia fica potesse avere tali superpoteri!).

Ho sofferto molto in quel periodo, soffrivo perchè mi sentivo la stronza che aveva rovinato tutto, un “amico” mi ha persino detto che in questi casi devi scegliere, e lui aveva scelto S., che giustamente mi odiava, e non voleva che suoi amici e amiche mi frequentassero, a ragion veduta, e quindi si trovava costretto a negarmi un’amicizia di lunga data (non molto solida direi a sto punto, ma scoprirlo in quel momento non mi ha aiutata a sentirmi meglio).

Ed ecco i mostri, il caso mediatico, peggio di un omicidio di una giovane ragazza nei rotocalchi di un qualsiasi periodo estivo, noi avevamo rovinato tutto, distrutto la quiete comune, fatto stare male lei, dovevamo sparire.
Non c’era molta scelta, o lui stava a vita con lei per evitare di causarle questo dolore, o quantomeno evitava di stare con me per renderglielo un po’ più sopportabile. Avremmo potuto continuare a vederci, frequentarci, potevamo essere amici, ma col divieto di abbassare le mutande, quello era l’unico veto.
E la cosa più stupida è che ci abbiamo anche provato, e ben più di una volta, a vederci, parlarci, volerci bene, ma senza toccarci, senza cedere alla voglia di spogliarci e regalarci piacere.

Ma tu hai mai provato a obbedire al divieto per una cosa che ti piace tantissimo fare? Non so per te, ma per me, o mio dio, è la cosa più eccitante del mondo!
Ancora fremo di desiderio al pensiero dei baci rubati, alla passione esplosa in un istante contro un muro, dietro l’angolo, con il rischio che ci veda qualcuno, alle dichiarazioni d’amore sussurrate in un angolo della cucina comune, con la paura che qualcuno irrompesse da un momento all’altro, gli sguardi complici durante le riunioni, andare via con due macchine e dirsi “a domani” per poi correre da me, fumarci una canna, e abbassarci le mutande a vicenda per tutta la notte.

Ecco, questa è la mia banale storia di una ex arrabbiata, gelosie e pettegolezzi.

Se potessi tornare indietro cambierei molte cose, vorrei avere il coraggio di mandare affanculo molt*, di parlare, chiarire, chiedere spiegazioni e rivendicare scelte. Invece sono stata zitta e sono scappata, mollando tutto e tutt*, con la mia valigia di sogni infranti, delusioni e sofferenza.

Se vuoi sapere com’è andata a finire:
Lei, che per quasi due anni si è battuta con tutte le sue forze per “eliminarci” e farci allontanare da tutti i progetti e gli ambienti che amavamo e frequentavamo insieme, a poche settimane dalla nostra partenza, ormai soddisfatta, ha mollato tutto anche lei, trasferendosi altrove.
Io e Lui siamo volati letteralmente dall’altra parte del mondo, viviamo in un posto meraviglioso e siamo liberi ormai da tempo di amarci e godere l’uno dell’altra senza che questo offenda nessuno (anche se devo ammettere che un po’ mi manca la nostra eccitante relazione segreta!).

Grazie di avermi ascoltata, e grazie per aver creato questo meraviglioso spazio di ascolto, crescita, pianti, rabbia, energie e muri abbattuti.

Ti mando un abbraccio.

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