Tanti femminismI sono meglio di un solo, intollerante, femminismO

femminismo spurio5

Viola scrive:

“Carissima Eretica,
Ho sentito il desiderio di scriverti perché vorrei dire la mia su un muro che tu da sempre tenti di abbattere: l’intransigenza di parte del Femminismo, il femminismo “ortodosso”.
In giro per il web ho incontrato svariate esternazioni da parte di femministe “ortodosse” abolizioniste, che affermano che chi si schiera per la depenalizzazione del sex work non può dirsi femminist*, anzi,sarebbe maschilist* per definizione.

Da sempre sto dalla parte delle/dei sex workers, e sono felice che finalmente anche Amnesty International stia facendo sentire la sua voce. Ho sempre pensato che fosse doveroso pretendere diritti per chi non ne ha, combattere lo stigma della “zoccolagine”, rivendicare la libertà anche ma non solo sessuale di ogni persona e il diritto a scegliere per se stessi. E non ho mai creduto che queste idee fossero uno schiaffo al femminismo, anzi.
Leggo che quella che noi chiamiamo autodeterminazione in realtà sarebbe solo autodistruzione. Certo, è possibile che per alcune sia così, ma io non mi sento in grado di stabilirlo per le altre donne, a maggior ragione non per tutte e non aprioristicamente.

Tra l’altro, non credo che il problema sia solo il sex work, temo che tanto indignato livore nel dibattito su questo tema sia sintomatico di un’intransigenza di più ampia portata che ci vorrebbe tutte uguali. Io non ho, lo confesso, le loro dogmatiche certezze. Ho fatto un mucchio di figure di merda nella vita, perciò non riesco a mettere alla gogna miss Italia. Risento spesso della mia istruzione cattolica, perciò non posso sentirmi all’altezza di liberare le donne islamiche dalla loro presunta schiavitù culturale. Ho sbagliato così tante volte che alcuni errori non ancora me li perdono, perciò non riesco a stabilire sempre dei confini così netti tra giusto e sbagliato.

Mi definisco una relativista, che è solo un modo più elegante per ammettere che ho mille dubbi. Ma le mie incertezze, la mia presa di coscienza che la realtà è quasi sempre solo una parzialitá, non mi rendono meno femminista, e non comprendo come sulla base di queste terze persone si sentano autorizzate a negare la mia identità politica.

Allora voglio proporre un esercizio che mi insegnò una mia docente anni fa. Mi disse di pensare sempre e solo al plurale. Non pensiamo ad un Femminismo unico, intransigente, omologato e omologante, pensiamo a una pluralità di movimenti femministi aperti, tolleranti, e, come diresti tu, “spuri”.

Un abbraccio,

Viola.”

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