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Le abolizioniste impongono alle sex workers di fare le delatrici?

sexworkerIeri avevo raccolto un po’ di commenti sul sex working, lasciati qui e là da abolizionist*, e avevo chiesto a una delle sex worker con le quali sono in contatto qual è il suo punto di vista. Ci siamo date appuntamento per oggi, ora di pranzo, su skype, e lei si è ritagliata quel tempo proprio per parlare con me. Dopo un rapido saluto le dico che non so se sarò in grado di sostenere la discussione nel modo giusto perché ho ricevuto una cattiva notizia e sono molto preoccupata per un parente. Così ci scambiamo il peso di un reciproco dolore, giacché anche lei l’ha affrontato, e dopo venti minuti di chiacchierata ci sentiamo a nostro agio. Siamo diventate ancora più “intime”, e allora riesco a dirle innanzitutto che mi dispiace per la maniera in cui le abolizioniste – o gli abolizionisti – della prostituzione trattano lei e tutte le altre che fanno le sex workers per libera scelta.

Il punto della discussione, che emerge da diversi commenti di abolizionist*, è la pretesa che le prostitute assumano un ruolo delatorio per prendere distanza dai clienti e segnalarli tutti come mostri, stupratori, sfruttatori. Non è la prostituta a poter decidere quel che è reato ma sono le abolizioniste che le vorrebbero imporre di sentirsi abusata anche quando non lo è. Ester mi dice che non è la prima volta che si sente dire ‘sta sciocchezza. Mi dice che le abolizioniste sono diventate talmente intolleranti al punto da giudicare le prostitute che “non segnalano i clienti” colluse, complici non si capisce di cosa. Dice che in alcuni paesi la penalizzazione dei clienti di fatto avrebbe voluto trasformare le sex workers in fedeli alleate dello Stato. Per sottrarsi alla morsa delle paternalistiche istituzioni le prostitute in realtà, come avviene in Svezia, sono costrette a restare in clandestinità temendo abusi da persone poco raccomandabili e dalle polizie che rastrellano alla ricerca di clienti.

Ci sono alcune proposte legislative che vanno in questa direzione e che svelano la vera intenzione delle abolizioniste, forcaiole, manettare, senza la minima considerazione di quel che pensano i/le sex workers. Qualcuna propone che i clienti siano schedati e messi alla gogna. C’è chi, come in Germania, propone addirittura di intercettare i telefoni delle sex workers per rintracciare i clienti. C’è chi dice di tracciare anche le comunicazioni che si tengono via web per rastrellare, reprimere e punire. In una proposta di legge si sostituisce la pena, o la sanzione pecuniaria, con l’obbligo, da parte dei clienti, di frequentazione di corsi di rieducazione che dovrebbero far comprendere a quegli uomini che così non si fa, non devono proprio farlo più.

Ester mi svela un’altra chicca e dice che uno dei pretesti che alcune abolizioniste usano per trattarle da criminali sarebbe la situazione igienico sanitaria. Quelle che vorrebbero imporre l’obbligo di servirsi di strutture che non rispettano la privacy di nessuno, affinché poi si possa compilare un registro di prostitute accanto ai cui nomi saranno posti i risultati degli esami. Ma le abolizioniste, assieme alle figure politiche di destra che le supportano, non si fermano solo a questo e allora chiedo ad Ester che ne pensa di quello che stanno dicendo dopo la decisione di Amnesty di proporre la depenalizzazione della prostituzione. Mi dice che non ha molto seguito il dibattito italiano ma dove sta lei la pratica perenne è più o meno sempre la stessa.

Le abolizioniste non affrontano direttamente il problema ma cercano elementi, analogie, distorcono parole o intenzioni, come un bel tribunale dell’inquisizione, per screditare chiunque non la pensi come loro. Basta che tu affermi il contrario rispetto a quel che loro dicono che passano all’attacco personale, anche alla diffamazione. Tutto fuorché cercare di ragionare nel merito senza demonizzare organizzazioni, persone, incluse le sex workers.

Poi raccontano balle su balle: ti dicono che tu vuoi favorire lo sfruttamento o che lavori per i papponi. Ti dicono che la tua opinione non è legittima passano il tempo a sparare tanta merda su di te. Non sono le parole, i contenuti, a essere oggetto della loro “critica”. Fanno di tutto, invece, per accreditarsi come unica fonte affidabile e per screditare chi non la pensa come loro. È una pratica meschina, che fa del gossip un elemento di discussione, allontanando sempre più l’attenzione da quel che è il tema. E il tema è, come mi spiega Ester, che le abolizioniste non vedono differenza tra tratta e sex working per scelta. Non ammettono che il sex working per scelta esista.

C’è anche il fatto che quando parlano di clienti si riferiscono semplicemente ad una massa di violenti che devono per forza apparire tali. Perciò i sermoni delle abolizioniste non faranno altro che dimostrare la tesi, inquinando un impossibile confronto con notizie che tenderebbero a dimostrare che gli uomini sono (quasi) tutti mostri e le sex workers sono tutte vittime. Le abolizioniste non accettano il fatto che vi possano essere due possibili soluzioni legislative per giudicare la prostituzione. Le donne sfruttate devono essere tutelate, ma quelle che scelgono di prostituirsi, eventualmente, vanno ascoltate ed è considerando le loro rivendicazioni che bisognerà decidere in proposito.

Ci sono Stati in cui le prostitute finiscono in carcere, e sono quelli per cui, soprattutto, Amnesty suggerisce di depenalizzare. A questa scelta sono contrarie le abolizioniste che evidentemente preferiscono vedere le prostitute in galera purché si mantenga la prostituzione, fruitori compresi, in una condizione di illegalità.

Una volta una femminista abolizionista mi ha detto in faccia che le prostitute che finiscono in carcere se la cercano, perché se denunciassero e si dichiarassero vittime non verrebbero arrestate e perseguitate dalla polizia” così racconta Ester. E quindi torniamo al ragionamento iniziale. Le abolizioniste colpevolizzano le prostitute che non praticano la delazione e non denunciano clienti e ogni soggetto che lavora nel sex work.

Di questo le abolizioniste non vorranno parlare mai. Molto meglio spostare l’attenzione con attacchi a persone o organizzazioni che non la pensano come loro. Perché la domanda è: perché non vi va giù l’idea che alcune prostitute possano voler fare quel lavoro per scelta? Perché non considerate le organizzazioni, autorganizzate, di sex workers, come vostre interlocutrici? Perché disconoscete, donne compiacenti a parte, le persone che dite di rappresentare? Perché siete impegnate in una crociata aggressiva e fondamentalista per imporre un punto di vista autoritario che non può e non deve riguardare tutte?

A me hanno detto che sono responsabile delle violenze alle prostitute di strada. Ho sempre risposto che se ci fosse un luogo sicuro in cui farle lavorare sicuramente sarebbero ben protette.” E continua raccontando dello scontro delle abolizioniste con le prostitute trans e poi con la distinzione tra pappone, sfruttatore, e persone che si riuniscono in società, cooperative, per fare del sex work una libera impresa commerciale.

Nessuno impone alle abolizioniste di prostituirsi, allora perché loro vogliono imporre alle altre donne di non farlo? “Io sono libera di fare quello che voglio, e loro non possono impedirmelo” – conclude Ester. Infine mi ringrazia perché raccolgo testimonianze dirette dalle prostitute che fanno sex work per scelta. Mi dice che le è capitato spesso di essere contattata per rivelare il presunto squallore del suo lavoro, gli abusi, e così via. Quando Ester ha detto chiaro e tondo che non era la persona giusta per rappresentare il martirio delle sex workers nessuno ha più voluto intervistarla. Una conclusione? Le sex workers che fanno quel lavoro per scelta fanno paura. Sfidano la morale comune e quella delle signore imbellettate che si ergono a paladine di donne che si preferisce siano sorde e mute affinché le abolizioniste possano mettere loro in bocca quel che vogliono.

Noi esistiamo e abbiamo il diritto di essere ascoltate” – dice Ester – “Amnesty l’ha fatto e ora sta pagando solo per aver fatto quello che dovrebbero fare tutti. Mi dispiace che stiano buttando fango su di loro anche se, forse, così è chiaro a tutti quale sia il livello di questa gente…(i/le abolizionist*)”. Ester deve andare. Lavora anche di sabato. Ci abbracciamo virtualmente ed è così che io pratico il femminismo. Riconoscere i soggetti autodeterminati, dare loro voce, non imporre ad altre quel che preferisci per te, lottare affinché per tutte sia possibile la libertà di scegliere, sempre. Altrimenti, ditemi, che razza di femminismo è?

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