Fare la sex worker è quel che voglio. Non mi serve il vostro aiuto!

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Capita, a volte, di dimenticare un dettaglio che riguarda i miei clienti. Non dovrebbe mai accadere, perché il mio mestiere somiglia molto a quello di una terapeuta. Come si fa a curare i propri pazienti se non ricordo qualche dettaglio che li riguarda?

Arrivano puntuali, si compiono sempre gli stessi riti per iniziare l’approccio, poi lui mi dice quello di cui ha bisogno e io soddisfo i suoi desideri. In fondo è quello che vendo: servizi sessuali, cura, attenzioni. Le fantasie sessuali vengono realizzate, io interpreto la protagonista principale e mi piace essere ogni volta una persona diversa, con un diverso ruolo e una diversa predisposizione alla comprensione del cliente.

Il mio lavoro è ben pagato, perciò si giustifica tanto impegno in ciascuna delle performance che interpreto. Che dire dei clienti, che sono tanti e diversi, i romantici, gli sportivi, quelli impegnati che non hanno tempo per legami seri, gli uomini sposati, quelli divorziati, studenti, pensionati. Conosco le storie di ciascuno di loro. È con me che parlano per sanare una ferita, elaborare un lutto, migliorare il loro umore. Quello di cui hanno principalmente bisogno è essere capiti e non tutte le donne hanno la capacità di ascoltare, in silenzio, e cullare quell’uomo su un livello di grande intimità.

Qualcuno chiede informazioni sulla mia vita, e io tutelo quel che mi riguarda, la mia vita privata, allora racconto a ciascuno una storia differente. Sono una studentessa, una ragazza madre, un’ex commessa, una che prepara dolci, una che ama la vita avventurosa, un’orfana che non ha mai conosciuto i genitori. Divento ogni volta la persona che loro si aspettano di incontrare. Lascio che il mio racconto compensi i vuoti, le mancanze dei clienti. Sarò tua madre, tua moglie, la tua fidanzata, sarò tua amica o una che non hai mai conosciuto e che vuole fare l’amore con te in fretta, in piedi, perché non riesce a resistere e vuole che tu soddisfi un’impellente desiderio.

Sarò tutto quello che vuoi tu e quando l’appuntamento finisce sarai più che convinto che io ho meritato i soldi che mi hai dato, al punto tale che mi lasci sempre qualcosa in più. Serve talento, un maggiore grado di empatia. Non tutte possono fare le sex workers e quelle che non sanno farlo in genere giudicano le donne come me perché ne hanno paura. Così strette alla tutela del proprio corpo, vivendo il sesso come un costante ricatto per ottenere qualcosa, e poi la puttana sarei io e loro sono invece le brave madri di famiglia che mi giudicano e pretendono che io sparisca dalla loro vista perché costituisco un gran pericolo.

Non penso che tutte le donne siano fatte così, anzi, ma ne ho incontrate di donne moraliste e scandalizzate quando ho dichiarato il mio mestiere. Mi chiedono come mi sento, se subisco, se ho un pappone che mi sfrutta, se non preferisco una vita “migliore”. Poi le guardo e so che lei è una che non ha mai realizzato il proprio sogno, so che l’altra è in grave difficoltà e resta depressa senza riuscire a tirarsi fuori dalla sua prigione. Vedo lei che non si piace e alla quale prescriverei una fototerapia, un po’ di foto nuda per riappropriarsi del piacere che esige per se stessa. Vedo l’altra che è una moglie e madre che fatica ogni mattina a mettere in moto la sua esistenza e quella della sua famiglia.

A volte evito di dire che sto bene, che non mi manca nulla e sono felice di essere quella che sono. Mi pare davvero che loro non possano sopportare la vista di una donna realizzata in un lavoro che giudicano immorale. Le loro vite non avrebbero più senso se si rendessero conto del fatto che prendere distanza dalle bad girl come me le ha fatte diventare recluse e senza via d’uscita. Perciò immagino loro abbiano bisogno di sapermi vittima e derelitta, per compensare la loro visione del mondo e l’opinione pessima che hanno degli uomini. Di tutti gli uomini.

Come potrebbero, d’altronde, dare un senso alla propria vita se passano il tempo a lamentarsi di questi uomini che non fanno niente? Salvo quando fanno qualcosa e in ogni caso le donne non sono soddisfatte di quell’operato. Hanno bisogno di un nemico contro il quale schierarsi per addossargli tutta la responsabilità dei propri fallimenti. Sono i nemici e io dovrei essere vista come una sorella che per loro soddisfazione dovrebbe essere felice di essere liberata. Altrimenti divento complice dei loro nemici. Una nemica perché accarezzo gli uomini invece che sputargli addosso.

Dal mio punto di vista, invece, mi rendo conto di quanto siano soli gli uomini che ho incontrato. Tanta incomprensione, esclusione dagli affetti familiari, ci sono anche quelli stronzi, per carità, e non ho difficoltà a dirlo e a ribadirlo, ma poi ci sono gli altri, gran parte dei miei clienti, con storie interessanti e vuoti spaventosi. Sessualità repressa, culto religioso che inibisce ogni cosa, responsabilità che non riescono ad assumersi, a volte l’impossibilità di capire la donna che hanno accanto, come se di colpo si accorgessero di avere sposato un’estranea, una che odia il loro corpo, il sapore, l’odore, che mostra ribrezzo ma nega fino all’ultimo di non amarli più.

Quello che penso è che io merito, di certo, di essere ben pagata ma saccheggio gran parte delle loro emozioni, mi arricchisco di tante consapevolezze, rendo meno rigide le mie certezze, capisco che la distanza tra bene e male è sempre meno visibile, mi approprio della complessità dei sentimenti umani ed è così che cresco, sicura di aver fatto una cosa giusta, di aver scelto bene quando ho iniziato a fare questo lavoro, con l’idea che molte persone, incapaci di abilità d’ascolto, della passione che ti fa adorare tutti i corpi, del desiderio di provocare soddisfazione, piacere, godimento, non sanno cosa perdono. Sul serio, voi non sapete quel che vi state perdendo. Perciò perché mai siete convint* che io abbia bisogno del vostro aiuto?

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Ciao Eretica,

    ti seguo sul Fatto Quotidiano.
    Leggendo questo articolo mi è venuto un forte desiderio di raccontarti la mia storia personale.
    Non ho Facebook. In che modo posso inviarti una mail? Sul sito non ho trovato nessun contatto.

    Cordiali saluti

  2. Questa è una bellissima testimonianza, mi ha colpito davvero molto, per la sua sincerità e la sua delicatezza. Ho avuto la sensazione di ascoltarla parlare, e mi piacerebbe farle un sacco di domande… grazie.

  3. Due osservazioni solamente:

    1) Se ti chiedono se qualcuno ti sfrutta lo chiedono perché si preoccupano. Se sapessi che un’amica o una conoscente si prostituiscono anche io chiederei loro “è una tua scelta o ti costringono a farlo?”. Altrimenti non sarei un’amica.
    Se la risposta è “è una mia scelta” benissimo: è una scelta. E non ci sono problemi di sorta.

    2) Dici che ti giudicano… Ma non fai lo stesso anche tu quando dici che una è depressa, l’altra frustrata, un’altra annaspa nella vita quotidiana?

    Per il resto sono contenta che tu viva bene e sia felice, davvero. Non sono un’abolizionista e penso che voi sex workers abbiate il diritto di lavorare alla luce del giorno, in sicurezza, senza vergogna e pure pagando le tasse. Ti faccio i miei auguri per tutto 🙂

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