Sono io l’infedele e lui è l’uomo che amo

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Ricordate la lettera di un uomo che raccontava dell’infedeltà della sua compagna, con la quale conviveva in armonia e accettando tutto di lei. Non è un marito carceriere, non un uomo possessivo. Ha svelato le contraddizioni, le fragilità senza mai dimenticare di dire che ama questa donna e che è felice con lei. Ecco: mi ha scritto la sua compagna e quella che leggete in basso è la sua lettera che vorrebbe essere anche una risposta ai (brutti) commenti lasciati sotto il post scritto dal suo compagno. Buona lettura!

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Cerco di riordinare le idee e di rispondere a ciò che leggo e che riguarda tanto il detto quanto il non detto. La donna in questione sono io e l’uomo della lettera lo amo profondamente.
L’amore va scisso dai comportamenti sessuali, tentare di riportare necessariamente l’uno all’altra per me è un errore. Io posso amare un uomo e desiderarne fisicamente un altro, gli uomini possono da sempre le donna no. Perché no?

Vivere un rapporto sessuale con una persona che non necessariamente è il mio compagno mi appaga e paradossalmente rende il mio rapporto ancora più saldo perché la libertà è requisito imprescindibile per me e per la mia sopravvivenza.
Nasciamo biondi, mori, bruni, nasciamo con delle nature più o meno specifiche: calde, fredde, caldissime. Chi è che può decidere che quella natura non sia giusta o morale o etica. L’essere biondo o moro può definirsi ingiusto? Io non credo, è come decidere che una tigre debba mangiare solo verdure. Se una tigre nasce con una natura specifica perché coartarla.

La società, la religione hanno vincolato l’amore al dovere e l’amore alla sessualità, il possesso diventa l’unico dato possibile ma come possiamo credere di possedere qualcuno e cosa possediamo? Lui, lei o l’idea che noi ne abbiamo.
Vedo donne tristi, donne che giorno dopo giorno si lasciano morire, abbandonano ogni più piccola forma di piacere, ritenendo di non aver diritto neanche al minimo ed anche una serata a teatro diventa impossibile. Un disconoscimento continuo del desiderio, del piacere e del corpo perché immorale o ingiusto. Le corna sono giuste? Sono morali?

La crisi che sta attraversando la coppia in questo momento forse ci parla del bisogno di dare nuovi orizzonti all’amore ed alla sessualità.
Nel Tantra si dice che amore è dare all’altro tutto lo spazio di cui ha bisogno per potersi trovare fossero anche 100 cazzi di 27 cm.
In merito all’amore che quest’uomo prova per me fa assai più comodo considerarlo una perversione, una malattia, nell’ottica sempiterna e benedetta del do ut des.

Il mio compagno non è un cuckold, né un masochista, più semplicemente ama e ama nell’unico modo in cui si dovrebbe amare: nel riconoscimento dell’altro e nella sua totale ed incondizionata accoglienza .
Il mio compagno sa amare e la nostra coppia è solida e forte. Il giorno che lui avrà dei desideri verso altre donne, ne parleremo insieme e se io riesco lo sosterrò, ma se io non riuscirò vorrà dire che il viaggio si fermerà lì perché di violenza ne abbiamo subita già troppa, mentre è essenziale il rispetto della propria natura e di quello che si è o meno in grado di sostenere.

Paradossalmente è più comodo pensare che lui è un cornuto, un cuckold ed io una troia che si diverte perché ha trovato lo scemo. La diversità spaventa, il pensiero differente crea disarmonia, crea necessità di confrontarsi con una cosa che io non conosco e quello che non conosco fa paura.
I sensi di colpa, la morale, il perbenismo, la coppia comunemente intesa hanno fatto e continuano a fare danni nella misura in cui li si estende alla generalità dei consociati, ma non siamo tutti dello stesso colore e quello che a me può andar bene non è detto vada bene ad un altro.

Basterebbe semplicemente guardarsi ed avere la forza di riconoscersi dicendo:
“io sono questa/o accettami, accoglimi, amami”.
Poi ognuno trova i propri precari equilibri o disequilibri. Io vedo troppe donne morire giorno dopo giorno e non ho né voglia né intenzione di morire ancora.
Amo il mio compagno, lo rispetto profondamente probabilmente molto più di quelle donne\uomini che si martoriano i genitali solo per aver pensato di desiderare.

Comments

  1. Io vi capisco e invidio la vostra armonia…

  2. “Il mio compagno non è un cuckold, né un masochista, più semplicemente ama e ama nell’unico modo in cui si dovrebbe amare: nel riconoscimento dell’altro e nella sua totale ed incondizionata accoglienza .”

    Molto bene, ma subito dopo:

    “Il giorno che lui avrà dei desideri verso altre donne, ne parleremo insieme e se io riesco lo sosterrò, ma se io non riuscirò vorrà dire che il viaggio si fermerà lì perché di violenza ne abbiamo subita già troppa, mentre è essenziale il rispetto della propria natura e di quello che si è o meno in grado di sostenere.”

    Si insomma …. due pesi e due misure. Ad ogni modo, contento lui, contenti tutti.
    A mio modo di vedere però lui devrebbe essere libero di fare quello che gli pare tanto quanto te … o sbaglio ? Altrimenti come ci puo’ essere parità nel rapporto ?

  3. Non mi pare che lei gli neghi qs parità…anzi! Si augura solo di esserne altrettanto capace e qualore non ne fosse capace si misurerà con qs difficoltà!
    Mi sembra molto coerente. L’incoerenza sarebbe invece da parte di lui scegliere di frequentare altre persone solo per “imitare lei”, forzandosi a fare una cosa di cui pra non sente il bisogno.

  4. Per cortesia, possiamo smetterla di definire la monogamia innaturale e matematicamente castrante? Io sono un’etero qualsiasi con una relazione monogama da quasi cinque anni e posso assicurare che sto bene così, non mi manca nulla e nemmeno mi sento collusa col “sistema” per questo. Non ho niente contro il poliamore (anzi, ne apprezzo l’onestà), ma ne ho abbastanza di teorie comparative col comportamento degli altri animali usate per insinuare che un tipo di sessualità sia meglio di un’altra perché ritenuta più naturale. Mastico antropologia da un po’ di anni ormai e sono abbastanza sicura di poter affermare che nessuna condotta sessuale può definirsi “naturale” al 100%: questo perché, per tanti motivi che ora sarebbe troppo lungo approfondire, hanno sempre (SEMPRE) a che fare con la società che le hanno generate. La condotta sessuale è il risultato di uno dei tanti discorsi che gli individui (intesi come corpo e mente) instaurano con la società e tra loro (questo vale persino per le scimmie che spesso vengono usate come esempio per questo tipo di argomentazioni, dal momento che anche loro instaurano dei gruppi sociali).
    Detto ciò, sinceramente dai vostri scritti io non percepisco l’amore che dite di provare l’uno per l’altra; volendo leggere tra le righe mi sembra anzi che insieme abbiate descritto una relazione molto poco bilanciata. Lungi da me ogni forma di giudizio, non vi conosco ed ovviamente potrei sbagliare. Se in realtà state bene così buon per voi!

  5. Avrei voluto rispondere già alla lettera di lui, ma tra una cosa e l’altra non l’ho fatto. Volevo solo dire: complimenti! Complimenti per il coraggio: il coraggio di essere chi siete, il coraggio di comportarvi di conseguenza, il coraggio di dire e difendere pubblicamente le vostre scelte pur sapendo che la maggior parte delle persone potrebbe giudicarle quantomeno anticonvenzionali. Ho vissuto anni fa una storia simile alla vostra, raggiungendo con la mia compagna di allora una complicità e un’intimità che non sono più riuscito a eguagliare in nessun altro rapporto. Vi auguro ogni felicità.

  6. all’inizio c’è il link ad un’altra storia, quella di lui, in cui (sintetizzo) riporta la sua sofferenza a rodersi e consumarsi nella gelosia, aspettando una donna che la notte non torna. Conclusione: lui a vivere delle briciole e degli ossi che lei gli getta, e lei a farsi (è il caso di dirlo) i c…i suoi. E il dolore del compagno? E’ un sacrificio che, parafrasando Lord Farquald (Shrek 1), ella è disposta a fare. Boh. Più che amore mi sembra una sudditanza ben vestita, da parte di un povero cristo la cui autostima sia tale da ritenere che la fedeltà della propria donna sia troppo per lui.

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