Padre bastardo, madre martire: sono questi i genitori da rispettare?

Lei scrive:

Cara carissima amica, che dai voce a chi non può prendersela altrimenti,
sono io quella che ha commentato nel blog sotto la storia della ragazza che urla odio verso la madre. Questo è il mio blog. Ti ho già scritto altre volte per raccontarti e raccontarmi, ma stavolta lo faccio con una ragione in più: quella che mi spinge a realizzare che non sono la sola a stare male imprigionata in una vita che non sento mia.

Anche io non riesco a provare altro che odio nei confronti dei miei genitori (eh si, siamo tant* venite fuori tutti e tutte dai). E come la ragazza del racconto mi sento in trappola anzi, proprio lo sono.

Fin da bambina, fin da piccolissima, quei due egoisti non mi hanno mai ascoltata, né sentita. Hanno passato e continuano a farlo, la loro vita presi solo ed esclusivamente dai loro interessi, dai loro bisogni. Io, figlia, non sono mai stata compresa in questo. Appena apro bocca trovano il modo di sputarmi addosso urla, brutte parole, minacce. Non posso esprimere il mio malessere, non posso farlo. Troppo pericoloso per me.

Ho 37 anni, una separazione (mai messa per iscritto per motivi che non spiego qui) dopo un matrimonio di pochi anni che è stato tutto uno schifo, che mi ha trasformata in una marionetta nelle mani del burattinaio. Nessuno mi aveva insegnato fino ad allora che dovevo far valere i miei pensieri, i miei bisogni, la mia stessa persona. L’ho imparato da sola dopo essere stata ridotta ad un manichino da un marito “padrone”. Del resto avevo sempre avuto un padre padrone, che differenza avrei dovuto vederci da sola?

Sono madre, vivo ormai da anni nella casa dei miei, quella casa che (maledetta, maledettissima) mi tiene prigioniera. E dove altrimenti dovrei andare con un figlio da sola, senza uno stipendio? Un lavoro ce l’ho ma non guadagno abbastanza per poter vivere da sola.

Chi leggerà questo racconto forse si chiederà a questo punto: si ma il tuo odio da cosa deriva? Ecco, quello è il male della mia vita: da piccola mi sentivo dire: fino a che non sei maggiorenne fai quello che ti diciamo noi. Poi finalmente la maggiore età è arrivata e la frase è cambiata in “fino a che ti possiamo mantenere e i soldi non mancano stai con noi”. E lì cominciò la mia sofferenza. Ed ecco che, per liberarmi mi sono ritrovata in un matrimonio che mi ha quasi distrutta psicologicamente. Si, quasi… Come se adesso invece io sia felice e serena…

Da quando sono tornata a vivere in questa gabbia la frase si è tramutata ancora in “fino a che vivi qui dentro la tua vita è anche affare nostro”.
E allora mi tocca vivere in una casa che non è mia, con un padre a cui non si DEVE dire di no, nè contraddirlo. Bisogna essere sempre pronti agli ordini, non importa se si hanno altri impegni, altri interessi, altri orari. La sua parola è Verbo e se ci si azzarda a dire anche solo una volta NO, si parte con le offese (vi sembra bello dire troia ad una figlia e faccia di merda ad un nipote di 12 anni? E non si dovrebbero usare parole di odio anche pesanti nei confronti dei genitori, come qualcun* ha detto?).

Più di una volta mi sono sentita minacciare di essere buttata fuori di casa se non avessi fatto così come i padroni comandano. Ed eccola qui la mia trappola: dove me ne vado con un figlio e senza soldi?
Sono controllata a vista, non ho privacy, ascoltano le mie telefonate, origliano dietro la porta, mi chiamano al telefono mille e mille volte, quando il fine settimana posso concedermi un’uscita ho sempre il terrore che il telefono squilli per sapere dove sono, quando torno.

Guido un’auto che è di mio padre e l’unica cosa di cui si preoccupa è che io torni ad una certa ora a casa sia mai succedesse qualcosa. Non a me, alla macchinina nuova. Che io odio, odio anche quella. Ah, ovviamente se sono fuori in auto è solo per lavoro, figuriamoci se a 37 anni posso andare in giro in auto.
Ho un compagno da poco più di un anno, di cui loro sconoscono l’esistenza. Abbiamo qualche problema ultimamente, non ci vediamo quasi mai, non ho la possibilità di uscire di casa se non quelle poche volte che riesco a ritagliarmi un giorno intero. Ma non ho nessuna intenzione di comunicare loro questa mia storia. A loro? Non sia mai. E come potrei? Mi pioverebbero addosso giudizi e pregiudizi.

Se non rispondo immediatamente al telefono mi urlano contro dicendo che DEVO tenere il telefono sotto controllo, che se si tratta di vita o morte, li farei morire.
Il carattere di merda di mio padre viene giustificato da mia madre come conseguenza di una malattia che non c’è più. Come se l’essere o l’essere stati malati giustifica l’arroganza e la prepotenza nei confronti di tutte le altre persone del mondo. Come se, il fatto che litighi sempre con chiunque sia causa della malattia passata. Poveretto lui, ha avuto un infarto qualche anno fa, poteva rimanerci secco. E’ fatto così, va sopportato.

E’ fatto così…. (forse se ci rimaneva secco vivevamo tutti quanti meglio).
Tutto questo giustificherebbe anche l’accanirsi contro mio figlio, che invece sta crescendo grande e forte e non ha peli sulla lingua. Non si lascerebbe sottomettere lui, non deve farlo, come è successo a me.
Mia madre? Fa il doppio giochetto: se lui non c’è si lamenta di quel marito che è una persona orribile. Se c’è lui lo difende a spada tratta. Mai dargli torto, MAI.
Si è vista anche puntare un coltello alle spalle, ma tanto è una martire pure lei. Ma cazzo, perché non lo manda fuori a calci in culo??? Perché senza di lui sarebbe nessuno, sarebbe persa senza quel bastardo.

Non mi hanno nemmeno dato la possibilità di farmi un futuro. Volevo fare l’università, ma quando era il momento non si sono mai e dico mai interessati, non hanno mai mosso un dito. E poi hanno raccontato in giro che io avevo deciso di sposarmi e non di continuare a studiare. A 25 anni, quando ormai avevo perso ogni speranza di iscrivermi all’università. Ma chi avrebbe dovuto credere a questa balla mostruosa? Mai si sono presi una responsabilità MAI. Trattano il resto del mondo come se tutti e tutte dovessero stare alle loro dipendenze.

Se a casa si rompe qualcosa indovinate un po’ di chi è la colpa? E se resta un bicchiere sporco provate a pensare a chi viene data la colpa? Chiaro, o sono io o è il mio bambino. Chi altri se no?
Non bisogna usare parole forti dite, parlare così, sputare nel piatto in cui si mangia, perché come è che si dice? I figli sono il bastone della vecchiaia dei genitori. Quale vecchiaia, quali figli? Perché io che non ho visto rispettare la mia giovinezza dovrei rispettare la loro vecchiaia?
Sono in prigione si, in trappola. Sono intrappolata in una vita squallida che pretende da me riconoscenza in cambio di vitto e alloggio.

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