Prigioniera di quella gran cicciona di mia madre

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Quella lardosa di mia madre mi ha sempre fatto l’effetto di un’amputazione agli arti. Grassa da fare schifo, non più in grado di muoversi senza rompermi le palle, con la sua voce stridula a torturarmi dalla mattina alla sera. Prendimi questo, prendimi quest’altro, vai lì o vieni là. Nata per fare la serva di una madre pigra e depressa, io da sempre massacrata dai ricatti e dai sensi di colpa, con un padre che usava il lavoro come alibi per stare lontano da lei e io che non avevo tempo per fare niente a parte masturbarmi, ogni tanto, davanti a qualche scena porno.

Quando l’aiuto a lavarsi mi chiedo sempre com’è possibile che da quella fica grande, molle, orripilante, sia nata io. Per diventare grassa, ogni giorno di più, ha usato ogni possibile scusa. Era colpa di mio padre, è stata tutta colpa mia, e quando da bambina sbagliavo qualcosa lei urlava “hai visto? Mi fai arrabbiare e perciò poi mangio e mi sento male”. Ho letto da qualche parte che quelle come lei prima o poi si suicidano, ma lei sopravvivrà a tutti noi e prima di crepare avrà di sicuro detto qualche cattiveria perfino a chi l’assiste.

C’è che lei non è soltanto brutta fuori. Lo è soprattutto dentro. Con quello sguardo liquido, la bocca grande e quasi sempre spalancata, e non le frega un cazzo di stare meglio per dare a me un po’ di libertà. Si è procurata un sacco di disturbi collaterali perché si ingozza di qualunque cosa. Il cuore, la circolazione, le gambe gonfie, le braccia con i tendini infiammati. Quando la guardo provo schifo, nausea, ribrezzo. Mi fa schifo doverla toccare, lavare, rivestire. Qualcuno mi dirà che bisogna amare per forza la propria madre. Sono cazzate. Provate a vivere con la mia e poi vedrete quante belle bestemmie vi verranno in mente.

Provo compassione per mio padre che deve dormirle accanto e per me che devo aiutarla ad asciugarsi il culo perché non riesce neppure a ripulirsi dalla propria merda. Mi tappo le orecchie facendo finta di non sentirla quando mi chiama. E qualche volta ho pensato di non rispondere proprio per niente. Ma strozzati di cibo, brutta parassita. Crepa soffocata dal tuo stesso vomito. Fatti assistere all’inferno e lascia a me un po’ di tempo per respirare. Ho anche il terrore di ingrassare, di diventare come lei. Mangio poco, mi muovo tanto, non vorrò mai raggiungere il suo peso. Piuttosto mi ammazzo e quello si che sarebbe un gran gesto di altruismo.

Mio padre dice che non devo insultarla. Una ex compagna di scuola, una delle ultime amiche che mi resta, dice che devo contenere la rabbia. Vorrei vedere lei a vivere con quell’informe massa di grasso, così saprebbe che la mia rabbia è l’unica cosa che mi resta perché lei mi ha succhiato via tutto. Rispetta colei che ti ha generato. Il suo dono più grande è averti dato la vita. Si, come no. Me l’ha data per poi riprendersela con gli interessi. È a me che fa venire la depressione. Sono io che penso di suicidarmi prima o poi. E non c’è nessuno che sembra voler capire.

Io chiedo aiuto, alla sorella di mio padre, alle cugine, ma quando parlo mi guardano come se dalla mia bocca uscisse veleno. Non posso biasimarle. Ma chi vorrebbe stare con quella merda di donna? Sono parole forti, lo so, ma se non posso vivere o immaginarla morente nel suo letto vorrei sapere cosa mi resta da fare. La chiamo come mi pare e dico di lei quello che mi pare, perché non c’è pietà per me e io non ho pietà per lei. Nessuno mi capisce neanche quando sono io ad avere bisogno di cure. In quel caso mia madre è in grado di dirmi che sono capricci – i miei – e che fingo per non assumermi le mie responsabilità. Io.

Il fatto è che ricordo tutto. Fino alla fine delle elementari lei riusciva ancora, più o meno, a muoversi. Pesava molto ma riusciva a fare delle cose. Amava soprattutto cucinare e mi rimpinzava come se al posto mio vedesse una bambina del terzo mondo. Voleva fossi come lei, e poi diceva agli altri che, naturalmente, se lei ingrassava era tutta colpa mia. Doveva cucinare per la figlia e questo la induceva in tentazione. Ma chi cazzo le ha mai chiesto niente, dico io. Non le ho chiesto neanche di nascere. Non le ho mai chiesto le torte di milioni di calorie, le pietanze piene di grasso.

Ora ho 24 anni e nonostante tutto sono riuscita a diplomarmi anche se non ho potuto frequentare l’università. Mia madre ha la priorità su tutto, e se mi dite che le madri si sacrificano sempre per i figli rispondo che sono cazzate. Mia madre ha sacrificato la vita di sua figlia sull’altare del suo mostruoso egoismo. “Menomale che tua figlia è femmina, così ti può accudire” – dice mia zia le rare volte che viene in doverosa visita. Perché ad essere accudenti e premurose con le madri devono essere le femmine, eh si, figuriamoci. Non riesco ad andare via perché mio padre non sopravviverebbe e non ha abbastanza soldi per prendere una badante. Allora resto qui, chiusa in quella che sarà ben presto la mia tomba, e non posso fare niente. Non posso sognare, scappare, progettare, non posso neanche scopare, mai, con nessuno.

L’ultima volta che ho fatto sesso fu molto tempo fa e sono diventata insoddisfatta, frustrata a tal punto da desiderare di farmi perfino quello stronzo del panettiere quando vado da lui in negozio. Ho delle fantasie sul bottegaio, il medico, l’infermiere. Immagino una di quelle scopate frettolose, a uso e consumo di film che posso vedere solo quando mia madre dorme. Il fatto è che durante il giorno devo stare con lei che non fa altro che vedere programmi minchioni di una televisione minchiona e brutta da fare schifo. Vorrei che esistesse uno scopatore buono a farmi venire tre volte in un quarto d’ora, perché di più non potrei concedergli. Se c’è una cosa che mia madre non mi permette di fare, a parte tutto il resto, è restare fuori più del tempo previsto. Mi chiama al telefono se sgarro di un solo minuto. Figuriamoci che tragedia farebbe se mi assentassi per più tempo.

Ci fosse uno che mi scopasse in piedi, leccandomi la fica per il tempo necessario e facendomi sentire il cazzo dentro il più possibile. Ci penso, a volte, e mi eccito solo a immaginarmi con la sua lingua addosso. Assume di volta in volta le sembianze di una persona diversa. Mi ritrovo a ripensare a persone che ho intravisto per strada, che mi hanno guardata per un attimo, anche se probabilmente solo per caso. Mi ritrovo a fantasticare per sfuggire alla mia miserabile vita, accanto ad una miserabile donna e poi inevitabilmente sbatto contro il mio fottuto destino. Quella casa grigia, con stanze grigie, con tutto quel che c’è e che risale a molti anni prima. Mai un mobile nuovo, sempre lo stesso quadro alla parete. Mai una rinfrescatina alle pareti. Tutto morto, come fosse una cripta. Tutto sospeso, in attesa di ritornare alla vita.

Nella mia stanza ho appeso poster, ho cambiato la posizione dei mobili, ma non è servito a molto. Come se tu decidessi di cambiare posizione all’arredo di una cella. A volte scrivo. Per non morire. Per ricordare quel che ero e sono. Forse per lasciare traccia della mia schifosa vita. Chiusa in questa torre, aspettando che qualcuno mi salvi. Ma tutti hanno solo intenzione di farmi restare qui perché altrimenti dovrebbero condividere con me la responsabilità di quella gran cicciona di mia madre.

Non c’è nessuno che mi salverà. Lo so. Dovrei salvarmi io stessa e forse un giorno lo farò. Un giorno. Non so quando.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Al tuo posto avrei convinto tuo padre a fuggire, e se avesse detto no sarei scappata da sola. Che situazione terribile…

  2. l’assistenza sanitaria obbligatoria.
    Falla ricoverare. É grassa, malata e non può badare a sé stessa.
    Se la terranno per un po’ e te la restituiranno insieme ad una infermiera a domicilio che verrà a fare tutto ciò che NON dovresti fare tu!!
    Le figlie femmine non sono badanti!!
    Anche tu devi vivere e non devi a nessuno tutto questo!!!

    • Scusa Enrica, ma parli di come funziona in Italia? Perché non è proprio così che vanno le cose. Infermiera a domicilio pagata dal Ssn per fare tutto??? Certo, nel mondo dei sogni

      • No scusami, ma se questa donna è davvero in queste condizioni ha diritto alla pensione di invalidità e all’accompagno! In più in tutte le città e paesi ci sono delle associazioni legate ai comuni che ti mandano degli assistenti per un tot di ore a settimana. Lo so perché ho lavorato nell’ambito. Piuttosto il padre non si è curato di richiedere questi tipi di assistenza….

  3. MI sento male a pensare che non sono sola. Voglio raccontare presto anche la mia storia. Mi stai leggendo vero? Non sei sola, e io ti capisco. E mi racconterò. E’ un po’ che vorrei farlo (proprio su questo blog) ma pensavo di “essere fuori tema” e di non potermi esprimere così come hai fatto tu. Raccontiamoci, uniamoci. E se possibile, salviamoci.

  4. Vattene da li. Più lontano che puoi. Falla ricoverare e fiorisci che di vita ne hai una sola ed hai il sacrosanto diritto di farne ciò che vuoi tu. Lo dici tu stessa che la vita che ti ha dato la riprende con gli interessi e forse ne hai pagati più del dovuto. Prendi ciò che è tuo e lascia a lei il suo. Chi ti criticherà lo farà probabilmente solo perché dovrà occuparsene al posto tuo. In bocca al lupo!

  5. Due cose. Uno: la soluzione è una sola e, anche se è difficile, la conosci già: via di casa. Altrimenti sarai sulla buona strada per diventare rancorosa, cattiva, insoddisfatta e pure cicciona. Due: per tua madre uno psichiatra (sarà egoista ma sta male di sicuro) e la chirurgia bariatrica, sempre che ne abbia voglia.
    Tuo padre sopravviverà.
    In bocca al lupo!

  6. La mia storia è diversa, molto diversa, ma per certi versi simile. Fa bene a sfogarti, a parlare così, cazzo ci riuscissi io.
    Grazie.

  7. Tua madre è chiaramente invalida. C’è un sistema sanitario nazionale che è tenuto a farsi carico, almeno in parte, dei problemi come questo; per le persone non autosufficienti ci sono infermieri a domicilio e assegni di accompagnamento. Nessuno deve pretendere che tu faccia tutto da sola.
    Parlane col medico di base di tua madre (non so se sia anche il tuo) perché lei è anche responsabilità sua, la salute di tua madre è responsabilità SUA e lui è tenuto a darti tutte le indicazioni possibili e a farti tutte le carte possibili per poter sfruttare ciò per cui pagate le tasse.

    Detto questo… Mi spiace per la situazione terribile in cui ti trovi, non solo per via di tua madre ma di tutto un parentado cui fai comodo, tuo padre in primis.
    È comodo per tutti far leva sul tuo senso di colpa per mantenerti schiava e far sì che solo tu ti occupi di un problema che non hai causato: nei commenti sopra suggeriscono, non a torto, uno psicologo per tua madre… io penso che dovresti sentirne uno anche tu, per non lasciare che le persone che ti circondano ti distruggano del tutto l’autostima e ti sommergano di sensi di colpa.
    Ricorda che il tuo dovere principale è verso te stessa. Puoi DECIDERE di sacrificare la tua vita per qualcun altro, ma non ti deve venire imposto.
    Tu non sei una schiava e non puoi essere costretta a fare, gratis, la badante a tua madre. Chiunque sostenga il contrario ha convenienza a lasciare le cose come stanno (i parenti) oppure parla per dare fiato alla bocca (la tua amica).
    Spero che tu riesca a trovare la forza di sconfiggere il senso di colpa, avviare tutto il processo di cura di tua madre da parte del SSN e poi andartene a gambe levate da lì… e magari condividere la vita con persone che ti ascoltino e che si prendano la loro parte di responsabilità.

  8. Purtroppo non possiamo scegliere dove nascere e da chi.
    Tu sei stata particolarmente sfortunata: una palla di ladro stronza come madre e ectoplasma come padre. Remondati dai sensi di colpa, fregatene se tuo padre non sopravviverebbe (fino a prova contraria, lui ha avuto la possibilità di scegliersi la moglie) e va via da quella casa, magari riflettendo sul fatto che, a volte (spesso), la soluzione a tanti problemi dell’esistenza è la morte di chi li causa.

  9. Ma perché prendete sempre tutti per oro colato quello che chiunque scrive? In qualunque tipo di relazione esistono almeno due persone: perché mai nessuno si chiede quale sia la versione dell’altro coinvolto?
    Non è polemica, è che proprio non capisco.

  10. E continua a scrivere.

  11. Una mia amica dice la stessa cosa della madre che più volte ha tentato il suicidio: mio padre non sopravvivrebbe. E intanto valuta già di rinunciare a studiare fuori. Boh.

  12. sarettasbill says:

    Forse dovresti andare via con tuo padre…darvi un altra vita insieme…ve lo meritate…ti abbraccio ❤

  13. Ammetto che certe volte è difficile leggere alcuni post. Siamo così assuefatti alla dittatura delle buone maniere, alla repressione emotiva, che proprio senti fisicamente la difficoltà a leggere certe cose.
    Perciò credo nel valore catartico di queste lettere aperte, schiette, sincere. Che non sono confessioni di mostri ma di persone così abituate a ingoiare rospi da veder crescere dentro uno stagno di emozioni distruttive. Cose che abbiamo pensato tutti qualche volta, magari vergognandocene. Se sei arrivata a parlare così è proprio perché non puoi sentirti libera di fare ciò che senti. Allora prova a darti una possibilità. Scegli la via che senti più in linea con la tua coscienza.
    Quanto a tua madre: hai tutto il diritto di sentire quel che senti, ma vedila per quello che è: una donna con evidenti problemi psichici. Questo può aiutarti a lenire in parte il tuo rancore/dolore.

  14. Figlia di una madre depressa. ..anche io ho pensato spesso fosse stato meglio essere orfana. Sola. Sempre. A vent’anni anche io piena di rabbia. Costantemente rimproverata x questa rabbia. Costantemente in colpa. In realtà ancora adesso, a più di 40 anni. Solo ora sono riuscita ad uscire da quella casa. Cerca l’aiuto di uno specialista. Fallo subito, piccola.

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