Genitori sessuofobi che non parlano di sesso ai figli

11993277_921721257901571_1515306213420771347_nIo ho sempre avuto difficoltà a parlare della mia vita sessuale. Non l’ho mai vissuta molto bene e ancora oggi tremo all’idea di fare sesso con una persona che non conosco bene. Devo conoscerla proprio molto bene, perché mi vergogno a mostrarmi nuda e al primo incontro sessuale non mi sento a mio agio neppure con l’uomo più gentile della terra.

Da un certo punto di vista questi miei timori mi hanno fatto guadagnare la nomea della verginella e dall’altra, invece, quella della ragazza perbene, quella da sposare. Sfottuta da ragazzi e ragazze e abbordata da persone che solo per il fatto di sapermi perbene immaginavano che io condividessi con loro idee retrograde sul ruolo dell’uomo cacciatore e della donna preda. Quando spiegavo che in realtà si trattava di timori dovuti alle mie insicurezze e che la loro mentalità era di uomini con la clava ci restavano male e si volatilizzavano.

Solo con un uomo non ho avuto problemi in questo senso. Più grande di me di 17 anni, non bello ma una persona gentile, con lui mi sentivo al sicuro perché non lo amavo. Anzi sfoggiavo le mie più ardite mosse e mi piaceva sentirmi dire di quanto fossi eccitante e sentirmi così desiderata. Ho fatto l’errore di mettermi con uno che mi piaceva davvero solo una volta e all’inizio lui sembrava ricambiare ma con il tempo cominciò a sfottermi, per i miei complessi, perché lo inibivo, cosa probabilmente vera, gli impedivo di fare quello che voleva e andavo sempre in cerca di conferme.

L’insicurezza alla fine stanca, ora lo so anch’io perché l’ultima persona con cui sono stata lo era nei miei confronti. Ora mi maledico per quello che ho fatto patire a quel sant’uomo che rimpiangerò in eterno, a meno che io non lo stia mitizzando. Può essere anche così, certo.

Quando ero piccola nessuno mi ha mai spiegato niente sulla sessualità. Non ho potuto fare domande, ottenere risposte e l’unico posto in cui mia madre mi mandava era il catechismo e la scuola e in nessuno dei due posti si parlava di sesso. Alle scuole medie i ragazzi facevano battute “sporche”, a doppio senso, ma io non le capivo mai e perciò cominciarono a prendermi di mira. Ero bambina nel volto e nei modi. Il mio sviluppo arrivò tardi, all’età di 13 anni, assieme alle mie mestruazioni.

Le mie compagne erano tutte più alte, slanciate, mentre io ero tappa e sovrappeso. Avere il doppio mento a 12 anni non è una cosa che dà molta sicurezza. Quella è l’età in cui il disagio viene amplificato da mille altre questioni. La crudeltà dei compagni, gli sfottò delle compagne, l’insicurezza propria, la sensazione di non piacere o di fare ribrezzo anche ai tuoi parenti. Un mio insegnante mi sfotteva davanti a tutti perché avevo macchie di sudore sotto le ascelle e diceva che puzzavo (quando ero in ansia il corpo diventava una fontana). Mio zio mi diceva, scherzando, che sarei rimasta zitella, non mi avrebbe voluta nessuno.

Non so perché allora io dessi tanta importanza al matrimonio, all’amore, ma giuro che ho pensato mille volte di suicidarmi. Un giorno leggo su una rivista qualcosa sulla masturbazione. Era linguaggio medico e quando chiesi chiarimenti a mia madre lei disse che non dovevo occuparmi di quelle cose. Fortuna che ero curiosa e cercai in biblioteca libri difficili da leggere ma che parlavano di una zona del mio corpo che era adatta a farmi ottenere piacere.

Non mi ero sentita mai a mio agio pensando a quello che avevo in mezzo alle gambe. Non mi strusciavo, non mi toccavo, d’altronde era “peccato”, perciò dovetti aspettare molti anni, per l’appunto, la mia relazione con l’uomo che aveva molti anni più di me per scoprire cosa fosse la masturbazione e un orgasmo. Cercai poi di provare la stessa sensazione con altri ma non era la stessa cosa. Mi masturbavo quando ero sola ma non riuscivo a mollare la tensione quando stavo con qualcuno. Dopo le mestruazioni non mi trasformai in un cigno. Sono tutte cazzate. Se sei un brutto anatroccolo resti tale per sempre. Ho perso molti chili, avevo tette e culo di un certo spessore, i lineamenti del volto non particolarmente belli e il mio dannato doppio mento.

Se avessi avuto un insegnante di educazione sessuale per imparare qualcosa. Se qualcuno mi avesse detto tanto tempo fa che nella sessualità contano tutti i sensi, la chimica fra i corpi, e l’aspetto esteriore conta fino ad un certo punto. Quel che non piace a lui può piacere a quell’altro. Dipende da tanti fattori e ora ne sono consapevole. Se qualcuno mi avesse insegnato a non vergognarmi del mio corpo, a sentirmi a mio agio con la mia pelle e la mia sessualità, mi avrebbero risparmiato tanto dolore. Chissà se quelli che si oppongono alle lezioni di educazione sessuale si rendono conto di quel che fanno alle loro figlie (e ai figli).

Una ragazza disinformata può subire di tutto perché non conosce i propri limiti e non sa come si ottiene il piacere. Se c’è qualcuno che le impone mosse che poi non le piaceranno non potrà neppure lamentarsi perché la responsabilità è di chi l’ha tenuta al chiuso, a pensare all’amore romantico negandole il diritto di poter sapere tutto per essere in grado di esprimere consensualità.

Una ragazza disinformata può essere stuprata, può restare incinta o può essere contagiata con malattie sessualmente trasmissibili. Ed è inutile che i genitori si oppongano dicendo che ai loro figli pensano loro giacché non sono abbastanza grandi per capire. Il mondo va molto più in fretta. Le prime volte delle mie compagne erano a 12 o 13 anni. Il petting spinto si faceva sempre a quell’età. Tu vedi tua figlia e pensi che sia una bambina ma sessualmente è donna fatta e ha gli ormoni che viaggiano a velocità supersonica. Se nessuno ti spiega che serve un contraccettivo scoprirai troppo tardi che ne avevi bisogno. E poi c’è chi si lamenta che le ragazzine usano l’aborto come niente. A parte che è tutta da dimostrare ma se alle ragazze non è reso accessibile l’acquisto di contraccettivi, pillole d’emergenza, poi di cosa vi lamentate? Se quando una ragazzina entra in farmacia per comprare dei preservativi i farmacisti la fanno vergognare anche di esistere (lo so perché è successo davanti a me), non dovreste essere sorpresi per le conseguenze.

Fossi madre, e non lo sono ancora o non lo sarò mai, le spiegherei tutto quello che le serve affinché lei sia capace di difendersi da sola. La conoscenza ti aiuta più che qualunque esercito a fare da guardia al tuo corpo. Le spiegherei ogni cosa e così sarei sicura di saperla consapevole e serena. Non dovrebbe mai vergognarsi di avere esigenze sessuali, non dovrebbe considerare la masturbazione un peccato e soprattutto dovrebbe imparare che la sensualità prescinde dall’aspetto fisico. Ora mi tocca insegnarlo a me stessa e ho più di 30 anni e ancora nascondo la pancia, non so come pressare i miei seni, metto dolcevita anche in estate per nascondere il doppiopetto. Sono una donna complessata che è difficile da amare. Non faccio la vittima ma per esperienza so che è così o sono semplicemente io che non penso di meritarmi niente e non mi rendo conto di chi vorrebbe stare con me.

Quello che so è che ancora faccio sesso a luce spenta e vado al mare con il costume intero e quasi mai con gli amici. Mi invitano tutte le volte e io mi vergogno, ho attacchi di panico, perché sentirsi brutte ha anche questo risvolto che non è solo relazionale ma riguarda la sfera intima, intacca la mia serenità, il mio privato.

Quello che vorrei dire ai genitori è di non comportarsi come i miei e alle ragazze vorrei dire di non farsi complessi e di non avere paura a chiedere informazioni agli adulti. Non fatevi intimidire. Dovranno rispondervi prima o poi, per l’incalzante peso delle vostre richieste. Ricordate che per fare di me quella che sono, con la necessità di curarmi emotivamente e guarire chissà quando, bastano anche un paio di persone come quelle che descrivono l’educazione sessuale come la cosa più brutta al mondo. Non basta che voi adulti siete repressi? Volete che anche i vostri figli siano infelici tanto quanto voi? Pensate al loro destino invece di pretendere che ripetano il vostro. Ascoltate le loro esigenze invece di restare sordi e chiusi dietro pregiudizi, sessismo e sessuofobia.

Un abbraccio a tutte le ragazze che leggeranno.
Rita

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Un abbraccio a te Rita e grazie della condivisione…

  2. in questo articola la protagonista si è data una domanda e si è data pure la risposta che cercava. quindi?

  3. Grazie Rita ❤ Anche se non sarai mai madre puoi spiegare (e aiutare) centinaia di ragazze che avrebbero bisogno come aria del tuo esempio. Vorrei abbracciarti per trasmetterti quella serenità che dà la condivisione e la semplicità, ma temo che ti impaurirebbe, quindi ti mando un immenso sorriso 🙂

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