Mia madre picchiava mio fratello e non potevo fare niente

Due figli, io e mio fratello. Mia madre, mia nonna, e mia zia. Viviamo tutti insieme da quando i miei genitori si sono separati. Io sono la figlia maggiore e mio fratello è più piccolo di otto anni. Praticamente l’ho cresciuto io. Hanno deciso di fare un figlio per provare a riaggiustare il matrimonio ma alla fine non è andata bene e ora mia madre continua a rinfacciarci che ha fatto tutto per noi e tratta mio fratello come fosse il diavolo in persona. Non sa accettare il fatto che un figlio piccolo lo devi pur crescere e se non intendevi farlo allora potevi lasciarlo con nostro padre.

Però questa opzione era esclusa. Né io né mio fratello abbiamo trascorso con nostro padre più di un paio di settimane all’anno e in realtà non era proprio per responsabilità di mia madre, o per lo meno non soltanto per colpa sua. Anche mio padre è stato un po’ distratto, si è rifatto una nuova famiglia e non ha pensato molto a noi. Fatto sta che con mia madre il rapporto è sempre stato pessimo. Picchiava me quando ero piccola, urlava spesso e diceva cose irripetibili, ti ammazzo, ti rompo la faccia, pezzi di merda, tali e quali a vostro padre, e via di questo passo.

Dapprincipio pensavo davvero che noi portassimo sulle spalle il peso della colpa di mio padre, poi l’abbiamo conosciuto un po’ meglio, io sono cresciuta, e per quanto io sappia che è più facile mitizzare il genitore assente, comunque sia non l’ho mai visto come un mostro. Ma a prescindere da questo quello che mia madre ha fatto a me e continua a fare a mio fratello non ha comunque alcuna giustificazione. Un giorno le ho detto che se non avesse smesso di picchiare mio fratello l’avrei denunciata. Lei ha cominciato a strapparsi i capelli, si dava pugni in testa ed era una scena di una violenza inaudita.

Mi ha chiamata figlia ingrata e ha vomitato mille altre cose brutte su di me e mio fratello. Le ho detto che se stava male, doveva farsi curare o altrimenti avrei portato mio fratello con me. Stavo al primo anno di università e in effetti non sapevo neppure come campare. Dove avrei potuto portare mio fratello?

Un giorno lui mi chiamò dicendomi che la mamma stava sragionando. Mi precipitai per prevenire un disastro e trovai mio fratello con la faccia gonfia di schiaffi e mia madre che continuava a dargli pugni sulle spalle. Mia nonna e mia zia guardavano senza fare niente e quando chiesi spiegazioni mi dissero che non dovevo impicciarmi. Allora dissi che avrei telefonato ai carabinieri e che l’avrei costretta a smettere. Non ero neppure consapevole di quello che le leggi consentivano. Quello che so è che mia nonna e mia zia mi trattarono da estranea, un’intrusa, perché la mamma non si tocca e dovevo lasciar correre perché era una “debolezza” di un momento.

Mia madre era quella che in realtà si prendeva cura di mia nonna, anziana, e a mia zia faceva comodo avere la serva a casa perché così poteva continuare a fare la sua vita. Ciascuna di loro aveva un motivo egoistico per coprire le violenze di mia madre. Come osavo pensare che per “qualche schiaffo” mia madre, cioè… la mamma, dovesse finire sotto processo? Ricatti, sensi di colpa, puoi scordarti l’università, tuo fratello finirà in mezzo a una strada. Così chiamai mio padre per dirgli che era arrivato il momento di assumersi le proprie responsabilità. Incredibilmente mi disse che avrebbe volentieri ospitato mio fratello e anche me. Lo trovai più calmo, sereno, per quanto si fosse separato dalla sua convivente.

Disse che potevamo restare quanto volevamo e che se mia madre avesse chiesto il perché lui non avrebbe ceduto. Non so per quale ragione ma dopo qualche giorno invece ci mise alla porta. Mia madre l’aveva minacciato di accusarlo per sottrazione di minore o cose del genere e mio padre non voleva guai. Mi disse che non poteva fare altrimenti e che tutto quello che si poteva fare era allertare i servizi sociali. Credo che non saprò mai se lo fece ma so per certo che quando mia madre rimise le mani addosso a mio fratello io avrei voluto denunciare mia madre, mia nonna, mia zia, tutta la parentela sparsa che sapeva ma non faceva niente, anzi, lo trovava giusto. Ero da sola, perciò provai semplicemente ad essere più presente nella vita di mio fratello, per dargli una mano.

Mio fratello ora è più che maggiorenne, si è iscritto all’università ed è venuto a vivere con me. Io lo aiuto come posso e insieme cerchiamo di darci da fare per sopravvivere. La mia famiglia, mia madre e i suoi parenti, non li sentiamo né vediamo da parecchio. Se non siamo mai stati così importanti per lei vorrei capire perché ha minacciato mio padre. Non saprò mai come sono andate le cose ma so perfettamente che se avessi un figlio mi amputerei le mani prima di mettergliele addosso e non coprirei un parente se gli facesse del male. Non c’è di peggio che dover combattere una guerra contro tutta la famiglia quando tenti di liberarti dalla violenza. A tutte le persone che subiscono violenze e che non sono supportate da nessuno dedico un abbraccio. Sopravvivete, per favore, e poi sarete tanto forti da lasciarli marcire – tutti – nella loro miseria.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. non é solo una storia vera.. é malauguratamente una storia simile a troppe reali..

  2. Grande! C’è bisogno di parlarne, perché una madre violenta non è mai vista come una cosa grave, la mamma è sempre la mamma e poi chi si fa picchiare dalla mamma? Per la società è una cosa ridicola.

    • Sai, ci sono recentissime convenzioni internazionali che dicono che la violenza importante è solo quella maschile sulle donne…quindi di che ti stupisci?

  3. Ho avuto i battiti del cuore accelerati fino alla fine della storia…e poi un velo di speranza, per questi due fratelli. Solo un velo, che si disgrega come ragnatela al vento. Sono testimonianze importanti che devono gettare luce sui problemi delle persone, dei singoli, problemi relazionali, che hanno ripercussioni sugli altri, sui figli, sui familiari. Sangue del proprio sangue trattato in questo modo. Non è giusto. In casa, che sempre più spesso si da per scontato essere un luogo protetto è sicuro. Dovrebbe essere così. Non lo è. Prego coloro che non sono in grado di crescere e amare i figli, di non farli.

  4. Spesso dietro questi comportamenti violenti e insensati ci sono problemi mentali non diagnosticati, come per esempio il disturbo bipolare… i figli purtroppo ne fanno le spese su tutti i fronti.

  5. E’ una storia triste ma credo che si sia tutti vittime. La madre per comportarsi così deve aver avuto dei problemi a sua volta. Il colpevole è la società in generale, non ci si aiuta a vicenda, l’individualismo regna sovrano promossi da competizione e avidità. Tutti dovrebbero offrire la propria spalla agli altri senza secondi fini. La società dovrebbe puntare l’armonia, tutto il resto è secondario

    • Troppo comodo dare sempre la colpa alla società o agli abusi subiti. È la responsabilità personale? Questa madre, come la nonna e la zia, sono colpevoli. Nessun “ma”. La ragazza della storia è una ragazza che ha vissuto la violenza eppure (almeno per ora) la rifiuta. Quindi non si nasconde dietro l’alibi di ciò che ha subito.

  6. Grande. Grazie per condividere

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