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L’educazione sessuale è necessaria perché l’ignoranza produce danni

Viola  scrive:

e5c2e17a12fdf2fda325fb3ec5a36972Dopo aver letto la riflessione di Federica, con la quale concordo in pieno, vorrei dire anche io due parole sul gender e altre cose paurose, non tanto perché credo di poter dare un valore aggiunto, Federica ha raccontato la mia generazione egregiamente, ma perché un’altra testimonianza possa confermare e avvalorare la sua.

Sono nata anch’io nel ’91, in una famiglia tutto sommato abbastanza aperta, entrambi i miei genitori votano a sinistra (o almeno ci provano), mia madre è credente ma non digerisce tanto la Chiesa, mio padre é agnostico. Insomma, una famiglia aperta, ma comunque borghese, di certo non sono venuta alla luce nel covo delle Brigate rosse.

Intorno ai 5/6 anni avevo deciso di essere un maschiaccio, giocavo solo con i Power Rangers, odiavo le gonne con quegli stupidi collant che mi impedivano i movimenti, al mare nessuno al mondo sarebbe stato in grado di farmi indossare il pezzo di sopra del costume. E i miei genitori mi hanno semplicemente assecondata, si sono seduti a giocare con me ai giochi “da maschio”, mi hanno lasciato portare i capelli corti, e hanno atteso la fase successiva, che è stata quella dei capelli lunghi e del rosa. Perché i bambini devono sperimentare, cari genitori.

La curiosità è una delle poche risorse sane e vitali che ci sono rimaste. E mi sembra assurdo anche doverlo specificare, ma vi assicuro che non è affatto scontato, perché bazzico l’ambiente della scuola e l’anno scorso mi è capitato di assistere a una scenata isterica di una madre risentita perché la maestra aveva lasciato il figlio libero di giocare con la cucina delle bambole. Oggi probabilmente avrebbe detto che il bimbo era posseduto dal gender.

Verso gli 8/9 anni ho iniziato a “masturbarmi “, nel senso che mi strusciavo contro il letto, e credo che mia madre se ne sia anche accorta, ma anche qui non ci sono state scenate.

Tra gli 11 e i 13 anni ho cominciato a capire come girava il mondo e i miei genitori non mi hanno mai direttamente dato informazioni, probabilmente perché io non ho mai sentito il bisogno di chiederle, ma non mi hanno ostacolato in nessun modo, anzi mi lasciavano guardare programmi televisivi di approfondimento sociale che trattavano spesso della sessualitá ed erano vietati anche alle mie cugine più grandi, e mia madre mi regalò “Porci con le ali”, che tuttora consiglio agli adolescenti con cui mi trovo a parlare.

A 15 anni è arrivato il primo “fidanzato”, e lì mia madre mi ha fatto un bel discorsetto, io ho ammesso che la fatidica prima volta forse si stava avvicinando e lei mi ha portato dal ginecologo che mi ha istruito sull’uso degli anticoncezionali. Da lì è iniziata la mia scoperta della sessualità, che, non posso mentire, non è stata sempre semplice, leggera, felice, e non lo è neanche ora, ma almeno è consapevole, e lo è stata sempre. Consapevole e prudente.

Quando ho avuto rapporti occasionali ho preteso l’uso del profilattico per proteggermi dalle malattie, con la mia ultima relazione, la più stabile, mi sono affidata alla pillola e se in un paio di occasioni ho rischiato l’ho fatto consapevolmente, per amore, e perché forse un figlio lo desideravo.
Nel frattempo le mie coetanee sono cresciute nella bambagia, in particolare la mia amica, C., proveniente da una famiglia rigida e bigotta. Lei non poteva leggere nemmeno il Cioè, lei non poteva neanche fare riferimento al sesso in famiglia, lei è stata educata per arrivare vergine all’altare, o almeno al Fidanzato Serio, quello che deve diventare tuo marito, perché a letto si va con un uomo solo.

Sapete come le è andata alla fine? Ha abortito a 18 anni appena compiuti, accompagnata da quegli stessi genitori che la accompagnano a Messa. Perché riteneva che il coito interrotto fosse l’unico metodo scientificamente certo per non restare incinta. Insomma, per ignoranza. Io rispetto il sacrosanto diritto all’aborto, chiariamolo. Ma che una diciottenne si sia dovuta sottoporre a un’operazione traumatica e dolorosa perché in 18 anni nessuno le aveva spiegato nulla sul suo corpo non mi va giù. I genitori erano a Messa ok, ma la scuola dov’era? Ah già, l’unica ora di educazione sessuale è stata all’ultimo anno, quando una psicologa è arrivata in aula per parlarci delle ricadute emotive della perdita della verginità, che avevamo perso già tutte.

Ora avrei anche io qualche domanda per voi, cari genitori pronti a partire per una nuova crociata contro una teoria che non esiste, ma per fortuna almeno avete scelto un bel nome, che a noi eretiche i gender studies piacciono un sacco. Siete sicuri di non volere il supporto della scuola nell’educazione che (non) date ai vostri figli? Perché i peggiori traumi io li ho visti nascere dall’ignoranza, non dalla consapevolezza. E voi genitori di bambini innocenti che secondo voi andrebbero “incoraggiati” all’eterosessualitá, se domani scoprirete che vostr* figli* è omosessuale, volete davvero che a scuola sia sottopost* a discriminazioni, o non sarebbe il caso di fare qualche lezione di empatia a tutt*, a partire da voi?
Io non ho paura del gender, ma ho paura dei genitori che ne hanno paura.

Viola

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Comments

  1. L’ha ribloggato su Quella che il bruco chiama fine del mondo, il maestro chiama farfalla(Massima Zen)e ha commentato:
    Praticamente come la penso io.

  2. Esatto. Come ho appena avuto modo di ri-verificare per lavoro, anche (ancora!) a 25 anni puòessere necessario farsi spiegare in che fase del ciclo si può restare incinte – guardia medica, uno dovrebbe venire per urgenze o presunte tali, e invece si spiegano concetti che “dovrebbero” (devono?) essere assodati! Quindi, ripensando alle letture del giorno: carenza (assenza completa?) di insegnamento a scuola e a casa!

  3. Sono del ’90 e anch’io ho avuto occasione di avere incontri con una psicologa a scuola in cui si parlava di sesso, alcol e droga come se fossero la stessa cosa. Ho due genitori diretti, aperti e con dei valori che prescindono dalla religione: se ti droghi muori, se bevi e guidi muori, se prendi un vizio è dura toglierlo e se fai sesso sappi che funziona così, cosà e cosù, che senza precauzioni ti becchi una malattia e muori o rimani incinta e se non hai un lavoro e il tuo fidanzato ti pianta la vita è dura! Ho perso la verginità a 21 anni quando mi sono sentita pronta, non “quando l’hanno fatto tutti” e l’unico con cui non uso precauzioni è il mio attuale compagno perchè vogliamo un figlio. Della mia generazione conosco ragazze che hanno fatto anche 4 aborti volontari, che hanno preso almeno 6/7 volte la pillola del giorno dopo o che sono rimaste incinte e se ne sono accorte dopo il 3° mese. Se guardo alle 15enni di adesso sembra che “16 anni e incinta” le abbia convinte che la loro famiglia le aiuterà per sempre e che mettendo al mondo un figlio possono evitare scuola e lavoro. Non chiamiamola teoria gender, chiamiamola educazione e conoscenza. L’ignoranza fa male.

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