La donna depressa non è una che fa i “capricci”

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La mia depressione è cominciata senza che io me ne accorgessi. Poco a poco ho cominciato a chiudermi in me stessa e non sono stata più in grado di comunicare. Non mi appassionava più nulla. Ero distaccata, lontana da tutto e tutti, inclusi i miei affetti. Litigavo spesso con il mio ragazzo per fare in modo che lui mi lasciasse o per avere una ragione logica per allontanarlo. Ho smesso di cercare le mie amiche e quando erano loro a cercarmi non rispondevo mai.

Non so com’è la depressione per altre persone, perché immagino, da quel che ho visto, che ciascun@ ne soffre in modo diverso. Per me è stato come se fossi incastrata in un loop dal quale mi era impossibile fuggire. Facevo sempre gli stessi gesti, ripetevo in più fasi le stesse parole, non smettevo con le mie dinamiche e come altre persone hanno già scritto neanch’io avevo una gran voglia di fare sesso.

Sono stata acida, alcune volte, perché avevo dentro tanta rabbia sopita e non sapevo come indirizzarla. La rabbia era comunque la parte migliore della storia perché mi mostrava in un modo o nell’altro che ero ancora viva. I primi tempi dissero tutti, parenti e amici, che era una fase. Qualcuno disse che ero capricciosa. Altre persone dissero al mio ragazzo che non poteva restare con una che lo trattava male. E forse lui è stato l’unico a capirmi o ha assunto semplicemente il ruolo del salvatore e in qualche modo per lui la mia brutta storia aveva un senso.

Temevo anzi di contrariarlo se un giorno o l’altro mi fosse passata. In che veste poi sarebbe stato con me se diventavo autonoma? E questa è una delle cose che si innesca in una coppia dove uno dei due sta così male. La dipendenza dal malessere. La relazione basata su quello.

Mi sono abbruttita, lasciata andare, sempre in pigiama, davanti alla televisione. Senza riuscire a comunicare con nessuno. Senza più alcuna prospettiva di futuro. Se mi chiedete come arriva la depressione non so dirlo. Arriva e basta e la tua vita non ti appartiene più moltissimo. Quando ho capito di non avere alcuna alternativa, o suicidio o la lotta per guarire, mi sono rivolta ad uno psichiatra dell’asl che mi ha subito prescritto farmaci, droghe legali, per farmi stare meglio.

Mi ripeteva sempre che i farmaci sono un aiuto e che il resto, la parte più faticosa, avrei dovuto svolgerla io. Esci, mi ordinava. Trovati un interesse e vai. E io lì a scervellarmi su quale interesse riscoprire. Che minchia faccio? Come ne esco? Comincio la cura con almeno quattro farmaci da prendere in ore differenti, dopo un po’ di tempo, o qualche mese, comincio a sentirmi meglio. Non soffro più di ansia, non ho l’umore altalenante, riesco a dormire  e riesco a respirare a lungo, calma, a occhi chiusi.

I primi tempi dormivo molto, perché mi davano un farmaco che era una botta micidiale. Poi hanno smesso e ho continuato a frequentare lo psichiatra che mi ha raccontato come avesse moltissime pazienti con gli stessi sintomi. Tutte più o meno della mia età, sotto i 40 anni. Ma cosa è successo alla mia generazione? È la precarietà? L’incapacità o impossibilità a progettare? Il mondo che ti esorta a eccellere in qualunque campo, a sviluppare arti magiche per vivere felice, e chi, come me, non ha proprio gatte da pelare, nessuna chance e zero forza per andare avanti, si sente come se il fallimento fosse tutto sulle sue spalle.

Mi sono chiesta quanto ci sia di politico in quello che ho vissuto e vivo. E mi rendo conto che tante persone, incluse le donne, non sanno parlare di depressione perché è sinonimo di fallimento, debolezza, difficile da condividere con gli altri. Anch’io, come tante altre, ho preso la mia dose massiccia di pillole cercando di morire. Non so se sapete come si procede. Ti portano all’ospedale e ti lavano di tutto il veleno ingerito fintanto che non ti svegli, dopo qualche giorno, e continuano a sedarti almeno per una settimana. Raddoppiano la dose dei farmaci, ti chiedono cosa è successo e se tu dichiari, in modo credibile, che volevi morire, li vedi seri e imbarazzati, come se avessero interferito con i tuoi piani. In fondo chi cazzo ha chiesto niente? Se volevo essere salvata avrei lasciato prove tangibili e avrei telefonato io stessa per essere soccorsa. Se non l’ho fatto e per disgrazia qualcuno è arrivato prima del dovuto e ha deciso di salvarmi tu provi imbarazzo e io una nuova determinazione.

Quando si tocca la merda, il fondo del fondo, poi, vuoi o non vuoi, risali un po’ più su. Dato che mi hanno salvata non posso esimermi dal tentare di vivere. Non più per me ma per chi mi sta vicino. E in ogni caso sono ancora troppo fragile per essere massacrata da persone che commentano su facebook per insegnarmi come vivere. Piuttosto dicano se loro stanno bene o male perché io so che quello che ho vissuto e vivo io non è un fatto isolato. Non lo è per niente.

Da un po’ ho cominciato a prendere dosi minori di farmaci. Pare che stia andando bene. Riesco a uscire, qualche volta. Mi organizzo, faccio la spesa, cucino, lavo i piatti, anche se tutto mi sembra senza senso. Io e il mio compagno non facciamo l’amore da molti mesi. Lo psichiatra mi chiede ogni volta se lo abbiamo fatto e io dico no, non ne avevo alcuna voglia. Sono io a non averne. Lui vorrebbe, certo che vorrebbe. Mi tiene abbracciata tutta la notte e dice che non vuole perdermi.

Io mi vergogno, mi sento in colpa. Non riesco a vedere i suoi amici perché se chiedono che cosa faccio, come sto, non potrei dirgli che non faccio un cazzo e che sto di merda. Non sono in grado di sostenere lo sguardo di qualcuno che vorrebbe leggere nei miei occhi rassicurazione, coerenza di comportamenti pubblici e privati. Ma proprio perché non posso scindere pubblico e privato non esco e non incontro nessuno. Convinta che nessuno capirebbe. Nessuno.

Mi piacerebbe viaggiare, quello si, visitare un posto nuovo dove non c’è nessuno che mi conosceva prima. Quand’ero più bella, non depressa, divertente. Ma non ho i soldi e il mio compagno fa fin troppo per me. Se lui pensa di lasciarmi? Sono certa che qualche volta lo ha pensato. Non l’ha mai fatto. Sono io che mi sento definitivamente inutile, inutile davvero, in tutti i sensi. Dove vanno a finire le vite delle persone inutili? Come si fa a riappropriarsi della propria sicurezza? Non ne ho idea. Io sono qui che lotto ancora e vi racconto perché voglio che si sappia che tra voi ci sono persone che stanno male e che non hanno il coraggio di dirvelo. E quando ve lo dicono voi rispondete in modo superficiale e vi lagnate del fatto che la vostra amica è troppo lamentosa.

Io vi capisco: è sano sfuggire al buio nel quale dovreste entrare per capire me. Allora apro una fessura e porgo questo mio racconto. Poi richiudo, e aspetto di poter un giorno stare bene. E per favore, se commentate, sappiate che ho bisogno di abbracci e non di insulti. Grazie per avermi ascoltata.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

Comments

  1. La depressione è la malattia inventata dal moderno Occidente per giustificare il costante senso di vuoto e inappagamento che ci deriva dall’avere tutto, subito, troppa scelta.

    E’ quello che penso. Mi dispiace, ti sostengo, sostengo lui e la vostra relazione. E ti parlo da persona, da uomo che non ha avuto grandi fortune nella vita. Ti rispetto, ammiro il tuo coraggio, la tua forza, io non sono sicuro ne avrei, ci sono cose irrisolte di me che faccio fatica a riportare alla memoria, figurati scriverle. Ma chi scrive della propria malattia ha un indelicato senso di esibizionismo e una (grazie a dio!) viva lucidità e consapevolezza.

    Non sei malata, sei infelice.
    E non c’è rimedi, a questo, se non la tua luce e la tua forza.
    Spero tu possa ritrovarle prestissimo.

    UN abbraccio.

    • riporto l’analisi del tuo commento scritta altrove.

      “Sotto l’ultimo post un tale ha immaginato di poter inserire un commento che parla di depressione come “malattia inventata dal moderno Occidente per giustificare il costante senso di vuoto e inappagamento che ci deriva dall’avere tutto, subito, troppa scelta.” – e questa teoria complottista immagino che concluda poi dicendo che in oriente invece no, non ci sono persone depresse. mi sembra una delle cose che avrebbe detto Stalin ma tant’è. Poi parla di “un indelicato senso di esibizionismo” e non capisco da quale pulpito arrivi la predica. vogliamo parlare dell’esibizionismo di chi piazza un commento dopo l’altro su un blog e se non ne viene pubblicato uno urla alla censura? perché di commenti del genere, espressi su una persona che non conosci, che non può vedersi attribuite addirittura fantasiose invenzioni di mali prodotti dall’occidente, c’è assoluta necessità, vero? se non rivelavi quel grande segreto chissà come avremmo potuto sopravvivere noi. Conclude dicendo “Non sei malata, sei infelice.
      E non c’è rimedio, a questo, se non la tua luce e la tua forza.” e qui da Stalin si tramuta in un prete fatalista che ti indica la retta via, e la fede in Dio per risolvere il tuo problema. Ma prima di lasciare commenti, dico, vi rendete conto del fatto che state ricucendo addosso alla persona che si racconta il vostro punto di vista? perché invece che mollare diagnosi di questo tipo, peraltro non richieste, non raccontate la vostra storia?”

      • E’ la seconda volta in un giorno che leggo questo tipo di commenti a risposte su questo tema. Io non mi esprimo perché di depressione vera e propria non ne so nulla. Mi sono solo limitata a leggere perché mi interessa capire e conoscere. E conoscere anche i diversi punti di vista. Chi riporta una sua situazione privata in pubblico, sa o dovrebbe sapere, che lo fa esponendosi, parlando apertamente e altrettanto apertamente qualcuno può rispondere. Non credo che chi ha parlato di depressione abbia più diritto di essere ascoltato o letto, rispetto a chi risponde come si sente di farlo, come gli detta la propria esperienza o sensibilità. Spetta a chi scrive prendere queste risposte col dovuto distacco, inevitabile se ti vuoi lanciare in un mondo vario e ricco come il nostro, spetta a chi legge trarre le proprie conclusioni e farsi una propria idea. Ognuno parla dal proprio punto di vista, anche chi critica qualcuno perché risponde dal suo punto di vista.

        • ma qui non c’è una critica ma la negazione di una malattia che viene giudicata addirittura frutto di un complotto d’occidente. prova a dire a chi è malato di cancro che ha immaginato la sua malattia e che invece è solo un po’ infelice. chi commenta con questo tono per me è superficiale e non accolgo neppure la paternale su chi mette in piazza la sua storia che deve accettare di essere insultat@. hai presente quante cattiverie sono arrivate sotto altri post o sulla pagina facebook dedicate a persone in difficoltà? e chi ha eletto giudice qualcuno a criticare la vita altrui? le vite e le esperienze si condividono affinché tu racconti la tua io la mia e via così. altrimenti è comodo stare su un piedistallo e sparare sentenze come se fossi in un programma trash della tv. perciò no, non sono affatto d’accordo con te. prima di sparare sciocchezze sui mali altrui racconta quello che riguarda te, così scendi dal piedistallo e ti confronti ad armi pari, esponendo anche tu le tue fragilità.

      • Concordo su tutto ❤❤❤

    • AnnaBosacchi says:

      Andredelarge, consideriamo i seguenti punti:
      1 – una bella analisi del tuo commento è già stata fatta e io non ho da aggiungere niente;
      2 – da quello che scrivi mi pare che tu non soffri di depressione ma sei superiore a queste quisquilie da occidente vizioso;
      3 – dal punto 2 consegue che non c’è bisogno di troppa cautela nel commentare quello che scrivi.
      Ecco, alla luce di queste cose mi sento di dirti la cosa più naturale che mi suscita il tuo scritto: vaffanculo. (Eretica, perdonami, ma mi veniva in mente mia nonna quando sosteneva che per curare l’anoressia la cura migliore erano un paio di ceffoni).
      Quanto all’autrice del post, un abbraccio fortissimo.

      • Sono libero di pensare quello che credo. Una persona pubblica uno scritto, sa benissimo che si espone allo sguardo esterno. Il mio pensiero è frutto dei miei studi, della mia formazione, delle persone che mi hanno ispirato e di quelle che hanno influenzato la mia vita. Leggete Galimberti, “i miti del nostro tempo”.

        Tra l’altro sottolineerei che non ho insultato nessuno, espresso un’opinione, questo si.

        Non mi sono mai lamentato per la censura, che non mi ha colpito.

        E per quanto riguarda il vaffanculo, la cosa non mi tange minimamente. Io mio blog è a questo indirizzo, criticabile, distruttibile, sono io. E non ho paura di sentirmi dire qualunque cosa. Perche soon io. Fine. Sono quello che sono e il mio obiettivo è migliorare.

        Comunque non lascerò più commenti su questa storia. Voi stringetevi negli abbracci e nei convenevoli. Che sicuramente aiutano a guarire.

        • Nessuno di noi è mai veramente libero nel rispondere ad una lettera di una persona che soffre. Le tue parole sono scarse di empatia e permettimi di dirti che se uno non conosce un tema, dovrebbe quantomeno informarsi. La depressione è una malattia e non ha nulla a che vedere con ciò che possiedi. La donna e’seguita da un medico, e va all’ospedale. Spesso dietro ci sono problemi infantili, disagi psicologici dovuti proprio a vite difficili. Tu dici che non hai avuto grandi fortune nella tua vita, e che non per questo tu sei depresso. Non è mica un merito Sai??? In ogni caso sbattendo in faccia la tua forza a chi sta veramente di merda dimostri poca maturità e molto egoismo. Se uno scrive la sua storia, storia bada bene di sofferenza, ha avuto un gran coraggio punto. Quindi per cortesia porgi le tue scuse alla signora e fatti da parte, un buon tacer non fu mai scritto!

          • Mi sa che sapete tutto, voi.
            Scusate l’intromissione. Ho espresso un parere impopolare, mesi fa, e a rileggere quello che ho scritto ho solo potuto pensare: Dio, ne sono ancora convinto.
            Parlare di depressione, così facilmente, è un pò come negare il rifiuto naturale che una madre può avere per un figlio chiamandolo “cieco raptus omicida.”
            Abbiamo bisogno di giustificazioni. Non è un male, ma per me non aiuta.

            Detto questo, anche se non avrei bisogno di specificarlo perché non devo giustificazioni (appunto) a nessuno, se ho espresso un’opinione è perché il tema lo conosco.
            Conosco la depressione (purtroppo indirettamente, credetemi se vi dico che avrei preferito soffrirne io piuttosto che vedere una persona che amavo soffrirne) e no, non sfocia in un post di sfogo. La depressione non diventa un articolo.
            So cosa significa soffrire. Sono stato obeso, poi anoressico. E no, non bastano due ceffoni per guarirne, ma nemmeno ne parlavo in un post, a maggior ragione sapendo che mi esponevo a giudizi, come li chiamate voi, che potevano farmi più male.
            E come se non bastasse, ho scoperto il sesso nel modo peggiore che possa esserci nella vita. Non per piacere, non consensuale, e prima di essere adolescente.

            SE PARLO, quando lo faccio, è perché sento di potermelo permettere.
            E se dico che è un male occidentale non intendo negarne l’esistenza o affermare che in oriente non si ammalino. Intendo dire che non esiste, in gran parte del mondo, un termine che indichi questa patologia perché la depressione non è una malattia. E’ una condizione psico-fisica che si protrae per un periodo più o meno lungo di tempo e che termina (forse) solo quando vuoi farla terminare. E a filosofia di vita gli orientali sono molto più avanti di noi.

            Ciaone!

  2. E allora, per favore, apri un attimo ancora quello spiraglio, così posso abbracciarti. So bene di cosa parli: avevo poco più di vent’anni – ormai una vita fa – e convivevo con il mio ex. Una madre violenta e persecutoria alle spalle, un padre assente, e quella nuova città dove mi ero trasferita con lui, per studiare; però pian piano (arriva in sordina, ecco perché non ce ne accorgiamo) inizio a stare sempre peggio, non faccio che dormire e piangere, piangere e dormire. E fumare canne, ché nel caso mio han svolto il ruolo degli psicofarmaci, e mi hanno aiutato. Sesso? Neanche a pensarci, che quando stai così ti possa venir voglia di fare sesso, neanche se ami il tuo lui (che poi, col tempo, ho capito che non si può in alcun modo amare gli altri finché non si ama se stessi). Non so neanch’io come ho fatto, ma dopo due anni così sono riuscita a lasciarlo, a togliermi da una dinamica in cui lui certo faceva del suo meglio per aiutarmi, ma in fondo costituiva parte della prigione in cui ero rinchiusa, perché quel suo tenermi stretta in qualche modo mi spingeva ad adagiarmi, a rimpicciolirmi sempre più. Avevo paura di ogni cosa, anche uscire a far spesa mi terrorizzava: questo, a pensarci bene, non l’avevo mai detto a nessuno, forse per paura di sentirmi domandare “perché?” e non saper che dire…La depressione è oscura in un duplice senso: per chi la vive è un buco nero, per chi non la conosce è un mistero, la gente crede che coincida con la “tristezza” e pensa che in fondo è roba che capita a tutti, ma alcuni sono più deboli e non la reggono. Io e te, e tantissimi altri, sappiamo che la depressione non è affatto tristezza, è una malattia seria, e bisogna prenderne atto, pensare che dobbiamo accettarla e lavorare per combatterla. Un giorno l’ho lasciato, il mio ragazzo, e ho dovuto ricominciare, cercarmi una stanza con altra gente, e poi trovare un lavoretto. Giuro che se ci ripenso non so dove ho trovato quella forza, a 23 anni, forse è stata proprio la disperazione, e poi sai cosa è successo? che la vita, a volte, dopo averti tolto tanto sa anche premiarti, e si innesca una spirale positiva. Facevo un lavoro domiciliare, con bambini handicappati, e il fatto di lavorare per lo più in casa da sola con i bimbi mi consentiva di sopportare ciò che per me era ancora un supplizio: uscire, confrontarmi con gli altri. Un anno è trascorso così, finché dentro di me è iniziata a maturare l’idea del viaggio: avevo nel frattempo qualche soldo, e l’ho usato per partire. Da sola. Come ho fatto? Provaci e vedrai, cioè prenditi il tuo tempo, e se deciderai di farlo sono certa che scoprirai quante possibilità sopite ci sono dentro di noi. Sul serio. Di ritorno da un lungo viaggio, vissuto comunque sempre da depressa e quindi non al meglio, ho deciso di andare in analisi, e da lì in poi è stato tutto in risalita, l’università, nuovi lavori, una casa tutta per me…e infine una laurea a pieni voti! Ti ho raccontato la mia storia perché le tue parole mi hanno toccato, e così ho sperato di poterti toccare anch’io con le mie. La speranza è là, dietro le nuvole.

  3. Ciao cara, ti sono vicina. Sembrava di leggere una parte del mio trascorso, so che magari sono parole che avrai sentito dire da tanti, ma ti capisco. Lo comprendo perché lo ho vissuto; ora penso di stare meglio e mi ci sono voluti anni, a volte ancora ritorna, perché voglio o no, quell’ombra, l’ombra di me stessa, ha preso le redini della mia non vita per tanto tempo, ma ho capito che non si tratta di quantificare il tempo. Ma la sofferenza! Lo so e lo sai che in questo momento magari quasi ogni tentativo, aspettativa, speranza potrebbe apparire vana. Ma andrà bene, sempre meglio, te lo auguro di cuore.E si magari un giorni anche nel nostro paese, nelle nostre famiglie, coi nostri amici, conoscenti, sarà normale, fisiologico, parlarne. Condividere la propria esperienza perché anche se nei brevi o infiniti “momenti” di depressione ci si isola, non si esce, parla, mangia e dorme troppo o troppo poco, non si fa esperienza di legami e situazioni “sociali”, è pur sempre un’esperienza che a volte, anche se a pugni in faccia, può insegnare moltissimo. E sì può succedere a tutti, a molti.
    Buona fortuna!

  4. Io ho attraversato una fase di depressione nell’ultimo anno, anche se nel mio caso questa depressione ha avuto dei chiari motivi scatenanti, non so se questo faccia la differenza o meno. Devo dire che i momenti peggiori, quelli davvero intollerabili, sono stati quelli in cui mi sono sentita sopraffatta da questa sensazione di essere l’unica a essere “spezzata” dentro in un mondo di gente che riesce a camuffare le proprie debolezze e non gli si leggono in faccia. Insomma i momenti in cui mi sono vergognata del mio momento di depressione, e mi sono colpevolizzata, sono stati i momenti in cui ho provato un odio intollerabile per me stessa, un dolore insopportabile, quasi peggio della depressione “iniziale”. E’ bastato che qualcuno mi “capisse” e “normalizzasse” (non minimizzasse) la mia situazione, per stare subito molto meglio.

    • Cari,
      Da buon depresso (a volte ex, altre bis), mi emoziono a leggervi. Ho preso dei farmaci, ho frequentato psicologi, ho tenuto diari, ho pianto e desiderato cose.
      Sono guarito mai? Sono mai stato meglio? Beh.
      Se è una malattia, bisogna vedere se è cronica.
      Se non lo è, bisogna capire se almeno i sintomi sono curabili.
      Se pure i sintomi sono finti (condizionati), allora il depresso cos’è? Un pazzo schizofrenico in altre parole solo un altro tipo di malato?
      Le teorie del complotto come le diagnosi mediche, a parer mio, sono problematiche equipollenti: offrono etichette e non soluzioni.
      Offrono storie e non vie d’uscita.
      E le storie sono tutte finte. Soggettive. Dipendenti da un sistema simbolco di riferimento a cui la realtà deve essere per forza piegata ai fini della coerenza interna.
      E se la depressione fosse solo un modo in cui comunichiaml a noi stessi (per l’ennesima volta e molto più forte di tutte le altre inascpltate volte) che stiamo sbagliando qualcosa? Che abbiamo preso vie che non son le nostre? Che abbiamo indossato ruoli e scarpe che ci vanno stretti e dolgono i piedi?
      La depressione è il fondo. Dove puoi solo dare una spinta e risalire o morire. E in tutti e due i casi muori, eh. Perché se questa teoria è giusta, la forma mentis (l’etichetta) con cui ti sei identificata finora deve morire. Quella che credevi essere tu (e che non funzionava anzi faceva solo danni) deve essere bruciata per risorgere araba fenice.
      Come si distingue una etichetta da un “io” vero? Quando qualcuno ce la indica o – peggio – ce la nega, noi ci incazziamo.
      Se qualcuno ci fermasse per strada e provasse a convincerci che non siamo esseri umani ma, per dire, scimmie, noi gli rideremmo dietro. Perché siamo sicuri di essere umani e non scimmie.
      Qualcuno invece ci dice che noN siamo depressi ma poco esibizionisti e invece di ignorarlo come quello che ci dice che nln siamo umani ma scimmie… ci alteriamo. Forse perché una parte di noi non è poi così convinta di essere “malata” e cerca in tutti i modi di respingere eventuali negazioni.
      Allora, mi ripeto, cosa sono i depressi?
      Io ho smesso di farmi questa domanda.
      Da poco, eh.
      Non mi interessa più. Io sono vasto, diceva il poeta, contengo moltitudini! Quand sentirò tristezza mi vivrò la tristezza, quando sentirò l’euforia mi godrò l’euforia. Sarò a volte depresso a volte un entusiasta. E vaffanculo.
      Domani muoio, forse, e non voglio arrivare alla morte facendomi sempre la stessa irrisolta domanda. Voglio arrivarci vivo come diceva qualcun altro. E mi basterà.
      Non sminuite la malinconia altrui né la vosta stessa, ma nemmeno etichettatela o esaltatela: è un moto dell’anima, un evento che in qualche modo e cominciato.
      Dal canto mio credo nel vecchio adagio: ciò che sorge, prima o poi tramonta.
      Spero con tutto il cuore che chiunque voi siate e ovunque vi troviate cominciate sin da subito a godervi voi stessi (qualsiasi cosa crediate di poter essere).

      Un abbraccio,
      Saso

  5. Quella di andredelarge è un’opinione che condivido e mi sembra anche rispettosa della sofferenza dell’altro.
    Non sta dicendo che bastano due ceffoni come risponde qualcun’altro, capisce e forse ne ha condiviso la sofferenza.
    Ma voi dico come fate a non capire che la depressione viene anche dal vivere in un mondo che non ti lascia scampo, non ti da speranze, ti fa credere che non sia possibile nient’altro che questo…
    Il problema non è chiedersi se in oriente sia differente (non credo lo sia), ma cosa possiamo fare per cambiare questo mondo.
    Essere coscienti di questo credo sia l’unico modo per PROVARE a sconfiggere quella malattia. Altrimenti ingurgitate pure i vostri farmaci se vi fa sentire meglio.

    • c’è una enorme differenza nel dire che la depressione è una malattia che va contestualizzata in termini sociali, economici e politici invece che dire che è inesistente, trattasi solo di infelicità, perché sarebbe un male inventato dall’occidente. sono sciocchezze.

  6. Scusate,
    mi sembra che parliate tutti di un problema di cui non sapete proprio nulla, scambiare la depressione come “malattia del moderno Occidente” vuol dire negare in primo luogo che si tratti di una malattia, quando ormai è appurato anche a livello psichiatrico che è una malattia sulla quale interferisce anche una componente chimica….
    è proprio da chi vuole liquidare il malessere devastante come “qualcosa che non esiste”, che colpisce gli altri, quegli altri più deboli, incapaci, “viziati” e falliti e li bolla….ecco a me questo modo di porsi nella vita fa venire i brividi perchè crea steccati, barriere tra le persone e aggiunge i “depressi” tra la categoria dei “diversi”, quelli che non si possono proprio capire …..
    sapete cosa vi dico: la depressione è una malattia devastante, paralizzante ma noi non siamo la nostra malattia e possiamo cogliere l’occasione, con l’aiuto di uno specialista, per capire cosa non va nella nostra vita e fare qualcosa per cambiarla….
    assicuro che quello che resta a distanza di anni, è una consapevolezza maggiore di sè, del proprio io e la capacità (che non appartiene proprio a tutti) di guardare gli altri accogliendo il dolore che accompagna le nostre vite senza provare paura o rigetto ma semplicemente con la convinzione che fa parte del nostro percorso……un percorso nel quale possiamo decidere di camminare uno a fianco dell’altro oppure di dividerci in assurde barricate fatte di pregiudizi ……
    Francesca

  7. C”è stato un periodo in cui io ero molto triste: non sapevo che fare della mia vita, non mi consideravo importante e non avevo grandi amici. Ho scoperto che camminare in montagna aiutava: andavo su con zaino e tenda, insieme ad alcuni conoscenti e ci passavo una settimana. Erano attività organizzate da altri, perché all’epoca facevo gli scout, però mi sono servite. Ho scoperto che quando sei impegnato a faticare come un dannato, su strade in salita e con zaini enormi il superfluo svanisce e le cose si fanno più chiare, riducendosi all’essenziale. E poi c’è la soddisfazione di farcela e la possibilità di ritagliarsi del tempo di riflessione lontano dai giudizi degli altri e dal proprio.
    So che la tua è una situazione difficile e che non posso permettermi di giudicare, né di sentirmi superiore offrendo soluzioni preconfezionate che calano dall’alto o troppo semplicistiche, però volevo comunque provare a raccontarti la mia esperienza, anche se mi rendo conto che è qualcosa di molto diverso da quello che stai passando tu.
    Non so se ti possa servire, so che le persone non sono tutte uguali, però, francamente non me la sentivo di non provare ad aiutarti (per quanto un commento su un blog possa aiutare)
    Un abbraccio.

  8. Anche io mi sentivo in colpa perché soffro di depressione. Anche io tante volte ancora mi nascondo perché mi vergogno. Ma questo è sbagliato e sto inziando a cambiare: se fossi malata di cancro nessuno mi criticherebbe se mi lamentassi perché sto male. E allora se sto male lo dico, non faccio lo sforzo disumano di nasconderlo per fare star meglio gli altri. Questo non vuol dire piangersi addosso, ma riconoscere che la depressione è una malattia come un’altra e non abbiamo niente di cui vergognarci. Dobbiamo piano piano uscire allo scoperto. Prima di noi lo hanno fatto e lo stanno facendo tanti che, per motivi diversi dai nostri, la società voleva discriminare, nascondere, far finta che non esistessero: omosessuali, diversamente abili, stranieri magari con la pelle scura. Abbiamo diritto di piangere, anche se la società vuole farci credere che è sbagliato, perché non siamo normali, non siamo omologati. Riprendiamoci i nostri diritti.

  9. Si bravo..meglio che non commenti più.. Dato che non sai di cosa parli e non hai passato sulla tua pelle tutto quello che ha descritto..e ti permetti pure di dare dell’ esibizionista..come se fosse divertente mettersi a nudo e raccontare queste cose..come che chi ha il coraggio di farlo lo fa per farsi piangere addosso..la depressione e’ una malattia,solo che nessuno per ignoranza la prende sul serio ..come te dato che sostieni che e’ ” solo triste” non malata..occhio che la ruota gira,la depressione può toccare a chiunque,poi si cambia in fretta idea credimi.

  10. Ciao..sono arrivata per caso nel tuo blog. Sarei molto contenta se passassi da me.
    Complimenti. I tuoi argomenti sono davvero interessanti.

  11. Mi sono rivista completamente nelle tue parole. Io ero uguale, identica. La buona notizia è che, non so neanche io come, sono rinata. Non sono mai più tornata quella di prima, mi sento anche migliore però. Un abbraccio e che anche tu possa rinascere presto.

  12. Ciao,
    Purtroppo ci sono passata anch’io quando ero più piccola…capisco le sensazioni che provi. Hai un compagno a dir poco meraviglioso,che ti è accanto sempre e che ha paura di perderti,perché ti ama e se potesse darebbe la sua stessa anima pur di vederti felice e solare com’eri prima..
    Non lasciare che il male prevalga sul tuo modo di essere,anzi! Sconfiggi questa bestiaccia! Metti su carta il tuo malessere,espirmiti..scrivi,disegna,ascolta musica,leggi..fa ciò che prima ti rendeva felice!magari fai una cosa diversa al giorno…ci vorrà del tempo,ma ne uscirai più forte di prima..Dopotutto, Roma non è stata costruita in un giorno.
    Un grande abbraccio! 🙂

  13. Sembra la mia storia.
    Per me la depressione esiste, eccome se esiste.
    Ma solo chi la vive o l’ha vissuta lo sa.
    Gli altri purtroppo non possono (e spesso non vogliono) capirci o devono amarci davvero tanto per tentare di farlo.
    Spero le cose possano andare meglio..
    per te e per me.
    Ti abbraccio.

  14. Ti abbraccio forte.

  15. Mi rivedo in quasi tutto quello che hai scritto….il senso di vuoto, la frustrazione, l’apatia, il disinteresse, il non sapere come riappropriarsi della propria vita, la sensazione di aver fallito in tutto, e il rimpianto per il passato…un passato in cui ci vedevamo più belle, più forti, più divertenti, più entusiaste della vita….sono anni che vado avanti così, brancolando nel buio, con una laurea e senza un lavoro, senza uno scopo,senza un progetto per il futuro…e sì, anch’io credo che buona parte della responsabilità sia di questa società del cazzo…mi sono trovata sempre più sola, evitando di proposito le persone che conoscevo, esattamente perché, come dici tu, non avevo voglia di rispondere a quelle domande apparentemente innocue, che per me ogni volta erano una pugnalata…mi sento perennemente malinconica, perché ormai sono convinta che non riuscirò mai nella mia vita ad essere felice e spensierata, e ad avere fiducia nel futuro, ad essere circondata di amici, come era fino a qualche anno fa…ci sono dei momenti in cui vorrei ricominciare da capo, ricominciare a studiare, ad impegnarmi seriamente in qualcosa, ma semplicemente mi sembra di non avere la forza, di non essere capace, di non essere in grado di farlo da sola, senza un appoggio, e soprattutto non saprei COME fare, non saprei da dove iniziare…all’inzio non capivo cosa avessi, come tutto questo potesse succedere ad una persona come me…ero così attiva, così determinata, e all’improvviso mi trovavo a passare giorni in solitudine e monotonia,come dici tu a ripetere gesti sempre uguali e che sembrano sempre più senza senso…solo dall’anno scorso, proprio leggendo un’alra testimonianza su questo blog, ho iniziato a capire che probabilmente la mia è una forma di depressione…ancora non ho avuto il coraggio di andare da uno psicologo, so che dovrei, ma non so cos’è che mi frena…la cosa peggiore della depressione secondo me è che da fuori sembra tutto normale, per le altre persone stai bene, sei in salute, non hai nessun motivo logico o razionale per stare male…ma dentro, dentro muori un po’ ogni giorno….e nessuno se ne accorge.
    Ti sono tanto vicina e spero che tu possa superare tutto, e presto…è un augurio che faccio a entrambe, che possiamo tornare a riappropriarci delle nostre vite…Un abbraccio fortissimo.

  16. Un abbraccio cara 😘 sto lottando anch’io. Al guru del cinismo facile vorrei ricordare che se fosse tutto facile come lui dice la depressione non sarebbe una malattia… Quando non riesci ad alzarti dal letto o a lavarti ti passa la voglia di pensare alle malefatte dell’occidente e inizi a maturare l’idea di farti aiutare. Sono ben felice che non capisca: non augurerei la depressione neanche al mio peggior nemico.

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