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#BuonaScuola: le donne non sono solo mamme e vogliono partire!

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Mi scrivono due donne che hanno lo stesso problema. Donne del sud che per via della “Buona Scuola” sono combattute tra la scelta di accettare la cattedra su al nord o di mollare il posto di lavoro e restare con i figli. Tanta retorica sul materno abbiamo letto in questo periodo in cui alcune madri hanno dichiarato di voler rinunciare, anzi, di non aver neppure fatto richiesta, perché preferiscono, ed è loro diritto farlo, restare con i figli. Non abbiamo letto la stessa cosa a proposito di padri costretti, non da ora, ma da molto tempo, a emigrare al nord.

Ho molti amici e conoscenti che sono insegnanti e quando si è trattato di lavoro non hanno mai esitato e senza problemi hanno deciso di spartirsi i compiti genitoriali a seconda delle richieste professionali di entrambi. Una coppia di amici da anni vive scissa con lui in Calabria a insegnare e crescere due figli e lei a Milano a insegnare in attesa di un trasferimento al sud. Da quel che so le madri “costrette” a scegliere di lavorare lontano dalla famiglia non si sono poi così tanto lamentate. Più che altro era il resto della famiglia che mirava al ricongiungimento perché c’è la santa convinzione che il padre può stare vent’anni in Germania, com’era un tempo, senza vedere i figli se non una volta ogni estate, e invece la madre non può staccarsi dai figli neanche per un giorno.

Le donne che mi scrivono non temono di lasciare i figli. Sarebbero preoccupate se non potessero contare sui mariti, i conviventi o sul resto della famiglia, cognate, sorelle, genitori e via di seguito. Invece quei bambini possono godere di un paracadute familiare rimanendo con le famiglie d’origine e queste donne, le madri prive di altri compiti, secondo alcuni, se non quello di generare e accudire pargoli, migrando altrove, in altre città, non avrebbero alcun aiuto con i figli e sarebbero completamente sole.

Una mi dice che non è tanto il marito ma la famiglia del marito che la sta criminalizzando prima ancora di capire dove lei dovrà andare. Hanno già deciso che è una madre snaturata e che andare a lavorare altrove significherà abbandono dei figli. Pare che di mezzo ci sia una suocera parecchio rompiballe che mentre dà da mangiare al piccolo dice cose del tipo “e mangia mangia mangia perché devi diventare grande e forte anche se la mamma tra poco se ne andrà”. Se io avessi avuto una suocera del genere le avrei mollato un pugno sul naso ma essendo la suocera di quest’altra madre lei dice che si sente molto in colpa e più di tutto teme che la suocera accentratrice e stronza allontani da lei il figlio.

Dunque non è lei che è combattuta tra la maternità e l’insegnamento ma il problema è ragionare di una soluzione che non comprenda la suocera che si arroga il diritto di vendicarsi della nuora istigando odio nel bambino.

L’altra mi dice che il marito non è poi così d’accordo, ma non perché non sia in grado di badare ai due figli, grandi, ma solo perché vorrebbe che la moglie, dopo anni e anni di precariato, continuasse a fare supplenze perché lui non vuole starle lontano. Purtroppo lui non può trasferirsi perché ha un lavoro e qualcuno deve restare con i figli che non possono essere sradicati. Quindi i figli rimarranno con lui, con la cognata, non con i genitori ormai parecchio vecchi.

Mi scrive lei che il marito sta tirando fuori sciocchezze del tipo “avere i soldi senza amore non va bene” come se di fondo lei dovesse accettare un gran ricatto: o il lavoro o la famiglia. Se parte perderà l’amore, e questo è quanto. Quel che lui teme, mi spiega ancora, è che lei diventi autonoma economicamente. Che impari altre abitudini e si faccia un’altra vita. Ricordate i timori delle mogli al paese a crescere i figli mentre i mariti erano a lavorare all’estero e rimandavano il tempo del ritorno perché nel frattempo avevano trovato un’altra donna? Ecco: lui teme questo. Mi dice lei che tra l’altro non fanno sesso come si deve da qualche anno e lui se ne è sempre fregato poco di questa moglie accessorio buona per cucinare, lavare e stirare, e ogni tanto da coccolare per le feste comandate. Quelle cavolo di mimose l’otto marzo, sapendo che lei le odia, o il regalino per il loro anniversario, che poi si traduce sempre nel triplo della fatica che lei dovrà fare per cucinare bene, pulire bene, invitare qualcuno a casa. Tutto il peso su di lei.

Queste due donne hanno in comune la voglia di partire. Non hanno voglia di scappare, perché hanno sempre affrontato la propria vita e le proprie responsabilità alla grande, ma vogliono partire, dimostrare a se stesse che possono fare altro, guadagnare in modo sicuro, accettare la sfida di insegnare in un posto in cui la gente ha un altro dialetto e forse altre abitudini. Sono madri che non si sentirebbero in colpa nel “lasciare” i figli non fosse che per la retorica mammosa di cui sono infarciti tanti articoli sui quitidiani.

Fa parte della campagna d’opposizione al governo (di destra), tra l’altro, diffondere stronzate reazionarie sulle famiglie che si spaccano per colpa della riforma di Renzi. E, voglio dire, chiarendo che non difendo né il provvedimento né il governo Renzi, se ci sono donne o uomini che se ne lamentano sarebbe giusto offrire loro un’alternativa, ma se ci sono uomini e donne che vogliono partire perché mai non s’è visto un articolo che parli dei doveri dei padri? Perché si sta con il fiato sul collo alle madri?

Non è detto che debbano vivere in eterno per le loro famiglie e i loro figli. La loro vita non finisce lì con loro e se non si smette di chiamare innaturale o anormale una donna che vuole andare a lavorare altrove direi che rischiamo sul serio di tornare al medioevo.

Allora una delle signore mi dice che dirà al marito “per quindici anni c’ho pensato io e ora sbrigatela tu”. L’altra probabilmente chiederà al marito di bandire la suocera da casa e dalle vicinanze di suo figlio, ma entrambe, che vi piaccia o no, come immagino faranno altre donne, vogliono partire e partiranno.

—>>>Se avete qualcosa da raccontare su questo punto, sulle vostre difficoltà, scrivete la vostra storia a abbattoimuri@grrlz.net

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Comments

  1. Ciao Eretica,
    sono dell’idea che il taglio che dai alla tua critica finisca per distrarre lo sguardo dalla Luna al dito e presti anch’esso il fianco alla critica da destra (per altro spuria, visto che la buona scuola è una riforma liberista e la destra da sempre è il cane da guardia delle teorie padronali qual’è il liberismo stesso) a Renzi.
    Quello che andrebbe contestato della buona scuola è che fa del lavoratore una merce e non più un essere umano che non può essere considerato come una materia prima o un macchinario che si sposta da uno stabilimento ad un altro all’abbisogna del padrone.
    La buona scuola non nasce per dare un’opportunità agli insegnanti di emanciparsi da luoghi e situazioni sociali che li incatenano (soprattutto con i salari da fame con cui vengono retribuiti), ma di renderli funzionali alle esigenze di una scuola organizzata su base aziendalistica con tutto quello che ne consegue quanto a venir meno della funziona formativa delle prossime generazioni di cittadini.
    La cosa è quindi diversa e più grave di quel che tu descrivi e che, per certi versi, rischia di far passare l’ennesimo diktat renziano come una specie di occasione emancipatoria per soggettività, anche di genere, bloccate in una condizione di costrizione da cui non avrebbero potuto cavarsi fuori prima dell’arrivo dell’ennesima “rottamazione”.

    • capisco bene il tuo timore e avevo considerato questo rischio ripromettendomi comunque di approfondire, assieme ad altre che vivono questo problema, per parlare del ricatto sotteso e del mancato rispetto verso l’autodeterminazione delle persone. non ho scritto che è una cosa buona ma che i motivi per cui ci si oppone ad essa sono sbagliati e finisce per essere sempre e comunque un modo per far passare come emancipatorio il ruolo di cura.
      la critica di destra non dice quello che dico io ma punta proprio a esigere dalle donne che si ribellino per il loro ruolo di madre. ho focalizzato questo perché le storie che esigevano di essere raccontate riguardano questo punto e non tutte le varie e grandi complessità che vanno tenute in considerazione. grazie per il tuo commento che sicuramente condivido.

      • In merito alla “critica da destra” mi sono espresso male. Intendevo dire che il taglio del tuo pezzo, può prestare il fianco a far apparire l’unica critica “sensata” quella destrorsa, in quanto la riforma Renzi potrebbe passare per strumento emancipatorio.
        Purtroppo su queste ambiguità i “padroni” ci marciano e la sinistra che troppo spesso fa del particolarismo l’architrave del proprio antagonismo, ci casca dentro a piè pari.

  2. Quest’anno per lavoro anch’io ho dovuto trasferirmi a 800km dal mio amore 😦 Mi hanno offerto un lavoro lì dove servivo. Ho deciso di andare. Non credo di essere una schiava del sistema sfruttata dal padrone capitalista… Dovrei puntare i piedi affinché i miei datori di lavoro aprissero una filiale nella mia città dove non serve e nessuno ci guadagnerebbe? Se no sono degli sfruttatori!?

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