Non faccio sesso con lui e dovrei lasciarlo libero

4081508284_1193060939Silenceby mrs.b.onFlickr

Sono io la donna che non fa sesso con il suo compagno da tanto tempo. Sono io il motivo per cui lui si chiede se deve lasciarmi oppure no. E non gli nego il sesso perché sono una stronza calcolatrice che lo sfrutta rubando vitto e alloggio senza fare un cazzo. Ogni storia è diversa e la mia non fa eccezione. Vivo con il mio compagno da quattro anni. Nell’ultimo anno non abbiamo fatto sesso neanche una volta. Restiamo abbracciati sul divano ma non riesco ad andare oltre questo.

Non è successo nulla di concreto che mi abbia resa così distante sessualmente. Senza bisogni, desideri, senza carnalità e passione. Sono diventata apatica, depressa, priva di sogni e progetti per il futuro. In un certo senso mi sono arresa e lui, invece prosegue con la sua carriera, fa mille cose, ha tanti interessi e non posso fare a meno di pensare che il suo iper attivismo scoraggi me. Ha mai fatto attenzione alle mie piccole conquiste? È realmente interessato a me. Mi ama?

Non lo so più ma me lo chiedo spesso. Vorrei trovare una buona scusa per mollargli uno schiaffo e urlargli contro che lo odio. In realtà lui è perfetto, così perfetto da essere irritante. Sa fare tutto. Non c’è nulla che io possa fare per aiutarlo. È totalmente autosufficiente e io mi sento così inutile. Ho pensato di sfruttare la mia passività leggendo, studiando, per poi cercare di nuovo un lavoro nella speranza di trovarlo.

Non mi pesa molto il non lavorare. Mi pesa non avere entusiasmo per niente. Lui prova a entusiasmarmi, a coinvolgermi, poi scuote il capo, rassegnato, e mi abbraccia forte, come fosse un addio. La mia condizione? È una lenta morte dei sensi, delle idee, di tutto quello che facevo prima e da cui ho preso le distanze. Vorrei a volte immaginarmi vittima di un uomo violento, perché credo che almeno quello sia un ruolo che mi consentirebbe di riposare ancora, di non muovermi dalla mia poltrona, di continuare a dedicarmi al niente come faccio adesso.

Ma lui non è violento. È gentile, è maledettamente buono e io mi sento in colpa perché non soddisfo i suoi bisogni. So che questa convivenza ha un termine, perché non riusciremo ad andare avanti vivendo in questo modo. So che dovrei essere io a lasciarlo libero e allora ho pensato che suicidarmi potrebbe essere una buona soluzione. Non lascio niente e nessuno per cui valga la pena vivere ancora e lui, il mio amore, sopravviverà senza di me e sono certa che si sentirà sollevato.

La fase dei pensieri di morte autoindotta però è passata e ha lasciato spazio alla rabbia, al mio bisogno di cercare stimoli per reagire. Qualche volta provoco il mio compagno perché lui alzi la voce e io così avrei una scusa per fare lo stesso. Perché ho voglia di urlare e di rompere tutto. Vorrei scardinare le porte, smontare i mobili, abbattere le pareti, procurarmi un po’ di luce.

Vado da una psicologa, pagata dal mio compagno, per cui sento l’obbligo di andare e di mostrare finti miglioramenti. Lei dice che per trovare la luce basta solo andare fuori, uscire, vedere persone che conosco o incontrare persone sconosciute. Dice che potrei impegnarmi a realizzare dei piccoli passi. Uscire fuori casa, andare nel giardino vicino, stendermi sull’erba con un libro e un po’ di musica alle orecchie.

Io non riesco, non ce la faccio, e ogni volta che ci provo e torno a casa con i segni del mio fallimento in faccia vedo la delusione negli occhi del mio compagno. Eppure non si arrende, non si è ancora arreso. Vivo per lui, in un certo modo, per farlo stare bene con se stesso, sicuro che sta facendo tutto il possibile per rendermi felice. Vivo per gratificarlo e per ringraziarlo ogni giorno. Anche quando lo vedo a togliermi i piatti da lavare dalle mani perché vuole fare lui. Anche quando mi parla ed è come se non si accorgesse del fatto che non mi pettino da un mese e che non mi lavo da settimane.

Come fa a sopportarmi? Come faccio io a fargli questo? Ecco cosa pensa una donna che non fa sesso con il proprio compagno. Ecco cos’è che penso io, perché il dolore resta nel cuore di ogni persona e a prescindere dal fatto che lui abbia una sua versione e io una mia resta che non si può parteggiare per l’uno o l’altra perché di nuovo c’è che questa non è una guerra, che nessuno di noi è vittima o colpevole e che non c’è nessuno da condannare e nessuno da salvare. Ci siamo solo noi e questo è quanto.

Molte relazioni, ne sono convinta, vivono in questo limbo di indecisione e non si muovono per paura, perché il mondo là fuori è precario e perché non è mai facile ricominciare tutto da capo. Come si fa? Ditemelo voi che siete forti, propositive e autodeterminate. Come si fa a ricominciare, a trovare casa e lavoro, a sentirsi libere e non in una prigione che, per quanto sia dorata, comunque ti incatena perché non c’è peggior cosa, per certune, me compresa, che l’assenza di attività.

Se avessi potuto uscire da questa casa e meritarmi il rispetto di me stessa, compensare la mia autostima e crescere nelle direzioni volute. Invece guardo me e tante altre persone e siamo qui a morire di insoddisfazione perché non abbiamo alcun motivo per valorizzarci. Tempo fa, quando incontravo delle “amiche”, sfuggivano alle domande, i loro sguardi non erano poi così diversi dai miei, si rideva della precarietà e della morte lenta alla quale sono sottoposte le ultime generazioni, ma in fondo non sapevamo condividere l’incertezza e il terrore di quel che potrebbe riservarci il futuro.

A me succede questo e nello stesso tempo, per quanto io mi sforzi, non ho più voglia di fare sesso con lui e nemmeno con me stessa. Non mi masturbo più. Non rido quasi mai. Non ho un orgasmo da non so quanto tempo. Ho paura di tutto e voi la fate facile quando dite che dovrei andarmene e lasciarlo libero. Io sono diventata agorafobica. Mi vergogno di incontrare chi conosco e non riesco quasi a varcare la soglia per andare altrove. Come si fa ad andarsene in questa condizione? Allora decido qui e ora che domani dirò al mio compagno che lo lascio libero, anche se ho bisogno di un po’ di tempo per affrontare il mondo senza ansie e paure. Mi serve solo un po’ di tempo. Solo un po’.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Quando ho letto il racconto di lui ero certa che non fosse semplice come sostenevano i commentatori. E’ successo anche a me. Insieme da 4 anni, convivevamo da 2. E’ un anno che sono depressa. Prendo medicine inutili. Qualche mese fa l’abbiamo fatta finita. Per “fortuna” la casa è sempre stata in mano mia, quindi è andato via lui. Non so come aiutarti, non ne sono ancora uscita. Non so bene come farò a vivere, superato lo shock di averlo perso. Solo una cosa posso dirti: cambia psicologa. Ce ne sono tante, e troppe incompetenti (sono dell’ambiente). Quando un paziente abbandona, il terapeuta dovrebbe farsi due domande, perché non è mai colpa del paziente.

  2. Non credo che il problema sia lui. Anzi dalle tue parole non vedo tutto questo disamore…anzi. Credo che il problema sia l’amore finito per te stessa e di conseguenza per lui. Perchè non ti stanchi? Non è difficile e faticoso stare male? Non ti annoi? Non ti soddisferebbe essere di nuovo attiva, bella , piena di risorse,per te, per lui? Tutto il resto viene da sè. Purtroppo da questo limbo te ne puoi cacciare solo tu. Psicologa, fidanzato. Possono essere degli strumenti, ma il lavoro è tuo. Non so quanti anni hai, ma comunque saranno sicuramente molto pochi per i discorsi che stai facendo,per quello che stai vivendo. E anche se fossero molti non sarebbe ugualmente giusto. Magari sarà un’imposizione, il primo giorno, poi forse riscopri qualcosa di bello. Magari scoprirai che lo ami più di prima, o magari no e avrai gli strumenti per cercare altro, un lavoro , una stanza, qualcosa. Un’altro uomo. Ma prima devi trovare te, e se solo riuscissi a farti quella domanda, a cui la tua risposta non può che essere negativa: vale la pena farmi tutto questo male? Dai su, che ognun@ che si butta giù è un sostegno in meno per qualcun altr@! Un abbraccio e un sorriso

  3. capisco quello che dici, ci sono passata e restata per 3 anni. E dall’esterno della bolla di apatia lo sai che mi sarei detta ?esattemente quello che mi viene da rispondere leggendo questa lettera: ” la vita è una ed è la TUA, se vuoi rovinartela con ste lagne, rovina SOLO la tua e non aggrapparti in maniera egoistica a nessuno. Non ce la fai? Devi farcela. Alza il culo. E nel frattempo non rovinare la vita degli altri, NON NE HAI NESSUN DIRITTO, neanche la tua depressione diventa una giustificazione, è difficile per tutti avere a che fare a tu per tu con il vuoto e la perdita di senso, ma funziona così il mondo, se non hai i muscoli devi farteli.Punto. il resto sono solo lamentele da borghese nullafacente..”

    • credo che al di là della tua opinione bollare una persona come “borghese nullafacente” senza sapere nulla di lei non sia esattamente un commento privo di giudizi. potresti raccontare quello che vivi tu e pensare, con empatia, che dietro il racconto c’è una persona che sta male nel leggere quello che scrivi tu. racconta la tua storia, se vuoi sii dura con te stessa ma non esserlo con chi neppure conosci.

      • Sono d’accordo che non si possa giudicare così duramente e in questi toni, ma penso che se la rabbia, l’impeto e la durezza di questo commento le venissero da qualcuno che ama o che le è vicino potrebbero aiutarla… Alcune persone a scossoni si riprendono…

  4. empatia non è sinonimo di risposte carine e carezze all’anima. In ogni caso tutto quello virgolettato era ciò che avrei voluto sentirmi dire…di certo nn sto giudicando la ragazza di cui sopra. In situazioni del genere a volte servono schiaffi al cuore… e disciplina! disciplina assoluta! ( nel senso…non ti va di uscire? fallo lo stesso. non ti va di andare a correre? fallo lo stesso…poi , per caso, una folata di vento porta il cambiamento mentre ti sei IMPOSTA di vivere, ti accorgi dopo un po’ che lo stai facendo per piacere e non più per disciplina). Il thé coi biscotti che mi dava la psicologa e le amiche, a me non è servito nulla in 3 anni , quanto invece mi è servita una chiacchierata molto dura con una mia vecchia conoscenza che mi ha convinto a farmi una “tabella di marcia” per ricominciare a vivere…( per intenderci tipocome si fa quando si paga la palestra in anticipo all’inizio come incentivo ad andarci sempre…e poi accorgersi dopo 2mesi che stiamo bene con noi stessi e non è piu un sacrificio). Sembro dura ma sono così ciao a tutte e tutti vi voglio bene! Baci

    • in situazioni del genere per te forse servono scosse dure ma nessuno di noi può dire quello che va bene per lei. a me sembra che tu stia dicendo a lei quello che vuoi dire a te stessa. ma non siamo tutte uguali. questa è una cosa che bisogna sempre tenere a mente, perché non puoi proiettare la tua storia nella sua e serve ascolto, di quel che lei dice e non di quello che pensi tu sulla sua vita. auguro il meglio anche a te naturalmente ma sarebbe meglio che tu raccontassi la tua storia prima che dare suggerimenti a qualcun’altra.

    • Non è questione di durezza, disciplina, muovere il culo, per qualcuno.
      Nel mio periodo a terra ho avuto persone che mi hanno approcciata così – oltre che il fastidio supremo per la totale incomprensione, e la rabbia repressa per la voglia di mandarle affanculo, le loro parole, l’atteggiamento saputo, semplicistico, mi facevano stare solo peggio.
      Spesso dietro stati come quello descritto non c’è mancanza di disciplina, o bisogno di disciplina. Di certo l’accondiscendenza totale non è utile, ma l’empatia sempre. E’ il primo passo. E poi c’è anche, grazieadio, modo e modo di motivare, c’è anche modo e modo per dire “la base del miglioramento è tua”.
      (però davvero: io non giudico come sei stata tu, ma se ti sembra anche solo vagamente utile e sensato il paragone con la palestra, o frasi “motivanti” del genere, semplicemente ti dico che è MOLTO DIVERSO da quello che ho provato io. Probabilmente cause diverse – a me serviva come l’ossigeno COMPRENSIONE, ACCOGLIENZA, per il vissuto mio. A te sicuramente è servito questo. Appunto: non esiste la soluzione giusta per tutti. E non tutti gli psicologi sono “tè e biscottini”, come non è detto che l’atteggiamento del compagno sia troppo accondiscendente. Anche perché si è sempre in due: è giusto che anche lui sia responsabile della propria felicità, e si faccia carico della situazione del rapporto, anche di farlo finire. Con tutto il supporto che il suo evidente sentimento di affetto per la compagna può garantire).

  5. Cambia psicologa. Vai da un@ psichiatra, è di questo che hai bisogno. Soffri di depressione e NON È COLPA TUA.
    Non devi nulla a nessuno. Non devi dimostrare niente a nessuno. Devi riprenderti te stessa e la tua vita, ma non è facile come ti dicono gli altri, non basta “andare fuori”, “uscire”, “ripartire dalle cose che ti piacciono”. Serve un medico, perché se hai un problema cardiaco vai da un cardiologo, e se hai un problema psicologico vai da un@ psichiatra.
    Non ti dirò di reagire, di resistere, di stringere i denti. Ti dico solo che ti capisco, davvero, ti capisco, e spero che tu possa stare meglio al più presto e sentire di nuovo l’affetto di chi ti sta accanto.
    Ti abbraccio forte.

    • Concordo con Linda…. Vai da uno psichiatra e non è colpa tua. La depresisone, quella vera, si cura con i farmaci. Te lo dico per esperienza diretta di una cara amica… Non è questione di volontà, è una malattia. Coraggio e pure io ti abbraccio forte.

    • * se hai un problema psichiatrico vai da uno psichiatra
      se ne hai uno psicologico da uno psicologo
      Sono due professioni distinte, grazie.

      • Infatti!!! Psichiatria e psicologia sono così diverse e i problemi psicologici hanno bisogno dell’aiuto di uno psicologo, non di uno psichiatra!!
        Ah…l’ignoranza…
        Qui il problema é che tante persone hanno problemi psichiatrici e non voglio ammetterlo!!

    • Quindi dallo psicologo chi ci va?
      Ah…l’Italia ignorante…

  6. E’ molto difficile affrontare la depressione. Hai presente quella rabbia profonda che senti dentro di te? Che vorresti avere un motivo esterno, qualsiasi esso sia, per tirarla fuori? Guarda bene che la tua energia è tutta lì. Probabilmente riuscire a tirare fuori l’incazzatura senza dover “provocare una provocazione” sarà un importante passo per te. Io credo che sotto certi aspetti l’aver ribattuto al vespaio virtuale che si è alzato su di te, rivendicando la Tua Verità, sia stato importante.
    La vita è così complicata. C’è chi dice che non puoi rovinare la vita a chi ti sta intorno ed è vero, non puoi. Ma allora dovremmo sopprimere tutte le “vite indegne d’essere vissute”? Alda Merini avrà fatto penare l’inferno alla sua famiglia, per dire, ma le si può negare il diritto di avere legami? Idem per John Nash e per tutti gli altri sconosciuti che pure sono esistiti. Non è giusto che la tua condizione si ripercuota sulla vita di chi ti sta vicino ma è questa la realtà, è così, e chi ti sta vicino può sempre scegliere se restarci o andarsene. Sarà doloroso in entrambi i casi, per ragioni diverse.
    Buona fortuna!

  7. ci sono passata. questo racconto mi é piombato addosso come un camion col rimorchio. un male al petto indescrivibile. piango e ancora non capisco cosa c’é di sbagliato in me, in noi

  8. Mi permetto di darti un piccolo consiglio anche io, pur non conoscendoti e non conoscendo a fondo la tua situazione. Non entro nel merito della questione col tuo compagno. Perché la tua situazione mi fa venire in mente due semplici parole: stimoli nuovi. Qualcosa che ti faccia uscire dalla routine di apatia in cui sei entrata e che sta avendo un effetto su tutta la tua vita. Qualche idea:
    Potresti fare un viaggio. Così cambi aria, letteralmente. E riporterai la tua attenzione al mondo esterno (e di che figo che può essere) così ti passa anche la paura del suddetto. Non hai grandi disponibità economiche? Parti per un campo di volontariato internazionale (con il servizio civile internazionale, la youth action for peace, ecc ecc). Devi pagare solo il viaggio e il resto è spesato da loro. Puoi andare a lavorare nella cucina di una comunità buddista in Scozia, a raccogliere frutta in Danimarca, ad accompagnare un gruppo di persone con disabilità in giro per la Spagna, ad aiutare nella ristrutturazione di un castello in Ungheria, a lavorare all’allestimento di un jazz festival in Italia, ecc ecc
    O magari potresti fare sport o qualche altra disciplina come yoga, pilates, qi gong, tai chi.
    Una mia amica ha iniziato a fare kung fu (a 47 anni).
    Potrebbe giovarti anche un semplice corso (che so, webdesign, canto, fotografia, gioielleria creativa, giapponese, bricolage, restauro, scrittura creativa, ecc ecc)
    Forse questi miei consigli possono sembrare poco attinenti al tuo problema ma, credimi, non lo sono affatto. Io personalmente ho tratto molto giovamento da alcune cose che ho elencato, in momenti molto bui della mia vita, e come me, tante altre persone. Possono darti una piccola spinta per farti riprendere il contatto con la realtà e capire quello che vuoi. Farai cose belle, conoscerai un mucchio di gente, scoprirai interessi o lati di te che mai avresti pensato. E soprattutto a ricomincerai a divertirti. Che credo possa solo che farti bene. Ti abbraccio forte anche se virtualmente.

  9. Anche se so che non mi crederai ti capisco, in parte almeno, per aver provato cose simili.
    Ricorda solo che tu pensi “non posso” infrangere quel diaframma che ti separa da te stessa serena, ma succederà. E allora le stesse identiche cose che farai ora le potrai fare sorridendo perchè ti aiuta a lavare i piatti e vorrai affondare il tuo sesso nel suo.
    La depressione è un male nero che ti spossa, ma anche lei prende le sue pause e si riposa. Aprofittane

  10. Ti lascio un mio piccolo consiglio, che proviene dalla mia esperienza. Nel tuo caso lui c’è ancora e per quanto soffra ha deciso di restarti accanto, è una sua decisione ed è inutile contestarla, avrà i suoi buoni motivi. Dal canto tuo ti supplico di fare qualcosa subito, la depressione non è solo un male oscuro e può insegnarci molto su noi stessi, ci dice che abbiamo dei bisogni e se non sono così chiari, per tentativi si cerca di trovare ciò che può farci stare bene. Io ci son passata e non credo di esserne ancora fuori, ma ho cercato una modalità di vita che mi mette in comunicazione con gli altri a piccoli passi e che mi da anche piccole soddisfazioni personali da quel che faccio. Ho sempre avuto tanta manualità e li mi sono buttata, produco cose a casa mia e partecipo a mercatini, certo mi auspico sempre di trovare persone con cui condividere questa mia passione e son certa che prima o poi accadrà quando deciderò di aprire agli altri me stessa e la mia umile attività, e poi durante i mercatini si fanno sempre incontri più o meno profondi. Il lavoro può salvare, perchè crei e da soddisfazioni, e poi porti a casa qualcosa di tuo anche economicamente e questo da un supporto famigliare. Poi vado a camminare con un gruppo di cammino e anche questo mi fa bene legare un’attività fisica con un gruppo di persone estranee, se voglio parlo se no ascolto e cammino in mezzo la natura ma non sono sola con i miei soliti tre pensieri. Piccole cose che ritieni ti possano far bene, iniziali anche sola e poi vedrai per magia si apre un mondo nuovo e te lo dice una che da un giorno all’altro ha visto la sua vita rovesciarsi e perdere tutto, lavoro, compagno e amicizie. Non immaginarti come sarà, perchè sarebbe un freno al fare ma agisci e affronta i problemi via via che si presentano. Un grosso in bocca al lupo.

  11. Perché invece di parlarne l’uno con l’altro dovete confrontarvi tramite le risposte di un blog? Chi meglio di voi due può sapere dove può andare il vostro rapporto?
    Da delle lettere può venire fuori solo una visione superficiale delle cose, per cui anche la mia risposta sarà superficiale: LASCIALO!!!
    fagli vivere la sua vita, che se lo merita. Lascialo a chi vuole un bravo ragazzo e non lo trova, ché di stronzi ce ne sono tanti in giro. Vorresti addirittura un uomo violento our di trovare una scusa?!ma di scuse ne hai già tante. Non sei felice, e secondo me (opinione zempre limitata dal racconto parziale ) non lo ami.
    Ti senti fallita e addossi su di lui le responsanbilità. Capisco il senso di frustrazione che ti assale, ma inizia a darti oiccole soddisdazioni, sport, hobby ecc. E se nemmeno così cambia, lascialo e vai all’estero.

    • cara, non si confrontano tramite le risposte di un blog ma ne stanno parlando l’uno con l’altro usando questo blog per mettere assieme i propri pensieri. è terapeutico, per quanto può esserlo la scrittura, perché scrivere permette loro di avere ascolto, di mettere a fuoco quello che prima non vedevano. mi dicono che gli è utile.

  12. Conosco la depressione, la paura di uscire, l’incapacità a muoversi. Sono state mie compagne per un annetto, poi per fortuna sono riuscita a riemergere dal pantano, ma il ricordo è sempre vivo anche se sono passati più di dieci anni e quindi ti capisco, anche se la tua storia è diversa dalla mia capisco il senso di inutilità e stanca disperazione.
    La tua condizione non dipende dal tuo compagno, da quello che fa o non fa o da quello che ti dà o non ti dà: è qualcosa che scaturisce da te, solo da te. E solo da te può scaturire il cambiamento.
    I consigli che ti sono stati dati sono tutti buoni e positivi. Cambia psicologo/vai dallo psichiatra secondo me è quello fondamentale: non è detto che quello/a di adesso sia incompetente, può semplicemente avere un approccio che non è compatibile con le tue esigenze. Inutile incaponirsi, meglio provare un’altra strada, un’altra persona, un’altra filosofia.
    Trova qualcosa che ti piaccia e che ti faccia ritrovare la voglia di fare, trova qualcuno che ti dica a muso duro che è il momento di scuotersi, prova a farti bella per vederti bella… tutto buono, ma prima di poter iniziare a fare qualcosa di costruttivo, secondo me c’è una domanda che ti devi porre.
    È la domanda fondamentale, e quando sentirai nel profondo che la risposta è un sonoro NO, allora potrai risorgere.
    “Voglio davvero restare così come sono ora?”

  13. La depressione, ed è chiaro che qui si parla di depressione è una brutta, bruttissima bestia e una psicologa che ti dice “esci, vedi degli amici” non è una professionista affidabile per affrontare quella che è una malattia serissima e da cui non si esce per pura buona volontà. Cambiala, vai da una brava psico-analista (una che si sia fatta la specializzazione e il tirocinio, che sia iscritta all’albo) e se ce n’è bisogno anche da uno psichiatra (anche alla ASL ce ne sono di bravissimi) che ti possa aiutare a uscire dalla fase più nera, anche con qualche farmaco se è necessario.
    Il rapporto con il tuo compagno non lo puoi recuperare se prima non risolvi i tuoi problemi, né puoi ritrovarti sola adesso e pensare di riuscire ad andare avanti.

  14. I commenti a questa storia mi inorridiscono.
    Fine. Cia’.

  15. Stai lasciando che l’indifferenza del mondo di fuori entri in casa tua, in casa vostra. Nella vita che avete costruito. E no, non deve continuare per forza per sempre, non deve durare in eterno o funzionare. Ma deve portarvi beneficio. L’amore non ha costi sociali, ed esattamente quanto è facile diffonderlo, lo è anche privarlo agli altri. Tu stai privando il tuo uomo dell’amore che così disperatamente cerca. Da te. Il tuo uomo. Il tuo uomo perfetto che potrebbe avere una donna perfetta, magari più giovane, più colta, più aperta e stimolante. Una donna che lo spinge a cucinare non per farle un favore, ma per fare qualcosa insieme.

    Il punto è proprio questo. Mentre lui cerca di fare qualcosa CON te e non PER te, tu lo respingi. la tua agorafobia (la paura del fuori, della folla) si è riversata nel salotto di casa tua. E anche due ti sembra troppo, ma la solitudine, quella vera, a cosa ti porterebbe? Non essergli grata, non ha bisogno di premi e medaglie, ha bisogno di una compagna, di una guerriera. Perchè si lui ha successo, ma ha anche bisogno di tornare a casa e allentare il nodo della cravatta. E invece l’unico momento di ristoro che ha è quello di quando si trova sullo zerbino. Entro? Non entro? Finisce la guerra del fuori e inizia la guerra del dentro.

    Non piangerti addosso. Non c’è niente di sbagliato in te. Ma io, reduce da esperienza diretta e indiretta, ti spingo a fare questa riflessione: sicura che, forse, il modo migliore di risolvere un “problema” non sia cominciare a fingere che non esista? Svegliati una mattina e lavora, convinciti, scrivilo sui muri, sul frigo, ovunque: non c’è nessun problema, sono una donna di potere, il potere più importante di tutti: ho controllo su di me.

  16. Tra i consigli che leggo ne vedo uno che non mi convince affatto: dovrebbe cambiare psicologa su che base? Che ne sapete voi di quel che pensa la psicologa? Che ne sapete voi di come si trova lei con la psicologa?

  17. “Si sa che la gente da buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio”: non si possono dare consigli sulla base di una lettera. La depressione e i pensieri suicidari sono cose gravi: da lasciare affrontare, oltre all’interessata (ogni una deve decidere della propria vita), al confronto col mondo degli affetti che ancora sopravvivono. Trovare le risorse solo dentro di sè è difficile nei momenti di estrema sofferenza. Spero tu possa trovare qualcuna che ti comprenda e riesca a mettersi in contatto col tuo mondo interiore, non importa la “qualifica” ma la capacità di condividere la tua sofferenza. La consapevolezza che la depressione colpisce il 51% della popolazione mondiale, vivendo noi in un mondo deprimente, potrebbe farti sentire meno “colpevole”
    un abbraccio Geni

  18. Non so che dire se non che ti sono vicina. Ho passato dei momenti in cui non sono stata in grado di alzarmi dal letto se non per andare a lavoro, totalmente disamorata di tutto. Non scrivevo più, non guardavo film, non volevo uscire.
    Non so come ci si esce perché periodicamente la mia due giorni di agorafobia si ripresenta quasi ineluttabile, quasi senza che me ne accorga. Non mi alzo dal letto e a volte piango, non si sa bene perché.
    La mia ricetta per uscire da questi episodi è il lavoro, che è al tempo stesso carnefice della mia interiorità e cibo della mia anima. Il motivo per cui mi alzo, mi faccio la doccia e ricomincio da capo.
    Capisco perfettamente l’odio che suscita chi ti dice continuamente di reagire, di “farti una bella doccia” e uscire. Come se “una bella doccia” potesse risolvere il groviglio che hai dentro.
    Personalmente non credo di essere depressa, perché sono episodi confinati anche se succede almeno una volta al mese.
    L’unica cosa che mi sento di dirti è: trova la tua ricetta. Se questa può passare attraverso il lasciare il tuo compagno, sarà doloroso ma fungerà quasi da elettroshock e potresti riuscire a svegliarti.
    In bocca al lupo.

  19. E’ difficile sostenere questa crisi e ti capisco, perchè il ruolo che ti eri data della tua vita, i tuoi studi e le tue aspettative oggi sono solo carta straccia, perchè sei giovane e sei costretta a dipendere da un uomo quando ti ritenevi indipendente e autonoma, perchè oggi il valore te lo dà lo stipendio e la carriera….ma stai gettando addosso al tuo compagno la rabbia di questa situazione, la tua sembra una vendetta seppure indiretta e forse inconscia e sembra anche un grosso atto di autolesionismo, tagliare anche l’ultimo legame con la tua parte sana.Ha ragione la tua psicologa, esci e affronta il mondo per quello che è e nn per quello che vorresti che fosse…che facciamo noi donne che verso i 50 anni sono lasciate a morire, dopo anni di studi e dedizione al nostro lavoro? Ci prendiamo un caffè al bar, scherziamo con un po’ di malinconia, camminiamo nel parco, facciamo attività di volontariato, pratichiamo meditazione per nn impazzire, studiamo per nn lasciarci andare…. e amiamo i ns compagni, altrimenti, chi li amerebbe?

  20. Ci sono passata anche io, anche io sono stata estremamente agorafobica. Ora lo controllo molto di più, ma la mia psicologa era molto molto brava. Io non sono stata depressa, sono in realtà un’ansiosa. Lei mi diceva che tutta l’energia che abbiamo (nel mio caso energia creativa) se non viene spinta fuori per un ansioso diventa apatia, come se implodessi.
    Questo era il mio caso, magari il tuo è diverso. L’unica cosa che posso dirti: cambia psicologa. In più anche io ho un marito che fa tutto e apparentemente perfetto. Risultato dopo 10 anni insieme. Dallo psicologo ci sta andando lui. Io sono cresciuta, il mio lavoro progredisce e abbiamo 2 figli, a volte certe dinamiche tornano, ma ho imparato a gestirle man mano. Quando sento che non ce la faccio torno da lei. Buona fortuna.

  21. Di tante cose scritte qui, se stai leggendo, ti dico solo: cambia terapista. Trova qualcun altro che ti accompagni per mano, non fuori a “reagire”, a raccogliere margherite e a cercare di rieducarti, ma dentro di te. Qualcuno che venga con te nel buio a cercare la chiave di tutto questo. A cercare quella cosa che dia un senso a come ti senti. Al mio terapista, buonanima, devo la vita, in senso letterale. Spero che i mostri dormano presto sulla tua spalla. E che rimangano addormentati a lungo.

  22. Mah…se hai avuto la forza di scrivere questo non capisco perché tu non possa avere la forza di dire queste cose anche al tuo compagno e di intraprendere un percorso di miglioramento nella tua vita.
    Sarà che la depressione é una malattia che ho vissuto da vicino…ma credo che se non ci si cura non si può sperare di guarire.
    Fatti prescrivere degli antidepressivi dal tuo medico. Se ti sembra complicato, compra degli integratori alimentari, che per esperienza ti assicuro fanno comunque abbastanza.

    Sembrerò cattiva, ma secondo me soffrono di depressione e si ostanano a essere malate, appoggiandosi sulla propria malattia, solo le persone che se lo possono permettere.
    Se fossi al posto del tuo compagno, farei in modo che tu non potessi piú permettertelo…

  23. Inorridita da quanti consigliano di rivolgersi ad uno psichiatra….io soffro di depressione ma fino al’età adulta non sapevo definirla e per fortuna sempre stata distante da medici e psichiatri…ci da simili consigli non sa che gli psicofarmaci anche più blandi servono a controllare e a rendere il paziente uno zombie…inoltre lo psichiatra…specie della ASL vi segnala come frequentatori dell’igiene mentale e può disporre un trattamento coatto se vi ritiene a rischio e farvi entrare nella sirale di morte della psichiatria…dite pure che sono complottista….trovate un buon psicologo analista specializzato in Bioenergetica e PRIVATO e a nero così non vi segnala…

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