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L’ho lasciato perché non voleva scopare con me

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Lei scrive:

“Ho letto e apprezzato molto il racconto pubblicato nei giorni scorsi, in cui un anonimo raccontava della sua difficoltà a rimanere accanto ad una donna che non vuole avere rapporti sessuali.

Ho percepito molto la sua paura di raccontare la sua storia, la vergogna di fronte a quello che avrebbe pensato chiunque l’avesse ascoltata e letta. È una sensazione che ho imparato a conoscere molto bene, e questo mi ha portata a voler condividere delle riflessioni su una vicenda analoga che ho vissuto.

Ho passato anni al fianco di una persona che aveva molto presto deciso di non voler avere una vita sessuale, almeno non con me. Chiarisco subito un particolare non irrilevante: lui è un ragazzo ed io una ragazza. Questa precisazione stupirà i più, o per lo meno risulterà stridente rispetto a molti stereotipi largamente diffusi, in cui, tutto sommato, ero probabilmente immersa anch’io, fino alla mia esperienza diretta.

Comunque, la storia inizia come tante, ci piacciamo tantissimo, lui molla la sua compagna, io mi butto anima e corpo in questa relazione nonostante lui viva in una città che avrei dovuto lasciare circa una settimana dopo. Non c’è che dire, a modo suo, lui mi aveva avvertito: appena conosciuti, butta lì una battuta sui suoi livelli bassi del testosterone. Non solo non ci do peso, ma, post patriarcale fino al midollo, rimango colpita dalla sagace autoironia, dalla sua totale mancanza di machismo, e mi innamoro ancora di più.

I primi momenti di intimità vivono qualche intoppo (niente che mi crei alcun problema) ma poi si rivelano estremamente positivi e coinvolgenti. Poi parto. Da lì in poi riusciamo a stare insieme una volta al mese circa. Durante le prime 2 (massimo 3) visite, sembra esserci una buona intesa sessuale, e tutto va bene. Lui mi racconta che in passato molte donne non avevano capito i suoi bisogni, mi dice che con me per la prima volta si sente davvero a suo agio e mi fa indignare raccontandomi quante delle sue ex, fra mille scuse ipocrite, lo abbiano mollato “solo” perchè non facevano abbastanza sesso. Che stronze, pensavo io. Che donne limitate, che brutta cosa lo stereotipo dell’uomo “pornodivo” pronto a fare il proprio dovere in qualcunque momento, senza debolezze. Che donna emancipata, invece, io, che, con anni di militanza e studi di genere alle spalle, avevo sotto controllo la situazione. Mi imbarazza ancora ammettere di aver pensato di avere “competenze” che mi avrebbero salvata, e il seguito dimostra quanto avessi torto.

Stiamo insieme da un paio di mesi. Ovviamente la lontananza per lunghi periodi crea una grandissima attesa per i momenti in cui riusciamo a vederci. Una sera, quando lui è appena arrivato, le cose vanno storte, nel senso che non riesce ad avere una erezione.

Non è in alcun modo un dramma per me, che, sinceramente, mi ero già trovata molte altre volte in situazioni di questo tipo, e non avevo mai avuto nessuna difficoltà nel gestirle: è sempre finito tutto con una risata e, nelle migliori ipotesi, con una bella chiacchierata.

In questo caso, invece, le cose non vanno affatto così; lui si rabbuia in maniera imprevista, si chiude, si irrita profondamente per qualsiasi mio tentativo di sdrammatizzare, smette di rivolgermi la parola. Io mi sento disarmata. Penso sia meglio lasciar correre, che sarebbe finita lì. E invece no. La scena si ripete per alcune sere di fila, e poi di nuovo durante l’incontro successivo. Io sono sconcertata, non da quello che sta succedendo, ma dalla sua reazione, dalla rabbia che sembra provare, dalla scelta di tagliarmi completamente fuori da ogni possibile canale comunicativo. Pian piano, un giorno dopo l’altro, lui sembra scivolare in un totale rifiuto di qualsiasi intimità. Inizia, così, una lunga fase di frustrazioni quotidiane: ogni sera, pazientemente, mi avvicino a lui, cerco di sedurlo con tutte le armi che mi sembra di possedere, cerco di metterlo a suo agio con l’ironia e la complicità, ma niente.

Vengo puntualmente rifiutata ogni sera che passiamo insieme, per mesi, e ogni sera, sfinita, mi giro dall’altra parte e mi addormento in lacrime. Perchè sì, ovviamente a quel punto il problema sono io. Lo sono nella mia spiegazione e per le occasionali spiegazioni che lui ogni tanto si degna ancora di fornirmi: le gambe non freschissime di ceretta (n.b. non ho niente contro la depilazione, in generale: ma non avrei mai pensato che qualche peletto potesse costituire “un blocco” a qualsiasi attività sessuale), il freddo, la stanchezza, il mal di testa.

E io giù a depilarmi, alzare il riscaldamento, optare per lunghe giornate riposanti. Niente cambia; poi lui smette di darmi spiegazioni, e io smetto di provarci: la vergogna è troppa. Già, comincio a vergognarmi radicalmente, mi vergogno del mio corpo, della mia goffaggine, dei miei appetiti evidentemente smisurati e insaziabili, del mio volgare desiderio: mi vergogno di trovare sessualmente attraente il mio compagno, di desiderarlo e sognarlo. Con una fatica enorme cerco di sopprimere tutti questi istinti, metto a tacere tutto, cerco di darmi un contegno quando mi sveglio imbarazzata dopo aver fatto sogni erotici su di lui, sentendomi frivola e volgare.

Nel frattempo, lui instaura un totale tabù sull’argomento e sulle pratiche, non posso avere più di carezze e bacini (senza lingua) e sento parlare di sesso da lui solo per affermazioni generali che non risparmia in pubblico, dove bisogna far finta di niente. Lui è molto più grande di me e delle persone che di solito frequento, ed è ritenuto da tutti un intellettuale sagace e fuori dagli schemi. Quindi lo ascolto mentre pontifica sul ruolo del sesso nella nostra società, ride nel dichiararlo sopravvalutato, deride i bassi istinti della gente comune dall’alto della sua ironia dissacrante. Tutti ridono e sono affascinati, e io soffoco ancora un po’ dei miei residui e immorali desideri, scaccio gli ultimi sogni che ancora mi prendono alla sprovvista. Mi anestetizzo, progressivamente.

Nel frattempo sono tornata a vivere nella città dove ci siamo conosciuti, lui viene ad abitare a casa mia. Passo intere serate, in compagnia di amici miei e suoi, ad assistere a battutine a doppio senso, racconti sulla vita sessuale più o meno sfrenata con le sue ex, riferimenti sessuali continui. Traggo due conclusioni: che nessuno potrebbe mai sospettare la verità, neanche se la raccontassi; e che il problema non posso che essere io. Già, io, con il mio corpo che diventa oggetto di una totale desessualizzazione da parte sua, descritto sempre in termini che da teneri diventano presto grotteschi e caricaturali, con nomignoli e paragoni che ai più sembrano simpatici e che, io non posso che constatarlo, rimandano soprattutto alla mancanza di qualsiasi sex appeal. La derivante trafila di autolesionismo fisico, emotivo e psicologico ve la risparmio, tanto è una storia troppo vecchia per chiunque, ognuno pensi pure alle proprie battaglie con lo specchio e alle cicatrici che ha tracciato sulla propria pelle e si sarà fatt* un’idea.

Quello di cui mi interessa parlare, invece, è dell’illegittimità che attribuivo al mio piacere, che gli uomini attribuiscono spesso al piacere delle donne e che le donne attribuiscono ancora più spesso al proprio. Una donna che non vuole scopare è frigida, è indisposta, è stronza. Un uomo che non vuole scopare semplicemente non esiste. Una simile situazione, nella narrazione corrente, ha luogo solo come oggetto di racconti grotteschi e ridicoli, di film trash di basso livello. Un uomo che non vuole scopare o comunque che non vuole farlo abbastanza è un’abnormità: non può che far sospettare, sotto sotto, che il vero problema riguardi gli appetiti incontenibili, volgari, grotteschi della donna che gli sta accanto. Non è una cosa seria, non può essere presa sul serio, non è un problema da raccontare nemmeno alle amiche e agli amici più stretti, nemmeno alle compagne e ai compagni, non sarebbe percepito come drammatico da nessuno, nessuno tratterrebbe una risata. Sono gli uomini a volere “solo una cosa” e le donne ad avere sempre mal di testa, o a concedersi a proprio piacimento scegliendo tra una schiera di uomini che non possono che dire di sì.

Ma finisco la mia storia, per dovere di cronaca. Ho passato un anno e mezzo (dei due totali in cui siamo stati insieme) al fianco di una persona che non avevo più nessuna voglia di desiderare. Ci si fa l’abitudine, questa è la cosa sorprendente: durante quello che ora mi sembra un periodo d’astinenza insostenibilmente lungo, non ho ovviato alle mie necessità in nessun modo, né con altri né da sola: non ne sentivo più il bisogno, l’idea mi ripugnava e tutto ciò che si associava al sesso mi sembrava disgustoso.

È finita in modo molto banale: un bellissimo ragazzo coi capelli ricci un giorno mi fissava, quello dopo lo faceva ancora e molti molti giorni dopo ho cominciato a ricordarmi di poter essere guardata con interesse e desiderio. Sì, come la ragazza banale che mi rivendico di essere, ho iniziato a sentirmi carina perchè mi sembrava che qualcuno lo pensasse. Per sentirmi bella o sensuale ci sarebbe voluto ancora molto, mesi di quegli sguardi, poi la decisione di provare a rivitalizzare la mia storia (che mi ostinavo a tenere in piedi) mediante una scappatella extra coniugale, che prima ancora di avere modo di concretizzarsi aveva già messo la pietra tombale sul feretro di quella devastante relazione.

Già, lo mollo, di punto in bianco, da un giorno all’altro, tra l’incredulità generale, di amici e parenti, che non hanno potuto e non potranno mai trovare una spiegazione al mio gesto “improvviso”: anche se volessi dargliene una, credete che potrei mai andare a dire loro “L’ho lasciato perchè non voleva scopare”? I più, probabilmente neanche mi crederebbero. Gli altri penserebbero che ho qualcosa che non va, che sono una ragazza frivola, facile, insensibile, impudica, stronza. Sono una stronza per tutti, in questa relazione, per lui e per chiunque gli abbia leccato le ferite, e forse persino per qualcuno che mi è stato accanto mentre leccavo le mie: sono la stronza che ha distrutto da un giorno all’altro, senza preavviso né motivo, una relazione che andava avanti da anni, e che una manciata di ore dopo se la spassava con un altro. Sono quella che è rifiorita giorno dopo giorno dal momento della rottura in poi, quella che appariva man mano più felice, più spregiudicata, più sicura di sé, più svestita; lui, invece, annientato, depresso, vicino all’autoditruzione, lui sì che ci teneva alla nostra storia.

L’idea che mi sono fatta, ora che il tempo ha affievolito la rabbia, è che probabilmente lui appartenga alla categoria di persone che si definiscono asessuali: non mi interessa rintracciare una genealogia traumatica della sua psiche né definirla come problematica, ho rispetto di per sé per chi può non essere interessato al sesso. Ma non è il mio caso, e credo che l’astensione dal sesso dovrebbe essere consensuale quanto lo è la pratica. Credo che sia universalmente ritenuto ovvio, per chi appartiene a comunità con gusti sessuali specifici, cercare partner che condividano gli stessi interessi, e che vi diano il loro assenso: esattamente lo stesso dovrebbe essere per chi sceglie di non praticare alcuna forma di sessualità.

Lungi da me minimizzare a sproposito la gravità degli atti sessuali estorti in maniera violenta: dico solo che, in certi casi, bisognerebbe ragionare molto più di quanto non si faccia di ciò che subisce chi è costretto, contro la propria volontà, in maniera altrettanto violenta, a rinunciarvi. Soprattutto quando si tratta delle donne.

Una pagina fb molto famosa, ironica e non proprio di ottimo gusto, ha come slogan “Non scopare fa sempre ridere”. Sappiate che a volte non è vero. Sappiate che quando succederà a voi, vi vergognerete troppo per raccontarlo anche alla persona più cara, perchè penserete che si metterà a ridere o vi giudicherà male. E se vi capiterà che qualcuno a cui volete bene provi a raccontarlo a voi, non ridete, per favore, come spero non stiate facendo ora. Non c’è un cazzo da ridere.”

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Comments

  1. Lui ha bisogno di un medico

    • Essere asessuati non è una malattia. Dispiace per la ragazza che si è trovata impantanata con una persona inadatta a lei, ma lui non è malato, è asessuato.
      E’ capitata una cosa simile anche a mia nipote, con la sua prima storia seria, a 17 anni. Ma lei aveva lo zio a consigliarla, e ne è uscita bene.
      Ammetto a malavoglia che sono un po’ bastardo, e che questa parte mi ha fatto sorridere:
      “Non c’è che dire, a modo suo, lui mi aveva avvertito: appena conosciuti, butta lì una battuta sui suoi livelli bassi del testosterone. Non solo non ci do peso, ma, post patriarcale fino al midollo, rimango colpita dalla sagace autoironia, dalla sua totale mancanza di machismo, e mi innamoro ancora di più.”
      Il problema è questo: non era autoironia. Di solito se un uomo dice che non ha voglia di far sesso, di solito poi non fa sesso o lo fa di controvoglia.
      Sei stata pure fortunata che lui era sincero: molti adducono fumose scuse moralistico-religiose per nascondere la loro mancanza di libido (è successo appunto così a mia nipote). Questo accade perché per la nostra società non è accettabile che un uomo non sia sempre voglioso.
      D’altra parte un approccio sbagliato, pseudo-femminista direi, alla cosa non è migliore: la società tradizionalista definisce “buoni” solo gli uomini sempre vogliosi, ma non è che definire “buoni” gli uomini poco vogliosi sia meglio. Almeno, non lo è se poi si intende avere una vita sessuale attiva con essi. C’è differenza tra un uomo che ha una libido elevata ed un macho prevaricatore, anzi di solito le due cose sono contrastanti per alcuni versi: la mia idea è che di solito chi è oppressivo nei confronti delle donne non le desidera più di tanto. Confondere machismo e libido è uno dei difetti di certo femminismo. Consiglio alla ragazza, per la prossima volta, di uscire con una donna: potrà così valutare più serenamente, senza particolari preconcetti, se la compagna offre un adeguato appagamento erotico-sessuale.

  2. Gli uomini che nin vogliono avere rapport sessuali, o a cui ne bstano davvero pochi, sono molti di piu` di quanto si pensi, lo so per sperienza personale e per esperienze di cognoscenti.
    E` uno stereotipo sociale quello che porta a credere che l’uomo sia vorace e la donna no, anzi.

  3. Anche qui come nell’altra testimonianza il convitato di pietra è sempre lo stesso: l’incomunicabilità.
    Lui smette di desiderarti e non ti da uno straccio di motivazione (e sti gran cazzi dell’intellettuale brillante, quelli sono i soggetti cui, alla prima supercazzola con cui incantano la platea, vanno tagliate le gambe con un’uscita di quelle per cui “ne ferisce più la lingua che la spada”), tu non ne parli con nessuno e hai comunque ragione perchè lo stereotipo dello stallone è ormai monumento nazionale come la pizza e il mandolino (da sto punto di vista mi sono sempre chiesto come sia possibile, poi, che una marea di uomini e donne con questa idea in testa stravedano per Vasco che nelle sue canzoni canta un uomo che sessualmente/sentimentalmente è ai limiti dello “sfigato”).
    Hai fatto bene a mollarlo, onestamente penso che dovresti anche trarre soddisfazione dal fatto che un soggetto all’apparenza così brillante, risulti ora “distrutto” dimostrazione lampante che della vostra situazione non aveva capito nulla e che quindi tanto “avanti” non lo era.
    In bocca al lupo e riconquista tutta l’autostima che hai cacciato nel cesso in quei 2 anni.

  4. Avevo commentato la testimonianza del ragazzo dicendo che io sono come la sua donna.
    E che per me è una sofferenza. Soffro perche non non desidero farlo. E soffro che mio marito me lo chiede sempre o me lo rinfaccia.
    So che anche lui soffre, vorrei tanto che mi torni la pazza voglia che avevo all’inizio, e tornare ad essere felici. Io non sono felice così, so di avere io un problema e non lui.
    Non capisco cos ho, quindi non riesco a spiegarglielo e lui non può aiutarmi. Vorrei che tutto questo finisse..
    Non posso pensare che fossi anche io un asessuata. Lo si diventa da un momento all altro?
    Ho sempre fatto tranquillamente sesso.
    E con lui i primi tempi erano di tanto sesso ogni giorno e molte volte al giorno e ovunque.
    Mi piaceva tanto farlo, perche ora non lo desidero? Cosa ho?

    • E’ banale da scrivere, ma piuttosto che perseverare in una simile condizione che consuma te stessa e il rapporto con tuo marito, perchè non pensate di rivolgervi ad uno specialista?
      Nella vita, credere di trovare tutte le risposte (corrette) da soli è velleitario.

  5. Cara, io spero tu abbia realizzato, con la distanza, che il tuo ex non è asessuale, è un ABUSER!
    Hai fatto benissimo a scappare con un altro. Ti consiglio solo di riflettere sulla passata esperienza, oltre che come già fai, giustamente, sul tema della sessualità, anche per riconoscere in futuro i “segnali” di qualcosa che non va. E nel tuo racconto ne vado parecchi: il paragone con le ex usato prima a tuo “favore”, poi contro di te (un grandissimo classico) mancandoti di rispetto in maniera totale e ledendo la tua autostima, l’aggressività passiva, il dare la colpa a te e non vedere niente di sbagliato in lui, farti sentire inadeguata, le bugie dette agli altri sulla sua vita sessuale, la facciata con il resto del mondo!! Questa non è asessualità…E’ un modo di “controllare” te attraverso la deprivazione dell’intimità. Succede anche questo…ne ho lette tante di storie così… Questi individui hanno ognuno il loro modo di controllare l’altro e tenerlo appeso, alcuni gradiscono questa tattica di deprivare l’altro e farglielo pesare.
    Chi ti vede come la stronza sono probabilmente poveracci che non vedono oltre la maschera di questo soggetto…come spesso accade… tu lasciali assaporare le fette di San Daniele che gli pendono dagli occhi e goditi i tuoi di, occhi che sanno pensare, vivere, amare, scopare!
    Auguri per il tuo futuro , applausi per te e dito medio forever al tuo ex!

  6. Niente da ridere.
    Assolutamente niente.
    Esistono certamente persone che non sentono l’istinto della sessualità. Il problema è ammetterlo con se stessi, e mi pare che il suo vantarsi con gli altri è proprio sintomo del non ammettere la propria situazione. Può darsi che Il far sesso diventi un problema per vari motivi.
    Ansia, non sentirsi all’altezza, ma anche una sessualità diversa che non si vuole accettare.
    Hai fatto la scelta giusta, a mio parere. Conosco più di una persona nella tua situazione, alcune che hanno avuto il tuo coraggio anche dopo figli, altre che han deciso di accettare la situazione e vivono storie parallele.
    Ma l’importante è che tu stia riacquistando l’autostima.
    (hai ragione, qualche pelo in più sul corpo di una persona che ti piace, non fa’ perdere la libido.)
    Sii forte, sei forte!

  7. Alfredo Nonimo says:

    Ascolta la mia noiosa opinie di pettegolo & pignuolo (se vuoi): non è vero è vero che, nella bestiale opinione comune, l’uomo che non vuole scopare non esiste, o che è colpa della sua donna. L’uomo che “non vuole fottere” è “un frocio” (almeno, fino a qualche tempo fa era così).

    Ma queste sono tutte categorie di MERDA, che si esplicano così: se non voglio viviere l’intimità con una donna, allora mi piaccioni gli uomini (anche se non è vero!), sono FROCIO; oppure se il mio uomo non prova desiderio per me, sono una CESSA inchiavabile (per via di qualche peletto sulle gambe? ma non diciamo idiozie!), oppure una FRIGIDA (anche se proverei piacere a fare sesso, e sono ben desiderabile e desiderata da molti con una libido sana e funzionale).

    Ma che caz…tronerie!

    Siamo tanti, tutti diversi e non tutti fatti gli uni per gli altri (come i pezzi di un puzzle). ‘Fanculo alle semplificazioni grevi e alle superstizioni avvilenti che esistono sul sesso.

    E fanculo ai sensi di colpa, che vengono attribuiti ‘ad mentula canis’ a coloro i quali non sembrano poter aderire agli stereotipi dei rapporti di coppia vagheggiati dalla nostra società poco più che neolitica.

    Pace, amore, e un bel po’ di buon senso.

    A.

  8. …non rido affatto! La mia storia, praticamente a specchio, mi ha portato via quasi 25anni, non briciole… dai 15, ai 38… quando ha finalmente preso la decisione lui di andarsene…. gli anni più belli, adolescenza, scoperte, giovinezza… esperienze! Mi ha lasciato tanto amaro e freddo dentro… io così solare e “calda” rifiutata continuamente… 30 e più kg di disperazione accumulati su questo corpo che adesso, non tornerà più giovane e fresco come prima…

  9. Stessa storia anche per me .lo conosco ai miei 40 anni ,bella mora ,frizzante ,solare ,brillante …lui più grande di me 12 anni già uomo adulto lo frequento perché single non un adone ma di presenza ed io bisognosa di riavere una famiglia un uomo che si prendesse cura di me . 1 weekend romantico in montagna (senza sesso ) a mangiar mandarini e giocare a carte sul lettone di questa bellissima stanza d hotel .2 mesi passano prima di riuscire ad avere un rapporto sessuale. Mi raccontava che con la sua ex funzionava tutto benissimo ,mi sentivo a disagio .Pensavo che non fosse giusto lasciare un uomo perché non riuscìva a scopare .Ma a distanza di 15 anni posso solo dire che se un uomo non lo fa già dai primi tempi che lo frequenti non lo farà mai . Io sono cresciuta con un desiderio di sesso .ho cercato di capirlo quando davanti ad un medico ritmologo ammetteva il suo mancato desiderio .Erano solo scuse ,in realtà in questi 15 anni ci sono state molte amiche di chatt e un contatto più ravvicinato con una Rumena più giovane e a 400 km di distanza . Ho sofferto per questo amore difficile Anche in questa occasione ho cercato di capire che il suo era un bisogno di pensarsi ancora attraente e desiderato ,Sono balle signori lui ha sempre avuto contatti con donne é bugiardo non è leale ,ma certa che erano o sono solo modi per sentirsi maschio ed io invecchiata appesantita ,delusa ,inaridita ho voglia di amare ed essere amata . Lui non merita la mia compagnia ,non mi vuole piu ,in qualsiasi momento non si priva dell occasione di umiliarmi, che con me non riuscirebbe a farlo nenche con 20 viagra .Vorrei trovare una persona capace di farmi allontanare da lui .Sì perché una persona così ti annienta privandoti della tua autostima aspettando inutilmente quel gesto di passione un abbraccio che tanto desideri . Diventa anche una sfida è intanto aspetti e soffri

  10. Cerco su google la seguente frase: – l’ho lasciato perchè forse è gay – e arrivo qui, leggo e rileggo a distanza di un mese da quando l’ho lasciato, dopo due anni passati a chiedermi quale fosse il problema: se fossi IO il problema, se fossi IO a non essere sufficientemente bella, affascinante, carina, simpatica, interessante e mi rispondevo che forse avrei potuto fare qualcosa di più, essere più sensuale, più sexy, più tutto insomma ma la realtà è un’ altra e ora la vedo: il problema non ero nè io nè lui, eravamo complici ma lui non voleva me, voleva una persona come me ma magari con la barba!

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