Cara Costanza Miriano: Gesù era femminista!

Cara Costanza, se permetti che ti dia del tu, avevo letto, qualche giorno fa un articolo su Il Foglio che ti deve essere piaciuto dato che lo hai ripubblicato sul tuo blog. Parla di odio generalizzato verso gli uomini. Associa questo sentimento alle “post/femministe”. Figurati che questo termine sono solite usarlo le femministe radicali, quelle più autoritarie, per screditare le femministe come me che non guardano al mondo con una ripartizione così netta delle responsabilità: gli uomini tutti carnefici e le donne tutte vittime.

Quindi mi spiace molto per questa generalizzazione e soprattutto mi spiace che non si consulti mai una femminista libertaria per parlarne con cognizione di causa. Il pezzo che ripubblichi sostiene che l’odio nei confronti degli uomini viene perfino giustificato da presunte ricerche scientifiche che giudicherebbero meno stressante un luogo di lavoro con una maggiore presenza di donne. Non ho dati scientifici al riguardo ma posso dire che odio gli stereotipi sessisti, chiunque li propini, e personalmente dove c’erano più donne io mi sono trovata malissimo, per gli alti livelli di competizione e dinamiche di branco messe in atto da vere e proprie bulle.

Quel che però mi sento di contestare è il fatto che vi sia un odio per gli uomini così generalizzato. L’articolo parla di maschiofobia e io penso che vi sia un certo livello di vittimismo nel voler raccontare la realtà a partire da questa prospettiva. Presumo che sia per questo, o comunque per ribadire la tua distanza da chi odia gli uomini, che tu abbia sentito il bisogno di argomentare in un altro post per raccontare quel che hai compreso dalla lettura della pubblicazione aggiornata del Maschio Selvatico di Claudio Risè.

Leggendo il tuo post mi è venuto in mente di parlare con alcuni amici, definitivamente uomini e per di più etero, giusto per non incorrere in sanzioni culturali che in genere toccano a quelle che, come me, credono che l’odio di genere riguardi invece soprattutto i gay, le lesbiche, le trans. Un amico mi racconta di figli che cantano Bella Ciao e che sono stati educati in quanto persone e non in quanto maschi esattamente come avrebbe fatto con le femmine. In quanto persone, non in quanto donne. Un altro mi racconta di suo figlio che ama giocare a calcio ma, pensa un po’, ama anche aiutare la madre ad apparecchiare la tavola, a cucinare e sistema la sua camera senza l’aiuto di nessuno. Sa perfino azionare la lavatrice per farsi il bucato e poi lo stende con inequivocabile maestria. Un vero degenerato, ne convieni?

Un altro genitore mi parla dei figli, un maschio e una femmina, e mentre il primo si è iscritto alla facoltà di lettere, perché vuole diventare un insegnante, la seconda si è già laureata in scienze informatiche e sta per volare lontano dove c’è lavoro. Un altro amico mi ha fatto vedere le foto in cui suo figlio gioca con la spada laser di Dart Fener e poi adora giocare con una bambola che ama spettinare e pettinare. Io ho una figlia femmina e non faccio testo ma vorrei ugualmente dire che non mi è mai venuto in mente di scegliere un’educazione basata sull’attribuzione di un genere su base biologica. Io stessa ricordo che da piccola giocavo con le barbie il tempo utile ad ancorarle a un cappio per simulare le piroette delle artiste da circo. Poi, invece, amavo sporcarmi, arrampicarmi, giocare con mio fratello e amavo molto scrivere. Tutte cose che secondo una certa cultura non avrei dovuto fare. Pensa che poi ho preso anche la patente per guidare auto e moto. Le moto di grossa cilindrata.

La mia bambina doveva avere le stesse opportunità di un qualunque compagno di scuola, perciò le piacevano giochi d’ingegno, per imparare geometria, matematica, informatica di base, lingue, anatomia del corpo umano e poi adorava disegnare e le piaceva fare le piroette con la bici. L’avrò educata male? Lei oggi potrebbe dirti di no. E a proposito anche lei sapeva cantare Bella Ciao quand’era molto piccola. Stava dalla parte dei combattenti, si, ma non quelli che guerreggiano per amor di conquista e di repressione dei “ribelli”. Stava dalla parte dei partigiani e con loro sto inequivocabilmente anch’io.

Cara Costanza, io non sono nessuno per dirti come educare i tuoi figli e dunque accolgo il tuo racconto come fosse la condivisione di un’esperienza che in ogni caso non può diventare normativa per chiunque altro. Voglio sperare che tu non pensi che il giusto e universale metodo educativo sia il tuo perché altrimenti sarei obbligata a dirti che personalmente ritengo sbagliato educare i figli a fare la guerra, e non solo perché mi sembra di imporre agli uomini, tutti gli uomini, di crescere seguendo una sola e autoritaria indicazione. Lo trovo sbagliato perché non vedo su quali basi si possa dire che l’educazione dei bambini debba essere assegnata a seconda del loro genere. I figli maschi non è detto che amino l’azzurro e non è detto che le figlie amino il rosa. Non accettare il fatto, poi, che il genere non sia assolutamente legato alla biologia, mi sembra decisamente miope.

Conosco tanti uomini che non amano fare la guerra. La maggior parte di loro è etero o bisex, ché non bisogna essere “effeminati” per non amare l’uccisione di un nemico definito tale da chi comanda e ordina sterminii di massa. Conosco invece donne che sfuggono all’idea di angeli del paradiso e sono state donne soldato o lo sono ancora. Perché i mestieri non rappresentano il genere di chi li svolge e perché il genere non corrisponde alla biologia degli esseri umani.

In quanto a quel che dice Risè io proporrei invece il libro Modi Bruschi di Franco La Cecla, edito Eleuthera. Parla della difficoltà, da parte degli uomini, di ritrovare una propria identità autodeterminata che non subisca una inibizione e una colpevolizzazione in base al genere. Parla dell’idea di diventare uomini senza richiedere l’autorizzazione delle donne. Ma da qui al Maschio Selvatico, un po’ vittimista, lasciamelo dire, ce ne corre. Io comprendo la difficoltà di tanti uomini di oggi che chiedono libertà di sviluppare la propria identità di genere senza essere sollecitati a indossare gli abiti paternalisti di patriarchi che si addestrano a salvare le fanciulle in pericolo. Comprendo molto meno la difficoltà di uomini di 50 o 60 anni che in realtà, secondo il mio punto di vista, affermano l’esistenza di un genere maschile interpretandolo però alla vecchia maniera.

Vale a dire che il genere maschile “assassinato” di cui parla Risè è giusto quello che non riguarda gli uomini che oggi vogliono essere decisamente altro. Diversi da padri e nonni, sganciati da obblighi di genere, mai paternalisti o patriarchi, e se fanno i padri eseguono i medesimi doveri condivisi con le madri e non meritano davvero di essere chiamati dispregiativamente “mammi”. Quando poi dice, secondo quello che tu riporti, che perfino il padre padrone violento sarebbe stato generato da una cultura in cui l’uomo “non è adeguatamente separato dal femminile”, ecco, in questa osservazione io vedo un enorme pregiudizio di genere riferito però alle donne.

Com’è possibile che il padre padrone violento, ovvero quello che assegnava ruoli di genere e che stabiliva per le donne ruoli di esecuzione dei suoi comandi, dipendesse dalle donne? Dunque assegneremo alle donne la responsabilità di delitti basati sull’odio di genere? Le donne erano responsabili dei ruoli che venivano imposti ai figli e alle figlie? Erano le donne che volevano fare morire i figli in guerra e le figlie in mano a mariti violenti? Credimi, con tutta la buona volontà, e ben sapendo quanto poco importante fosse l’opinione di una donna fino a pochi decenni fa, non riesco a dare credito a una tale posizione. Mi sembra un modo per giocare a scarica barile senza assumersi responsabilità che ogni categoria affermatasi grazie a metodi autoritari dovrebbe assumersi.

Oggi che la cultura riguarda i generi in modo fluido e che vede l’irrigidimento di alcune parti, siano essi uomini o donne, che non accettano di andare avanti, di fare scorrere nel senso giusto le lancette dell’orologio, ammetto che esistono madri totalizzanti, o uomini dai neuroni con la clava, e pari sono nelle considerazioni. Pensa che esiste anche un femminismo che esige il ritorno del maschio paternalista che salva le fanciulle, un maschio che la smetta di esigere di fare il padre vicino affettivamente ai propri figli, ché quel ruolo apparterrebbe solo alle donne, ed esiste un maschilismo speculare che crede ancora nella divisione di compiti corrispondente a leggi di “natura”.

Mi piace infine il fatto che il modello di virilità proposto sia Gesù. Un pacifista, non violento, mai avido, non rivestito d’oro, un femminista convinto che salvò una donna dalla lapidazione (chi è senza peccato scagli la prima pietra) e prese con sé una prostituta, pur con il carico insopportabile di riconoscimento sulla base di una redenzione, e in ogni caso la giudicava di eguale dignità assieme a tutte le altre persone al suo seguito. E sai a chi farebbe bene, che sia credente o meno, rispolverare, e lo dico da non credente, le vere intenzioni di Gesù? Proprio a quelli che oggi in nome di Dio e di Cristo legittimano odio di genere nei confronti di donne, gay, lesbiche e trans, odio razziale, nei confronti di qualunque soggetto straniero (vedi i mediorientali e scuri di carnagione come Cristo) e povero che arriva sulle nostre coste, di odio di classe, dei ricchi contro i poveri che oggi vengono allontanati dalle città con ordinanze di sindaci che equiparano la povertà al “degrado urbano”. E’ una proposta, seguire le orme di Gesù che non mi pare abbia mai pronunciato un disconoscimento delle persone che non gli somigliavano. Gesù non era omofobo, sessista, razzista, classista, guerrafondaio. Era uno come noi, direi quasi un rivoluzionario, un femminista, un compagno anarchico antiautoritario che parlava con i poveri e si ribellava al potere dei ricchi. Di quel Gesù lì, insomma, come modello di virilità alternativo al celodurismo un po’ misogino, bisognerebbe parlarne. Spero che tu lo faccia prima o poi. Per i tuoi figli, per te, per me, per noi.

Un cordiale saluto
Eretica

Comments

  1. Grazie!!!

  2. Che dire… I teorici del declino – vero o presunto – del cosiddetto “Occidente” (visto come monolitico, e ovviamente tutto “Cristiano”) ormai da anni stanno dando la caccia ai presunti colpevoli: uomini “effeminati” o “mammi”, donne “in carriera” o “uome”, persone LGBTQ che chissà perché sembrano non accontentarsi del mero diritto di non essere uccise, immigrati sempre e solo brutti-cattivi-ruba lavoro, gli Atei saccenti, eccetera.
    Ovviamente modelli di sviluppo e questioni socio-economiche ben di rado vengono messe in discussione.

    • Il femminismo nelle corde dovrebbe essere un movimento di liberazione, ma può un movimento di liberazione divenire un movimento di oppressione? è questa la tematica centrale della maschiofobia.
      ma sopratutto al giorno d’oggi è immaginabile un mondo dove una parte vuole dominare l’altra parte con il suo consenso?

    • ma la lettura introduce anche un altro aspetto: il fondamentalismo, che qui vien celato come maschiofobia, ma che viene catalogato da sempre come misandria.
      che ormai determinate forme di femminismo siano sfociate in una sorta di misandria fondamendalista da cui adesso non si trova una rotta idonea per uscirne da queste secche salvando capra e cavoli?

  3. Gesu’ fu un riformatore religioso ebreo che era contro il “sistema”, allora rappresentato dalle autorita’ religiose costituite.
    Oggi il “sistema” e’ l’ideologia femminista, visto che le femministe scrivono su tutti i piu’ importanti quotidiani e hanno poltrone ben remunerate un po’ ovunque. Inoltre qualunque politico che si azzardi a criticare il comportamento delle donne (vedi Franco Battiato) viene linciato mediaticamente ed estromesso dal sistema.
    Dunque, il sistema oggi e’ femminsita, e un riformatore come Gesu’ sarebbe sicuramente un antifemminista.

    Poco ma sicuro.

    • io sarei il “sistema”? ahahahah
      troppo complottismo. Gesù era femminista, lo confermo. e non era sicuramente sessista e con gli stessi pregiudizi che hai tu.

      • non sarà a quei livelli estremi però mmetterai che oggi è trend accusare il mondo maschile mentre non è sempre accettata la critica a chi si dichiara femminista come una sorta di immunità.

        in merito a Gesù, figlio di una ragazza-madre, che propugna un mondo di valori cosidetti femminili(non propugna certamente il mondo della Ver Sacrum italica) , ma la cui preghiera che insegna inizia ‘Padre Nostro…..’ , ci sarebbe molto da dire ma non credo che in questi scarni post di poche righe si possa affrontare un problema così complesso e pieno di definizioni che risentono del tempo storico

        • Dovessi scommettere con Eretica (con arbitro Gesù bambino che sa che cos’hai nel cuoricino, come mi dissero le suore all’asilo) cosa pensa veramente la Miriano scommetterei che non crede veramente a quel che dice. Mi sa molto della morale destinata ai “poveri di spirito” perchè cresciuti poveri di mezzi materiali, gruppo target da sempre, oggi in rapida crescita, di qualsiasi religione istituzionalizzata. Ma questa è una mia impressione personale. Comunque, non mi farei difendere dalla Miriano dal femminismo “misandrico” 🙂

          Anche a me “Gesù femminista”, in effetti, mi stona alle orecchie, e non perchè ritenga che non lo sia o perchè secondo me lo sia così o cosà, ma perchè mi stona quando si mettono a confronto mondi che non hanno relazione tra loro se non le proiezioni che il mondo che viene dopo fa su quello che è venuto prima, a volte perdendo il senso della distanza, e nei casi più gravi fino alla “sindrome di Highlander” dove si proietta il sentimmènto, si soffre per i torti subiti dai propri trisavoli e si combattono i loro nemici in coloro che vengono identificati come i loro eredi nel presente pensando di chiudere un conto aperto dalla notte dei tempi. E’ un vizietto comune negli ambienti dove si afferma il proprio primato sugli altri in base a una “differenza” o una “verità” che sussisterebbe in natura o sopra la natura, comunque oltre la storia.

          Ma Eretica non ce la vedo proprio qui in mezzo, infatti, non credo sia questo il senso dell’accostare Gesù al femminismo o lo scopo del post. Per quanto critica questa è una lettera di Eretica a Costanza Miriano, e se si vuole parlare con una persona non si può assumere il mio atteggiamento. Io non voglio parlare con la Miriano perchè non riconosco in quello che dice un’intenzione di dialogo bensì di manipolazione, ma la responsabilità della scelta di chiusura al dialogo è mia, non della Miriano.
          Eretica invece, mi pare, con le alterne fortune che inevitabilmente attendono chi accetta il rischio di fare viaggi così lunghi e pericolosi, come al solito, cerca di trovare scambio e riconoscimento reciproco proprio nei lidi più distanti e ostili. E se per parlare con la Miriano devi passare per Gesù..ok: se è il tuo modello di virilità allora è pure femminista. La metto così, ecco 😀
          Chissà se, e cosa risponderà la Miriano 🙂

  4. Cari Zagaro e Zorin forse avrete anche ragione voi a criticare la maschiofobia di certe femministe. Comunque a me mi sembra di aver capito che il femminismo di Eretica non è maschiofobico in quanto Eretica ha spesso criticato le femministe radicali, accusandole tra l’altro anche di moralismo, di puttanofobia e di transfobia.

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