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Per Innocenzi e Oliva: non serve andare in Iran per trovare i molestatori!

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Arrivano un po’ di lamenti sparsi sulla vicenda della Innocenzi. Non valutazioni ma lamenti, perché non riesco a classificarli in modo diverso. Se una coppia di amiche avesse scelto Palermo come meta turistica e perse tra i mercatini avessero incontrato un tot di uomini molesti, mano morte, palpatori di giornata, esibizionisti dal pene al sole, se queste amiche, dopo aver vissuto tutto questo avessero scritto una pagina di diario in cui si parla della condizione della donna in Sicilia e della sovrabbondanza emergenziale di molestatori per le strade, a loro avrei detto la stessa cosa che ho scritto sull’Iran.

Non bastano le esperienze accadute ad una singola persona per giudicare un’intera nazione, un popolo, un contesto, addirittura un genere con i suoi livelli di schiavitù. E’ un punto di vista coloniale, che generalizza e legittima stereotipi razzisti. Palermo è una città difficile, come lo è Napoli, Roma o Milano, ma se stabilisci che io e molte altre donne siciliane siamo tutte schiave o che il numero di molestatori corrisponde alla quantità di uomini presente sull’isola, sbagli e sbagli tantissimo. E qui non c’entra il fatto che ti sei vestita senza aver seguito delle indicazioni di un certo tipo.

Se a me dicessero che devo rinunciare alla scollatura o ad attraversare strade a piedi, di sera, senza nessun accompagnatore, perché altrimenti, quel che accadrà, sarà solo colpa mia, ovvio che mi arrabbierei, però io conosco la cultura di questa bellissima città, fatta di gente meravigliosa e di quel che è bello e brutto di una mentalità che non tutti possono comprendere. Spiego due grammi di femminismo post-coloniale, senza l’intervento della bianca, nordica, occidentale. Io, siciliana, so che se un tizio con un motorino mi si avvicina non ho bisogno di urlare né di farmi venire un infarto. E’ uno che solitamente stuzzunìa. So che devo tirare dritto per la mia strada o dirgli che non è aria. Se uno mi palpa il culo sull’autobus so che devo dirgli, ad alta voce, che deve smettere di toccarmi il culo. Diversamente posso pestargli un piede con tutta la forza che ho.

immigratimeridionaliSe incontro un tale che si masturba mentre mi vede passare, e quanti ce ne sono che si mettono, gli stronzi, davanti alle scuole medie inferiori, so che devo urlare di andarsene, di corsa, altrimenti richiamo l’attenzione di tutto il vicinato. Perché io mi fido del vicinato e non temo di beccare molestatori in ogni dove. E’ vero, queste cose non le impari se stai in un posto in cui non vedi un maniaco per le strade neppure a pagarlo. Io le ho imparate perché ci sono cresciuta in mezzo e non ho mai accettato di sottostare proprio a niente, ma è con questa cultura che io ho a che fare e dunque stai certa che se vieni dalle mie parti e ti perdi in un quartiere non frequentato dai turisti, sono io che ti dirò come dovrai leggere la sicilianità. Correggo: ti dirò io quali caratteristiche ha il maschilismo dalle mie parti. Che linguaggio e che segni usa, pur essendo maschilismo come quello che troverai a Milano.

Ci fu una volta in cui arrivò un’amica da Monza. Dopo qualche giorno mi disse che non sopportava gli sguardi dei vicini, dell’ortolano, del panettiere. Mi sento sempre spiata, diceva, ed era vero. Io so che è così. Non si fanno mai i fattacci loro, e ti guardano perché sei una turista. Poi una sera chiese come facevo a vivere in un quartiere come il mio con quelle facce che a lei sembravano tutte uguali. Lombroso non è mai morto nella testa di molte persone e se ti insegnano che a dei lineamenti, che tu non sei abituata a vedere, corrispondono degli atteggiamenti, c’è poco da fare. Ti sentirai sempre in pericolo, perché non conosci il contesto. Non conosci le facce, i gesti, le espressioni, che cambiano di luogo in luogo. Non sai niente del posto che hai deciso di visitare.

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Alcuni siciliani, somaticamente, a volte non sono molto diversi dagli arabi, dai nordafricani, perché da noi sono arrivati pure loro a governarci per tanto tempo e ad insegnarci mille cose, inclusa la tolleranza, il vivere civile tra persone di diverse religioni. Costruivano moschee senza mai abbattere una sola chiesa o negare il diritto di culto ai cristiani. Poi arrivarono gli spagnoli, con la loro inquisizione cattolica, ad abbattere le moschee per costruire altre chiese.

Qui da noi sono uomini che Lombroso giudicherebbe criminali, per via del loro aspetto, e poi magari trovi uomini che si definiscono pezzi di pane. E poi ci sono le razze schiarite, tratti somatici e colori meticci. Bionde con la pelle scura. Brune con gli occhi e la pelle chiarissima. Rosse con la pelle bianca e il culo di un’africana (generalizzando, si intende). E via via che si schiarisce la pelle, quando vai all’estero, sono generalmente in numero inferiore quelli che ti danno della mafiosa perché siciliana. Così immagino anche l’Iran. Ricordo che una volta, durante un viaggio all’estero, in una città europea, mentre camminavo osservando le meraviglie sparse, mi ritrovai in un quartiere del quale non sapevo niente.

Nel giro di poco misi in atto gli insegnamenti tratti dalla mia sicilianitudine. Borsa a tracolla così non possono tirarla via. Cappuccio sulla testa. Camminata svelta, occhi ‘n terra e muru muru, e così attraversai strade e vicoli, alla ricerca di una fermata della metropolitana, con il cuore che batteva forte. Non conoscevo il contesto. Avevo l’impressione che tutti mi guardassero. Tremavo di paura e giuro che in Sicilia non ne ho mai provata altrettanta, giacché, in ogni caso mi sento a casa mia. Alla fine sfanculai il mondo, attraversai la strada e decisi di chiedere ad un gruppo di ragazzi, meticci pure loro, l’antitesi delle teste rasate, neri, arabi, indiani, dove fosse la metropolitana. Dissi che mi ero persa e non sapevo dove andare. Provarono a darmi indicazioni ma era troppo complicato. Decisero di accompagnarmi. La metro era vicino al pub e quando avvistai gli ascensori mi dissero se prima non volessi bere una birra con loro. Rifiutai, gentilmente, e ritrovai la via di casa.

104mgkpIo non ho alcun dubbio sul fatto che le cose raccontate dalla Innocenzi e dalla Oliva siano vere, non banalizzo nulla e men che meno dico che io al loro posto mi sarei comportata diversamente. Bisogna viverle le cose per saperlo. Ma nonostante questo continuo a dire che quello che è accaduto a loro non giustifica minimamente un atteggiamento così discriminatorio nei confronti di tutta la gente che abita quella nazione. Non serve andare in Iran per trovare molestatori. Basta girare per le strade delle nostre città. Ne trovi in quantità. Dunque il problema non è etnico ma è culturale e il fatto che Innocenzi/Oliva non abbiano aperto una parentesi sulla questione di genere, facendo solo diventare la loro storia indicativa dell’indice di schiavitù delle donne in Iran, mi fa capire che l’attenzione per le donne non è posta con grande consapevolezza.

Si parla di donne liquidando la faccenda come un fatto etnico. Via dall’Iran e già sull’aereo si sentivano libere. Pensate che io, quando viaggio, mi sento libera quando torno in Sicilia, dove le vecchie murmuriano, i picciriddi ti toccano il culo e certi uomini ti spellano viva con lo sguardo. Se l’Iran, e non lo nego, è governata da leggi morali che contemplano la sottomissione della donna, l’Italia non è combinata meglio. Basta solo aprire i giornali e leggere i commenti di chi giustifica stupri e femminicidi. Basta leggere le regole morali che dettano alcuni esponenti della chiesa cattolica. Basta leggere i commenti sul culo della ministra al sole, o sul corpo andato dell’attrice da buttare. Basta solo parlare di donne per rendersi conto di quel che è l’Italia e che io sappia, ma posso sempre sbagliare, non mi pare che la Innocenzi nelle sue trasmissioni abbia posto la questione della violenza di genere. L’ha fatto? Spero di si, ma se non è così e se riterrà ancora di parlare in pubblico delle violenze sulle donne, dirà che i musulmani, quelli che parlano di Islam, sono portatori di quella violenza? Dunque chiudendo le frontiere a loro, così come in questi giorni si fa con i siriani, abbiamo risolto tutto?

Cara Giulia, lo sai che in Italia fino al 1981 lo stupro si poteva riparare con un matrimonio? Sai che fino al 1996 la legge sulla violenza sessuale era divisa in atti di libidine e stupro? La spremuta di culo, con poggiaminchia sul lato b, come lo chiamiamo dalle mie parti, non era considerata affatto una molestia. Sai che la legge sulla violenza sessuale solo nel 1996 cambiò registro da legge contro la pubblica morale a legge contro la persona? Hai una vaga idea di quanto sia difficile vedere rispettata la propria autodeterminazione in questa nazione? Tu prova a cercare una pillola del giorno dopo o un medico che non sia obiettore di coscienza. E tante sarebbero le cose da dire ma, sul serio, non lasciarti prendere dalla stessa sindrome che ha toccato le ministre alle pari opportunità dei governi di centro destra. Quelle per cui violenza sulle donne era l’infibulazione, gravissimo, certo, non è il tema centrale, l’unico, da considerare. Erano quella che usavano la lotta contro il velo altrui e i delitti contro le donne per mano di stranieri per istigare islamofobia, xenofobia. Con i tizi dell’estrema destra che ancora oggi, per pura propaganda razzista, dicono che “non si toccano le nostre donne”. Nostre, italiane, di quei tizi là. Capisci quanto è delicato l’argomento?

Parliamone, vi prego, ma facciamolo davvero, a mente fredda e con la consapevolezza che un argomento del genere non si può liquidare in una pagina di diario con fotografie e commenti vari su uccellini in gabbia. Sul serio. Se volete, io sono qui.

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Comments

  1. ceciliaasso says:

    Molto, molto brava. La faccenda è particolarmente sgradevole perché tanta superficialità non si trova in una blogger qualsiasi, ma in una giornalista molto seguita e in vista, che sembra dimenticare che la professionalità non va in vacanza. Cosa dobbiamo pensare del resto del suo lavoro, se su un argomento che tante di noi possono giudicare con competenza risulta chiaro che le sue linee guida sono principalmente pressappochismo e luoghi comuni?

  2. Mi fa sorridere il racconto della Sicilia. Io,da donna del nord Italia, sono approdata in un piccolo paese Siculo per una sorta di “vacanza”. Scesa dalla corriera già davo all’occhio. Pantaloncini maglietta e scarpe da ginnastica , quando le donne erano prevalentemente vestite di abiti neri a maniche lunghe e fazzoletto in testa . Passavo a piedi per il labirinto di stradine che mi portavano all’appartamentino dove alloggiavo, e mentre stavo arrivando le donne si precipitavano a chiudere i balconi e a guardarmi passare. “E’ la mentalità” ho pensato. Ne più ne meno. Una Domenica mattina sento urlare il mio nome ( Ma come facevano a saperlo?) . Mi affaccio, una donna, in dialetto Siculo ( Che ho fatto fatica a capire e che non saprei ripetere),mi dice all’incirca che suo marito ha portato a casa il pane appena sfornato, ancora caldo . Me ne offre un bel pezzo e le chiedo quanto le devo. Lei mi risponde (All’incirca) “Che soldi! Mangialo finchè è così buono”. Al rientro , vado alla corriera vs aereo porto con il mio borsone . Mi ferma una nonna con il nipotino, poi una mamma con suo figlio. ” prendi in braccio il bambino!” . Impacciatissima prendo in braccio i bimbi e gli do un bacio. Le due donne mi guardano come avessero visto un miracolo. Dicono che i figli son pezzi di cuore. Il loro “donarmi” i loro bimbi mi ha fatto pensare mi ritenessero una bella persona. Tornata al Nord, ho fatto un po’ di fatica a rientrare nella mentalità padana. Riguardo agli atteggiamenti degli uomini non ho notato grosse differenze tra nord e sud : uomini molesti ne ho trovati in egual misura , cambia “il modo” di essere molesti. Riguardo ad una breve esperienza in paesini intorno al Nilo : evita le canotte , le minigonne troppo esibite, cercate di stare in gruppo. Rispettate queste tre cose , tutto a posto 🙂 ( Sì , lì i molestatori ci sono anche lì, in egual misura e molestano a “modo loro” 🙂

  3. Ottimo articolo questo e quello sul pezzo della Innocenzi.
    Un punto decisamente obbiettivo sulla questione.

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