Siete sicure che il Papa-pensiero sull’aborto non ci riguardi?

Le ricche abortiscono e le povere muoiono (di aborto clandestino.

Le ricche abortiscono e le povere muoiono (di aborto clandestino.

 

In risposta al mio post su Il Fatto Quotidiano, a proposito del perdono concesso alle donne pentite di aver abortito, alcune persone hanno scritto che in fondo quel che dice il Papa non dovrebbe affatto riguardarmi. Io sono atea, lui parla ai cattolici e alle cattoliche, quindi a me che me ne frega?

Io farei volentieri a meno di scrivere di quel che dice il Papa non fosse che per per il fatto che le nostre leggi dello Stato sono troppo influenzate da chi comunica, partecipa e pratica la religione cattolica. Servirebbe meno ipocrisia in questi frangenti. Chiunque dica che dovrei farmi gli affari miei e non interferire in quello che il Papa dice per se’ non ha mai detto che il Papa non dovrebbe mai interferire con la mia vita, e la mia vita, come quella di tantissime, troppe persone, è influenzata, condizionata pesantemente dalle esternazioni contro l’aborto, contro le unioni gay, contro il “gender” e via di questo passo.

Sul serio pensate che le leggi italiane arrivino da un laico confronto tra laici parlamentari? Direi che avrebbero da ridire moltissime persone e tra queste ci sono tante donne che come me hanno abortito e non senza difficoltà date dalla carenza di strutture e medici disponibili. Quello che la Chiesa comunica fa cultura e alla cultura si risponde con la controcultura. Perciò a me non interessa se il Papa ha parlato a dieci o a milioni di persone, ma se parla solo ai cattolici perché non fa passare una circolare benedetta tra chi frequenta i luoghi di culto?

Sarebbe semplicissimo e ancor di più lo sarebbe oggi con gli strumenti che offre la tecnologia. Basta una mailing list e i cattolici potranno fruire dei messaggi papali, tradotti in mille lingue, da qui all’eternità. Il fatto è che non ci si accontenta affatto di parlare con i propri fedeli, perché si usa la comunicazione dandole il ruolo di veicolo di trasmissione di qualunque parola che vien fuori dalla bocca di un cardinale, un prete, un Papa. I media fanno da megafono a quelle parole perché quell’atto misericordioso in ogni caso fungerà da messaggio espresso per chi non vuole fruirne.

A me che sono atea e che ho abortito il messaggio suona un po’ così: le donne che hanno abortito, se pentite, riceveranno l’assoluzione al pari dei detenuti. E a me suona strana anche l’analogia. Che cosa c’entra l’aborto con lo stupro, l’omicidio, con i detenuti per mafia? Cosa c’entro io con un mafioso, un pluriassassino, uno stupratore? Ed è questa la parte parecchio offensiva che passa attraverso quel messaggio. Riguarderà le persone cattoliche ma i giornali li leggono tutti e a tutti viene detto che l’aborto fa il paio con i crimini della peggiore specie, il che significa, ancora, che si sta continuando a dire che l’aborto, per loro, è un omicidio e che io dovrò combattere per mille anni ancora, ovunque, per non perdere i diritti acquisiti o per recuperarli se li perderò.

Ditemi: davvero voi che gioite per le modernissime parole del Papa non avete notato quanto l’influenza della chiesa, della religione cattolica, sia deleteria per chi ha il diritto di vedersi riconosciuta la libertà di scelta in fatto di gestione del corpo, sessualità, maternità, ruoli di cura? Davvero siete convinti che non esistano obiettori di coscienza, medici che rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo, personale sanitario che si rifiuta di trattare con empatia una donna che vuole abortire? Davvero non sentite il disprezzo che vi raggiunge, in privato e in pubblico, quando voi vi assumete la responsabilità di scegliere l’aborto?

Basta leggere i commenti al mio post su Il Fatto Quotidiano per capire come siamo messi. Lo sappiamo che uno dei mezzi più potenti di patriarchi & co. per infliggerci una cultura di dominio è il controllo dei corpi. Controllare il nostro diritto ad abortire o a scegliere il momento in cui vogliamo avere un figlio, per noi, equivale a sottrarre un potere a quella gerarchia fatta da uomini che vuole continuare invece a mantenerlo. Controllare il diritto di scegliere l’uso che facciamo dei nostri corpi, significa che non vogliamo padrini e padroni e questa cosa non piace ai maschilisti, per esempio, che sono i primi a pronunciarsi a favore della cultura cattolica per quanto, in molti casi, di quella cultura non gliene frega niente.

Io intervengo su quel che il Papa dice perché non sono solo affari della chiesa e chiudersi su questa versione della storia significa solo mediare, un po’ ipocritamente, sul vero ruolo che la religione ha in Italia. Allora ditemi: se il Papa parla, e lungi da me chiedergli perdono per qualunque cosa, siete sicure che la cosa non vi/ci riguardi?

ps: QUI trovate un po’ di informazioni sui reali processi di sviluppo di un embrione. 

Leggi anche:

Papa Francesco, ho abortito e non mi pento

Comments

  1. E quindi tu come la risolveresti??
    Lo chiedo per curiosità!!

  2. Tu non scrivi forse su un giornale, propugnando il tuo punto di vista sulle cose e cercando quindi di influenzare la cittadinanza tutta?
    Ecco, il fatto che il Papa sia più famoso e popolare non significa che debba limitare il suo messaggio. Se non ti piace, se non lo trovi confacente, non lo ascolti e prosegui per la tua strada.

    • Aggiungo che il fatto che per te e per tanti l’aborto non sia un omicidio non significa che questo debba essere vero per tutti. Anche il link che hai riportato dice che è impossibile stabilire il.momento in cui un essere umano è tale.
      Per un sacco di gente lo è dal momento della fecondazione. Per te no, per la chiesa sì: deve dire il contrario perché? Perché a qualcuno non piace questo pensiero?

    • Il giorno in cui il pensiero di Eretica influenzerà prepotentemente la società causando problemi a molte categorie di persone, ci faremo questa domanda. Al momento non mi sembra che Eretica abbia il potere del Papa, e gli unici che hanno da lamentarsi di lei sono abolizionisti della prostituzione e fanatici anti-gender, e non si tratta di categorie di persone che chiedono solo di viversi la loro vita in pace facendo le proprie scelte, come invece per le categorie colpite negativamente dall’operato culturale della Chiesa (omosessuali, donne che abortiscono, sex worker, chiunque abbia insomma un’identità di genere e una vita sessuale che non rientra nei loro canoni). Quindi, degli abolizionisti e dei fanatici, chissenefrega. Ti sbagli anche su un’altra cosa: credo che a nessun ateo o agnostico interessi il pensiero unico attorno allo statuto morale dell’embrione, il fatto è che io non cercherò di convincere una cattolica ad abortire, mi basta poterlo fare io. Potresti dire lo stesso dei cattolici?

      • Mauricius Tarvisii says:

        Io non ti costringerei mai a sversare rifiuti tossici in un fiume: mi basta poterlo fare io.
        È logico che se io credo che un comportamento sia sbagliato cerco di impedirlo! Sia chiaro, sto facendo un discorso di metodo e non di merito: non mi si risponda che le due fattispecie non c’entrano nulla tra loro, perché lo so.

  3. Il problema non è il messaggio: è ovvio che il capo di una religione che ha le basi preistoriche su ‘ammazza il diverso / odia chi è alfabetizzato / le donne non hanno un’anima e hanno un ottimo prezzo di mercato’ sostenga la sua professione.
    Il problema é che nel 2015 le istituzioni di uno stato e la vita delle persone siano regolate ancora da anziani che tentano spasmodicamente di tenere la testa dei fedeli immersa nell’età della Controriforma.

  4. Quello che dice il papa non mi interessa, quello che dicono i telegiornali sì. Se la tv smettesse di riportare le sue parole per un anno intero forse ci troveremmo di colpo in uno stato laico.

  5. Mauricius Tarvisii says:

    Fino a un paio di anni fa avrei concordato. Poi ho toccato con mano che questo è più un assioma che una conclusione empirica: a qualcuno gliene frega qualcosa di quello che dice il Papa su corruzione, immigrati, economia, ambiente, condizione dei carcerati, ecc ecc? Mi pare proprio di no: la dottrina cattolica è solo periodicamente citata quando fa comodo per giustificare le proprie posizioni e trainare i voti della parte peggiore dell’elettorato.
    Non è Salvini che è devoto parlando di gender e mangiapreti quando si parla di profughi?

  6. Scusate, forse mi è sfuggito, ma non ho letto in nessuno dei due post di Eretica qualcosa che tendesse a voler limitare o impedire la possibilità di espressione del papa. Mi pare che invece in diversi stiano tentando di suggerire come noi atei non avremmo diritto di esprimerci su ciò che dice il papa. Non ne riconosco affatto l’autorità ma il papa si esprime da sempre come personaggio pubblico (peraltro molto influente) e io mi sento pienamente in diritto di esprimermi su ciò che lui dice. Mi sembra molto semplice…

    • concordo.

      • Katholikos=universale. Il problema della religione cattolica (e anche di altre come l islam, che è una versione più giovane del cattolicesimo) è che pretendono di essere universali, cioè si rivolgono a tutti, non solo ai cattolici. Ora a questa iattuta si aggiunge il fatto che i TG italiani ogni giorno dedicano spazio a ciò che il pastore potrebbe tranquillamente dire al gregge seguendo altre vie. È chiaro dunque che io che non sono pecora ho diritto di criticare ciò che il pastore mi obbliga a sentire. Se mai un giorno i cattolici decideranno finalmente di cantarsela e suonarsela all’interno del gregge senza imporre il loro belato alle pecorelle smarrite allora noi pecorelle smarrite non ci occuperemo più di ciò che bela il pastore. Elementare watson

    • io sono un ‘cattolico di ritorno’. ovvero per atavismo cattolico, sono sfociato nell’ateismo, adesso in modo proprio mi sto avvicinando al cattolicesimo. ma a modo mio.

      premesso ciò, anni fa nel mio periodo ateo, mi trovai in una cena fra preti e noi ‘mangiapreti’. allorchè a discussione cadde sulla fede, e qui saltò fuori l’osservazione che se dovevamo parlare di fede, ci saremmo scontrati, perchè ognuno aveva la propria, e nessuno aveva in mente di farsi “convincere”. però potevamo discutere di morale, cioè della ricerca del buono e del giusto. ove la morale cattolica e la nostra morale atea potevano colloquiare rimanendo ognuno nella propria fede.fu una bellissima cena

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