Ho abortito e non amo i/le baciapile

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Chiara scrive:

Carissima,
grazie per le tue parole. Sono quelle che cercavo, che avrei voluto leggere in una giornata di grande rabbia. Prima per l’eco mediatico dato alle parole un Pontefice che non ha alcun peso politico, essendo rappresentante di un altro Stato, quello Vaticano. Parole rivolte a una platea che non è la mia, trattate come se fossero entrate immediatamente a pieno titolo nel dibattito pubblico.

Padre Lombardi, che ha immediatamente specificato che le parole del Papa “non sono rivolte a personalità politiche”, ma ormai la macchina era partita. Poi c’è stata la rabbia per la lunga fila di strumentalizzazioni da una parte e dall’altra, con grande superficialità. Ho profondo rispetto per chi si metterà in cerca di una Porta Santa per sentirsi in pace con la coscienza, davvero. Ma non accetto, e trovo fortemente offensivo, da donna, mettere sullo stesso piano due piani completamente diversi.

Una donna che sceglie di abortire, o un medico che non sceglie di non voler praticare aborti, non è esattamente sullo stesso piano di un mafioso pluriomicida condannato al 41 bis che se si sintonizza su Radio Maria riceverà una “indulgenza” davanti alla cappella del carcere, purché pentito. Seguo il mondo delle carceri italiane da anni, fra raccolte firme e mobilitazioni. Da venticinque anni la Corte Europea condanna la realtà italiana. Negli ultimi dieci anni, nelle nostre carceri, si sono suicidate più di duecento persone, tra detenuti e operatori penitenziari.

E l’amnistia è uno strumento obbligato, lo penso con convinzione e ne discuto appena posso. Ma nessun laico si è scandalizzato per la sottile differenza che dovrebbe intercorrere fra una pena (che deve essere giusta e non ledere la dignità umana, precisiamolo anche questa volta) e una libera scelta. Chi è in carcere ha violato la legge. Una donna che interrompe la gravidanza no. O meglio, non più. Quando Emma Bonino entra nelle cronache italiane i suoi detrattori tirano fuori due o tre cose, sempre quelle. La più demenziale è la riesumazione della sua militanza di disobbediente civile nella lotta agli aborti clandestini. una cosa demenziale, illogica, e oscurantista: la legalizzazione non ha aumentato il numero degli aborti, ha solo ridotto le conseguenze tragiche della clandestinità.

Ma a questi censori avvelenati non interessa, vogliono solo schiumare di rabbia ignorante e cattiva contro una persona abituata a battaglie di civiltà, di progresso, di libertà. Come è stata quella, vittoriosa, che ha visto la sconfitta dei cucchiai d’oro e che ha posto fine alla vergogna delle forze dell’ordine messe a piantonare le donne finite in ospedale per un aborto finito male, in attesa che le dimettessero per portarle in galera. Sono cose vecchie, ma che ogni tanto è bene ricordare. Soprattutto quando è proprio Marco Pannella ad accogliere le parole del Pontefice con entusiasmo.

“Evviva”, ha commentato all’Ansa un affaticato esponente di un movimento che per la società italiana ha fatto molto in passato. Avrei preferito che ricordasse un principio semplice: Libera Chiesa in libero Stato. Perché io in quel principio credo. Sono lieta del sollievo e della gioia che darà la parola “perdono” alle donne cattoliche. Ma per quanto mi riguarda non ci sono ingerenze cattoliche buone e ingerenze cattoliche cattive. Esistono solo le ingerenze. Sta a noi valutare il confine fra confessione religiosa e ingerenza, e nel secondo caso sta sempre a noi il porre una distanza sana, onesta, di laicità.

È stata una giornata di grande confusione, e le tue parole mi hanno aiutata a ritrovarmi. Ogni caso è diverso: il mio compagno non c’era, la mia famiglia non l’ha mai saputo, ho passato un anno a cercare di superare dei pesantissimi contraccolpi, non sul piano fisico ma su quello emotivo. Ne avverto gli strascichi anche oggi. Ma non mi pento di nulla. E ricordo un’infermiera paffuta che faceva battute per tranquillizzarmi, la gentilezza di chi ci ha distribuito un thé caldo, e soprattutto un’anestetista che appena mi sono svegliata, già in lacrime, rotta dentro, mi ha detto “è per il lavoro piccolina? Sorridi, quando riesci, il sorriso è la forza delle donne”.

Non gliel’aveva ordinato nessun vescovo. Oggi voglio ringraziare anche lei, è l’essere umano a cui vorrei assomigliasse mio figlio o mia figlia, se mai avrò la gigantesca fortuna di mettere al mondo un essere umano con responsabilità e allegria. A me, a te e a tutti noi dedico questa frase: “non si distrugge il vero presupposto per il futuro rendendo eretici l’amore e il buon umore?” È di Joseph Ratzinger. Come tutto, anche questa ognuno è libero di interpretarla un po’ come vuole.

Un abbraccio forte, Chiara

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