Annunci

Del mio naso storto

11953108_10207997268999212_6173264194477591060_n

di Inchiostro

Avete mai pensato al fatto che i sogni sono fuori, e voi nel cassetto?

Mi è sempre piaciuta questa frase. In realtà mi sono sempre piaciute tutte le affermazioni che, in qualche modo, riuscissero a ribaltare un qualche punto di vista.

Comunque.

Ho il naso storto, abbastanza storto. Tende a sinistra – effettivamente, come fosse una coincidenza simbolica, è un po’ tutta la mia parte sinistra del corpo ad essere storta – e, di tanto in tanto, quando mi capita di fronteggiarmi davanti a uno specchio, lo fisso e ripenso a come mai si sia stortato.
E’ una di quelle cose che ti capitano e ti lasciano un insegnamento, o un ricordo, o un promemoria.

Il punto è che a me non piace il modo che alcuni uomini hanno di avvicinare le donne.
Alcune cose, alcuni atteggiamenti, alcuni modi di fare mi disturbano fisicamente, probabilmente perché mi immedesimo troppo nella corteggiata e, basandomi su di me e nient’altro – quindi sbagliando – ne concludo che a me farebbe schifo, o che sarei in imbarazzo, o a disagio.
Il problema è che me le sento sulla pelle, queste cose, e non riesco a controllare il ribrezzo.
Secondo me esistono due modi di provarci con qualcun*: uno limpido e uno viscido. A me quello viscido non piace per niente.
Che poi, magari, mi direte che sono cose da nulla, inezie, e che ho sempre ingigantito le cose.
Però non avete idea, quando mi capita di accorgermene, quanto sia fastidioso vedere un brillantone avvicinare una ragazza e considerarla già disponibile, come se fosse lì proprio per lui.
Oppure quelli che non hanno ancora capito che pagare da bere non attribuisce di fatto una prelazione sulla lei di turno – e questa cosa che le persone credono che, se io ti pago da bere, allora tu devi sentirti in debito con me, perché io sono fantastico e pago tutto, a me fa davvero pena –.
Oppure le mani sul corpo, senza motivo, prima che si sia effettivamente capito se c’è o meno interesse. Che io dico, santo Iddio, perché mi devi toccare, chi cazzo ti ha autorizzato? Tienili a posto i tentacoli, no?!

Comunque.

Ero un barbuto diciannovenne e frequentavo l’ultimo anno di scuola.
Ero in un locale.
C’era questa ragazza – né bella, né brutta – seduta al bancone, da sola, che stava aspettando il suo cocktail.
Si avvicina questo individuo ben pettinato e le sorride – e quanto sembrano imbecilli quelli che ti si avvicinano e già sorridono, cioè, ma che cazzo hai da ridere? –.
Io ero seduto poco distante, al medesimo bancone, con una mia amica, che definire libera e autodeterminata sarebbe dire niente – non la definisco femminista perché il termine le stava antipatico, vai a capire perché –.

Comunque.

L’individuo afferma, non è che dice, afferma “Ti pago da bere”.
Lei, la ragazza, lo guarda e fa “Va bene”.
Lui allora le si siede accanto e le chiede come si chiama.
Lei risponde.
“Cosa ci fai qui da sola?” domanda poi, sempre l’individuo – che, dico, a un* potrà capiate la sfiga di trovarsi da solo da qualche parte no? Non è che per forza dev’essere in compagnia, dai! –.
“Bevo”.
“Aaaaah, ti piace bere eh!” fu l’esclamazione ammiccante di quel premio Nobel in emotività e comunicazione.
Lei, la ragazza, stava attendendo un Rusty Nail che, per chi non lo sapesse, è un cocktail a base di whisky e Dreambuie, una roba liquorosa e dolcissima che, in nessun caso, vi consiglio di bere. Lo chiamano Dreambuie, ma tutti lo conoscono come mal di testa assicurato.
Quando il premio Nobel posò la sua manona sulla spalla della ragazza, e cazzo quanto dà fastidio quando lo fanno così, aggratis, scivolai verso la mia sinistra di tre sgabelli e dissi “Sai che, secondo me, se ti ci fai mettere l’Irish Mist, anziché il Dreambuie, riesci a berlo meglio?”.
Non lo calcolai nemmeno il premio Nobel, non mi interessava instaurare una patetica competizione machista. Il mio intento era quello di iniziare una conversazione, una conversazione che facesse capire a due neuroni che, insomma, il tentativo l’aveva fatto, bravo, ma basta. Tanto di trippa per lemuri non ce n’era.
“Cosa intendi per berlo meglio?” fu la domanda della ragazza, che, posso dirvi, aveva uno sguardo che, accipicchia, di certo non ti dava l’impressione di essere una interessata a te. Era un bello sguardo. Duro. Sincero. Ti guardava per come stava, non per come voleva che tu pensassi lei stesse.
“Che rimane più secco, scende meglio” precisai.
“E tu che ne sai?” domandò.
“Io lo bevo così” assicurai.
Due neuroni era lì, con un sorriso di plastica da imbecille, che cercava di inserirsi nel discorso con scarsi risultati. Non tutti riescono a parlare con le persone di cose che a queste ultime interessano.
Ecco, forse è questo: di alcuni uomini mi sta sui coglioni il loro egoriferimento, il fatto che debbano mostrare sempre quanto sono fantastici e incredibili e che, in ultima analisi, non ascoltino mai.
E questo è uno dei motivi per il quale, poi, fan domande della minchia del tipo cosa ci fai qui da sola?.
Ed è anche uno dei motivi per il quale, poi, fanno un sesso veramente di merda.
Lo sai, quando guardi una persona: la guardi, l’ascolti e in dieci minuti riesci a farti un’idea di che sesso faccia.

Comunque.

Iniziamo una dissertazione alcolica riguardo a Bourbon, Whisky, Scotch, a quali bianchi mettere in un cocktail per bere una cosa secca, ma al contempo bilanciata.
Tutto bellissimo, finché non divenne tutto buio.

Non lo vidi nemmeno arrivare. Presi un autotreno in pieno viso e nemmeno me ne accorsi. Ritornai in me che ero seduto per terra e non capivo in che parte di mondo fossi.
Volete ridere?
Due neuroni riuscì a dirmi “C’ero prima io”. C’ero prima io – cioè, dai, macheccazzosantissimo! –.

Comunque.

La serata la finii per strada, insieme alla mia amica libera e autodeterminata.
Ero seduto sul marciapiede, e lei di fronte a me cercava, in mezzo al sangue, di capire se il naso fosse o meno rotto.

“Non è rotto” affermò alla fine.
“Meno male!”
“Te lo romperei io, cretino” aggiunse, molto arrabbiata. Cioè, arrabbiata con me, che ero stato picchiato senza motivo.
“Che ho fatto?” cercai, scandalizzato, di informarmi.
“Il paternalista delle mie ovaie, ecco cos’hai fatto”.
“Oh, non ce l’ho fatta” mi difesi.
Oh, non ce l’ho fatta” mi imitò lei, facendomi il verso, prima di continuare “Hai pensato che lei non potesse cavarsela da sola, l’hai prevaricata”.
Aveva ragione, in fondo. Per quanto fosse una piacevole chiacchierata, non era iniziata perché volevo chiacchierare, ma perché mi ero messo a fare il vigilantes.

La mia amica era lì, incazzata come una mina, e mi fissava con i suoi occhi chiari.
Avevo paura mi desse veramente un cazzotto, non scherzo.
“Quando ti arrabbi sei davvero bellissima” le dissi.
In fondo era vero, quando si arrabbiava era davvero bellissima.
Lei sorrise, mi dette un buffetto e “Uno stronzo, ecco cosa sei. Tu sei uno stronzo e un ruffiano!”.

Avete mai pensato che i sogni sono fuori, e voi nel cassetto?

  • Lui è Inchiostro. Potete trovare i suoi post nella categoria L’InchiostratoQUI la sua biografia. 
Annunci

Comments

  1. Vorrei proprio sentirti leggere ad alta voce i corsivi!

  2. Magari “sbaglio”, eh, ma forse non tutto, non sempre, e probabilmente non con queste premesse, è prevaricazione. A me fa bene pensare che qualcuno possa interessarsi a una donna anche in un momento simile – lo vedo come darle una spalla, allacciare un ponte, piuttosto che salvarla, pensando che non sia capace di farlo da sola. Altrimenti diventa un “puoi farlo da sola, quindi fallo sempre da sola”. Ma le cose si fanno nelle relazioni, e anche trovarsi affianco ad una ragazza che si trova in un momento di acchiappo penoso può essere una relazione – anche perché la chiacchierata evidentemente era piacevole anche per lei, e ne è stata compartecipe…

    • Mi trovo d’accordo con te.

      Però, sarà che mi han fatto una testa “tanta” con la storia della cavalleria – e sarà che, quando mi guardo in giro, ne vedo ancora molta -, cerco sempre di intervenire il meno possibile.

      Al netto del fatto – e qui è proprio una battaglia personale – che, se ci provi come un mentecatto, è giusto che qualcuno smorzi il tuo tentativo.
      Cioè, dire “giusto” forse è esagerato.
      Però questi approcci plastificati e preconfezionati, tutt’ora, mi lasciano un senso d’amaro in bocca.
      Nella mia personale visione del mondo, le persone si meritano di meglio.

  3. la differenza tra saper approcciare e non saperlo fare
    ascoltare dire qualcosa che interessa l’altro .. dire qualcosa che si riferisce all’altro e poche domande

  4. Non sono molto d’accordo con la tua amica libera e autodeterminata.
    La cavalleria e la gentilezza sono due cose diverse. Il fatto che la cavalleria faccia schifo non è dovuto all’intrinseco gesto di portare un fiore, pagare una cena o dare una mano, ma è dovuto alla mentalità retrostante che usa questi mezzi per intrappolare la donna o in un “debito”, anche non immediatamente evidente, o in un ruolo di dipendenza da cui poi trarre vantaggio, anche in modo non immediatamente evidente.
    Tuttavia, si può benissimo dare una mano senza aspettarsi nulla di tutto ciò, solo per spirito di cura e ciò non costituisce a mio avviso una sovradeterminazione. Così come non ci vedo niente di male per una donna a offrire una cena o a corteggiare un uomo, non ci vedo nulla di male per un uomo avere l’istinto di dare una mano in maniera genuina. Poi la donna può sempre rifiutare e dire” grazie non mi serve niente”, ed è anche lì che si vede la differenza tra il superman della situazione e la persona gentile.
    Detto ciò, in questa particolare situazione io avrei apprezzato, ma questo perché ho un serio problema con la gente viscida, mi crea uno schifo fisico che mi manda in stato di paralisi, da un lato vorrei insultarli ma al tempo stesso non mi piace essere aggressiva e quindi il sistema mi va in tilt e cerco di smarcarmi ma in realtà c’ho l’ansia. Sicuramente altre donne meno ansiose se la sanno cavare perfettamente.

    • I superman della situazione mi fanno morire.
      Li riconosci dalla camminata, stile cowboy.
      Si avvicinano lenti, accarezzano il cinturone immaginario e, generalmente, esordiscono chiedendo “Tutto a posto?” o “C’è qualche problema?”.
      Sono, ritengo io, i massimi esponenti del superomismo machista, mascherati però da brav’uomini con buone intenzioni.
      E mi fanno spezzare perché, quando decidono di calare come la mannaia di Dio, generalmente peggiorano le situazioni.

      Sul resto sono d’accordissmo con te.
      E, per quel che posso dire – getto la maschera, la mia è una crociata – molti uomini sono viscidi nei loro approcci.
      Il che li rende, ai miei occhi, insopportabili.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: