#BodyLiberationFront: le mie cicatrici? Mi ricordano che sono viva!

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Le mie cicatrici? Preferisco raccontarle perché una fotografia non basta a mostrare quel che per me significa ogni traccia presente sul mio corpo.

Bambina, una cugina gelosa mi spinge per le scale e mi fa spaccare il mento. Tre punti per una grande cicatrice che si vede ancora. Poi mio fratello ha avuto la grande idea di rompere una bottiglia e buttarla dentro una enorme vasca d’acqua. Volevo recuperarla e invece stavo per ferirmi molto seriamente. Mi sono parata il viso con un braccio. E sono due ferite, per vetri conficcati nella carne. Due punti a testa e le cicatrici si vedono ancora oggi.

Più grande, sono fidanzata con un tale che aveva l’abitudine di aggredire chiunque lo contraddicesse. Sapete com’è a quell’età. Il sesso viene confuso con l’amore e quando io fui in grado di capire la nostra totale incompatibilità gli dissi di finirla. Stavo per scendere dall’auto e all’improvviso accelerò. Un dente rotto e piccoli tagli sulla testa. Stanno sotto i capelli e si notano solo al tatto.

Ho convissuto per tre anni con un uomo che credevo fosse sinceramente innamorato. Quand’ero incinta ogni discussione degenerava e lui diventava molto violento. Ho avuto un aborto spontaneo e due costole lesionate.

Ho conosciuto un altro che non era poi così diverso. All’epoca non lo capivo, ma ora so perché volevo farmi male. Prendevo legnate per qualunque cosa. Poi facevamo sesso e si aggiustava tutto. Ho impiegato cinque anni per lasciarlo. È nato mio figlio, sano, per fortuna. Ho una cicatrice dovuta al cesareo ed è la cicatrice che mi ricorda un buon momento, diversamente da tutte le altre. Un anno dopo la nascita del bambino lui tentò di ferirmi con un coltello. Ho cicatrici su entrambe le braccia perché ho protetto il viso.

L’ho lasciato e vi confesso che non fu un momento facile per me. Pensavo fosse tutta colpa mia. Mi vergognavo. I miei dicevano che un po’ me l’ero cercata. Tentai il suicidio un giorno di primavera, dopo aver affidato mio figlio ai miei genitori, ignari delle mie intenzioni. Sono sopravvissuta ma è rimasta una lunga cicatrice all’interno di una coscia. Da lì pensavo di fare uscire tutto il mio sangue. Fino all’ultima goccia.

Dopo quell’episodio ho cominciato a fare piccoli tagli sulle gambe. Un po’ per volta, e poi ripercorrevo quelle linee quando stavano per rimarginarsi. Vedere il sangue scorrere mi faceva stare bene. Mi calmava.

Un giorno, eravamo al mare con mio figlio, lui non riesciva a disincastrarsi da uno scoglio in vista. Non correva il pericolo di annegare ma cominciò a urlare fortissimo e temetti il peggio. Mi precipitai e lo presi con me sottraendolo alla trappola. Nel farlo scivolai e ora posso annoverare, tra le mie ferite, una bella riga all’esterno della coscia destra.

Mentre mio figlio cresceva io presi a ingrassare. Mangiavo tanto e cercavo così di alleviare il mio malessere. Quando raggiunsi 100 chili decisi di dimagrire. Fu un dimagrimento veloce e allora il corpo divenne irriconoscibile. Mille smagliature, sul seno, sulla schiena, sulla pancia e sulle cosce. Non mi piacevo. Non mi piacevo più. Perciò ricominciai a mangiare e in meno di due mesi ripresi tutti i chili persi.

Mi rivolsi a una psicologa che ancora adesso mi aiuta a superare i miei problemi. Ma continuo ad ingrassare e dimagrire in un sali scendi che diventa sempre più difficile per me. Per correre e muovermi, per dimagrire in fretta, mi sono rotto un tendine e mi hanno operata. Gamba sinistra, con invito a non muovermi più di quel che posso. Le pieghe del grasso ora sono mie compagne in questa prigione che io stessa ho costruito attorno al mio corpo.

Quando mi guardo allo specchio non vedo una donna qualunque, la stessa che vedrebbero gli altri. Io vedo una donna persa, ferita, finita, rotta. È come se attendessi il momento in cui i tagli sul mio corpo ricominciassero a sanguinare. È come se perdessi i pezzi.

Se io mostrassi a voi il mio culo, tondo, tutto sommato bello, tanti sarebbero i giudizi di chi mi darebbe dell’esibizionista. Se mostrassi la mia pancia, comunque gradevole, e i miei seni, pieni di volume e belli, chiunque potrebbe dire che quel che sembra lo vedo solo nella mia testa. In realtà penso che tutti i corpi subiscano gli effetti delle nostre scelte e quindi è vero: c’entra quel che ci passa per la testa.

Per curare il corpo devi curare la mente e se non riesci dovrai restare a guardare, impotente, mentre la tua pelle scivola via veloce. Non so spiegarvi quanta sofferenza è contenuta in ogni mia singola cicatrice. Ho capito che devo guardarmi con altri occhi. Ringraziando la campagna #bodyliberationfront perché mi ha costretta a ricordare, a fare una mappa dei miei segni per ripercorrere la mia storia e poter dire, infine, che io sono viva.

È così, Eretica. Io sono ancora viva e il mio corpo è magico, perché è riuscito a far rimarginare le ferite, ad aggiustare quel che era rotto. Questo corpo vuole vivere ed essere orgoglioso di tutte le linee che si porta addosso. Grazie per avermi dato l’opportunità di parlarne, finalmente, perché non giudichi e non mi sommergi di consigli non richiesti. Questo è il mio contributo alla campagna. Spero che la mia storia possa stare assieme a quelle di tutti voi.

Ps: è una storia vera. Grazie a chi l’ha raccontata.

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Comments

  1. Personalmente mi chiedo, lieto del fatto che le donne facciano apertamente outing delle loro ferite, delle loro cicatrici, quanto interesserebbero le cicatrici morali e fisiche di un uomo… Senza spirito di polemica alcuna ma semplicemente una curiosità….

    • in questo blog raccontiamo di tutto. invece di fare la domanda sotto la storia di una donna che racconta le sue ferite (grazie dell’empatia) avresti potuto semplicemente inviare la tua storia che sarebbe stata pubblicata esattamente come le altre.

      • Non mi sono spiegato bene, me ne scuso, mi rendo conto che il commento si presta a interpretazione non corrispettiva al pensiero reale!
        Nutro un profondo rispetto per tutte le storie che vengono raccontate. Mi appassiono a tutte queste vicende di cui cerco di parlare con il mio personale punto di vista anche nel mio piccolo spazio/blog. Lo faccio sovente con ironia, ma ancor più con il massimo rispetto perchè, forse per sensibilità, comprendo ampiamente il peso di certe ferite che possono lasciare cicatrici anche invisibili ma che restano comunque indelebili se non nel corpo nell’anima. Prenderò spunto dalla vostra idea delle cicatrici per parlarne dedicandoci un post apposito. Mi scuso qualora il mio commento che era una riflessione a “voce alta” e non bisbigliato, può aver urtato senza averne per altro alcuna intenzione…. Complimenti per quanto fate e per come lo fate, perchè da uomo, leggendovi, scopro con piacere aspetti che spesso vengono sottovalutati o dati per scontati e invece meritano tutte le attenzioni del caso…
        Grazie!

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